Andrea Amici

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Concerto 28 ottobre 2018

…l’immagine più debole di un suono… Castello Ursino 28 ottobre 2018

IMG_1007Dopo “Scritture e riscritture sonore” e “Notturno”, la musica di Andrea Amici ritorna al Castello Ursino di Catania domenica 28 ottobre 2018 alle ore 21, nell’ambito del ciclo di concerti del Centro Culturale e Teatrale “Magma” di Catania diretto da Salvo Nicotra con la consulenza artistica di Davide Sciacca.

Protagonisti del concerto sono musicisti di prim’ordine, con i quali l’autore collabora intensamente ormai da anni: la pianista Annalisa Mangano e la violinista Marianatalia Ruscica, il flautista Domenico Testaì e il chitarrista Davide Sciacca, ai quali si unirà il giovane soprano Francesca Sapienza, alla sua prima collaborazione con Andrea Amici.

Locandina concerto 28.10.2018 Castello Ursino

Programma

Mine Eyes unto the Hills (Psalm 121) per violino e chitarra 

Composto in onore di Sua Maestà la Regina Elisabetta II ed eseguito in prima assoluta alla Sua presenza.

Marianatalia Ruscica, violino – Davide Sciacca, chitarra

…l’immagine più debole di un suono… per chitarra, violino ed elettronica

Marianatalia Ruscica, violino – Davide Sciacca, chitarra – Andrea Amici – live electronics

Three Irish Folksongs

  1. Red is the Rose
  2. Peggy Gordon
  3. Danny Boy

Versioni parallele per soprano e pianoforte e per flauto e chitarra

Francesca Sapienza, soprano – Annalisa Mangano, pianoforte

Domenico Testaì, flauto – Davide Sciacca, chitarra

Wandrers Nachtlied per soprano e pianoforte (prima esecuzione assoluta)

Francesca Sapienza, soprano – Annalisa Mangano, pianoforte

El Tango per flauto e chitarra

Domenico Testaì, flauto – Davide Sciacca, chitarra

Note introduttive dell'autore

L’idea della distanza, nel tempo e nello spazio, reale o solo ideale, nelle sue pressoché infinite correlazioni con la nostalgia, la ricerca e la malinconia, è il filo conduttore di un percorso musicale che trova la sua suggestione più profonda e il suo più intimo significato in un endecasillabo, “l’immagine più debole di un suono”, posto quasi al cuore de “La terra impareggiabile”, la lirica di Salvatore Quasimodo (eponima anche della raccolta del 1958 che la contiene), che meglio esprime quel sentimento di profonda nostalgia tradotta in un canto che emerge dalla solitudine e si rivolge a un luogo mitizzato, la Sicilia «terra impareggiabile» appunto, con una densità che supera ogni orpello tecnico, alla ricerca di quelle “parole d’amore”, “forse quelle che ogni giorno sfuggono”, secondo le parole del Poeta, sfocate, proprio come “l’immagine più debole di un suono affettuoso”. 

Queste parole, che ritornano spesso ormai da anni alla mia memoria, sono negli ultimi tempi divenute un motivo conduttore per la scrittura di alcuni brani che si ritrovano in esse o più profondamente nell’idea del lontano, nella riflessione sul tempo e la distanza, la speranza e il dialogo, quest’ultimo come cifra dell’espressione musicale, “segni inevitabili in dialogo”, prendendo ancora in prestito le parole di Quasimodo, come contatto a vario modo e a vari livelli con una tradizione anch’essa lontana, perduta ma recuperata come nostalgia, brandelli di un linguaggio, di immagini sfuocate che ritornano con affetto alla memoria. 

Ecco quindi una serie di immagini, musiche che si intrecciano segretamente con parole ad esse sottese: la lontananza di un luogo mai vissuto ma solo ascoltato nella sua tradizione popolare (Three Irish Folksongs); le polverose strade sterrate di Borges, alla cui poesia “El Tango” si ispira il mio omonimo brano, i vicoli oscuri dove i personaggi sono “la dura sombra de aquel que era una sombra oscura” (“la dura ombra di quella che era un’ombra oscura”) che il tempo travolge e perde nel fango, di cui sola memoria vivente diviene, appunto, El Tango (“esos muertos viven en el tango” – “quei morti vivono nel tango”); l’inquietudine e la ricerca di un luogo di pace, meta di un continuo quanto inesorabile vagare (Wandrers Nachtlied, su testo di Goethe); la risposta della fede, la speranza riposta nell’alzare lo sguardo verso i monti (Mine Eyes unto the Hills), dimensione di preghiera e dialogo, lode e fiducia, e naturalmente il brano che dà il titolo all’intero percorso “…l’immagine più debole di un suono…”, nel quale l’elaborazione elettronica del suono crea un tempo e uno spazio dilatati, dimensioni irrecuperabili, nostalgie, ricordi. 

Sono immagini deboli, più deboli del suono stesso nel quale si perdono, immagini della memoria, difficili da definire con dei contorni netti, ma che vivono in una dimensione profonda e si esprimono attraverso analogie segrete, spesso per frammenti, fino ad affievolirsi nel silenzio. 

… l’immagine più debole di un suono…

l’immagine più debole di un suono” è il verso posto al centro della poesia “La terra impareggiabile” di Salvatore Quasimodo ed è un piccolo capolavoro di analogia, sinestesia, capacità evocativa e purezza di suono.

La suggestione di queste parole, unita al senso profondo sotteso all’intera lirica, al comune legame con la Sicilia nella sua valenza non reale ma mitica, e più in generale una meditazione sul senso di lontananza e di nostalgia sono la fonte di ispirazione di questo brano scritto nel 2017 per chitarra ed elettronica con la presenza, dal vivo ad libitum, anche del violino, presentato in prima esecuzione assoluta al Castello Ursino di Catania il 9 luglio dello stesso anno, con Davide Sciacca alla chitarra, Marianatalia Ruscica al violino e l’autore alla parte elettronica.

L’idea esecutiva alla base di questo brano riprende la prassi della musica per strumento e nastro magnetico, dove quest’ultimo è sostituito da un file audio creato al computer manipolando varie componenti sonore, che scorre mentre il solista, in archi temporali ben definiti, suona una parte dal vivo; in vari momenti la musica suonata in questo caso dalla chitarra e dal violino passa attraverso il computer e viene processata con effetti particolari, anche se non in maniera invasiva.

Il materiale armonico e melodico di base è lo stesso del Quintetto per archi e chitarra ” …o sono forse quelle che ogni giorno sfuggono…”, brano scritto in memoria del compositore siciliano Francesco Pennisi, e anch’esso legato nel titolo (essendone uno dei primi versi) e nella sostanza ideale a “La terra impareggiabile” di Salvatore Quasimodo.

Tutto ciò che viene ripreso dal Quintetto, fuso con elementi nuovi, viene astratto come immagine singola e trasportato in una dimensione più statica dove la qualità più importante non è il dinamismo del discorso ma l’essere in sé dell’idea che può essere in un certo senso osservata da diverse prospettive, da varie angolazioni non logiche, ma analogiche, come intuizioni e illuminazioni, prive di un movimento, come se fossero coesistenti.

Il tempo, ovviamente, in musica non si può sopprimere, ma lo si può in qualche modo ingannare, facendo leva su possibili proprietà rifrattive del suono, e in questo l’elettronica diviene uno strumento duttile e insostituibile, sia per l’elaborazione di suoni reali o afferenti alla realtà, sia per la creazione di elementi o paesaggi inediti.

È il tempo, in definitiva, assieme allo spazio dilatato della dimensione sonora, a definire la cifra espressiva di questo brano; il tempo come parametro irrecuperabile, come nostalgia, ricordo, lontananza da un ideale irraggiungibile che, solo, può dare un definito momento di requie, un approdo: «Non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno», ripete, per frammenti, la voce di Salvatore Quasimodo (tratta da un documento audiovisivo nel quale il poeta legge la sua “Lettera alla madre“) immersa in sempre diverse ambientazioni sonore.

Attraverso frammenti di suoni, strumenti preregistrati quali un pianoforte, un clarinetto, l’arpa e il violino, rumori di folla, meccanici, voci umane, suoni sintetici in lenta trasformazione come un caleidoscopio sonoro, si muove lo strumento protagonista, la chitarra suonata dal vivo, i cui suoni vengono spesso catturati e riflessi dall’elettronica, e che funge da catalizzatore non solo dell’attenzione ma di tutto il materiale tematico e armonico che, come prima accennato, ha strettissimi legami e affinità con il Quintetto per archi e chitarra: di quest’ultimo prende molti elementi, ad eccezione della diretta citazione della “Siciliana” di Francesco Pennisi.

La parabola del brano si conclude con un progressivo affievolirsi del volume sonoro, dopo l’ultima accensione, un debole pulsare del tempo che si estingue nel silenzio:

[…] Forse

il tonfo nella mente non fa udire

le mie parole d’amore o la paura

dell’eco arbitraria che sfoca

l’immagine più debole d’un suono

affettuoso: o toccano l’invisibile

ironia, la sua natura di scure

o la mia vita già accerchiata, amore. […]

(Da S. Quasimodo, La Terra impareggiabile)

Castello Ursino

Notturno al Castello Ursino – 23 settembre 2017

Locandina del concerto Notturno al Castello Ursino

PROGRAMMA

1. Andrea Amici: Fantasia su “Norma”
Omaggio a Vincenzo Bellini nel centottantaduesimo anniversario della morte (23 settembre 1835 – 23 settembre 2017)
Rosa Alba Nicolosi, violino – Angela Minuta, arpa
Annalisa Mangano, pianoforte – Raffaella Suriano, violoncello

2. Andrea Amici: Mine eyes unto the hills (Psalm 121)
composed in honour of Her Majesty the Queen Elizabeth II
Marianatalia Ruscica, violino – Davide Sciacca, chitarra

3. Andrea Amici: Ritratto
Rosa Alba Nicolosi, violino – Annalisa Mangano, pianoforte

4. Andrea Amici: Three Irish Folksongs
1. Red is the Rose – 2. Peggy Gordon – 3. Danny Boy
Domenico Testaì, flauto – Davide Sciacca, chitarra

5. My Favorite Morricone I – Medley su temi di Ennio Morricone
(arrangiamento: Andrea Amici)
Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano) – Se telefonando
Visita al Cinema – Love Theme (Nuovo Cinema Paradiso)
Love Circle (Metti una sera a cena)
The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)

6. Tango Nuevo Suite su temi di Astor Piazzolla
(arrangiamento: Andrea Amici)
Otoño Porteño – Verano Porteño – Invierno Porteño – Libertango
Rosa Alba Nicolosi, violino – Marianatalia Ruscica, violino
Rosaria Milici, viola – Raffaella Suriano, violoncello
Patrizia Privitera, contrabbasso – Angela Minuta, arpa
Annalisa Mangano, pianoforte
Domenico Testaì, auto – Davide Sciacca, chitarra
Andrea Amici, direzione

C’è una segreta associazione fra musica, notte e scrittura, un’associazione al limite dell’inconsapevole, che trova, per la sua espressione, una cornice d’eccezione fra le mura di un luogo ricco di storia e suggestione come il Castello Ursino.

Proprio l’immagine delle mura di questa imponente fortezza immerse nel buio mi ha suggerito il titolo e l’atmosfera di un brano, Notturno, (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2013/06/21/notturno/) che ho scritto qualche anno fa, nel 2013, e che, dopo essere stato eseguito in questa stessa sede, ha poi lasciato un’impronta durevole nei miei brani successivi, soprattutto per alcuni procedimenti armonici.

Ritornando qui, nella corte del Castello Ursino, per un nuovo concerto, ho pensato, quindi, di dedicare il programma interamente all’idea del “notturno” in ogni sua possibile accezione, musicale, intimistica e romantica, ma anche nel suo collegamento alla pittura, alla poesia, al segreto.

Un’ulteriore, casuale, suggestione deriva anche dalla data di questo concerto: il 23 settembre del 1835 moriva a Puteaux, a soli trentaquattro anni, Vincenzo Bellini, uno dei compositori che maggiormente nella storia della musica ha trasfuso nella sua produzione, grazie anche al sodalizio con il suo poeta e librettista Felice Romani, l’idea di un romanticismo lunare che proprio nel notturno vede la sua più alta concretizzazione. A lui quindi ho voluto dedicare, nella sua città di origine e nell’anniversario della morte, una Fantasia sulla Norma, che, riallacciandosi alla tradizione ottocentesca del potpourri su temi d’opera, vuole però indagare proprio sugli aspetti notturni, lunari e più intimistici di un suo grande capolavoro, anche deviando, in alcuni punti, dal suo precipuo linguaggio musicale per trovare alcuni segreti contatti con procedimenti armonici che sottolineano idealmente questi aspetti.

Fantasia sulla Norma

Rosa Alba Nicolosi (violino), Annalisa Mangano (pianoforte), Angela Minuta (arpa) e Raffaella Suriano (violoncello) eseguono la Fantasia sulla Norma

Segrete associazioni, si diceva al principio, che in vario modo si intrecciano in maniera più o meno consapevole in trame complesse e si dipanano da un’idea iniziale che orienta il discorso musicale per poi procedere in via analogica verso traguardi spesso inaspettati: è questa l’esperienza della mia scrittura che, fra l’altro, trova anche un terreno fertile nel ritornare a meditare quanto già fatto, da me o da altri, per ripensare e ricercare ciò che ancora rimane nascosto fra le pieghe del “già detto”.

Ripensare quindi un procedimento o un brano già esistente, questa volta – possibilmente – in una chiave vicina all’idea-guida del notturno. Un procedimento: quale ad esempio quello che io stesso definisco “musica allegorica”, che mi ha guidato agli esiti delle mie Tre Preghiere per organo (commissionate ed eseguite dall’organista americano Leonardo Ciampa in Austria, in Italia e negli Stati Uniti anche al prestigioso MIT di Boston → http://www.musicamultimedia.net/amici/2009/05/19/tre-preghiere-per-organo-op-7/), nelle quali frammenti di testi, di ispirazione sacra, divengono incisi, frasi musicali, atmosfere, in un sistema ordinato di simboli che organizzano il discorso in maniera che esprima il senso profondo di un testo; a questo filo conduttore si riannoda Mine Eyes unto the Hills, un brano per violino e chitarra, ispirato al Salmo 121 nella King James Version (KJV) della Bibbia anglicana, interpretato dal Ten Strings Duo, la formazione composta da Marianatalia Ruscica e Davide Sciacca, dedicatari del brano, che lo hanno eseguito alla presenza della Regina Elisabetta II e successivamente portato in tournée in Inghilterra (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2017/08/21/mine-eyes-unto-the-hills-psalm-121/). In questo caso il legame con la tematica fondamentale del concerto di questa sera è dato dalla notte intesa come smarrimento al quale risponde la speranza del rivolgere lo sguardo verso le colline, dalle quali giungerà l’aiuto della fede (“I will lift up mine eyes unto the hills, from whence cometh my help…”).

Mine eyes unto the hills

Marianatalia Ruscica (violino) e Davide Sciacca (chitarra) eseguono Mine eyes unto the hills

Accanto a questi due nuovi brani, entrambi composti nel 2017, nel programma di questo concerto è inserita una versione per violino e pianoforte di “Ritratto”, un rimaneggiamento di una improvvisazione registrata al pianoforte circa 25 anni fa, già servita come materiale di base per un brano per pianoforte e orchestra composto nel 2011 (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2012/05/23/ritratto-per-pianoforte-e-orchestra/). La versione per violino e pianoforte proposta in questo concerto si raccorda particolarmente con l’idea intimistica del notturno, specificamente con le segrete associazioni di simboli, questa volta non espliciti in un sistema e quindi chiaramente individualizzabili, come nella musica allegorica, ma nascosti fra le pieghe di memorie passate.

Il ripercorrere le tradizioni e il folklore di un luogo lontano, con la nostalgia tipica del “non visto” o del “mai vissuto”, è il motivo conduttore delle Three Irish Folksongs, composte prima come arrangiamento e riarmonizzazione di tre brani della tradizione irlandese per voce e chitarra, ed eseguite in questa veste in concerto dal controtenore Riccardo Angelo Strano e dal chitarrista Davide Sciacca nell’ambito del C.I.P. – Counter Irish Project (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2017/05/21/three-irish-folksongs/), e adesso presentate in una nuova versione per flauto e chitarra che vede, mettendo da parte il canto, un approfondimento in chiave squisitamente strumentale degli aspetti musicali ed extramusicali che si legano a questi nobili esempi della tradizione irlandese.

Three Irish Folksongs

Domenico Testaì (flauto) e Davide Sciacca (chitarra) eseguono Three Irish Folksongs

Chiudono il programma due “pannelli musicali” dedicati il primo a Ennio Morricone e il secondo ad Astor Piazzolla. Sono brani che già ho presentato in varie occasioni e per varie formazioni, a proposito dei quali non posso che riproporre quanto già ho scritto nella presentazione del mio concerto “Scritture e Riscritture Sonore” del 29 dicembre 2016 (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2016/12/27/scritture-e-riscritture-sonore/):

Come un interprete prende in mano attraverso il suo strumento un brano musicale e con esso instaura un profondo intreccio tra la cultura e la sensibilità dell’autore e il proprio mondo interiore, così anche il compositore fa sue musiche altrui e le ricrea, utilizzando frammenti, rivestendo e travestendo, confrontandosi con un ideale diverso dal proprio, dando vita a qualcosa di nuovo che può variamente essere vicino o discostarsi dagli originali.

Il Lydian Ensemble con Andrea Amici al termine del concerto

Il Lydian Ensemble con Andrea Amici al termine del concerto

Lydian Ensemble

Rosa Alba Nicolosi – violino. Inizia gli studi di violino presso la scuola media “G. Leopardi” di Catania, quale alunna dei corsi sperimentali di strumento musicale e nel 2000 consegue brillantemente il Diploma di violino presso l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania. In seguito partecipa a numerosi corsi e seminari di perfezionamento musicale tenuti da illustri maestri (S. Pagliani, G. Münch, S. Girshenko, G. Franzetti, P. Berman, C. Mondini, M. Serino). Ha collaborato con varie orchestre ed enti. All’attività concertistica affianca l’approfondimento della didattica musicale e strumentale; ha conseguito il Diploma di Didattica della Musica con il massimo dei voti, quello di Insegnante di Educazione Audiopercettiva, il Diploma Accademico di secondo livello in Discipline musicali e il Diploma Accademico di secondo livello abilitante in strumento musicale. Attualmente cura il perfezionamento strumentale con il M° Aldo Traverso. Dal 2007 insegna violino presso le scuole medie ad indirizzo musicale; è docente di ruolo presso l’Istituto Omnicomprensivo “Pestalozzi” di Catania.

Marianatalia Ruscica – violino. Dopo aver conseguito brillantemente il diploma in violino presso l’ISSM “V. Bellini” di Catania, ottiene a pieni voti la laurea specialistica ad indirizzo didattico per la formazione dei docenti nella classe di concorso di violino presso il medesimo Istituto e l’abilitazione all’insegnamento strumentale. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione musicale, si esibisce regolarmente in formazioni cameristiche e in orchestra in Italia e all’estero. Dal 2014, come violinista del “Ten Strings Duo” in collaborazione con il chitarrista Davide Sciacca, effettua tournée nel Regno Unito, dove si è esibita nel 2016 in presenza di sua Maestà la Regina Elisabetta II e altri membri della Famiglia Reale presso la “Parish and Chratie Church” di Chratie. Attualmente è docente di strumento musicale presso l’Istituto Comprensivo Statale “Verga” di Viagrande (CT).

Rosaria Milici – viola. Palermitana, dopo aver conseguito il diploma di Violino nel 1993 al Conservatorio “V. Bellini “della città natale, si è perfezionata sotto la guida dei maestri Monch, Prencipe, Matacena. Ha intrapreso una intensa attività concertistica collaborando con le principali associazioni musicali siciliane (Ass. musicale Amici della musica; Orchestra da camera Gli Armonici, Ass. musicale Etnea, i nuovi cameristi, Ass. siracusana amici della Musica, orchestra da camera Stesichoros, Ente luglio trapanese, EA orchestra Sinfonica siciliana,EAR Teatro V. Bellini di Catania, Ente Teatro lirico P. da Palestrina di Cagliari, esibendosi anche in qualità di violista. Ha inciso per la Amadeus, Classica, Stradivarius. Dal 1997 riveste il ruolo di docente di violino nella scuola media ad indirizzo musicale.

Teresa Raffaella Suriano – violoncello. Diplomata in violoncello e in didattica della musica presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, consegue nel 2009 la laurea di II livello per la formazione di docenti di strumento. Si è perfezionata in Svizzera con il M° Bellisario, ha frequentato il Corso di Alta Specializzazione dell’Accademia della Scala e ha fatto parte dell’Orchestra Giovanile Italiana. Ha collaborato con diverse orchestre fra le quali l’Orchestra “Toscanini” di Parma, “I Pomeriggi Musicali” di Milano, l’Orchestra Sinfonica di Roma, l’Orchestra del “Teatro Vittorio Emanuele” di Messina, l’Orchestra “Città Lirica” di Pisa, l’Orchestra Stabile di Como e l’E.A.R. Teatro Massimo Bellini di Catania. Suona in diverse formazioni cameristiche con le quali ha inciso per la Rugginenti, la Carish e la Stradivarius e ha suonato in Eurovisione per la Radio Televisione Svizzera con il quartetto d’archi Larius. È insegnante di ruolo di violoncello nella Scuola Secondaria di I grado e al liceo musicale “Musco” di Catania.

Patrizia Privitera – contrabbasso. Nata a Catania, si è diplomata in contrabbasso presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della stessa città sotto la guida del M° E. Tosto, ha proseguito gli studi con il M° S. Nicotra. Ha suonato con varie compagini orchestrali e in varie stagioni lirico-sinfoniche, spesso come primo strumento. Si è esibita con solisti e direttori di fama internazionale. Ha seguito vari corsi di perfezionamento e seminari tra quelli con il M° Sergej Girschenko e il M° F. Petracchi. Ha inciso per la Classico di Copenaghen composizioni di rara esecuzione di V. Bellini e di G. Geremia cantate da Katia Ricciarelli e Salvatore Fisichella. È attualmente docente di ruolo presso la scuola secondaria di primo grado.

Annalisa Mangano – pianoforte. Nata a Catania, si è diplomata nel 1994 a pieni voti presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della sua città sotto la guida del M° Cristina Zago. Alla sua formazione hanno contribuito insigni docenti. È vincitrice di oltre 30 concorsi nazionali ed internazionali. Ha effettuato tournée all’estero e inciso per la BMG. Nel 2008 ha conseguito la laurea di II livello in Discipline Musicali presso l’Istituto di Alta Formazione Artistica “V. Bellini” di Catania con 110/110 e lode. È stata maestro collaboratore per varie produzioni operistiche e svolge attività concertistica da solista e in varie formazioni cameristiche. È docente di pianoforte presso l’Istituto Onnicomprensivo ad indirizzo musicale “Pestalozzi” di Catania.

Angela Minuta – arpa. Si è diplomata in arpa presso il conservatorio “A. Corelli” di Messina e si è perfezionata all’Accademia di Brescia sotto la guida di Anna Loro. Ha suonato con varie orchestre e tiene concerti da solista e in duo col flauto o violino. Attualmente è docente d’arpa presso la Scuola Media “Cavour” di Catania. Si occupa inoltre di ricerca e riscoperta di brani e danze medievali, rinascimentali e di ballate popolari di origine irlandese. Ha fondato insieme ad altre musiciste il quartetto “Broken Consorts” col quale si esibisce in tutta Italia. Ha pubblicato due CD dal titolo “Antiche Danze” e “Carolan’s Dreams”. È stata premiata al concorso nazionale “A.M.A. Calabria” del 2000 vincendo anche il premio speciale “Bareintaiter”. Ha partecipato come ospite alla manifestazione nazionale “Il tempo del cuore” organizzata dall’associazione “Arpa” per la ricerca scientifica in medicina sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tenutasi a Pisa, nel biennio 2001-2002.

Domenico Testaì – flauto. Inizia i suoi studi nella scuola ad indirizzo musicale, si è diplomato brillantemente nel 2002, nel 2009 si abilita all’insegnamento nella classe di concorso AG77 e successivamente si specializza in discipline musicali nel ramo esecutivo-compositivo. Allievo del M° Salvatore Vella, ha partecipato a varie Masterclass, da effettivo, con diversi docenti. Svolge attività concertistica nella musica da camera, da solista, con orchestre e ha partecipato a registrazioni di CD e DVD. Vincitore di numerosi concorsi, ha collaborato con vari enti e teatri. È docente di flauto presso l’I.C. Vittorino da Feltre dove dirige l’orchestra della scuola e cura gli arrangiamenti.

Davide Sciacca – chitarra. È docente di Chitarra e Intavolature presso l’Istituto Musicale V. Bellini di Caltanissetta e l’Istituto Omnicomprensivo “Musco” di Catania. Ha ottenuto successi di pubblico e critica durante svariati tour nel Regno Unito nei quali si è esibito presso la BBC Radio, Sale prestigiose, Teatri, Chiese; nell’agosto 2016 e nell’agosto 2017, ha avuto l’onore, assieme alla violinista Marianatalia Ruscica, di suonare in presenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, il Principe di Galles Carlo e gli altri membri della Famiglia Reale Britannica.

Compositore, Arrangiatore e Direttore: Andrea Amici

http://www.musicamultimedia.net/amici/profilo-personale/

Mine eyes unto the hills - Crathie 20.08.2017

Mine eyes unto the hills (Psalm 121)

Si riannoda il filo conduttore della musica di ispirazione sacra, ma soprattutto della musica che trasporta in maniera organica un sistema di simboli in riferimento a un testo religioso: i procedimenti già sperimentati nelle Tre Preghiere per Organo e rielaborati in maniera più esplicita nei Tre Salmi Luterani per coro e pianoforte riaffiorano in questo Mine eyes unto the hills, per violino e chitarra, dedicato al Ten Strings Duo, la formazione composta dalla violinista Marianatalia Ruscica e dal chitarrista Davide Sciacca.

La Crathie Kirk

La Crathie Kirk in Scozia

Il brano è stato eseguito in una doppia prima assoluta il 20 agosto 2017 in Scozia: la mattina nel corso dell’ufficio religioso alla Crathie Kirk, alla presenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta II e di altri membri della famiglia reale, fra i quali il Duca di Edimburgo Philip e i Principi Charles e William; la seconda in concerto a St Margaret’s Braemar.

Il titolo ripropone parte del primo verso del Salmo 121, “I will lift up mine eyes unto the hills, from whence cometh my help“, nella King James Version (KJV), la traduzione della Bibbia in inglese commissionata dal re Giacomo I e pubblicata nel 1611.

Tutto il brano è ispirato a questo Salmo e in gran parte ne ripercorre la metrica e l’andamento, con una serie di procedimenti compositivi che collegano in maniera diretta il discorso musicale con quello testuale, con una forma generale fondata sulla scomposizione in episodi, in maniera simile al mottetto rinascimentale, che condividono incisi, materiali e frammenti tematici.

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Il Ten Strings Duo esegue “Mine eyes unto the hills” a Braemar.

l'immagine più debole di un suono - 9 luglio 2017 - Ten Strings Duo, Andrea Amici

…l’immagine più debole di un suono… – Ten Strings Duo, 9 luglio 2017

Il 9 luglio 2017, nella splendida e suggestiva cornice notturna della Corte del Castello Ursino di Catania, il Ten Strings Duo, formato da Marianatalia Ruscica al violino e Davide Sciacca alla chitarra, si è esibito in un concerto quasi interamente dedicato alla musica contemporanea, organizzato dall’Associazione Culturale Magma per il ciclo di concerti “Fuorischema”, nell’ambito delle manifestazioni del Comune di Catania denominate “Estate in Città”.

In programma anche la prima esecuzione di un nuovo brano di Andrea Amici, dal titolo …l’immagine più debole di un suono… per chitarra, violino ed elettronica, che ha visto fra l’altro il coinvolgimento diretto dell’autore, impegnato nel coordinamento dell’esecuzione live con l’elettronica generata dal computer.

Alla Digital Concert Hall l’apertura della stagione sinfonica

La Digital Concert Hall

La Digital Concert Hall

Grazie all’invito promozionale della Deutsche Bank ho ricevuto per e-mail un link per seguire in diretta su internet il concerto di apertura della stagione sinfonica 2012/13 dei Berliner Philharmoniker, tenutosi il 24 agosto scorso nel tardo pomeriggio; l’orchestra, che tutti da tempo siamo abituati a riconoscere come una delle più importanti al mondo, era diretta dal suo direttore principale, Sir Simon Rattle.

Da tempo ero registrato sul sito della Digital Concert Hall, www.digitalconcerthall.com, la sala da concerti virtuale che porta sui monitor dei computer e sui modelli più recenti di televisori e lettori blu-ray della Sony la Philharmonie di Berlino, per vedere le interviste esclusive ai musicisti e anche una volta per seguire una parte di un concerto gratuito dedicato alle famiglie, ma non avevo mai assistito per intero a un concerto dei Berliner in diretta web.

Con grande curiosità mi sono quindi collegato per lo streaming anche attirato dall’interessante programma che ha accostato due capolavori indiscussi del XIX e del XXI secolo: il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Brahms e la Terza Sinfonia di Witold Lutoslawski.

Linea guida del concerto è la coincidenza di un principio generale insito nella missione di una grande orchestra sinfonica con la sfida artistica di due grandi compositori del XIX e del XX secolo: “breathing fresh life into old art“, portare un soffio di vita nuova in un’arte antica; come infatti una grande orchestra, rivisitando il grande repertorio, lo riporta in vita attraverso l’approfondimento l’interpretazione, allo stesso modo un grande compositore può scegliere di porsi di fronte a una forma tradizionale, come può essere il concerto o la sinfonia, e ripensarla, ricrearla, immettendovi uno spirito nuovo e così portarla sempre verso nuovi e inaspettati orizzonti. È il caso proprio di Brahms e Lutoslawski, apparentemente così lontani ma in realtà animati dallo stesso spirito.

Al termine del Secondo Concerto di Brahms

Yefim Bronfman e Simon Rattle con i Berliner Philharmoniker al termine del Secondo Concerto di Brahms

Con il suo Secondo Concerto per pianoforte e orchestra Brahms spinge la fusione del concerto e della sinfonia a un livello di coesione straordinario: la sua capacità di integrare le due forme è veramente nuova e inaudita; il pianoforte è alternativamente solista ma anche parte integrante dell’orchestra, dimenticando in vari punti ormai del tutto l’idea originaria del concertare, salvo poi recuperare appunto in modo assolutamente nuovo alcuni tratti vitali del dialogo fra solista e orchestra, anche allargando il ruolo solistico al violoncello, comprimario dello splendido e contemplativo terzo movimento. Primariamente il risultato è ottenuto non già tramite l’abolizione di concessioni al virtuosismo o alla spettacolarizzazione, spesso presenti nell’impervia parte pianistica, ma nella fusione delle parti attraverso procedimenti compositivi omogenei, che si trasferiscono e si fondono con grande plasticità fra lo strumento solista e l’orchestra, primariamente mediante la tecnica della variazione che si interseca con quella della durchfürung, lo sviluppo.

Quasi un secolo dopo il Concerto di Brahms, e dopo dieci anni di lavoro, vede la luce l’imponente Terza Sinfonia di Lutoslawski. I punti di contatto con la forma della sinfonia romantica sono tanti: dal motto iniziale, un poderoso motivo in note ribattute che ritorna quasi ciclicamente fra le varie sezioni dell’unico lungo movimento, a riferimenti al rondò e alla forma sonata, tutti rivissuti in una modernità mai fine a se stessa; per il compositore polacco, infatti, un brano non può far risiedere il proprio fondamento nella sola “novità”, che lo porterebbe rapidamente all’oblio, come di fatti è accaduto per gran parte della musica dei secoli passati e del XX in particolare.

La fresh life nella Sinfonia di Lutoslawski filtra da una vera e propria costellazione di geniali intuizioni compositive: la capacità di creare una macro-forma che ingloba le varie strutture formali che fra di loro si susseguono o si sovrappongono; la tecnica dell’alea limitata, la presenza cioè di sezioni in cui solo alcuni elementi sono espressi in notazione, mentre altri, in un limite ben preciso, vengono lasciati all’orchestra, creando l’idea di una “scultura che può essere vista da varie e cangianti prospettive“, secondo una definizione dell’autore; l’originalità delle testure orchestrali; la bellezza espressiva di numerosi episodi.

Simon Rattle

Simon Rattle

Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker hanno offerto una performance assolutamente mozzafiato: uno splendido concerto di altissimo livello con una tensione tecnica ed espressiva continua ed estremamente coinvolgente; Yefim Bronfman ha offerto una prova di grande talento, con un suono e una pronuncia autenticamente brahmsiani. In Lutoslawski, poi, i Berliner Philharmoniker si sono dimostrati assolutamente superlativi, guidati da Simon Rattle che ha dominato le enormi difficoltà tecniche della Sinfonia, evidenziandone con incomparabile maestria ed espressione i ponti con il secolo a lei precedente, impersonato dal brano sentito nella prima parte del concerto.

La regia, sobria ed elegante, si è dimostrata funzionale alla musica, con una cura del dettaglio ben bilanciata con l’insieme; nel complesso quindi un grande concerto e una bella opportunità di partecipare, grazie alla tecnologia, a momenti di così elevata qualità artistica e culturale.

Per tutti gli abbonati alla Digital Concert Hall e tutti coloro che volessero “curiosare”, questo è il link alla pagina del concerto: http://www.digitalconcerthall.com/en/concert/4496/rattle-bronfman-brahms-lutosławski

 

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