Andrea Amici

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Category: Pianoforte

Aki Kuroda

Trascrizioni per pianoforte del XX secolo

Aki Kuroda - FirebirdSi intitola “Firebirdquesto interessante album della pianista Aki Kuroda dedicato a trascrizioni per pianoforte del XX secolo di brani orchestrali di Mahler, Stravinskij, Debussy e Schoenberg.
Il pianoforte è senz’altro lo strumento principe per quanto riguarda le potenzialità di riduzione della tavolozza orchestrale a un singolo strumento, grazie alle sue qualità di estensione, di timbro e alle sue possibilità polifoniche, pertanto nel corso della sua storia e specialmente nel XIX secolo e nella prima parte del XX l’arte della trascrizione per pianoforte si è sviluppata in maniera capillare e a vari livelli.
Un primo tipo di trascrizione è quello eminentemente pratico, nato in un’epoca in cui, non esistendo la registrazione della musica, l’unica possibilità di fruizione del repertorio orchestrale, oltre al concerto, era l’utilizzo del pianoforte che vantava una presenza significativa nei salotti e un discreto numero di utilizzatori caratterizzati da una buona capacità tecnica ancorché di fascia dilettantistica, nel senso più nobile e ampio del termine.
Nell’Ottocento questo tipo di trascrizione era particolarmente in voga e vanta una quantità sterminata di esempi, per pianoforte a due e a quattro mani, spesso di ottima fattura anche se relativamente semplici, che coprono pressoché l’intero repertorio orchestrale e operistico classico e romantico più noto.
Accanto a questo repertorio di “trascrizioni d’uso” si è parallelamente sviluppato anche un altro tipo, che mira alla ri-creazione del brano originale in una veste pianistica caratterizzata da un più ampio virtuosismo e non tanto dalla semplice, si fa per dire, trasposizione delle note in posizioni più consone alle dieci dita e alla naturale selezione degli elementi principali; una trascrizione che è reinterpretazione del brano cercando di riformulare con le possibilità del pianoforte l’effetto prodotto dall’orchestra.
Si tratta di un tipo di trascrizione più artistica, di alto livello, che implica per chi la realizza una conoscenza profonda dei due mondi, quello dell’orchestra e quello del pianoforte, con le loro infinite sfumature tecniche e risorse timbriche, e per l’esecutore un’abilità non indifferente.
Sono le grandi pagine di Liszt prima di tutto ma anche di tantissimi altri autori che hanno realizzato, generalmente sulla sua scia, imponenti lavori di trascrizione virtuosistica per il pianoforte.
L’album della pianista giapponese è dedicato a questo tipo di repertorio, con brani del XX secolo, tranne il Prélude à l’après-midi d’un faune di Debussy che però sia cronologicamente che musicalmente ormai ha quasi entrambi i piedi nella sensibilità di questo secolo.

Gustav Mahler

Gustav Mahler

Il primo brano è una trascrizione/reinvenzione realizzata da Yoichi Sugiyama, compositore e direttore d’orchestra giapponese, del celebre Adagietto della Quinta Sinfonia di Mahler. Già il titolo, Super-Adagietto Intermezzo XIII, intende evidentemente prendere le distanze dal semplice concetto di trascrizione, per dichiarare l’intento programmatico di un “andare oltre”, un meta-concetto del significato stesso del brano.  Di Mahler rimangono infatti solo le linee melodiche e l’impalcatura armonica, poi il focus si sposta sul problema dello spazio sonoro, nell’originale riempito in maniera quasi sempre esclusiva dalla fissità degli archi e puntellato dall’arpa, che si accendono e mobilitano nei momenti di climax; nella versione di Sugiyama lo spazio sonoro è invece attraversato da mobilissime figurazioni del pianoforte, che creano un vero e proprio cortocircuito fra l’idea stessa dell’orchestrazione dell’Adagietto e la sua trasposizione. Un cortocircuito che diviene anche storico, dal momento che l’andirivieni delle mani della pianista sulla tastiera ricordano più le evoluzioni virtuosistiche di Liszt, che la scrittura più moderna e asciutta di Mahler. Lì per lì l’ascoltatore potrà sicuramente rimanere disorientato di fronte a questo arrangiamento pianistico, ma a un ascolto più attento, grazie anche alla puntuale sensibilità dell’interprete, si rivela comunque un’interessante contraddizione.

Igor Stravinsky

Igor Stravinsky

Il programma prosegue con una trascrizione di altissimo pregio e difficoltà tecnica di tre parti dell’Uccello di fuoco di Igor Stravinsky, scritta da Guido Agosti, giustamente entrata a far parte del repertorio pianistico per le sue grandi qualità. Si tratta sicuramente di una trascrizione perfettamente riuscita, per le soluzioni strumentali, l’uso sapiente delle risorse dello strumento e l’aderenza allo spirito della partitura originale che viene resa in maniera impeccabile sia nello stile che nelle sfumature, operazione sicuramente non facile vista la grande complessità del capolavoro stravinskiano. La pianista giapponese riesce ad affrontare le difficoltà tecniche con grande sicurezza, dominando anche i passaggi più arditi, con particolare attenzione a tutte le sfumature espressive.

Claude Debussy

Claude Debussy

Si passa quindi alla riuscitissima trascrizione del Prélude à l’après-midi d’un faune di Claude Debussy, redatta da Leonard Borwicik. La resa pianistica di questo brano è veramente esemplare, riuscendo a svelare all’ascoltatore tutte le preziose sfumature e la ricchezza timbrica, tematica, armonica che fa di questo pezzo un capolavoro assoluto della letteratura musicale di tutti i tempi. La scrittura è perfettamente calibrata sulle qualità dello strumento che viene spinto a un alto grado di splendore sonoro e pienezza, pur nella contenuta sobrietà della scrittura. Le innovazioni linguistiche del pianismo di Debussy sono sicuramente tenute in considerazione in questa trascrizione, coesistendo con alcuni stilemi tipici della trasposizione alla tastiera della letteratura orchestrale, rendendo a pieno, con grande fedeltà, il senso originale della partitura. E proprio in questo risiede il valore di questa trascrizione, nell’aver proposto praticamente tutto quello che è presente nell’originale orchestrale, mantenendo quindi un’estrema fedeltà alla partitura, centrando altresì la cifra espressiva nonostante l’assenza dell’elemento fondamentale costituito dal timbro orchestrale.

Arnold Schoenberg

Arnold Schoenberg

Dopo avere investito in pagine di sicura notorietà, la Kuroda affronta la più ostica Sinfonia da Camera n. 1 op. 9 di Arnold Schonberg, nella trascrizione di Eduard Steuermann. Riportare al pianoforte la complessità della scrittura del compositore viennese, con la sua armonia tesa agli estremi e la densa struttura contrappuntistica, non è operazione facile, tant’è che anche questa volta l’interprete si trova di fronte a grosse difficoltà; la pianista giapponese anche qui dimostra grande disinvoltura, concentrandosi sulla ricerca di una linea di continuità che attraversa quasi sotterraneamente l’intero arco della sinfonia.

Un album, questo Firebird, sicuramente da ascoltare per il duplice valore dato dalla qualità dell’interprete ma anche per l’interessantissima scelta del repertorio.

Ascolta su Spotify:

Valentina Lisitsa, Live at the Royal Albert Hall

Lisitsa, Live at Royal Albert HallValentina Lisitsa, ex bimba prodigio, nata a Kiev nel 1973 e americana da poco più di quindici anni, è espressione del nostro tempo; con un curriculum di tutto rispetto, ha effettuato il grande salto verso la notorietà a livello mondiale grazie a YouTube: con oltre novantacinque milioni di visualizzazioni e 195000 sottoscrittori del suo canale, è una stella indiscussa della rete e ha saputo con grande abilità utilizzare le risorse di internet per la diffusione della musica colta e della propria arte pianistica.

Notata per la sue grandi doti pianistiche grazie alla rete che ne ha sancito il successo, è stata invitata per un prestigioso concerto che si è tenuto alla Royal Albert Hall nell’estate del 2012 ed è stato trasmesso in steaming HD da Google e registrato dalla Decca, con la quale l’artista ha firmato un contratto in esclusiva.

Questo Live at the Royal Albert Hall è un gradevolissimo excursus attraverso il repertorio pianistico più noto e gradito al grande pubblico, alternando brani di estrema popolarità, quali Für Elise e la Sonata n. 14 “Al chiaro di luna” di Beethoven o il Liebestraum di Liszt e altri di Chopin – pagine sulle quali si direbbe che non ci sia ormai più nulla da scrivere nella storia dell’interpretazione, ma che la pianista russa riesce a riproporre con smalto ed estrema naturalezza -, con brani, sempre di agevole ascolto, di due capisaldi della letteratura post-romantica quali Skrjabin e Rachmaninov, dove forse la Lisitsa dà il meglio di sé.

Si tratta quindi di un album veramente ben confezionato e selezionato per un target ben preciso di ascoltatori, ma assolutamente interessante anche per chi cerca qualcosa in più e soprattutto un’occasione per apprezzare questa notevole pianista che riesce a coniugare un’assoluta padronanza dello strumento con una capacità di esprimere, attraverso un suono curato e profondo, una qualità artistica ben lontana dall’atletismo che purtroppo spesso impera al giorno d’oggi fra i musicisti.

Il brillante successo della Lisitsa a livello internazionale rappresenta, fra l’altro, una best practice per quanto riguarda le possibilità di affermazione offerte dalla rete, per un contenuto culturale di qualità.

 

Partiture con matita

L’angolo della lettura della partitura

Lettura della partitura

In questa mia recente fotografia sono ritratto mentre mi dedico a una delle mie passioni di vecchia data: la lettura della partitura al pianoforte.

Premetto che il mio rapporto con questo strumento non sia propriamente dei migliori, passando da momenti di attaccamento e vicinanza a momenti di vera e propria insofferenza soprattutto dovuta alla constatazione della sua necessità. Tuttavia sono cresciuto al pianoforte, tutta la mia formazione musicale è avvenuta nei pressi di questo strumento e gran parte del tempo che vi passo è dedicato alla composizione o alla lettura della partitura, avendo ormai da tanto tempo abbandonato lo studio del repertorio pianistico ai fini dell’esecuzione.

Intanto, anche se marginalmente, mi sono accostato a un argomento per me importante: il rapporto fra composizione musicale e pianoforte, o comunque, vista l’evoluzione delle potenzialità informatiche in tal senso, a contatto con la materia sonora. Su questo tema esistono opinioni autorevolissime e contrastanti, tutte effettivamente degne di nota e considerazione, visto che le argomentazioni pro et contra l’utilizzo del pianoforte mentre si compone sono fondate spesso su validissimi presupposti e dimostrazioni, senza contare che fra coloro che sono intervenuti in questo dibattito ci sono i nomi di alcuni fra i più grandi compositori della storia della musica.

Personalmente, per quanto spesso ne senta il bisogno, non riesco a stare lontano dalla tastiera. Le mie idee armoniche vengono praticamente tutte dal contatto con lo strumento o dalla verifica e costruzione sensibile vicino al suono. Anche, cosa non trascurabile, una certa tendenza alla distensione delle idee nel tempo mi viene dal pianoforte, mentre la sola scrittura per qualche insondabile motivo sembra che, per quanto mi riguarda, eserciti una sorta di compressione e horror vacui delle idee.

Mahler…

Ma qui non voglio parlare tanto della composizione, quanto proprio della lettura della partitura al pianoforte, attività alla quale ho dedicato e dedico, compatibilmente con le possibilità contingenti, tanto tempo.

Anche per questa attività e oserei dire abilità, i pareri sono enormemente contrastanti, mi riferisco in particolare alla lettura al pianoforte di tutto ciò che non è scritto per questo strumento, dalla musica da camera a quella orchestrale e operistica. Qui per primi si schierano i direttori d’orchestra, soprattutto quelli che provengono da scuole non pianistiche, i quali sono pronti a trovare ogni forma di difetto a una impostazione che preveda una lettura anche solo preliminari dei brani per orchestra al pianoforte.

Contro questa pratica il primo limite evidenziato è naturalmente quello propriamente fisico della diversità timbrica del singolo pianoforte rispetto all’insieme degli strumenti, nonché l’evidente impossibilità di riportare all’estensione delle dieci dita una disposizione armonica molto più ampia con la conseguente necessità di alterare l’altezza delle note all’interno di un accordo. Un altro limite contestato alla lettura della partitura al pianoforte è la conseguente incapacità di realizzare un corretto ascolto interiore del risultato timbrico delle note scritte; in sostanza passando per il pianoforte sembrerebbe che il timbro orchestrale venga nella mente completamente azzerato. Infine, essendo la lettura della partitura al pianoforte qualcosa di estremamente complicato soprattutto per una realizzazione che il più possibile si avvicini al reale andamento del brano musicale, l’ultimo veramente importante impedimento è quello del limite del tempo a disposizione; ma a quest’ultimo argomento si può tranquillamente obiettare che essendo una lettura a vista di una partitura anch’essa un procedimento estremamente difficile da realizzare soprattutto per i brani che non si conoscono già in maniera approfondita, la conseguente sostituzione del pianoforte con una registrazione in realtà porta a effetti forse più disastrosi da un punto di vista interpretativo.

Turandot…

Come per tutti coloro che hanno studiato composizione e direzione d’orchestra con il “vecchio ordinamento” del conservatorio, la lettura della partitura al pianoforte è stata per me un asse portante della mia formazione musicale accademica. Partiture per orchestra, opere liriche, lieder, musica da camera: ore di studio trascorse in compagnia dei più grandi capolavori della letteratura musicale di tutti i tempi da ridurre estemporaneamente al pianoforte; una pratica complessa ma a mio avviso colma di grande ricchezza.
La lettura pianistica della partitura è a tutt’oggi infatti una pratica fondamentale per chi compone o dirige; si ha un contatto diretto con la materia sonora, si sviluppano abilità di lettura a prima vista e capacità di analisi al volo, ma anche, paradossalmente, ci si costringe a soffermarsi, molto più della pratica esclusivamente mentale, sui dettagli dell’orchestrazione, sui raddoppi, sulle strutture armoniche che si ampliano nella tessitura orchestrale.
La lettura della partitura fa parte di un’impostazione didattica più antica, nata quando, per accostarsi alla letteratura sinfonica e operistica, l’unica alternativa alla musica dal vivo era quella di “passarla” al pianoforte; da una parte oggi c’è una grande disponibilità di musica orchestrale che consente una fruizione immediata del grande repertorio, dall’altra però la possibilità di ascoltare e seguire la partitura esclude spesso la pratica della lettura pianistica che è passata in second’ordine anche fra i grandi professionisti ma, benché estremamente impegnativa, nasconde invece tutta una grande ricchezza.
Quando posso ritaglio del tempo per la lettura della partitura in questo mio angolo, con il pianoforte che mi ha accompagnato lungo tutti i miei studi, e nel confronto con le più alte espressioni dell’animo umano, con le più profonde ricchezze dei sogni di bellezza di secoli, ci si specchia, leggendo spesso alcuni segreti che altrimenti rimarrebbero nascosti nel profondo.

Andrea Amici, Salmo 8 per coro e pianoforte

Salmo 8 per coro e pianoforte

 

La Chiesa Luterana di Napoli

La Chiesa Luterana di Napoli

Il Salmo 8 per coro e pianoforte (“O Signore, signore nostro quanto è magnifico il tuo nome su tutta la terra“) è stato presentato in prima esecuzione assoluta alla Chiesa Luterana di Napoli il 23 aprile 2013, al concerto delle composizioni finaliste della XIII edizione del concorso di composizione “Musica e Cultura a Piazza dei Martiri”.

Il testo è uno dei salmi preferiti dal compositore, che da tanto tempo aveva meditato di metterne in musica la versione latina o italiana cattolica; la nuova partecipazione al premio di composizione napoletano ha fatto ricadere la scelta sulla traduzione italiana della Bibbia luterana.

Assieme al Salmo 116 e al Salmo 28 questo brano, sia per il carattere complessivo, sia anche attraverso la fugace citazione dei temi iniziali degli altri due pezzi,  chiude idealmente un trittico di Tre Salmi Luterani scritti nell’arco di quattro anni per la partecipazione a tre diverse edizioni (IX, XII e XIII) della pregevole iniziativa della Chiesa Luterana di Napoli di incrementare il repertorio corale contemporaneo.

Il Salmo 8 mantiene le medesime caratteristiche dei due precedenti: la fitta trama contrappuntistica che intreccia le voci fra di loro e il pianoforte – che partecipa non come elemento di accompagnamento o di sfondo – l’armonia densa, il frequente cambio di testura corale, gli stretti procedimenti imitativi, il discorso logico del testo che si frammenta attraverso le varie voci.

Formalmente il brano riprende l’andamento del mottetto rinascimentale, con una suddivisione in episodi che si saldano fra di loro senza soluzione di continuità o attraverso cesure, seguendo la struttura formale del testo.

Gli episodi presentano alternativamente (o anche al loro interno) delle testure corali contrappuntistiche o accordali, disposizioni a coppie o divisioni delle voci. L’andamento melodico è modellato sempre sulla prosodia del testo, mentre la scansione ritmica è irregolare, in quanto l’idea fondamentale è quella di mantenere un tactus che mantenga sempre uno stretto rapporto con il profilo della parola, anche andando fuori dallo schema tradizionale della suddivisione.

La prima esecuzione assoluta “Salmo 8 per coro e pianoforte“ è stata curata dall’ensemble corale formato da Rosaria La Volpe e Francesca Zurzolo (soprani), Tiziana Fabbricatti e Alessandra Lanzetta (contralti), Guido Ferretti e Roberto Franco (tenori), Andrea Campese e Sergio Petrarca (bassi), provenienti da prestigiose realtà cittadine napoletane, diretti dal maestro Carlo Forni e accompagnati al pianoforte dal giovane spagnolo José Manuel Núñez.

 

L'Eterno è la mia forza incipit

L’Eterno è la mia forza, per coro e pianoforte

 

Composto nei mesi di settembre e ottobre del 2011 e dedicato alla memoria del padre dell’autore, L’Eterno è la mia forza” per coro e pianoforte è stato eseguito per la prima volta a Napoli il 18 aprile 2012 al concerto dei brani finalisti della XII Edizione del Concorso di Composizione “Musica e Cultura a Piazza dei Martiri e, al termine del concerto, il brano si è aggiudicato il primo premio (“Premio della Giuria”) .

Il testo messo in musica è una parte del Salmo 27/28, nella traduzione della Bibbia luterana:

 

La partitura del brano – Fai clic sull’immagine per acquistare

L’Eterno è la mia forza e il mio scudo
in lui si è confidato il mio cuore,
e sono stato soccorso,
perciò il mio cuore festeggia,
ed io lo celebrerò col mio cantico.
L’Eterno è la forza del suo popolo,
egli è un baluardo di salvezza per il suo unto.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
e pascili e sostienili in perpetuo.
Il Signore mi dà forza e mi protegge
in lui ho fiducia, da lui ricevo aiuto
il mio cuore esulta di gioia
e col mio canto lo ringrazio.
Il Signore protegge il suo popolo,
difende e salva il re che si è scelto.
Salva il tuo popolo, Signore,
benedici quelli che ti appartengono,
e come un pastore guidali sempre.

 

Come in tutti i brani corali di Andrea Amici, l’aderenza alle esigenze del testo è fondamentale: la forma musicale si modella sugli elementi sintattici e sul senso delle frasi, dividendosi in sezioni fra di loro saldamente collegate da continui richiami melodici e armonici, mentre il ritmo musicale è sempre adattato alla prosodia e alla metrica delle parole.

Dal punto di vista musicale sin dal principio del brano si ritrova una caratterizzazione del materiale melodico in senso circolare, allegoria dell’Eterno, nonché una forte verticalizzazione dell’armonia al pianoforte con ampi accordi che poggiano sulla profondità del registro grave.

Il prof. Daniele Spini premia Andrea Amici

Un altro elemento portante, che pervade moltissimi episodi, è un uso intensivo della polifonia e dell’indipendenza delle singole voci; non è raro infatti incontrare una scrittura canonica fra le varie parti reali, come anche una polifonia che aggrega in procedimenti imitativi a due a due le singole voci.

Particolarmente intenso è l’impiego dinamico ed espressivo del coro, con un continuo cambiamento delle testure, formazioni accordali che arrivano fino a otto voci, e il pianoforte che sostiene le voci, completa l’armonia e spesso partecipa delle trame contrappuntistiche.

A partire dalla misura 75, in corrispondenza delle parole “Il Signore protegge il suo popolo“, inizia un crescendo continuo, dinamico armonico e melodico, che, proprio nel punto di massima forza, fa rimanere improvvisamente sospesa l’atmosfera musicale, per una chiusura più sfumata sulle parole “sempre… sempre“, memore di una più celebre conclusione verso il silenzio sulle uguali parole tedesche “ewig… ewig…

La registrazione presente su questa pagina è quella della prima esecuzione assoluta, al concerto delle composizioni finaliste del concorso “Musica e Cultura a Piazza dei Martiri”, con i componenti del Gruppo Vocale della Chiesa Luterana di Napoli, diretto dal maestro Carlo Forni e accompagnato al pianoforte da Vincenzo Caiazzo, costituito da Francesca Zurzolo e Rosalia La Volpe (soprani), Tiziana Fabbricatti e Vincenza Cardone (contralti), Andrea Campese e Roberto Franco (tenori), Angelo Florio e Sergio Petrarca (bassi).

Per acquistare una copia della partitura, collegati alla pagina: http://www.lulu.com/shop/andrea-amici/leterno-è-la-mia-forza-per-coro-e-pianoforte/paperback/product-20295829.html

Ritratto per orchestra

Ritratto per pianoforte e orchestra

Ritratto di Rosalia Nigrelli, Montmartre, luglio 2010

Ritratto di Rosalia Nigrelli, Montmartre, luglio 2010

 

Ritratto per pianoforte e orchestra è stato composto nel primo semestre del 2011 ed è dedicato a Rosalia Nigrelli per la duplice ricorrenza del suo quarantesimo compleanno e del decimo anniversario di matrimonio con l’autore.

Il brano riprende come base dei suoi sviluppi un’improvvisazione al pianoforte che l’autore ha registrato verso la fine degli anni Ottanta.

Il tema principale appare più volte nel corso del brano, proposto alternativamente dal pianoforte e dall’orchestra, inframmezzato da sezioni contrastanti che accrescono e diradano la tensione sonora, preparando nuove esposizioni tematiche caratterizzate da atmosfere sempre diverse.

L’orchestrazione è estremamente variegata: dalle rarefatte situazioni timbriche iniziali, caratterizzate dai freddi armonici dei violini, si passa a momenti di maggiore pienezza, di carattere tardo romantico.

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