Andrea Amici

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Tag: Musica sinfonica Page 1 of 2

Myung-Whun Chung, il sacerdote e il santo

Compie sessantasette anni il direttore d’orchestra sud coreano Myung-Whun Chung, ormai uno dei più autorevoli protagonisti del podio a livello mondiale, che ha al suo attivo un’intensa attività non solo nel repertorio tradizionale ma anche nella musica contemporanea.

Terza Pagina su Wattpad
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Ho imparato ad apprezzare il rigore e la profondità di questo artista anni fa, grazie a una bella incisione della Sinfonia Turangalîla di Olivier Messiaen, capolavoro di grande complessità, nella scrittura musicale ma soprattutto anche nella profondità dei significati metalinguistici presenti. Un’incisione che si può considerare di riferimento per la qualità e anche per una “investitura” conferita dalla presenza del compositore stesso al processo di registrazione.

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Messiaen Chung Turangalila

Il direttore d’orchestra riesce a padroneggiare in maniera sicura gli sterminati e vertiginosi paesaggi di Messiaen, fra imponenti sculture di poderosi ottoni, canti di uccelli, profonde e lunghe frasi costellate di “personaggi ritmici” che si diramano come una melodia infinita, il canto che vuole racchiudere in sé l’amore che pervade l’intero universo.

Ci riesce senza eccedere negli effetti, con una concertazione efficace e una sicurezza che fra l’altro pervade dal gesto preciso e privo di orpelli ma chiaro nella sua intrinseca musicalità.

Myun-Whun Chung è direttore di grande professionalità, poco appariscente e spettacolare ma musicalmente ineccepibile, legato a una concezione anti divistica del proprio ruolo, fondata invece sulla scrupolosa preparazione della partitura prima da solo e poi con l’orchestra, con l’obiettivo di riuscire alla fine a far fluire la musica, quasi facendo scomparire la figura della guida (che però poi in realtà è sempre ben presente e salda), atteggiamento mutuato sicuramente anche dalla presenza nella sua carriera di Carlo Maria Giulini, del quale fu assistente, definito in un’intervista al Corriere di qualche anno fa “un asceta del podio”, “sacerdote” della musica.

Nella medesima intervista, ma anche altrove, proseguendo in questa metafora sacrale della musica, Chung si riferisce pure a Messiaen, definito, per purezza e umiltà, il santo, testimoniando così non solo una smisurata stima ma anche una profonda compenetrazione in un universo di pensiero e di spiritualità sicuramente fuori dal comune e quasi senza precedenti nella storia della musica.

Ed effettivamente quando si parla di Messiaen, Chung ne diviene a buon diritto uno dei più esperti interpreti che fra l’altro ha al suo attivo un gran numero di incisioni, per il marchio Deutsche Grammophon, di opere del grande compositore francese, fra le quali non si può non ricordare l’album contenente il Concert à quatre, dedicato nel 1994 da Messiaen proprio a Chung che ne ha curato la première.

Messiaen Concert a quatre Chung

Ancora Eclairs Sur L’Au-Dela, con l’Orchestre de l’Opera Bastille; con la medesima orchestra L’Ascension, abbinata alla Sinfonia n. 3 di Saint-Saëns, l’altra bellissima raccolta con Trois Petites Liturgies de la présence divine, Couleurs de la Cité Céleste e Hymne au Saint-Sacrement con l’Orchestre Philharmonique de Radio France; Des Canyons Aux Étoiles, altro imponente e difficilissimo affresco sinfonico, La Transfiguration de Notre-Seigneus Jésus-Christ, senza naturalmente dimenticare il Quatuor Pour La Fin Du Temps nel quale Chung è in veste di pianista.

Myun-Whun Chung Messiaen Album

Un’interessante e bella discografia, questa dedicata a Messiaen da Myun-Whun Chung, per accostarsi a un pilastro della musica del XX secolo e non solo, attraverso un’interpretazione profonda, accurata e autentica di un direttore, o “anti-direttore”, secondo la sua auto definizione, di grande pregio.

Leonard Bernstein

Una lettura entusiasmante

Come si attiva la decisione di intraprendere un ascolto? Cosa guida la nostra scelta in un catalogo pressoché infinito di registrazioni oggi accessibili in maniera spesso illimitata?

Spesso è il caso. L’altro giorno è stata la televisione a offrire uno spunto inaspettato, con le note del secondo movimento della Sinfonia dal Nuovo Mondo di Antonin Dvorak, in una scena di un film, suonate da una banda militare durante un funerale.

Ieri ho quindi riascoltato uno splendido album del quale ho già parlato fra le mie recensioni, confermando la magnifica impressione che ho sempre avuto riguardo questa eccezionale incisione.

Leonard Bernstein: Sinfonia dal Nuovo Mondo e Danze Slave - Deutsche GrammophonRitrovando l’album su Spotify, ho potuto fra l’altro apprezzare nella completezza l’incisione originale; quella che avevo ascoltato e recensito prima era infatti inserita nella Leonard Bernstein Edition che la Deutsche Grammophon aveva pubblicato qualche anno fa, escludendo le pur pregevoli Danze slave dello stesso Dvorak, che Bernstein incise sempre con la Israel Philharmonic Orchestra ed incluse quindi nell’album originale.

Naturalmente rispetto alla Sinfonia dal Nuovo Mondo le Danze offrono minori spunti di “grandezza”, tuttavia nelle mani di Bernstein acquisiscono una particolare vivacità e vengono anche presentate, sotto la consueta patina di freschezza bernsteiniana che conquista a primo acchito, con una notevole lucidità che mette in grande rilievo la precisione della scrittura del compositore.

Un’incisione che si conferma di prim’ordine e assolutamente imperdibile.

Collage Alfred Hitchcock Presents

Alfred Hitchcock Presents…

Un omaggio musicale ad Alfred Hitchcock e ai “suoi” compositori

Musiche per i film di Alfred Hitchcock:

  • Charles Gounod: Marche funèbre d’une marionnette
  • Bernard Herrmann: North by Northwest (Prelude)
  • Bernard Herrmann: Vertigo (Scene d’amour)
  • Bernard Herrmann: Psycho (Prelude)
  • Miklos Rózsa: Spellbound

Arrangiamento e orchestrazione: Andrea Amici (marzo 2015)

Alfred Hitchcock è stato da sempre uno dei miei registi preferiti, se non quello che per me è da considerare “il” regista: un perfezionista assoluto, un genio incontrastato, che in ogni suo film ha saputo fondere ritmi narrativi perfetti, cura di ogni singolo piccolo dettaglio, inquadrature sapientemente studiate una per una, colori e sfumature, fino a creare dei capolavori assoluti.

La serie televisiva di Hitchcock

La serie televisiva di Hitchcock

Sir “Hitch” mi ha accompagnato in tutti questi anni: ricordo da sempre i grandi film del suo periodo d’oro americano, L’uomo che sapeva troppo, La finestra sul cortile, Io ti salverò, Nodo alla gola, Il delitto perfetto, Caccia al ladro, Psycho, Marnie, Intrigo internazionale e soprattutto La donna che visse due volte – lo splendido Vertigo – forse il mio film preferito, ma anche tanti altri, e i piccoli episodi di Alfred Hitchcock Presenta, che sin da piccolo mi sono rimasti impressi nella memoria, con la sagoma del grande regista sulle note della Marcia funebre per una marionetta e la sua caustica e ironica presentazione della tematica dell’episodio.

Proprio dalla Marcia di Gounod ho voluto quindi iniziare questo mio omaggio musicale ad Alfred Hitchcock ma anche, soprattutto, a due grandi compositori dell’età dell’oro di Hollywood, Miklos Rózsa e Bernard Herrmann, che tanta parte hanno rivestito nella perfetta riuscita di questi film.

Un fotogramma da Vertigo - La donna che visse due volte

Un fotogramma da Vertigo – La donna che visse due volte

Ripercorrendo infatti con la memoria momenti della cinematografia di Hitchcock, la mente non può fare a meno di ricordare l’intensa suggestione creata dalle psicologie profonde e inconsce delineate dalle sapienti partiture che quasi ininterrottamente accompagnano le immagini.

Il grande regista era ben cosciente dell’apporto della musica alla riuscita del film, tant’è che, finché poté, nel suo periodo migliore si legò professionalmente ad alcuni nomi che seppero interpretare pienamente le innumerevoli sfaccettature delle sue pellicole.

Bernard Herrmann

Bernard Herrmann (1911-1975)

In particolare Bernard Herrmann, che forse più di tutti seppe integrare le immagini a un livello talmente profondo da diventare imprescindibile per il film: non si può immaginare l’inquietante atmosfera di Psycho senza le caratteristiche sequenze armoniche, melodiche e ritmiche della colonna sonora, in particolare, ad esempio, con gli effetti al limite del rumore degli archi nella celebre scena dell’assassinio nella doccia. O ancora i lunghi silenzi di Vertigo o le dinamiche di Intrigo internazionale senza il sapiente intervento delle note del grande compositore.

Il mio lavoro è consistito nel creare inizialmente una sintesi fra i momenti salienti delle colonne sonore di quattro film, selezionando temi e “gesti” sonori sicuramente presenti nella memoria di tutti; in un secondo momento mi sono concentrato sull’idea di realizzare un tessuto sonoro orchestrale uniforme lungo tutto l’arco del brano: non era sufficiente, infatti, trascrivere le partiture operando i tagli, ma si è rivelato necessario riorchestrare il tutto, per creare un continuo, unico respiro sinfonico.

Gli interventi più massicci sono evidenti nel Prelude di Psycho, originariamente scritto da Bernard Herrmann per soli archi, che qui invece, nella mia versione, coinvolge tutta la compagine orchestrale; ma tante differenze, più o meno sottili, sono presenti in tutti i brani.

Per la presentazione del brano sul mio canale YouTube ho realizzato un’animazione basata su fotogrammi dei film di Hitchcock, tratti da due siti internet: the.hitchcock.zonewww.hitchcockmania.it. La registrazione è realizzata con strumenti virtuali, prevalentemente EastWest Quantum Leap Hollywood Strings e Symphonic Orchestra Gold, in ambiente Apple.

Di questo ampio collage ho realizzato anche una versione per ensemble da camera, per il concerto Music ‘n’ Movies (http://www.musicamultimedia.net/amici/2017/05/25/music-n-movies-itinerari-di-musica-da-film/) con il Lydian Ensemble, nel quale fra l’altro è stata rimaneggiata la prima sezione, riprendendo le movenze della sigla della serie TV.

Alle pendici dell'Etna il paradosso si integra

Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra a EXPO 2015

Il 6 luglio 2015 alle ore 16,30 verrà presentato al Cluster Bio-Mediterraneum il cortometraggio “Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra” realizzato dall’I.C. Pestalozzi – Centro E.d.A. n.4 in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania, nell’ambito del programma “L’Etna e le sue eccellenze“.

La colonna sonora del cortometraggio è stata composta, orchestrata e realizzata da Andrea Amici.

Maggiori informazioni sulla realizzazione del cortometraggio alla pagina http://www.pestalozzi.cc/ic/la-pestalozzi-a-expo-2015/ del sito istituzionale dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Catania.

In preparazione una pagina sulla colonna sonora.

Alle pendici dell'Etna il paradosso si integra -banner

Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra

Il 4 giugno 2015 presso la sala Refettorio di Palazzo Platamone è stato presentato il cortometraggio dal titolo “Alle pendici dell’Etna il paradosso di integra“, realizzato dal Centro E.d.A. n.4 dell’I.C. Pestalozzi di Catania in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti della medesima città.

Il cortometraggio, interamente interpretato da ragazzi frequentanti il centro territoriale permanente per l’educazione degli adulti dell’Istituto Comprensivo Pestalozzi di Catania, si inserisce nelle realizzazioni per Expo 2015, dove verrà presentato il 6 luglio nell’ambito del Cluster Bio-Mediterraneum.

Le musiche sono state espressamente composte, orchestrate e realizzate da Andrea Amici.

Maggiori informazioni sull’evento alla pagina:

http://www.pestalozzi.cc/ic/2015/06/alle-pendici-delletna-il-paradosso-si-integra-presentazione-del-cortometraggio/

 

Collage Alfred Hitchcock Presents

Alfred Hitchcock Presents

Alfred Hitchcock Presents…
Un omaggio musicale ad Alfred Hitchcock e ai “suoi” compositori
A musical tribute to Alfred Hitchcock and “his” composers

Arrangiamento e orchestrazione – Arrangement and orchestration:
Andrea Amici

Ho pubblicato sul mio canale YouTube un mio nuovo brano, un collage di musiche scritte per i film di Alfred Hitchcock, da me arrangiato, orchestrato e realizzato; per la pubblicazione in video ho montato una serie di immagini tratte dai film del grande maestro.

Il collage musicale inizia con la Marche funèbre d’une marionnette di Charles Gounod, sigla iniziale della serie di telefilm dal titolo Alfred Hitchcock presents…, prosegue con brani di Bernard Herrmann tratti dal Preludio di North by Northwest (conosciuto in Italia con il titolo Intrigo Internazionale), dalla Scene d’amour di Vertigo (La donna che visse due volte) e dal Prelude di Psycho (completamente riorchestrato rispetto all’originale per orchestra sinfonica e non per soli archi), e si conclude con il tema principale di Spellbound (Io ti salverò) di Miklos Rózsa.

Per coloro che invece preferiscono ascoltare solo la musica, senza le immagini:

 

Il “mockup” orchestrale è stato realizzato con:
East West Quantum Leap Symphonic Orchestra Gold Edition
East West Quantum Leap Hollywood Strings
Apple Logic Pro X

Video editing: Andrea Amici
Images from:
the.hitchcock.zone
www.hitchcockmania.it

(marzo 2015)

Sven Helbig

Le “Sinfonie tascabili” di Sven Helbig

Sven Helbig

La copertina dell’album Pocket Symphonies

Si intitola “Pocket Symphonies” l’album d’esordio con la Deutsche Grammophon del compositore, arrangiatore e percussionista tedesco Sven Helbig, dodici brevi brani per quartetto d’archi e orchestra sinfonica della durata media di tre/quattro minuti ciascuno, affidati al Faure Quartet e alla MDR Leipzig Radio Symphony Orchestra diretta da Kristjan Järvi, per un affascinante viaggio fra dodici atmosfere diverse.
Si tratta di un album che può essere ascoltato a vari livelli; prima di tutto, infatti, si caratterizza per una semplicità apparente, concepita – come chiarisce lo stesso autore – per l’attuale modalità di ascolto: una musica pronta a essere inserita nel proprio iPod da ascoltare brano per brano, anche indipendentemente l’uno dall’altro, perfettamente incasellata nella velocità della vita contemporanea, fra una stazione e l’altra della metropolitana, nel tragitto in macchina da casa a lavoro o semplicemente durante una passeggiata, mantenendo però sempre un respiro sinfonico: una musica sinfonica “tascabile” quindi, moderna per il mondo moderno.
Quanto poteva essere espresso in passato nel corso della storia della musica con durate variabili fra i venti-trenta minuti di una sinfonia classica fino ad arrivare all’ora e mezza delle sinfonie di Bruckner o Mahler, viene condensato da Helbig in pochi minuti per una società abituata ormai a ritmi più incalzanti e a durate proprie della musica di consumo.
Ma come diceva il filosofo Bergson, il tempo e la durata sono due nozioni ben distinte ed è così che negli esempi più riusciti di queste Pocket Symphonies la breve durata si fa giusto tempo di una speciale esperienza sinfonica e artistica; un particolare stato d’animo pressoché singolo è alla base di ogni brano e in quello si rimane coinvolti e si vive un’intensità emotiva di grande potenza comunicativa.
Nella concezione di queste Pocket Symphonies si ritrovano elementi che risalgono alla biografia dell’autore che sfociano in una sua particolare filosofia della musica, che lui stesso definisce “crossover“, proprio facendo riferimento alla aproblematica coesistenza di più modi diversi di concepire la musica e quindi alla coesistenza non tanto di più stili ma proprio di più modalità diverse del riferirsi all’arte dei suoni, inglobando elementi colti e della musica “di consumo” senza voler necessariamente abbassare i primi o nobilitare i secondi, ma semplicemente unendone i due modi di pensiero.
Alla base di questa sintesi, si diceva, stanno elementi biografici; nel presentare il suo lavoro Helbig parla della propria infanzia in una città della Germania dell’Est (alla quale fra l’altro è dedicato un brano), all’epoca evidentemente del Muro di Berlino, quando vi era una scarsa possibilità di accesso a tutta quella cultura considerata contraria ai dettami propagandistici dell’Unione Sovietica, e della propria passione per la costruzione di rudimentali apparecchi radio che da bambino gli permisero di affacciarsi dapprima alla musica sinfonica, poi alla musica di consumo. Proprio dall’accostamento iniziale di questi due grandi filoni, uniti fra di loro nella vita senza alcuna contrapposizione, nasce la sintesi delle Pocket symphonies, che, composte, a detta dell’autore, completamente lontano dal pianoforte o altri strumenti, si affidano per intero a parametri della musica perfettamente riconoscibili, come la tonalità e il tematismo, senza scadere nel qualunquismo, né dando l’impressione del “già sentito”.
Sven Helbig dimostra una buona padronanza dell’orchestrazione e anche di aver personalmente assimilato in maniera creativa le più disparate tendenze della musica colta e di consumo. Ecco quindi che procedimenti inclini al minimalismo si intrecciano con discorsi tematicamente più elaborati e vicini anche alla tradizione melodica del passato, mentre altri brani fanno di un ostinato ritmico la loro base e altri ancora, strizzando l’occhio alle attuali tendenze della musica da film, non disdegnano forti soluzioni a effetto.
Nel complesso quindi si tratta di un album artisticamente interessante oltre che estremamente gradevole, da ascoltare e riascoltare con attenzione per cogliere e approfondire tanti pregevoli elementi che si celano dietro un’apparente semplicità comunicativa.

Sul canale YouTube di Sven Helbig è possibile ascoltare brani e interviste del musicista tedesco.

https://www.youtube.com/user/SvenHelbigComposer/

Il sito internet di Sven Helbig: http://www.svenhelbig.com/en/home/

 

Spigolature musicali nel tempo di Pasqua

Nel corso delle prossime feste pasquali potrà forse capitare di ascoltare durante una funzione in chiesa un inno che fino a qualche tempo fa era protagonista della musica cattolica nel tempo di Pasqua, soprattutto prima che una triste moda cancellasse irrimediabilmente un certo tipo di repertorio a favore di uno “nuovo”, caratterizzato spesso da superficiali banalità non solo musicali ma in molti casi purtroppo anche testuali, piatto nel suo ritmo scandito da un grattare, spesso sempre uguale a se stesso, di mani destre su corde che sinistre dilettanti e inesperte irrigidiscono su posizioni armoniche povere e prive di consequenzialità.

L’inno “Cristo Risusciti”

Mi riferisco all’inno “Cristo risusciti“, per la verità non un grande brano, non sicuramente “bello”, ma certo consono all’occasione e comunque non banale. Si tratta di un adattamento di una melodia antica, risalente a una lauda del XII secolo, con un testo italiano scritto nel 1966 da G. Stefani, e proposto in genere in una armonizzazione a corale che crea un interessante effetto, dato dalla sovrapposizione di una melodia dal sapore modale e arcaico su una funzionalità armonica appunto da “corale”, per chi ha dimestichezza con le testure e le pratiche dell’armonia tradizionale.

La melodia utilizzata in questo brano pasquale la si può facilmente riconoscere in un quadro delle “Feste Romane“, il grandioso affresco musicale scritto da Ottorino Respighi nel 1928, terzo in ordine di composizione dei poemi sinfonici dedicati alla Città eterna. La stessa antica melodia diviene infatti una sorta di cantus firmus che percorre tutto il brano intitolato “Giubileo“, il secondo dei quattro pezzi per orchestra che celebrano la romanità in quattro distinti momenti della storia e dell’anno. In particolare Respighi, con la sua fenomenale abilità timbrica e tecnica, fa del tema della lauda il simbolo del canto dei pellegrini che stanchi si avvicinano pregando a Roma, dopo il lungo viaggio, circondandolo nella prima parte del brano di una splendida atmosfera sospesa, trasfigurandolo poco a poco in un momento di alto trionfo spirituale, simboleggiando la vista dei pellegrini della meta del loro viaggio.

Una pagina di “Giubileo” dalle Feste Romane di Respighi, con una citazione della lauda del XII secolo

Nei poemi sinfonici di Respighi non è raro trovare citazioni di altri materiali, prevalentemente afferenti alla tradizione musicale italiana antica, si pensi ad esempio alla bellissima melodia del Kyrie Clemens Rector nei Pini presso una catacomba, terzo dei Pini di Roma, senza contare le trascrizioni delle Antiche arie e danze o l’uso del canto gregoriano nel Concerto Gregoriano per violino e orchestra o semplicemente al riecheggiare continuo dell’antica tradizione pre-classica italiana nei temi e nell’uso creativo del modalismo.

La citazione del “Kyrie Clemens Rector” nel brano “Pini presso una catacomba” di Respighi

Nelle stesse Feste Romane, oltre alla citazione della lauda del XII secolo, ci sono tantissimi echi di materiali preesistenti o comunque riferimenti a movenze popolari, utilizzati con una tecnica stratiforme, nuova rispetto ai precedenti poemi sinfonici romani.

L’uso di questo tema nelle Feste indica chiaramente che la melodia della lauda era già nel 1928 particolarmente cara e apprezzata alla tradizione cattolica italiana, per entrare così emblematicamente in un poema sinfonico dal carattere tanto profondamente comunicativo, e continuò a esserlo, visto che nel 1966 ne venne fatto questo adattamento con testo italiano per adeguarlo alle esigenze post-conciliari.

Ecco quindi due collegamenti su YouTube per ascoltare i due brani:

Cristo Risusciti, in versione monodica:

 

 

Un adattamento polifonico:

 

 

E infine lo splendido affresco sinfonico di Respighi:

 

 

Per chi volesse ascoltare l’intero poema sinfonico, ecco una bella interpretazione della National Youth Orchestra of Great Britain diretta da Vasily Petrenko ai Proms 2009 di Londra

 

 

 

 

Alla Digital Concert Hall l’apertura della stagione sinfonica

La Digital Concert Hall

La Digital Concert Hall

Grazie all’invito promozionale della Deutsche Bank ho ricevuto per e-mail un link per seguire in diretta su internet il concerto di apertura della stagione sinfonica 2012/13 dei Berliner Philharmoniker, tenutosi il 24 agosto scorso nel tardo pomeriggio; l’orchestra, che tutti da tempo siamo abituati a riconoscere come una delle più importanti al mondo, era diretta dal suo direttore principale, Sir Simon Rattle.

Da tempo ero registrato sul sito della Digital Concert Hall, www.digitalconcerthall.com, la sala da concerti virtuale che porta sui monitor dei computer e sui modelli più recenti di televisori e lettori blu-ray della Sony la Philharmonie di Berlino, per vedere le interviste esclusive ai musicisti e anche una volta per seguire una parte di un concerto gratuito dedicato alle famiglie, ma non avevo mai assistito per intero a un concerto dei Berliner in diretta web.

Con grande curiosità mi sono quindi collegato per lo streaming anche attirato dall’interessante programma che ha accostato due capolavori indiscussi del XIX e del XXI secolo: il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra di Brahms e la Terza Sinfonia di Witold Lutoslawski.

Linea guida del concerto è la coincidenza di un principio generale insito nella missione di una grande orchestra sinfonica con la sfida artistica di due grandi compositori del XIX e del XX secolo: “breathing fresh life into old art“, portare un soffio di vita nuova in un’arte antica; come infatti una grande orchestra, rivisitando il grande repertorio, lo riporta in vita attraverso l’approfondimento l’interpretazione, allo stesso modo un grande compositore può scegliere di porsi di fronte a una forma tradizionale, come può essere il concerto o la sinfonia, e ripensarla, ricrearla, immettendovi uno spirito nuovo e così portarla sempre verso nuovi e inaspettati orizzonti. È il caso proprio di Brahms e Lutoslawski, apparentemente così lontani ma in realtà animati dallo stesso spirito.

Al termine del Secondo Concerto di Brahms

Yefim Bronfman e Simon Rattle con i Berliner Philharmoniker al termine del Secondo Concerto di Brahms

Con il suo Secondo Concerto per pianoforte e orchestra Brahms spinge la fusione del concerto e della sinfonia a un livello di coesione straordinario: la sua capacità di integrare le due forme è veramente nuova e inaudita; il pianoforte è alternativamente solista ma anche parte integrante dell’orchestra, dimenticando in vari punti ormai del tutto l’idea originaria del concertare, salvo poi recuperare appunto in modo assolutamente nuovo alcuni tratti vitali del dialogo fra solista e orchestra, anche allargando il ruolo solistico al violoncello, comprimario dello splendido e contemplativo terzo movimento. Primariamente il risultato è ottenuto non già tramite l’abolizione di concessioni al virtuosismo o alla spettacolarizzazione, spesso presenti nell’impervia parte pianistica, ma nella fusione delle parti attraverso procedimenti compositivi omogenei, che si trasferiscono e si fondono con grande plasticità fra lo strumento solista e l’orchestra, primariamente mediante la tecnica della variazione che si interseca con quella della durchfürung, lo sviluppo.

Quasi un secolo dopo il Concerto di Brahms, e dopo dieci anni di lavoro, vede la luce l’imponente Terza Sinfonia di Lutoslawski. I punti di contatto con la forma della sinfonia romantica sono tanti: dal motto iniziale, un poderoso motivo in note ribattute che ritorna quasi ciclicamente fra le varie sezioni dell’unico lungo movimento, a riferimenti al rondò e alla forma sonata, tutti rivissuti in una modernità mai fine a se stessa; per il compositore polacco, infatti, un brano non può far risiedere il proprio fondamento nella sola “novità”, che lo porterebbe rapidamente all’oblio, come di fatti è accaduto per gran parte della musica dei secoli passati e del XX in particolare.

La fresh life nella Sinfonia di Lutoslawski filtra da una vera e propria costellazione di geniali intuizioni compositive: la capacità di creare una macro-forma che ingloba le varie strutture formali che fra di loro si susseguono o si sovrappongono; la tecnica dell’alea limitata, la presenza cioè di sezioni in cui solo alcuni elementi sono espressi in notazione, mentre altri, in un limite ben preciso, vengono lasciati all’orchestra, creando l’idea di una “scultura che può essere vista da varie e cangianti prospettive“, secondo una definizione dell’autore; l’originalità delle testure orchestrali; la bellezza espressiva di numerosi episodi.

Simon Rattle

Simon Rattle

Simon Rattle e i Berliner Philharmoniker hanno offerto una performance assolutamente mozzafiato: uno splendido concerto di altissimo livello con una tensione tecnica ed espressiva continua ed estremamente coinvolgente; Yefim Bronfman ha offerto una prova di grande talento, con un suono e una pronuncia autenticamente brahmsiani. In Lutoslawski, poi, i Berliner Philharmoniker si sono dimostrati assolutamente superlativi, guidati da Simon Rattle che ha dominato le enormi difficoltà tecniche della Sinfonia, evidenziandone con incomparabile maestria ed espressione i ponti con il secolo a lei precedente, impersonato dal brano sentito nella prima parte del concerto.

La regia, sobria ed elegante, si è dimostrata funzionale alla musica, con una cura del dettaglio ben bilanciata con l’insieme; nel complesso quindi un grande concerto e una bella opportunità di partecipare, grazie alla tecnologia, a momenti di così elevata qualità artistica e culturale.

Per tutti gli abbonati alla Digital Concert Hall e tutti coloro che volessero “curiosare”, questo è il link alla pagina del concerto: http://www.digitalconcerthall.com/en/concert/4496/rattle-bronfman-brahms-lutosławski

 

Ritratto per orchestra

Ritratto per pianoforte e orchestra

 

Ritratto di Rosalia Nigrelli, Montmartre, luglio 2010

Ritratto di Rosalia Nigrelli, Montmartre, luglio 2010

Ritratto per pianoforte e orchestra è stato composto nel primo semestre del 2011 ed è dedicato a Rosalia Nigrelli per la duplice ricorrenza del suo quarantesimo compleanno e del decimo anniversario di matrimonio con l’autore.

Il brano riprende come base dei suoi sviluppi un’improvvisazione al pianoforte che l’autore ha registrato verso la fine degli anni Ottanta.

Il tema principale appare più volte nel corso del brano, proposto alternativamente dal pianoforte e dall’orchestra, inframmezzato da sezioni contrastanti che accrescono e diradano la tensione sonora, preparando nuove esposizioni tematiche caratterizzate da atmosfere sempre diverse.

L’orchestrazione è estremamente variegata: dalle rarefatte situazioni timbriche iniziali, caratterizzate dai freddi armonici dei violini, si passa a momenti di maggiore pienezza, di carattere tardo romantico.

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