Andrea Amici

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Tag: politica

San Benedetto e l’attualità europea

San Benedetto

San Benedetto da Norcia

L’11 luglio, oltre a fare giusta memoria di uno dei più grandi santi della cristianità, è lo spunto per due riflessioni fra di loro collegate.

La prima legata alla fondamentale coscienza delle radici cristiane del continente europeo nella sua dimensione umana, giacché geograficamente non avrebbe neanche una nozione di continente.

La seconda, ben più profonda che lega il passato al presente nella riflessione storica, ricorda a tutti che qualunque tentativo di unione politica fallisce miseramente, mentre un’unione basata su valori più profondi è l’unica che può funzionare.

Oggi assistiamo a un misero fallimento di qualunque “misura” volta a salvare un’Unione Europea basata solo sulla moneta unica e quindi sui vuoti disvalori dell’economia fine a se stessa.

La cristianità insegna invece che, al di là di qualunque momentaneo e contingente incidente di percorso da mettere sempre in conto quando si ha a che fare con la dimensione umana, il valore spirituale dell’uomo è quello fondamentale.

Non può esistere un’Europa senza Dio e ogni cieco tentativo di escludere i più alti valori della persona umana legati all’esperienza religiosa e a una visione spirituale non fa altro che condurre all’autodistruzione.

Sulla vita e il tempo di San Benedetto, ovviamente, c’è un’enorme quantità di materiali, ma ho trovato interessante nella sua semplicità questa pagina: http://www.ora-et-labora.net/iltempodisanBenedetto.html

Inoltre, navigando da questo sito verso tutti i vari collegamenti si giunge a letture molto interessanti, quali ad esempio questa: http://www.ora-et-labora.net/moulin.html intitolata L’idea benedettina dell’uomo e la sua attualità.

 

Io vado a votare, passaparola!

Io vado a votare
Musica & Multimedia non è un sito dedicato alla politica, né tanto meno una testata giornalistica o qualcosa di simile, ma semplicemente un sito personale, nel quale si parla di arte, di musica, e si fa anche un implicito riferimento al collegamento fra l’espressione artistica e le nuove tecnologie.
Ho deciso comunque, da libero cittadino di un paese libero, di condividere temporaneamente sul mio blog il logo dell’iniziativa “io vado a votare, passaparola” perché fermamente convinto dell’utilità teorica e pratica dei quesiti referendari che si pongono al popolo italiano.
Seppure quindi, non manzonianamente, mi ritrovo quattro-cinque lettori, con questi quattro o cinque voglio condividere la mia idea e il mio semplice impegno per fare qualcosa, una piccola goccia che tuttavia influenzerà in qualche modo il futuro.
Prima di tutte una considerazione. Nel mio precedente post di auguri alla Repubblica italiana per il suo sessantacinquesimo compleanno, ho cercato di additare, come peggiore dei mali del nostro stato, la tendenza alla disaffezione all’esercizio della democrazia. Ebbene la prossima chiamata alle urne è sicuramente la forma più alta di partecipazione democratica alla vita pubblica dello stato, poiché si abbandona la rappresentatività e si ha invece l’occasione di vivere in prima persona il proprio impegno civico. E proprio in un momento storico in cui sembra che la rappresentatività sia momentaneamente sospesa, il referendum diviene quindi un momento di altissimo impegno e necessità, creando un vero e proprio imperativo morale che rende tutti gli astensionisti in realtà dei veri e propri assenteisti dal punto di vista civico e sociale.
Secundis l’importanza e la validità dei quesiti. Non stiamo parlando qui, infatti, di piccole scelte, ma di grandi e importanti svolte. La prima ambientalistica, quella sull’energia nucleare: di fronte a chi in maniera subdola cerca soltanto un facile interesse economico e prospetta miracoli senza pensare neanche ai propri eredi, ricordiamo che l’atomo è obsoleto, come tutte le forme di energia che inquinano, petrolio compreso con l’unica differenza di avere un impatto distruttivo minore; ricordiamo che non esiste sicurezza alcuna in nessun impianto, meno che mai in uno stato dove si ha l’abitudine ad aggirare anche le più elementari norme di sicurezza in vista del guadagno; ricordiamo infine che l’Italia è un territorio geologicamente in grave dissesto e sismicamente instabile, dove le forme di energia alternative, come il sole e il vento, sono invece abbondantemente presenti ancorché ignorate.
Occorre quindi una netta presa di posizione e anche un tenere alta la guardia nei confronti di chi sicuramente vorrà eventualmente far rientrare dalla finestra ciò che viene democraticamente fatto uscire dalla porta.
La seconda scelta relativa ai beni primari, in questo caso l’acqua, che devono essere di tutti: non è la presenza del privato che può garantire un elevamento della qualità dei servizi, bensì la moralizzazione dello stato e dei suoi funzionari che ha la capacità di far fruire a tutti in maniera equa e adeguata l’accesso ai beni che sono stati creati per tutti indistintamente.
Infine che dire sul quesito che mette in campo il pronunciamento contro un esempio della legislazione ad personam : qui la risposta viene da sé; si vuole che lo stato italiano proceda sempre meno verso l’equità sociale o si vuole almeno dare un segnale di fiducia nei confronti della giustizia, seppure ribadendo la necessità di un adeguato funzionamento di tutti gli apparati dello stato?
Ci fermiamo qui, ricordando che in queste pagine si parla di arte, ma non esiste arte senza una società e soprattutto non esiste arte in un mondo devastato dall’incuria generale e autodistruttiva di capi che non hanno prospettive.

Buon compleanno, Repubblica

Sessantacinque anni, portati male.
Nata sotto grandi auspici, con grandi aspettative, grandi ideali, grandi prospettive, la Repubblica votata il 2 giugno dal popolo italiano finalmente scrollava di dosso all’Italia il debito contratto con l’idea monarchica dell’unificazione che pure aveva avuto un indiscusso successo nell’incanalare le forze risorgimentali verso una convergenza pratica, tuttavia imponendo alla neonata nazione un fardello di dipendenza a una casa regnante di non grande levatura politica, che avrebbe infine consegnato se stessa e i destini di tutti alla follia fascista.

La storia italiana dal 1946 a oggi è un percorso controverso, pieno di contraddizioni, di misteri insoluti, di autoinganni e un camminare spesso sull’orlo del precipizio, come anche un percorso di indubbi meriti; il pregio maggiore la democrazia, il difetto maggiore forse quello di sottostimare la democrazia. Così il popolo italiano, abituato per secoli a vedere lo stato come altro da sé, ha visto in tutti questi anni non una rappresentanza degna di sé ma un susseguirsi di imbrogli, promesse non mantenute e abbagli, culminati nella storia più recente, in cui l’illegalità viene fatta passare per normalità, l’arte degenerata di essere sempre in piedi con l’inganno, la compravendita del consenso e l’interesse personalistico diventano uno sfacciato modello di vita da imitare, un modello pronto a raggirare quanto di più fondamentale ci possa essere nell’istituzione repubblicana: la democrazia, la solidarietà sociale, il bene comune e lo sguardo coraggioso e impegnato verso il futuro.

E ci si abitua purtroppo a un livello di vita sociale e statale estremamente ridotto, diremmo dimidiato, come se lo stato sia qualcosa da subire e non da vivere; così una grossa fetta della popolazione, caratterizzata da ignoranza e passività, consegna se stessa a chi riesce a incantarla meglio con promesse a breve termine, arrivando a consegnare anche le chiavi del proprio futuro.

A un passo dalla deriva antidemocratica purtroppo più volte vissuta nella sua centocinquantenaria esistenza, l’Italia sembra oggi essersi svegliata prima di alcune scelte definitive che l’avrebbero definitivamente affondata, ma cosa accadrà adesso è cosa incerta e ancora imprevedibile. Cosa ci si aspetta? Forse l’immaginario collettivo sull’onda dell’entusiasmo attende un colpo di bacchetta magica che improvvisamente faccia sembrare tutto un brutto sogno, ma purtroppo si sa bene che così non sarà e proprio quando la delusione dei più diverrà effettiva, starà proprio alla maggioranza della popolazione dimostrare che veramente qualcosa è cambiato, dando il consenso non a chi promette, ma a chi si impegna almeno a tentare e a pensare a lungo raggio.

E allora, sessantacinque anni portati male: tuttavia, buon compleanno, Repubblica Italiana!

Oggi in Italia la democrazia si spegne

In generale nel mio blog mi occupo principalmente di musica, di tecnologia, di progetti, lavori e novità; oggi è necessario soffermarsi sulla cronaca politica, per registrare, grazie alla libertà di internet, il dissenso e il dolore nel vedere che oggi, proprio in questa giornata di fine ottobre, la democrazia in Italia va realmente spegnendosi.

L’approvazione del decreto Gelmini sulla scuola e l’università, nell’insensibilità totale di una maggioranza parlamentare nei confronti della protesta in piazza, delle critiche (seppur sempre troppo blande) dell’opposizione e soprattutto mentre all’esterno i nuovi giovani squadristi punivano i manifestanti con un volo di sedie assolutamente disdicevole per un Paese di grandissima eredità culturale e umana come l’Italia (peraltro perpetrato anche davanti ai turisti stranieri), sono gravissimi segnali di una democrazia che va morendo, di una repubblica parlamentare che ha rinunciato al suo centro vitale, il parlamento appunto, totalmente esautorato da un sistema maggioritario che di fatto ha consegnato il potere esecutivo e legislativo nelle mani di persone che sono immemori del sacrificio umano, morale e culturale dei padri della Repubblica Italiana.

E’ con grande dolore e rammarico che occorre constatare la gravità della situazione che si è concretizzata in questo giorno che sarà ricordato come uno dei più neri della storia democratica italiana.

Domani mi unirò alla protesta di tutti i lavoratori della scuola, che ancora credono nella loro missione, nonostante il governo pensi che la ricetta per risolvere i problemi della nostra Nazione siano i tagli all’istruzione, alla ricerca e alla cultura in generale, anziché proprio un loro incentivo, unica reale possibilità per un progressivo rilancio sociale e morale dell’Italia ormai mortificata da troppi anni di inutile consumismo e politiche fallimentari.

Di chi le responsabilità? Di un sistema che non esito a definire fallimentare, appunto, ma anche della totale carenza di uomini, di figure politiche di indiscussa statura morale, etica e intellettuale, dotate di preparazione specifica. Ma la situazione odierna è anche il frutto amaro che oggi raccogliamo della politica dell’estrema sinistra che quando si è trovata a dare appoggio a un governo tutto sommato, nella crisi generale di figure umane capaci di svolgere il loro ruolo, accettabile di fatto ha consegnato il potere nelle mani di chi oggi ci governa e sé stessa all’oblio parlamentare.

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