Andrea Amici

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Tag: ricorrenze

Il giorno del silenzio

Il Sabato Santo è per la Chiesa cattolica un giorno di silenzio e di riflessione, nel quale, dopo la celebrazione dei due giorni precedenti del triduo, la cena e la passione e morte del Cristo, si medita la sua permanenza nella condizione della morte della sua carne, ma soprattutto la suadiscesa agli inferi e quindi il mistero della salvezza della condizione umana imprigionata nella schiavitù della morte come condizione irrevocabile.

La seconda lettura dell’ufficio mattutino nella Liturgia delle Ore di questa giornata presenta il testo di un’antica omelia che in maniera molto suggestiva nel presentare quasi visivamente l’incontro di Cristo con il progenitore Adamo e la liberazione in lui dell’intera natura umana, veicola gli altissimi concetti teologici e l’esemplificazione dei simboli della redenzione e dell’azione salvifica dei sacramenti.

La discesa agli inferi è infatti un momento teologicamente importantissimo, fondamentale nel mistero pasquale, tant’è che nella raffigurazione orientale della risurrezione, l’Anastasis, Cristo è rappresentato nel momento in cui prende per mano Adamo ed Eva, simboleggiando così il dono della vita nuova fatto alla condizione umana, e l’episodio è presente anche “Credo” apostolico, diversamente da quello niceno-costantinopolitano, nel quale si passa direttamente dalla passione e sepoltura alla risurrezione.

Ma in un altro grande “luogo” della letteratura italiana è presente un accenno alla discesa agli inferi: si tratta di quello splendido compendio di poesia, arte, “scienza” e teologia che è la Divina Commedia.

Dante incontra gli spiriti dei non battezzati

Dante incontra gli spiriti dei non battezzati

Nel Quarto Canto dell’Inferno è Virgilio che racconta di aver visto, dopo non molto tempo dalla sua permanenza nel limbo, “un possente con segno di vittoria coronato“, Cristo, appunto, che, disceso nella prima parte dell’inferno, ne trae fuori il progenitore, suo figlio Abele, Mosè e via via patriarchi e profeti, e “feceli beati“, riscattandone la natura, perché “dinanzi ad essi spiriti umani non eran salvati“.

Il racconto dantesco è, come sempre, di forte impatto poetico e descrittivo, con una concezione dell’aldilà legata al tempo, come se i regni ultramondani scorressero in un tempo parallelo, cogliendo (e risolvendo) in maniera molto suggestiva l’intervento salvifico nei confronti dell’umanità.

Vale la pena riportare integralmente il testo dantesco, da ammirare in tutta la sua bellezza.

Gran duol mi prese al cor quando lo ‘ntesi,
però che gente di molto valore
conobbi che ‘n quel limbo eran sospesi.
«Dimmi, maestro mio, dimmi, segnore»,
comincia’ io per volere esser certo
di quella fede che vince ogne errore:
«uscicci mai alcuno, o per suo merto
o per altrui, che poi fosse beato?».
E quei che ‘ntese il mio parlar coverto,
rispuose: «Io era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente,
con segno di vittoria coronato.
Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moïsè legista e ubidente;
Abraàm patrïarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé,
e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
spiriti umani non eran salvati».

(Inferno IV, 46 ss)

 

San Benedetto e l’attualità europea

San Benedetto

San Benedetto da Norcia

L’11 luglio, oltre a fare giusta memoria di uno dei più grandi santi della cristianità, è lo spunto per due riflessioni fra di loro collegate.

La prima legata alla fondamentale coscienza delle radici cristiane del continente europeo nella sua dimensione umana, giacché geograficamente non avrebbe neanche una nozione di continente.

La seconda, ben più profonda che lega il passato al presente nella riflessione storica, ricorda a tutti che qualunque tentativo di unione politica fallisce miseramente, mentre un’unione basata su valori più profondi è l’unica che può funzionare.

Oggi assistiamo a un misero fallimento di qualunque “misura” volta a salvare un’Unione Europea basata solo sulla moneta unica e quindi sui vuoti disvalori dell’economia fine a se stessa.

La cristianità insegna invece che, al di là di qualunque momentaneo e contingente incidente di percorso da mettere sempre in conto quando si ha a che fare con la dimensione umana, il valore spirituale dell’uomo è quello fondamentale.

Non può esistere un’Europa senza Dio e ogni cieco tentativo di escludere i più alti valori della persona umana legati all’esperienza religiosa e a una visione spirituale non fa altro che condurre all’autodistruzione.

Sulla vita e il tempo di San Benedetto, ovviamente, c’è un’enorme quantità di materiali, ma ho trovato interessante nella sua semplicità questa pagina: http://www.ora-et-labora.net/iltempodisanBenedetto.html

Inoltre, navigando da questo sito verso tutti i vari collegamenti si giunge a letture molto interessanti, quali ad esempio questa: http://www.ora-et-labora.net/moulin.html intitolata L’idea benedettina dell’uomo e la sua attualità.

 

Un ricordo di Giuseppe Sinopoli

Sono passati già dieci anni da quel 20 aprile 2001 quando Giuseppe Sinopoli morì tragicamente, colto da un infarto mentre stava dirigendo l’Aida di Giuseppe Verdi alla Deutsche Oper di Berlino.
Ero allora studente di direzione d’orchestra a Palermo e proprio la mattina dopo c’erano esercitazioni con l’orchestra del Conservatorio. Avevo appreso la notizia mentre viaggiavo da Messina a Palermo e ne avevo discusso ampiamente con un collega di studi, mio carissimo amico. Quella mattina ci fu una certa palpabile agitazione e un vago malcontento durante le prove, come se un sentimento diffuso di tristezza mista a disagio avesse investito tutti.
Sinopoli era già infatti un punto di riferimento artistico e umano: fra i direttori contemporanei era uno di quelli che stava scrivendo una nuova pagina nella storia dell’interpretazione, con quel suo caratteristico modo di accostarsi con spirito nuovo anche alle partiture più trite, con la capacità di indagare pieghe oscure dell’animo dei compositori, il tutto con un grande rigore storico e con una grande padronanza delle intenzioni e dei mezzi.

Lo ricordo adesso, perché anni fa, nella tarda estate, per noi Siciliani si pregustava la possibilità di andare ad ascoltare gli splendidi concerti del Maestro a Taormina, nella cornice del Teatro Antico, che con l’orchestra, era allora la Philharmonia di Londra, e Sinopoli acquisiva un’aura assolutamente irreale, con quello squarcio sullo sfondo fra le mura dell’architettura romana che lascia vedere il mare.
Ricordo la mia prima opera in tedesco, il Lohengrin, che Sinopoli propose con una bellissima e ieratica regia del pronipote di Wagner.
E ancora le sinfonie di Mahler, Elektra, con una brutta scenografia ma pur sempre di enorme potenza musicale, un indimenticabile primo atto della Walkiria preceduto dai Vier Letzte Lieder di Strauss e ancora tanti altri concerti di una levatura artistica talmente importante da non aver avuto più seguito nel territorio.
La bellezza della musica e l’atmosfera incantata della “Perla del Mediterraneo” avevano anche un interessante seguito nella puntuale cena con gli amici con i quali si era stati al concerto in un buono e rinomato ristorante di Taormina, dove, gustando le specialità della nostra terra, si discuteva animatamente di quanto si era ascoltato, fornendo ognuno illuminanti particolari e suggestioni, confrontando anche quanto già si conosceva attraverso altre interpretazioni e tra una parola e l’altra, si vedeva qualche volta arrivare e fermarsi pochi tavoli più in là proprio il maestro Sinopoli, anche lui a cena nello stesso locale, e si notava il suo volto, espressione di una mente ancora concentrata e immersa nelle profondità della bellezza che poco prima si era materializzata in un piccolo angolo di Paradiso.

Nel 52° anniversario della morte di Umberto Saba

Statua di Umberto Saba a Trieste - Fonte WikiPedia

Statua di Umberto Saba a Trieste - Fonte WikiPedia

Ricorre oggi il cinquantaduesimo anniversario della morte del poeta triestino Umberto Saba (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), uno dei più importanti scrittori del XIX/XX secolo, esponente autorevole della poesia italiana e realizzatore di una alternativa via “narrativa” nella versificazione, fra il soggettivismo analogico del simbolismo e l’oggettivismo allegorico di Montale.

Fortunatamente oggi la poesia di Saba ha ottenuto la sua giusta collocazione e il giusto riconoscimento nel panorama letterario italiano e internazionale, godendo una meritata stima negli ambienti intellettuali e non solo. In queste pagine mi piace riportare una foto della significativa statua del poeta a Trieste, ritratto a passeggio per le vie della “sua” città, non su un piedistallo o in evidenza in una piazza, ma proprio come una persona comune che si mescola nel vissuto del suo tempo e del suo spazio ma che con la sua poesia ha dato qualcosa che rende la sua personalità e la sua arte trascendente alla contingenza storico-geografica.

Nel contempo, un mio personale omaggio, di qualche anno fa, alla poesia di Umberto Saba: un madrigale per cinque voci miste su testo di una sua poesia, La mia fanciulla.

Maggiori informazioni su questo brano alla pagina:
http://www.musicamultimedia.net/musica/amici-la-mia-fanciulla/

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