Nell’anniversario della nascita

Ero studente del liceo a Messina, nella seconda metà degli ormai lontani anni Ottanta, quando ebbi l’opportunità di assistere a un concerto di Michel Petrucciani.

Anche se non ne ricordo esattamente la data, né purtroppo ho ritrovato alcun riferimento sul web, ho nella mente un’immagine vivida di quella sera al Teatro Vittorio Emanuele della città dello Stretto. Erano gli anni in cui il Brass Group, la società concertistica palermitana che all’epoca aveva anche una sezione messinese, organizzava eventi con figure di grande spicco del panorama internazionale del jazz, fra le quali ricordo Herbie Hancock, Art Blakey, Oscar Peterson e tanti altri.

Petrucciani, che oggi avrebbe compiuto 56 anni, apparve sul palco in braccio a un assistente che lo depose sul seggiolino del pianoforte; avevo già ascoltato il musicista dai suoi album, ma l’avevo visto soltanto in fotografia (YouTube ancora, ovviamente, non esisteva…) e la sua fragile figura, dal vivo, com’è naturale, impressionò subito tutti; il grande pianista francese, già considerato una delle massime vette del jazz internazionale, con un gran sorriso e un’incredibile naturalezza, si lanciò con il suo trio in un lungo e articolato viaggio fra i grandi standard di repertorio e sue composizioni, regalando anche intensi momenti affidati alla poesia del solo pianoforte.

Michel Petrucciani

La tecnica assolutamente straordinaria, il rigore delle sue improvvisazioni sempre ricche di grandi spunti melodici e mai sfoggio di eventuali pur ben confezionati cliché, lo portavano a vette realmente inarrivabili, tanto più se si considerano gli enormi limiti fisici imposti dalla sua disabilità e i dolori causati anche durante le sue esecuzioni (e quindi anche durante quella sera a Messina) dalle continue fratture ossee dovute alla sua malattia.

Eppure il grande pianista continuava a dispensare la sua splendida musica, nonostante tutto, con una caparbia fiducia nella vita, nella bellezza dell’arte, prendendosi ogni tanto qualche breve pausa chiudendo il copri tastiera del pianoforte e appoggiandovisi sopra, come sulla spalla di un vecchio e fedele compagno di vita, ricominciando subito un inesauribile vortice di idee musicali che si inseguivano con una rapidità tale da non dare neanche il tempo di riflettere su quanto stesse accadendo senza che già si passasse oltre verso sempre nuove trovate.

Le qualità che apprezzai quella sera, affinatesi in seguito sempre di più oltre il già enorme livello allora dimostrato, sarebbero state compagne di tanti altri ascolti discografici, perché continuai a seguire Petrucciani nel corso degli anni, fino ad oggi, a quasi vent’anni dalla sua scomparsa, la cui ricorrenza sarà il prossimo 6 gennaio.

In questo 28 dicembre, giorno del suo compleanno, mi piace ricordare così il pianista francese, con questa mia esperienza personale e il ricordo vivo di un musicista veramente impareggiabile ma anche di un grande esempio di fiducia nella vita e di capacità di andare oltre i propri limiti.