Andrea Amici

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San Benedetto e l’attualità europea

San Benedetto

San Benedetto da Norcia

L’11 luglio, oltre a fare giusta memoria di uno dei più grandi santi della cristianità, è lo spunto per due riflessioni fra di loro collegate.

La prima legata alla fondamentale coscienza delle radici cristiane del continente europeo nella sua dimensione umana, giacché geograficamente non avrebbe neanche una nozione di continente.

La seconda, ben più profonda che lega il passato al presente nella riflessione storica, ricorda a tutti che qualunque tentativo di unione politica fallisce miseramente, mentre un’unione basata su valori più profondi è l’unica che può funzionare.

Oggi assistiamo a un misero fallimento di qualunque “misura” volta a salvare un’Unione Europea basata solo sulla moneta unica e quindi sui vuoti disvalori dell’economia fine a se stessa.

La cristianità insegna invece che, al di là di qualunque momentaneo e contingente incidente di percorso da mettere sempre in conto quando si ha a che fare con la dimensione umana, il valore spirituale dell’uomo è quello fondamentale.

Non può esistere un’Europa senza Dio e ogni cieco tentativo di escludere i più alti valori della persona umana legati all’esperienza religiosa e a una visione spirituale non fa altro che condurre all’autodistruzione.

Sulla vita e il tempo di San Benedetto, ovviamente, c’è un’enorme quantità di materiali, ma ho trovato interessante nella sua semplicità questa pagina: http://www.ora-et-labora.net/iltempodisanBenedetto.html

Inoltre, navigando da questo sito verso tutti i vari collegamenti si giunge a letture molto interessanti, quali ad esempio questa: http://www.ora-et-labora.net/moulin.html intitolata L’idea benedettina dell’uomo e la sua attualità.

 

Un ricordo di Giuseppe Sinopoli

Sono passati già dieci anni da quel 20 aprile 2001 quando Giuseppe Sinopoli morì tragicamente, colto da un infarto mentre stava dirigendo l’Aida di Giuseppe Verdi alla Deutsche Oper di Berlino.
Ero allora studente di direzione d’orchestra a Palermo e proprio la mattina dopo c’erano esercitazioni con l’orchestra del Conservatorio. Avevo appreso la notizia mentre viaggiavo da Messina a Palermo e ne avevo discusso ampiamente con un collega di studi, mio carissimo amico. Quella mattina ci fu una certa palpabile agitazione e un vago malcontento durante le prove, come se un sentimento diffuso di tristezza mista a disagio avesse investito tutti.
Sinopoli era già infatti un punto di riferimento artistico e umano: fra i direttori contemporanei era uno di quelli che stava scrivendo una nuova pagina nella storia dell’interpretazione, con quel suo caratteristico modo di accostarsi con spirito nuovo anche alle partiture più trite, con la capacità di indagare pieghe oscure dell’animo dei compositori, il tutto con un grande rigore storico e con una grande padronanza delle intenzioni e dei mezzi.

Lo ricordo adesso, perché anni fa, nella tarda estate, per noi Siciliani si pregustava la possibilità di andare ad ascoltare gli splendidi concerti del Maestro a Taormina, nella cornice del Teatro Antico, che con l’orchestra, era allora la Philharmonia di Londra, e Sinopoli acquisiva un’aura assolutamente irreale, con quello squarcio sullo sfondo fra le mura dell’architettura romana che lascia vedere il mare.
Ricordo la mia prima opera in tedesco, il Lohengrin, che Sinopoli propose con una bellissima e ieratica regia del pronipote di Wagner.
E ancora le sinfonie di Mahler, Elektra, con una brutta scenografia ma pur sempre di enorme potenza musicale, un indimenticabile primo atto della Walkiria preceduto dai Vier Letzte Lieder di Strauss e ancora tanti altri concerti di una levatura artistica talmente importante da non aver avuto più seguito nel territorio.
La bellezza della musica e l’atmosfera incantata della “Perla del Mediterraneo” avevano anche un interessante seguito nella puntuale cena con gli amici con i quali si era stati al concerto in un buono e rinomato ristorante di Taormina, dove, gustando le specialità della nostra terra, si discuteva animatamente di quanto si era ascoltato, fornendo ognuno illuminanti particolari e suggestioni, confrontando anche quanto già si conosceva attraverso altre interpretazioni e tra una parola e l’altra, si vedeva qualche volta arrivare e fermarsi pochi tavoli più in là proprio il maestro Sinopoli, anche lui a cena nello stesso locale, e si notava il suo volto, espressione di una mente ancora concentrata e immersa nelle profondità della bellezza che poco prima si era materializzata in un piccolo angolo di Paradiso.

Alle prese con l'Invalsi…

La recente disastrosa avventura della correzione delle prove nazionali INVALSI svoltesi nell’ambito dell’esame di stato conclusivo del primo ciclo hanno portato alla ribalta nazionale l’evidente inadeguatezza dei mezzi dell’Istituto Nazionale per la Valutazione e anche l’incuria per il lavoro e la dignità dei docenti, caricati di un peso inutile e anche aggravato da errori materiali francamente inammissibili. Il quotidiano La Sicilia, nell’edizione del 23 giugno, ha riportato parte di un mio intervento riguardo le disavventure e i disagi che tutti i docenti abbiamo vissuto nei giorni scorsi (leggi online la pagina). Pubblico qui tutta la storia che fra l’altro ha un finale assolutamente grottesco, con la speranza che, oltre a sensibilizzare l’opinione pubblica, tante proteste riescano in un certo qual modo a far rivedere al Ministero le sue posizioni riguardo queste prove e le procedure a esse connesse.

La prova nazionale dell’INVALSI che si svolge all’interno dell’esame di stato conclusivo del primo ciclo è una sorta di spettro che incombe innanzi tutto sugli alunni i quali da qualche anno a questa parte, nel corso del loro esame, si trovano a dover fronteggiare qualcosa di misterioso, propinato da un’entità percepita come lontana e oscura, soprattutto perché spesso inconsapevole e incurante delle diverse realtà scolastiche territoriali enormemente diversificate nel panorama del disequilibrio e del divario interregionale e addirittura all’interno della stessa città. Ma la prova nazionale è uno scoglio anche per i docenti che si trovano di fronte quanto meno a una giornata molto impegnativa e a dismisura più lunga della normalità.
Infatti oltre alla somministrazione delle prove, a seguito di procedure di apertura e consegna del materiale degne forse dei più imponenti segreti militari, i docenti hanno il compito di trascrivere le risposte dai questionari degli alunni su appositi moduli cartacei, nel contempo valutando la correttezza di gran parte dei quesiti.
Nonostante ci troviamo ormai in questo primo avanzato scorcio del XXI secolo, all’INVALSI non sono ancora pronti a fare il grande passo dell’abbandono del cartaceo, che rimane sotto forma delle suddette schede di registrazione degli esiti, ma quanto meno si è prevista l’assistenza del mezzo informatico: assieme alla griglia di correzione da scaricare, stampare e utilizzare (che per inciso già era in alcune parti sbagliata al momento della sua prima pubblicazione online, costringendo così l’Istituto Nazionale a una prima tempestiva e-mail di rettifica) era disponibile per il download anche un utile strumento di automazione per il calcolo del voto in base alla rilevazione delle risposte, cosa questa doppiamente utile non solo per venire incontro alle difficoltà dovute al dettagliato calcolo dei valori e dei range, ma soprattutto perché, lo ricordiamo, la prova nazionale ormai è entrata a tutti gli effetti nella valutazione finale dell’esame, partecipando quindi all’attribuzione del voto conclusivo, calcolato secondo una rigorosa, ancorché discutibile, media aritmetica.
Personalmente, poiché utilizzo abbondantemente nella mia attività didattica i fogli di calcolo per automatizzare i processi di valutazione (almeno per quanto riguarda un primo screening dei risultati), ho salutato con entusiasmo la presenza di un file Excel con tanto di macro che avrebbe portato a uno snellimento del lavoro e come me, penso, tanti altri miei colleghi.
Sarebbe bastato quindi inserire le risposte degli alunni (ahimè già trascritte comunque sul buon vecchio e duro a morire supporto cartaceo) per ottenere alla pressione di un pulsante il calcolo del voto finale da attribuire alla prova.
Sarei stato anche disposto a passare sopra al problema dell’assoluta inoperatività del foglio di calcolo con il diffusissimo pacchetto OpenOffice, nonostante io sia un sostenitore del software open-source, ma lo snellimento del lavoro si prospettava realmente notevole.
I condizionali fin qui usati, purtroppo, sono stati d’obbligo, come si suol dire: terminato nel tardo pomeriggio dello stesso giorno della prova il pur comunque estenuante e faticoso lavoro di trascrizione cartacea, verifica e inserimento dei dati al computer, ecco questa mattina la classica “doccia fredda” dall’amaro sapore di una beffa: in una mail spedita alle ore 20:11 del giorno 20 l’INVALSI comunicava che il foglio di calcolo era banalmente sbagliato nella sua programmazione e quindi chi come me si era affidato fiduciosamente alla correzione “computer-aided” era destinato a rivedere praticamente tutte le prove per quanto riguardava due quesiti di matematica e tutti gli elaborati che avessero riportato un risultato inferiore o uguale a venti punti nella prova di italiano. Per la mia classe si è trattato di ben dodici elaborati su sedici, per gli altri, nella scuola in cui lavoro, almeno di una media di un 25% di elaborati. Nella mail si davano pertanto precise istruzioni: ricalcolare il punteggio scaricando una nuova “maschera” dal sito dell’Istituto.
Oltre quindi al controllo della correttezza di due quesiti di matematica si è dovuto procedere al reinserimento da zero dei dati di un gran numero di alunni, onde ottenere il giusto risultato, il tutto fra le proteste generali, il malcontento, la necessità di fare costante appello, per sedare gli animi dei più rivoltosi e riottosi, al senso di professionalità di ciascun docente, ma soprattutto ribadendo la necessità di non penalizzare gli alunni con una votazione sbagliata e ingiusta proprio nell’ultimo momento di questo loro percorso formativo.
Tra le tempeste, comunque, la nave, dopo un’altra mattinata di lavoro e il conseguente ritardo delle seguenti procedure d’esame, alla fine è arrivata in porto, fatte salve eventuali altre novità che dovessero ancora arrivare.
Anche solo a questo punto arrivati, mi si permetta però di dire che era stato fin troppo facile da parte dell’INVALSI chiudere una mail con delle scuse, come ha fatto il responsabile della prova nazionale in una nota inviata alle scuole per posta elettronica, era fin troppo facile sperimentare forse con una certa superficialità sul lavoro dei docenti e sulla valutazione degli studenti: quanto accaduto, anche senza considerare gli ulteriori sviluppi che la faccenda avrebbe avuto di lì a poco, sarebbe sufficiente per aprire un momento di ampia riflessione sulla effettiva serietà della preparazione degli strumenti operativi da parte dell’INVALSI, su quanto ci sia di semplice apparenza e quanta invece sia la reale sostanza di quello che si sta realizzando e soprattutto una ben più ampia riflessione sulla necessità della revisione dei canoni reali di rispetto del lavoro dei docenti, obbligati a un dispendio di energie assolutamente sproporzionato e vessati, come in questo caso, da banali errori che rischiano di compromettere alla fine il clima di serenità e di impegno necessari in una tappa sicuramente fondamentale della crescita degli alunni.
Fin qui la storia che sicuramente la maggior parte ormai conosce, ma l’avventura non era finita, perché alle 15:34 del 21 giugno, quando cioè finalmente, almeno nella mia scuola, si era concluso il lavoro di reinserimento, ricalcolo e confronto con la valutazione precedente (che comunque in molti casi non era sbagliata per quanto concerne il voto finale), ecco l’ennesima mail dell’INVALSI: in allegato un file zip con dentro un nuovo file Excel e un file di istruzioni, con preghiera di “avvalersi di una persona mediamente esperta nell’uso del computer“; seguendo la guida fornita in PDF, nel giro di massimo tre minuti, è bastato aprire il primo file, quello realizzato con il foglio di calcolo sbagliato, contemporaneamente a questo nuovo file ricevuto per email per avere, con un colpo di bacchetta magica, il tutto sistemato, senza dover reinserire niente manualmente e per giunta con evidenziati i risultati finali che hanno avuto variazioni di voto a seguito della procedura di ricalcolo con correzione automatica.
A questo punto, dopo aver speso tante energie, forse sarebbe stato meglio non dire nulla di quest’ultimo sviluppo a tutti coloro che, pur lamentandosi, avevano completato comunque il reinserimento spendendo un’altra mattina di lavoro ignari di questo nuovo strumento che sarebbe
stato rilasciato nel primo pomeriggio, per non scatenare cieche ire nei confronti di un’istituzione come l’INVALSI che già ormai per la classe docente non gode certo di stima, ma l’amore per la verità impone che su tutta la faccenda si faccia la massima e dovuta chiarezza, non potendo far passare sotto silenzio questa ennesima perdita di tempo e di energie, questa nuova beffa di una soluzione all’intoppo totalmente automatica che è arrivata ancora una volta quando ormai tutto il lavoro, o comunque la maggior parte di esso, era stato già per ben due volte portato a termine, una soluzione che invece, se fornita in tempo, avrebbe evitato un ulteriore aggravio di impegno.
Se proprio quindi si pensa che sia così necessaria la presenza di questa prova nazionale all’interno dell’esame di stato, almeno per tempo si pensi di preparare con cura tutte le procedure e soprattutto si pensi a un’adeguata ed equa ripartizione del carico di lavoro, in modo che non sia sproporzionatamente sbilanciato sulle spalle dei docenti.
Prof. Andrea Amici

Uccidere è facile come bere un bicchiere d'acqua

È di queste ore la notizia della possibile introduzione anche in Italia della pillola abortiva RU486, una scelta che come sempre dimostra la leggerezza italiana nell’apertura a modelli di vita superficiali e acriticamente subiti.

Non entro ovviamente nel merito delle questioni mediche, lasciando a penne più esperte la discussione, tuttavia una riflessione personale mi sembra assolutamente doverosa. Il metodo farmacologico, rispetto a quello chirurgico che pure personalmente trovo cosa essenzialmente deprecabile, contiene in sé alcuni aspetti che rendono ancora più evidente da una parte il disprezzo per la vita umana, dall’altro la banalizzazione di esperienze umane che lasciano invece un profondo segno nella crescita e nella maturazione della persona umana.

Per il primo punto, il disprezzo per la vita umana è evidente: se basta effettuare un gesto talmente abituale come bere un bicchiere d’acqua per interrompere una gravidanza e quindi distruggere ogni traccia di una vita umana, mi sembra chiaro che purtroppo ci si scandalizza di fronte alle aberrazioni della storia umana ma nel proprio privato ci si sente assolutamente autorizzati a compiere in maniera assolutamente acritica e superficiale un omicidio; non mi si venga naturalmente ad obiettare che non si tratta di vita umana alle prime settimane nel grembo materno: chi come me ha avuto esperienza – nel mio caso come padre, ma ancor di più immagino per una donna – delle prime ecografie fetali dovrebbe ricredersi.

Ancora più grave è il messaggio che una Nazione dà ai giovani; proprio nel momento in cui la gravissima crisi in cui l’Italia versa necessiterebbe un’insistenza sulla valorizzazione della vita, della solidarietà, della moralità (se ne parla tanto, la si definisce una “questione” ma si rivelano come sempre vuote parole), si indica ai giovani la via più semplice per continuare nella loro sregolatezza – mi riferisco alla facilità con cui viene vissuta la propria fisicità da parte delle giovani generazioni – anziché cercare di creare una coscienza che guidi alla scelta responsabile.

Se per i nostri legislatori uccidere è facile come bere un bicchiere d’acqua, mi sento sempre più lontano da una società che evidentemente per giustificare se stessa cede agli alibi più aberranti.

Oggi in Italia la democrazia si spegne

In generale nel mio blog mi occupo principalmente di musica, di tecnologia, di progetti, lavori e novità; oggi è necessario soffermarsi sulla cronaca politica, per registrare, grazie alla libertà di internet, il dissenso e il dolore nel vedere che oggi, proprio in questa giornata di fine ottobre, la democrazia in Italia va realmente spegnendosi.

L’approvazione del decreto Gelmini sulla scuola e l’università, nell’insensibilità totale di una maggioranza parlamentare nei confronti della protesta in piazza, delle critiche (seppur sempre troppo blande) dell’opposizione e soprattutto mentre all’esterno i nuovi giovani squadristi punivano i manifestanti con un volo di sedie assolutamente disdicevole per un Paese di grandissima eredità culturale e umana come l’Italia (peraltro perpetrato anche davanti ai turisti stranieri), sono gravissimi segnali di una democrazia che va morendo, di una repubblica parlamentare che ha rinunciato al suo centro vitale, il parlamento appunto, totalmente esautorato da un sistema maggioritario che di fatto ha consegnato il potere esecutivo e legislativo nelle mani di persone che sono immemori del sacrificio umano, morale e culturale dei padri della Repubblica Italiana.

E’ con grande dolore e rammarico che occorre constatare la gravità della situazione che si è concretizzata in questo giorno che sarà ricordato come uno dei più neri della storia democratica italiana.

Domani mi unirò alla protesta di tutti i lavoratori della scuola, che ancora credono nella loro missione, nonostante il governo pensi che la ricetta per risolvere i problemi della nostra Nazione siano i tagli all’istruzione, alla ricerca e alla cultura in generale, anziché proprio un loro incentivo, unica reale possibilità per un progressivo rilancio sociale e morale dell’Italia ormai mortificata da troppi anni di inutile consumismo e politiche fallimentari.

Di chi le responsabilità? Di un sistema che non esito a definire fallimentare, appunto, ma anche della totale carenza di uomini, di figure politiche di indiscussa statura morale, etica e intellettuale, dotate di preparazione specifica. Ma la situazione odierna è anche il frutto amaro che oggi raccogliamo della politica dell’estrema sinistra che quando si è trovata a dare appoggio a un governo tutto sommato, nella crisi generale di figure umane capaci di svolgere il loro ruolo, accettabile di fatto ha consegnato il potere nelle mani di chi oggi ci governa e sé stessa all’oblio parlamentare.

Da Natale a Pasqua…

Mi accorgo solo adesso, riguardando il mio blog su Musica & Multimedia, che l’ultimo post risale “solamente” al periodo natalizio: da Natale a Pasqua, quindi, senza annotare alcuna idea, alcuna novità. Tutto fermo, allora? Nessuna nuova iniziativa? Nessun nuovo lavoro?

Ebbene i pensieri e i progetti fervono e si susseguono l’un l’altro a velocità vertiginosa, solo il tempo è tiranno fra impegni di lavoro e spazi per la riflessione che – ahimè – si assottigliano sempre di più.

Tuttavia il tempo non passa invano e alle soglie di queste festività pasquali e di un brevissimo stacco dall’attività lavorativa (finché ancora ci si consentirà di usufruire di qualche giorno per potersi concentrare sulla dimensione religiosa, purtroppo oggi molto messa in secondo piano anche dai legislatori che si occupano molto di garanzie ma spesso non tutelano quelle ovvie…) vorrei illustrare alcune idee, alcuni progetti e alcuni lavori che spero presto saranno visibili a tutti su internet.

Se dovessi definire con una sola parola chiave questi ultimi mesi, userei senza dubbio: sperimentazione. E sperimentazione su vari fronti, fra i quali si pone come catalizzatore il computer, la longa manus che ormai permette sempre di più di concretizzare la propria fantasia.

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Addio a Luciano Pavarotti

Luciano Pavarotti

Il mondo della lirica, della musica, dello spettacolo vivono un intenso momento di lutto per la morte di Luciano Pavarotti. La notizia ha da subito fatto il giro del mondo e non poteva essere diversamente: la popolarità del tenore modenese è talmente vasta e trasversale da meritarsi ampio spazio su tutti i media.

Il valore di Pavarotti è indiscusso e dispiace che all’indomani della sua morte molti suoi detrattori si siano così ferocemente accaniti tanto da, a mio parere, meritare il monito pariniano del noli insaevire in mortuos. Personalmente non sono un fan del Big Luciano e sicuramente sono convinto del fatto che le incursioni nella musica di estremo consumo, anche se peraltro in nome della beneficenza, siano comunque molto discutibili soprattutto per la mancanza di una pariteticità dei ruoli: è stato infatti il Pavarotti della lirica che si è piegato al consumismo della musica leggera fin quasi ad annullarsi in essa; non quindi l’idea di beneficenza (ovviamente) ad essere deprecabile ma l’esito artistico e il minor rilievo qualitativo.

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Il web portatile

La vacanza estiva porta spesso lontano dalla propria sede e dalla propria adsl; abituati ormai ad essere connessi ad alta velocità per tutto l’anno, per passione, per propaggini di lavoro estivo o semplicemente per “sana” abitudine, si rende necessaria una connessione a internet anche in assenza della propria attrezzatura casalinga.

L’infrastruttura dei gestori di telefonia mobile consente oggi effettivamente una discreta connettività che, seppure non consenta di staccarsi ancora dal cordone ombelicale della rete fissa, tuttavia si propone come un valido supporto alla necessità di connettività in movimento.

I limiti tutt’oggi sono costituiti da due fattori, il primo dei quali, alla fin fine non poi così troppo rilevante, è quello della larghezza di banda: se pure l’umts non sia paragonabile all’ampiezza delle ultime linee dati della telefonia fissa, in ogni caso dà la possibilità di fruire di quasi tutti i servizi disponibili senza incappare in estenuanti tempi di attesa che alla fine pregiudicano l’esperienza comunicativa; il vero limite invece sono le tariffe, realmente proibitive, data l’effettiva assenza di un piano flat. Il traffico dati sulle reti mobili prevede alla base una tariffazione “a consumo“, quindi basato sul traffico generato.

A conti fatti quindi la linea mobile, tranne a condizione di essere un ricco industriale, potrebbe servire a mala pena per controllare la propria casella di posta elettronica, senza neanche aprirne tutti i messaggi. Considerando poi che quasi nessun sito presenta una versione ottimizzata per i cellulari, o comunque un’economizzazione delle risorse, il dispendio in fatto di kilobyte è veramente proibitivo.

Entrano in gioco a questo punto le tanto sbandierate offerte dei gestori nostrani mascherate da occasioni imperdibili a suon di divertenti gag, musica e attori o calciatori famosi.

Passandole in rassegna effettivamente il panorama appare vasto, ma non sempre conveniente; per prima cosa, prima di scegliere occorre valutare attentamente le proprie abitudini e capire di cosa si ha bisogno.

Il navigatore occasionale probabilmente potrà accontentarsi di promozioni che scambiano la tariffazione a consumo con quella a tempo, ma ricordo a tutti che fu una grande conquista per il consumatore quando si passò al flat e ci si liberò dell’ansia di consultare le pagine a una velocità che di fatto impone dei tempi di riflessione nulli, soprattutto anche in considerazione dei tempi di rendering delle singole pagine.

Personalmente quindi scarto questo tipo di offerta a priori, in favore di quelle che comunque basano la tariffazione sul consumo, anche se sembra che i gestori tendano a uniformare le loro offerte all’opposto.

La proposta che a mio parere si avvicina maggiormente alle esigenze del “navigatore” moderno è quella della Wind che propone un bonus di traffico dati consistente nel suo piano Mega No Limit.

Con un’offerta di questo tipo è effettivamente possibile consultare il web, la posta ma anche aggiornare il proprio blog, procedere all’upload delle foto delle vacanze da condividere con gli amici e i parenti sui vari servizi come Panoramio, Flickr o Picasa, svolgere attività più avanzate come lo sviluppo di pagine html e della loro grafica e gestire l’aggiornamento di un sito via ftp, ricordando naturalmente che comunque c’è un limite nella gestione di volumi troppo grandi di dati.

Basta quindi in questa condizione attrezzarsi di un telefono cellulare possibilmente umts e via bluetooth utilizzarlo come modem per il computer portatile per crearsi una postazione mobile (sempre) connessa ad internet.

La necessità di una rifondazione umanistica dell'arte

Il pianista americano Keith Jarrett

Il pianista americano Keith Jarrett

Un pianista improvvisamente fischiato, un pianista che insulta un pubblico che da sempre gli tributa un successo sicuramente meritato ma, a mio avviso, altrettanto alle volte gonfiato da un fanatismo quasi faziosamente alimentato da frange di “estimatori” in visibilio per una presunta capacità di diagonalizzazione a cavallo di stili diversi.

Innegabile il talento di Keith Jarrett che a me pare eternamente da bambino prodigio, ostentatamente alla ricerca di una semplicità e purezza di approccio che forse tradisce l’assenza di mezzi culturali di approfondimento della dimensione teoretica.

Ma torniamo all’attualità, a un insulto verso una città che di per sé meriterebbe rispetto sol perché paga, se non per la sua centenaria tradizione culturale; tutto per un flash, più propriamente per l’assenza di una quarta dimensione che per l’arte non può che coincidere con un’estrinsecazione di umanesimo.

L’episodio di primo acchito può sembrare una di quelle pose tipiche dell’idiosincrasia del divo, ma a ben guardare forse affonda le sue radici in una ben più profonda assenza di una dimensione umana dell’arte.

A sentire le funamboliche improvvisazioni del nostro, accompagnate da quel discutibile vocaleggiare in falsetto che i più osannano come una forma di trance mistica (in un periodo peraltro di totale indifferenza nei confronti dell’estasi compositiva di stampo ultraromantico) sembra che l’arte si limiti ad una superficiale ripetizione di formule, che ruotano su se stesse esaurendosi in un poco approfondito giuoco di esteriorità.

La mancanza di approfondimento si palesa in tutta la sua assenza di problematicità nelle esecuzioni del repertorio classico di Jarrett, dove si evidenziano i limiti di un mancato approfondimento umanistico.

Umanesimo non è solo approfondimento culturale, ma soprattutto sostanzialità di un’universale visione dell’arte inquadrata in valori umani, per la fondazione di un’estetica che alla vacuità sostituisca una profondità di analisi non fine a se stessa ma portatrice di valori. E questi valori accrescono a loro volta la coscienza che l’arte è condivisione, apertura, missione, fratellanza: “alle menschen werden brüder“, secondo le parole di Schiller, sulla base di un comune senso di umanità, di un arricchimento dell’umanità attraverso un sogno di bellezza ben lontano da un insulto alle persone e alla cultura di un luogo che ha come unica colpa l’aver voluto gustare il pianismo di un artista e in particolare la possibilità di portare a casa un’immagine, un ricordo di un’esperienza da condividere.

Cinquantesimo Anniversario della morte di Arturo Toscanini

Oggi ricorre il 50° anniversario della morte di Arturo Toscanini, il più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi, colui che (come Liszt nell’800 per il pianoforte) fece del direttore d’orchestra la figura che tutti siamo abituati a conoscere e – in certi casi – purtroppo già in decadenza.

E’ importante che questo grande venga ricordato nel mondo intero, non solo per la sua musica che ancora oggi, grazie alle incisioni discografiche, continua a essere un modello di perfezione interpretativa e un arricchimento dello spirito per tutti coloro che hanno la fortuna e la sensibilità di accostarsi ad essa, ma anche per il grande modello di moralità e integrità che Toscanini ha rappresentato e che l’uomo ha manifestato nella serietà del lavoro e dell’approccio interpretativo, nelle scelte politiche, nella filantropia di tante sue iniziative.

Poco importa, infatti, che il carattere di Toscanini fosse così spesso rude o intransigente, di fronte ai grandissimi meriti della sua personalità e delle sue scelte: convinto repubblicano, non solo fu, ad esempio, l’unico a schierarsi apertamente contro tutti i regimi totalitari e a scegliere e additare la via dell’esilio come forma di protesta (ricordiamoci che lasciò l’Italia fascista e anche l’amato festival di Bayreuth per non avere nulla a che spartire con il regime nazista), ma per l’Italia in guerra e nei difficili momenti della prima ricostruzione morale prima ancora che strutturale e della critica scelta della forma di governo monarchica o repubblicana fu un vero e proprio faro, un modello di integrità al quale tendere e anche nel momento del bisogno una mano paterna pronta al contributo materiale oltre che umano. Un uomo quindi che ha ancora oggi molto da insegnare alle giovani generazioni e anche alle meno giovani che spesso dimenticano da dove siamo venuti e le priorità sulle quali occorrerebbe puntare per una vera rinascita non solo culturale ma integrale.

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