Andrea Amici

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Tag: Inghilterra

Assassino nella Cattedrale

Il 29 dicembre la Chiesa Cattolica fa memoria di Thomas Becket che, per essersi opposto al re Enrico II, fu prima esiliato in Francia, dove rimase per sei anni, quindi, dopo aver fatto ritorno in Inghilterra pur consapevole dei gravi rischi ai quali andava incontro, fu assassinato nella Cattedrale della città di Canterbury, della quale era arcivescovo, proprio il 29 dicembre del 1170.

Alla sua figura, divenuta ben presto simbolo di lotta per la libertà e l’indipendenza religiosa nei confronti delle ingerenze politiche e contro l’assolutismo, sono ispirate in vario modo diverse opere letterarie: basti pensare ai Canterbury Tales di Geoffrey Chaucer, dove la cornice narrativa nella quale sono collocati alcuni racconti è proprio il pellegrinaggio alla tomba di San Tommaso Becket a Canterbury o ancora al dramma Murder in the Cathedral di Thomas Stearns Eliot del 1935, fino alla presenza dell’assassinio dell’arcivescovo nell’ultima parte del romanzo I pilastri della terra di Ken Follett.

Proprio al dramma di Elliot è direttamente ricondotta l’opera lirica di un grande compositore italiano del Novecento, Ildebrando Pizzetti, purtroppo oggi poco eseguito e spesso dimenticato, dal titolo Assassinio nella Cattedrale. L’opera, su libretto realizzato dallo stesso compositore operando una riduzione della traduzione italiana di Alberto Castelli del dramma di Elliot, è suddivisa in due atti separati da un interludio e fu presentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 1° marzo del 1958, diretta da Gianandrea Gavazzeni.

Ildebrando Pizzetti
Ildebrando Pizzetti

In un’atmosfera cupa, sottolineata dalla densità polifonica e strumentale della scrittura, si svolge il dramma della figura solitaria e ieratica del protagonista, l’arcivescovo Becket, che si avvia progressivamente e sempre più coscientemente al martirio, facendo confluire la propria volontà nell’accettazione del volere divino, configurando così un dramma con poca azione ma moltissima introspezione. Tutto infatti nell’opera si svolge sul piano dell’interiorità del protagonista, dal momento che anche gli altri personaggi e il coro, presente con una funzione simile a quella della tragedia greca, in realtà riflettono la psicologia e la religiosità dell’arcivescovo, amplificandone e rifrangendone, per così dire, il dramma interiore. 

Questo particolare impianto, che avvicina l’opera più alla ieraticità dell’oratorio che al vero e proprio dramma lirico, prende forma innanzitutto grazie alla particolarissima vocalità della scrittura pizzettiana, caratterizzata da un andamento declamato spesso sillabico, su intervalli melodici minimi, derivato direttamente dalla forma del canto gregoriano, al quale il compositore parmigiano si ispirava quale radice e fondamento della cultura musicale italiana, con delle improvvise accensioni, non in contraddizione con l’impianto generale, ma anch’esse tipiche dell’andamento melismatico dell’era pre polifonica. Il canto, protagonista indiscusso anche se non alla maniera tradizionale dell’opera lirica, è immerso in strutture modali arcaizzanti, in forme che spesso si rifanno all’innodia cristiana, ma anche in una scrittura sinfonica di grande pregio e suggestione, con colori che non dimenticano la grande lezione pucciniana e comunque del sinfonismo europeo contemporaneo all’autore.

Un’ottima versione dell’opera è sicuramente quella che è possibile ascoltare e vedere nella bella edizione Decca con Ruggero Raimondi nella parte del protagonista, registrata dal vivo nella Basilica di San Nicola a Bari, perfetta ambientazione per un allestimento in forma semi scenica, con l’orchestra a vista attorno alla quale si muovono il coro e i cantanti in costume negli spazi dell’abside dell’architettura romanica, mettendo particolarmente in rilievo gli aspetti oratoriali dell’opera.

Assassino nella Cattedrale - Decca

Un vero capolavoro, questo Assassinio nella Cattedrale, di grande pregio, ricco di contenuti e pervaso da un profondo misticismo religioso, da ascoltare e scoprire con grande attenzione.

Su Spotify è possibile ascoltare l’opera nella pregevole incisione del cast della prima diretta da Gianandrea Gavazzeni.

https://open.spotify.com/album/0sx26sgkNxRHwpc8ynPA6U?si=HjirA3VPQhS0DQoqmzi3IA

 

Mine eyes unto the hills - Crathie 20.08.2017

Mine eyes unto the hills (Psalm 121)

Si riannoda il filo conduttore della musica di ispirazione sacra, ma soprattutto della musica che trasporta in maniera organica un sistema di simboli in riferimento a un testo religioso: i procedimenti già sperimentati nelle Tre Preghiere per Organo e rielaborati in maniera più esplicita nei Tre Salmi Luterani per coro e pianoforte riaffiorano in questo Mine eyes unto the hills, per violino e chitarra, dedicato al Ten Strings Duo, la formazione composta dalla violinista Marianatalia Ruscica e dal chitarrista Davide Sciacca.

La Crathie Kirk

La Crathie Kirk in Scozia

Il brano è stato eseguito in una doppia prima assoluta il 20 agosto 2017 in Scozia: la mattina nel corso dell’ufficio religioso alla Crathie Kirk, alla presenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta II e di altri membri della famiglia reale, fra i quali il Duca di Edimburgo Philip e i Principi Charles e William; la seconda in concerto a St Margaret’s Braemar.

Il titolo ripropone parte del primo verso del Salmo 121, “I will lift up mine eyes unto the hills, from whence cometh my help“, nella King James Version (KJV), la traduzione della Bibbia in inglese commissionata dal re Giacomo I e pubblicata nel 1611.

Tutto il brano è ispirato a questo Salmo e in gran parte ne ripercorre la metrica e l’andamento, con una serie di procedimenti compositivi che collegano in maniera diretta il discorso musicale con quello testuale, con una forma generale fondata sulla scomposizione in episodi, in maniera simile al mottetto rinascimentale, che condividono incisi, materiali e frammenti tematici.

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Il Ten Strings Duo esegue “Mine eyes unto the hills” a Braemar.

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