Andrea Amici

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Category: Organo

Olivier Messiaen

Musica per il Natale – Olivier Messiaen: Quartet for the end of time, Improvisations

Dopo il precedente post, rimaniamo in tema natalizio con un altro interessantissimo titolo, legato in parte allo stesso tema e questa volta particolarmente prezioso, trattandosi di un DVD che, nella sua prima parte, riprende delle improvvisazioni all’organo di Olivier Messiaen su temi natalizi del canto gregoriano.

Messiaen proviene da una tradizione organistica che ha riservato uno spazio molto importante – direi fondamentale – all’attività improvvisativa, nata come esigenza di lavoro, ma in realtà grande crogiuolo di idee, momento di sperimentazione creativa nel quale si consolida la ricerca sul linguaggio e, nel caso di Messiaen, anche di approfondimento spirituale.

In questo DVD è quindi possibile salire in cantoria e ammirare da vicino l’anziano maestro che dopo aver meditato sulla registrazione organistica da adottare e aver letto un versetto che fa da guida alla sua creatività, si lancia, con disarmante naturalezza, in avventure sonore di grande complessità, dimostrando una padronanza dello strumento e una maturità del proprio originale linguaggio assolutamente incomparabili.

Il video YouTube qui proposto mostra un estratto del DVD (vicino allo spirito della Nativité du Seigneur di cui abbiamo parlato nel precedente post), nel quale si vede proprio la naturalezza con cui Messiaen improvvisa il suo brano e l’atmosfera mistica della sua musica, ispirata al momento in cui i Magi vedono la stella e si dirigono verso Nazareth e basata sull’incipit del tema gregoriano Puer Natus Est.La grande cattedrale sonora che si erge da un apparentemente impassibile improvvisatore è di una bellezza e profondità veramente esemplari; ho ascoltato più volte con attenzione queste musiche e si ritrova una coerenza concettuale che le rende immortali, al di là dell’effimera estemporaneità delle idee.

Come del resto le grandi improvvisazioni di Marcel Dupré (ricordiamo, ad esempio la Symphonie Passion Op.23) che trascritte e poco rifinite venivano rilasciate come composizioni definitive, anche Messiaen era evidentemente capace di creare in maniera estemporanea brani musicali di grande compiutezza e significato ed è una grande fortuna che questa performance sia stata filmata per dare la possibilità a tutti di poter gustare la profondità di un musicista fondamentale per la musica di tutti i tempi.

Completa il DVD l’esecuzione del Quatuor pour la fin du temps per pianoforte, clarinetto, violino e violoncello composto ed eseguito nel 1941 in una condizione estrema nel campo di concentramento Stalag VIII A di Görlitz, al confine Sud-Ovest della Polonia, una meditazione profonda sull’escatologia, caratterizzata da un’incrollabile fede nelle certezze delle verità cristiane, proposta in un momento in cui l’umanità sembra aver raggiunto gli abissi più profondi della sua brutalità.

Olivier Messiaen

Musica per il Natale – Olivier Messiaen: La Nativité du Seigneur

All’interno della mia collezione musicale ritrovo un gran numero di titoli dedicati al Natale, di stili e generi diversi, ma tutti estremamente interessanti; ho deciso quindi di dedicare alcune righe a qualche CD che ritengo particolarmente significativo e soprattutto vicino allo spirito più autentico della festa che in questi giorni si celebra.

Primo fra tutti voglio segnalare il ciclo per organo La Nativité du Seigneur di Olivier Messiaen: si tratta di un bellissimo gruppo di nove “quadri”, che il compositore francese scrisse all’età di ventisette anni nel 1935, dedicato ad altrettanti momenti del mistero del Natale. Proprio al mistero e alla profondità mistica dell’incarnazione si rivolge il pensiero compositivo di Messiaen, fervente cattolico e promotore di una “musica teologica” nella quale si estrinsecano riflessioni di un’abissale profondità.

Il linguaggio musicale non è sicuramente di semplicissimo approccio, ma proprio in queste pagine organistiche degli anni Trenta sembra che Messiaen trovi una sincerità di ispirazione perfettamente bilanciata con le esigenze di strutturazione del linguaggio, che si affievolisce relativamente in alcune delle opere successive per riaffiorare in tutta la sua magnificenza nei brani della maturità.

Della Nativité si reperiscono varie interpretazioni: da quelle di incomparabile carattere di documentarietà come la registrazione dell’autore stesso (grandissimo organista e improvvisatore, oltre che geniale compositore), agli excerpta dei suoi colleghi organisti francesi della stessa generazione, fino ad arrivare a letture più moderne e anch’esse estremamente interessanti.

E’ il caso del cd tratto dall’Integrale delle opere per organo di Messiaen interpretate da Olivier Latry, disponibile per l’etichetta Deutsche Grammophon, in cui l’organista, titolare della Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, si distingue per la grande capacità di addentrarsi nei “misteri” del pensiero di Messiaen, restituendo queste pagine in tutta la loro intima bellezza, con un senso chiaro dell’architettura e dimostrando una padronanza del complesso linguaggio musicale che ha di fronte, mantenendo sempre i giusti equilibri sonori.

Alcuni estratti della Nativité si possono ascoltare nell’eccezionale interpretazione di Pierre Cochereau, nel quarto CD del box L’art de Pierre Cochereau, cofanetto di altissimo pregio, documento storico di uno dei più grandi organisti di tutti i tempi, di quasi vent’anni più giovane di Messiaen ma cresciuto nella stessa grande tradizione organistica, come testimoniano le sue esemplari improvvisazioni.

Nella lettura di Cochereau si ritrova un grande senso di autenticità: la musica nasce come da una perpetua improvvisazione, con un senso di freschezza e di invenzione continua, ma se si ascolta attentamente ci si accorge di come ogni nota sia invece una meditazione e una perfetta e originale lettura che nulla ha di casuale.

Queste tre incisioni mi sembrano estremamente esemplari per accostarsi a questo grande capolavoro, da ascoltare ritagliandosi uno spazio di silenzio fra i clamori e le sfarzose “luci” del Natale vissuto quasi esclusivamente come festa esteriore, possibilmente nell’oscurità di fronte a un presepio per cercare di avvicinarsi a un mistero di sconvolgente profondità.

Per chi volesse un piccolo ma autorevole assaggio de La Nativité du Seigneur ecco qui a sinistra il video su YouTube di Les Bergers, nell’interpretazione di Marie-Claire Alain che fra l’altro offre una piccola spiegazione della sua lettura e delle problematiche organistiche del brano.

Marco Enrico Bossi: Missa pro defunctis op.83 (Tactus)

Un piccolo gioiello dell’arte corale italiana in una dimensione assolutamente atemporale: questa la prima impressione all’ascolto di questa pregevolissima incisione della Missa pro defunctis op. 83 di Marco Enrico Bossi, grande organista e caposcuola di alcune tendenze organistiche in Italia ed eccellente compositore.

La Missa, nata nel 1906 nel clima del Movimento Ceciliano che si proponeva un ritorno all’antica severità rinascimentale per la musica sacra, va ben oltre la piena osservanza dei dettami di una corrente stilistica imposta dall’alto, anzi ne fa talmente proprio lo spirito da riproporlo non nella sua esteriorità ma nella sua essenzialità.

All’ascolto di quest’opera, infatti, si viene a contatto con un pensiero compositivo che riesce a fondere antico e moderno in una creazione artistica di notevole pregio. La coralità di Bossi affonda le sue radici nella grande tradizione della polifonia italiana rinascimentale, con il suo intrinseco legame con il canto gregoriano che informa le movenze melodiche nelle strutture intervallari e nella sintassi delle frasi; vi è una sostanziale predilezione per l’andamento contrappuntistico e in generale le voci sono interessate da continui movimenti imitativi che, come nella polifonia rinascimentale, creano la forma dei vari episodi orientandosi verso clausole omoritmiche che polarizzano il discorso musicale.

La bravura del compositore sta nella sua evidente capacità di ricreare uno stile nella contemporaneità del proprio linguaggio; la mente naturalmente va ad analoghi esiti di “musica al quadrato” come le tarde elaborazioni stravinskiane dei madrigali di Gesualdo da Venosa o la Messa; il linguaggio compositivo di Bossi è naturalmente lontano dalle asprezze del russo, ma i presupposti sono simili, sopratutto se si paragona il rapporto della coralità con la tradizione di origine: la polifonia rinascimentale per l’italiano, quella russo-ortodossa per Stravinsky.

L’esecuzione del Coro Euridice di Bologna, diretto da Pier Paolo Scattolin si rivela esemplare nella sua correttezza stilistica; anche l’organico corale con le voci bianche per le parti acute, e quindi l’assenza delle voci femminili, riconduce il brano al suo archetipo polifonico. Il contrappunto risulta sempre chiaro, con le parti ben proporzionate e sempre nel giusto rilievo dinamico, mentre l’accompagnamento organistico si mantiene nella sua funzione di supporto timbrico-armonico, senza “invasioni di campo”.

Veramente quindi un’incisione da consigliare, sia per l’indubbio valore documentaristico (trattandosi di una prima incisione della Missa), sia per il pregio interpretativo che si fa ammirare per l’ottimo orientamento stilistico, sia, infine, per la (ri)scoperta di un importante compositore quale Marco Enrico Bossi, purtroppo non molto conosciuto se non al di fuori della didattica dell’organo.

Corredano il CD alcuni brani per organo, eseguiti da Andrea Macinanti, che rivelano ancora di più l’originalità compositiva di Bossi; al suo strumento, infatti, il compositore sviluppa un suo linguaggio ricco di sottili riferimenti ancora una volta alla tradizione rinascimentale (come nel primo brano, Tempo di Suonata per Organo a Pieno op.3b), a peregrinazioni armoniche e melodiche di vago sapore lisztiano nel Corteggio Funebre op.132 n.2, al sinfonismo organistico francese nel Chant du soir op.92 n.1, il tutto sempre rivissuto con grande personlità e originalità.

Un’ultima nota: ora che con il suo Motu Proprio sua Santità Benedetto XVI ha finalmente ridato la possibilità di vivere la liturgia cattolica nelle sue forme culturalmente più profonde, sarebbe auspicabile, in talune occasioni, anche una riproposizione di musica organistica e corale come quella di Marco Enrico Bossi, nata a corredo di una liturgia che sposta la comunicatività a un livello più profondo e la riveste di un’atmosfera capace di ricondurre all’essenzialità dello spirito, in un “silenzio” estatico, fatto di colori sonori che, a mio giudizio, si propone come la via migliore per raggiungere un contatto con l’infinito.

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