Andrea Amici

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Nel centenario di Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II

Una vecchia foto, abbastanza scolorita, richiama alla mia memoria la prima volta che ho visto dal vivo Giovanni Paolo II, a Piazza San Pietro il 25 maggio del 1983. Ero ragazzino e poco dopo aver scattato quest’immagine un poliziotto mi accompagnò ancora più vicino al Papa. 

L’ho rivisto ancora l’11 giugno 1988 a Messina e poi a Reggio Calabria, ma naturalmente il ricordo più forte, vivo ed emozionante rimane il primo. 

Giovanni Paolo II è stato una figura centrale, costante e vicina, duratura, che ha segnato in maniera unica una parte significativa della mia vita: ne ho visto la prima apparizione alla loggia della Basilica di San Pietro quando ancora ero bambino (e come fu grande la sorpresa, anche nei più grandi, naturalmente, alle sue prime parole) e quando morì ero marito e padre, e ormai già avviato nella mia vita lavorativa.

Stamattina Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata in occasione del centenario della nascita di Karol Wojtyła, ha ricordato come “il Signore ha visitato il suo popolo (cfr Es 4,31), perché lo ama” e “ha inviato un uomo, lo ha preparato per fare il vescovo e guidare la Chiesa”: non possiamo che esser grati per questo grande dono, per questo grande segno che ha illuminato l’ultima parte di un secolo denso di contraddizioni, traghettando la Chiesa nel difficile nuovo Millennio. 

Andrea Amici dirige l'Orchestra MusiDOC

Ricordi del 2012

Una serata speciale, quella del 10 maggio di otto anni fa, in un luogo simbolo di Catania, Piazza Università, che si fa per alcune ore palcoscenico per i docenti di strumento di alcune scuole secondarie di primo grado a indirizzo musicale, riuniti in un bel concerto nell’ambito delle manifestazioni denominate “Catania in Prima… Vera” organizzate dall’amministrazione comunale della città. 

Perpetuum - MusiDOC 2012

Nella parte finale ho partecipato anch’io come compositore / arrangiatore / direttore d’orchestra, alla guida dell’Ensemble MusiDOC, una formazione che avrei guidato anche in altre occasioni, di volta in volta costituita da diversi docenti, spesso riuniti in organici alquanto bizzarri; in programma due miei medley, uno su brani di George Gershwin, l’altro su temi tratti dal musical My Fair Lady, e una composizione originale, Perpetuum, scritta per l’occasione. 

Il brano, dedicato ai musicisti che l’hanno eseguito per la prima volta, è diviso in tre sezioni; ognuna rappresenta una diversa meditazione su un particolare aspetto del “tempo”; nella prima parte si indaga sulle proprietà combinatorie del “tempo” musicale, inteso come ritmo; la seconda parte riflette sul tempo come memoria, mentre la terza rappresenta il tempo come un “continuum” che fluisce nel ritmo musicale e nel suo incedere, ora lieve ora travolgente e ingloba “in perpetuo” le precedenti dimensioni, attraverso l’allegoria musicale della ripresa trasfigurata dei vari elementi apparsi nelle due sezioni precedenti.

Maggiori informazioni sul brano alla pagina dedicata.

MayThe4thBeWithYou2020

May the 4th be with you

Da un po’ di tempo mi sto dedicando alla realizzazione di un medley su temi tratti dalle colonne sonore di Star Wars; non è il primo che scrivo, perché ho già al mio attivo Ben’s Nightmare che più che un medley è in realtà un brano con una sua fisionomia più originale, basato su un trattamento libero e combinatorio di vari leitmotif di John Williams, nell’intento di dare vita a un mio personale pensiero sullo specchio interiore del nuovo protagonista maschile della saga fantascientifica, Kyle Ren, al secolo Ben Solo.

Il nuovo medley è invece uno studio sulle partiture di John Williams, delle quali ho preso alcune sezioni, affiancandole e creando dei ponti di raccordo “in stile”; poiché non di tutti i brani che ho scelto sono in possesso degli originali, ho trascritto alcuni pezzi della colonna sonora dell’ultimo film, The Rise of Skywalker, individuandone le parti principali e integrando ciò che dalla registrazione non è stato possibile ricavare cercando ovviamente di mantenere le caratteristiche peculiari dell’inconfondibile scrittura del compositore. Ne parlerò più approfonditamente quando il medley sarà pronto.

Uno dei brani che ho trascritto è Parents, che appare in un momento saliente del film, quando Rey, di fronte all’enorme potenza del rinato imperatore Palpatine, si vede ormai alla fine, ma soprattutto vede prossimo il definitivo tramonto della resistenza.

In occasione dello Star Wars Day di quest’anno ho proposto al pianoforte sui miei vari canali social alcuni spunti di questo brano.

Sergio Fiorentino

Un grande pianista: Sergio Fiorentino

Sfogliando le pagine di un vecchio numero del Giornale della Musica, ho casualmente incrociato il nome di un pianista a me totalmente sconosciuto, Sergio Fiorentino. Nell’articolo si parlava di una sua grande abilità nel suonare sue trascrizioni e si sottolineava non solo la sua particolare abilità tecnica, ma anche la modestia che lo portava a guardare con semplicità quanto faceva. 

Su YouTube ho trovato un’intervista fatta più di musica che di parole, dove il pianista sciorina un fiume di note, senza l’aiuto di alcuna partitura, suonando frammenti più o meno lunghi del repertorio sinfonico, operistico, pianistico, con incursioni nel musical e nel mondo delle colonne sonore, tutto con una naturalezza al limite dell’incredibile. 

Testimone di un’arte a sé, quella della trascrizione, Fiorentino dimostra una padronanza dello strumento degna dei più grandi maestri della tastiera, ma soprattutto una confidenza assoluta e intima con la musica che lo portava fra l’altro a rifuggire l’esibizionismo tipico di un certo (pur apprezzato e apprezzabile) filone delle parafrasi da concerto di ascendenza lisztiana, per andare invece al cuore dei brani, restituendoli, pur nel passaggio da un mezzo a un’altro, il pianoforte, alla loro essenza e alla loro bellezza.

Myung-Whun Chung, il sacerdote e il santo

Compie sessantasette anni il direttore d’orchestra sud coreano Myung-Whun Chung, ormai uno dei più autorevoli protagonisti del podio a livello mondiale, che ha al suo attivo un’intensa attività non solo nel repertorio tradizionale ma anche nella musica contemporanea.

Terza Pagina su Wattpad
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Ho imparato ad apprezzare il rigore e la profondità di questo artista anni fa, grazie a una bella incisione della Sinfonia Turangalîla di Olivier Messiaen, capolavoro di grande complessità, nella scrittura musicale ma soprattutto anche nella profondità dei significati metalinguistici presenti. Un’incisione che si può considerare di riferimento per la qualità e anche per una “investitura” conferita dalla presenza del compositore stesso al processo di registrazione.

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Messiaen Chung Turangalila

Il direttore d’orchestra riesce a padroneggiare in maniera sicura gli sterminati e vertiginosi paesaggi di Messiaen, fra imponenti sculture di poderosi ottoni, canti di uccelli, profonde e lunghe frasi costellate di “personaggi ritmici” che si diramano come una melodia infinita, il canto che vuole racchiudere in sé l’amore che pervade l’intero universo.

Ci riesce senza eccedere negli effetti, con una concertazione efficace e una sicurezza che fra l’altro pervade dal gesto preciso e privo di orpelli ma chiaro nella sua intrinseca musicalità.

Myun-Whun Chung è direttore di grande professionalità, poco appariscente e spettacolare ma musicalmente ineccepibile, legato a una concezione anti divistica del proprio ruolo, fondata invece sulla scrupolosa preparazione della partitura prima da solo e poi con l’orchestra, con l’obiettivo di riuscire alla fine a far fluire la musica, quasi facendo scomparire la figura della guida (che però poi in realtà è sempre ben presente e salda), atteggiamento mutuato sicuramente anche dalla presenza nella sua carriera di Carlo Maria Giulini, del quale fu assistente, definito in un’intervista al Corriere di qualche anno fa “un asceta del podio”, “sacerdote” della musica.

Nella medesima intervista, ma anche altrove, proseguendo in questa metafora sacrale della musica, Chung si riferisce pure a Messiaen, definito, per purezza e umiltà, il santo, testimoniando così non solo una smisurata stima ma anche una profonda compenetrazione in un universo di pensiero e di spiritualità sicuramente fuori dal comune e quasi senza precedenti nella storia della musica.

Ed effettivamente quando si parla di Messiaen, Chung ne diviene a buon diritto uno dei più esperti interpreti che fra l’altro ha al suo attivo un gran numero di incisioni, per il marchio Deutsche Grammophon, di opere del grande compositore francese, fra le quali non si può non ricordare l’album contenente il Concert à quatre, dedicato nel 1994 da Messiaen proprio a Chung che ne ha curato la première.

Messiaen Concert a quatre Chung

Ancora Eclairs Sur L’Au-Dela, con l’Orchestre de l’Opera Bastille; con la medesima orchestra L’Ascension, abbinata alla Sinfonia n. 3 di Saint-Saëns, l’altra bellissima raccolta con Trois Petites Liturgies de la présence divine, Couleurs de la Cité Céleste e Hymne au Saint-Sacrement con l’Orchestre Philharmonique de Radio France; Des Canyons Aux Étoiles, altro imponente e difficilissimo affresco sinfonico, La Transfiguration de Notre-Seigneus Jésus-Christ, senza naturalmente dimenticare il Quatuor Pour La Fin Du Temps nel quale Chung è in veste di pianista.

Myun-Whun Chung Messiaen Album

Un’interessante e bella discografia, questa dedicata a Messiaen da Myun-Whun Chung, per accostarsi a un pilastro della musica del XX secolo e non solo, attraverso un’interpretazione profonda, accurata e autentica di un direttore, o “anti-direttore”, secondo la sua auto definizione, di grande pregio.

Al via le Domeniche in Musica e la Stagione del Pietro Vinci

Primo appuntamento ieri, domenica 20 gennaio 2020, per due stagioni concertistiche che si preannunciano ricche di importanti e significativi eventi per il pubblico siciliano: le Domeniche in Musica edizione 2020, presso la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania, dove si è esibito il basso Dario Russo, accompagnato al pianoforte da Giulia Russo, in un programma interamente dedicato al repertorio liederistico internazionale, e la Stagione Concertistica dell’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone(che quest’anno festeggia il ventennale dalla sua costituzione), con il primo recital del pianista Alberto Ferro all’Auditorium Steve Martland, con un omaggio a Chopin, fra poesia, vitalità, dramma e malinconia. 

Le due stagioni vedono il coordinamento artistico del M° Davide Sciacca, chitarrista, ricercatore e organizzatore musicale, e condividono alcuni eventi che verranno proposti sia a Catania che a Caltagirone. 

Locandina Stagione Concertistica 2020 - Istituto Musicale Pietro Vinci Caltagirone

Dopo i primi appuntamenti di ieri, si prosegue al Pietro Vinci di Caltagirone, sabato 22 febbraio con il tenore Riccardo Palazzo accompagnato dalla pianista Graziella Concas, con un programma dedicato alla musica russa di Čajkovskij e Rimskij-Korsakov, mentre il giorno successivo, 23 febbraio, alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania si esibiranno Andrea Maria Virzì e Federica Reale, flauto e pianoforte, con musiche del periodo romantico. 

Nel mese di marzo, sabato 21 e domenica 22, rispettivamente a Caltagirone e a Catania, sarà di scena il M° Carlo Ambrosio, nome di assoluto spicco ed eccellenza del panorama chitarristico internazionale.

Carlo Ambrosio
Carlo Ambrosio

Sabato 23 e domenica 24 maggio, sempre prima a Caltagirone e poi a Catania, il duo di chitarre Le Permute, formato da Davide Sciacca e Vittorio Verdi, presenterà il work in progress Loving The Beatles, con arrangiamenti di musiche del famosissimo e amato quartetto di Liverpool, espressamente realizzati per due chitarre da me stesso, Andrea Amici, e da Joe Schittino, Andrea Schiavo e Giuseppe Torrisi.

Le Permute
Le Permute (Vittorio Verdi & Davide Sciacca)

Dopo la pausa estiva, si riprende a ottobre con due appuntamenti, il 24 e il 25, che mi vedono coinvolto in prima persona con il mio progetto musicale del Lydian Ensemble, da me diretto, con un programma dal titolo “Orizzonti della musica contemporanea” con musiche mie e del Mº Joe Schittino.

Andrea Amici e il Lydian Ensemble

Chiudono le due rassegne i concerti del duo Emanuele AnzaloneMario Romeo (clarinetto e fisarmonica) il 21 novembre a Caltagirone e il 22 a Catania.

Duo Anzalone – Romeo

Le due stagioni concertistiche sono il frutto dell’intensa collaborazione e sinergia fra numerosi attori che a vario livello e ognuno con la propria specificità intervengono nella creazione di eventi di alto livello e fondamentali per la crescita culturale e sociale della Sicilia, con uno sguardo verso i più ampi orizzonti internazionali.

In particolare non si possono innanzitutto non citare le due importanti istituzioni organizzatrici e ospiti degli eventi, l’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone, con il suo delegato alla direzione, il M° Joe Schittino, compositore di fama internazionale, che si conferma lungimirante guida di questo importante polo didattico e culturale della città, sul quale l’amministrazione comunale del sindaco, l’avv. Gino Ioppolo, ha particolarmente investito, e la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania, che con il M° P. Salvatore Resca ormai da anni rappresenta un punto di riferimento fondamentale a Catania nella divulgazione della musica, non solo con le rassegne concertistiche ma anche con la bella realtà del Coro Imago Vocis, una creatura del M° Resca che lo ha fondato e da anni lo dirige, diventando fra l’altro anche fucina di nuovi talenti.

Fondamentale, naturalmente, la strategica e infaticabile direzione artistica del M° Davide Sciacca, chitarrista, nonché ricercatore al Royal Northern College of Music di Manchester e appassionato organizzatore, divulgatore ed “esportatore” della cultura e della specificità siciliana nel mondo.

Ancora, fra gli altri collaboratori delle rassegne, si annoverano il Centro Culturale e Teatrale Magma di Catania, diretto dal dott. Salvo Nicotra, un’istituzione presente nel territorio dal 1981 che ha al suo attivo un’intensa attività concertistica, di studio e ricerca e che nella sua ormai storica sala di Via Adua a Catania ha ospitato negli anni artisti internazionali, cicli di studi, masterclass, conferenze e spettacoli teatrali; il Consolato italiano di Liverpool, di cui lo stesso Davide Sciacca è responsabile degli eventi culturali, che ha intrapreso in particolare con l’Istituto Pietro Vinci di Caltagirone una stretta collaborazione a partire dallo Steve Martland Memorial, l’evento che è culminato nell’intitolazione dell’Auditorium del Vinci al compositore di Liverpool, evento al quale ha preso parte anche il Console dott. Marco Boldini; il fotografo Ivana Verdi, abile e discreta presenza che si aggira con i suoi obiettivi a caccia di memorabili immagini degli eventi, e infine il sottoscritto, Andrea Amici, compositore, direttore d’orchestra e docente, che partecipa – come già detto – quest’anno attivamente a due eventi concertistici oltre che con il suo portale Musica & Multimedia (sulle cui pagine state navigando) e la realizzazione delle presentazioni dei concerti, come già in passato, nell’edizione 2019 delle Domeniche in Musica.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti alla pagina Facebook dell’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone, sul sito web del Coro Imago Vocis, oltre che qui su Musica & Multimedia, di cui ricordiamo sempre di seguire la pagina ufficiale Facebook.

Papa Francesco fra gli alunni romani del Liceo Albertelli

Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, ha stupito tutti con le sue “sorprese”, il suo “scendere” a contatto con la gente, con gesti concreti e quotidiani: telefonate, visite inaspettate, interventi, la confessione in mezzo agli altri sacerdoti.

Il 20 dicembre è toccato agli alunni del liceo Pilo Albertelli di Roma essere raggiunti dalla presenza di Papa Francesco che li ha incontrati e con loro ha dialogato con grande naturalezza e spontaneità.

Sono stati numerosi gli argomenti affrontati nell’incontro durato una trentina di minuti in un cortile interno della scuola: il senso di solitudine (e la sua necessità, come ha chiarito il Papa, anche se in piccole quantità), la gratuità della donazione come unica strada dell’amore, la convivenza e la tolleranza, la coerenza con la propria fede e la testimonianza, la condanna del proselitismo, l’importanza di mantenere la capacità di sognare e la disponibilità a giocare, il dono di avere grandi maestri.

Al suono della campanella il Papa ha concluso il suo dialogo, non prima di aver risposto a un’ultima domanda sulla condanna della guerra e della violenza e di aver fatto gli auguri ai giovani, chiedendo loro una preghiera o almeno di inviargli «buone onde, così Dio mi aiuta».

Anche in questa occasione Francesco ha dato un’alta prova del suo saper essere vicino, “farsi prossimo” per usare un’espressione evangelica, un esempio concreto della Chiesa in uscita, capace di ascoltare, dialogare, rispondere prima di tutto con la coerenza; solo in questo modo è infatti possibile sintonizzarsi su lunghezze d’onda anche lontane, come possono essere quelle del mondo giovanile, che riesce così a riconoscere un interlocutore e, se non un modello, almeno un punto saldo nella sua autorevolezza per un confronto dialettico e costruttivo.

Il testo integrale dell’incontro (sito ufficiale del Vaticano)

TIMP 2019

Nell’ambito dell’edizione 2019 del TIMP (Technology in Musical Performance Symposium), una manifestazione del Royal Birmigham Conservatoire, il 3 dicembre 2019 Davide Sciacca ha eseguito “l’immagine più debole di un suono” di Andrea Amici, all’interno della sua conferenza intitolata “Contemporary Recital – Sicilian Landscape“.

“…l’immagine più debole di un suono…” è un brano per chitarra ed elettronica, ispirato alla poetica di Salvatore Quasimodo; maggiori informazioni alla pagina dedicata.

El Tango in CD

El Tango in CD

Disponibile per l’acquisto e per l’ascolto on line su tutte le piattaforme di streaming il primo album del duo Opus Ludere, formato da Domenico Testaì al flauto e da Davide Sciacca alla chitarra, dal titolo El Tango. La title-track è il brano omonimo che ho scritto per loro nel 2017/18, più volte eseguito in vari concerti.

Il CD, interamente dedicato al tango italiano da concerto, contiene oltre al mio brano, composizioni di Roberto Di Marino, Francesco Santucci e Joe Schittino; è corredato dalle mie note di copertina in italiano e da quelle del giornalista Roman-Henry Clarke in lingua inglese.

El Tango

El Tango

Andrea Amici: “El Tango” a Palazzo Beneventano (Lentini, Siracusa, aprile 2019)

Quando nel settembre del 2017 il flautista Domenico Testaì e il chitarrista Davide Sciacca mi chiesero di scrivere per loro un tango, istintivamente accettai la proposta, senza avere in mente un’idea precisa di quale potesse essere il risvolto di una simile sfida.

Il loro interessante progetto che mi illustrarono durante il nostro incontro era quello di dedicare una serie di concerti e una album al “tango d’autore”, senza rivolgersi, però, al repertorio esistente, né tanto meno a Piazzolla o ai suoi epigoni, ma ad autori contemporanei, fra i quali anche il sottoscritto, che componessero per loro dei brani nuovi. Il progetto si è poi realmente concretizzato in un CD, edito dalla Da Vinci Publishing, nel quale è presente il mio brano che fra l’altro dà il titolo all’intero album.

Dovendo scrivere, quindi, espressamente qualcosa di “nuovo” – e per me anche di insolito – sono andato alla ricerca di uno stimolo extramusicale, che potesse in qualche modo farmi da battistrada per questo lavoro, trovandolo nella lirica “El Tango”, del poeta argentino Jorge Luis Borges.

Mi sono quindi immerso nelle sollecitazioni di questi versi ma anche nella visione del poeta di Buenos Aires, che amava il tango delle origini, quello che prende vita “en polvorientos callejones / de tierra o en perdidas poblaciones” (“in polverose strade sterrate o in sperdute contrade”), o nei vicoli oscuri dove i personaggi sono “la dura sombra de aquel que era una sombra oscura” (“la dura ombra di quella che era un’ombra oscura”), ma soprattutto in riferimento a un tempo che travolge e perde nel fango, di cui sola memoria vivente diviene, appunto, il tango (“esos muertos viven en el tango” – “quei morti vivono nel tango”).

El Tango”, quindi, come luogo della memoria (“En los acordes hay antiguas cosas” – “Negli accordi ci sono antiche cose”), che diventa nel brano memoria di strutture armoniche che vagano, a volte seguendo delle funzioni, a volte prive di esse, o di ritmi stilizzati, ma anche come “una diavoleria che sfida il tempo” (“Esa ráfaga, el tango, esa diablura, los atareados años desafía”), che “crea un buio passato irreale che in qualche modo è certo, un ricordo che non può esser distrutto lottando, in un cantone del suburbio” (“El tango crea un turbio / pasado irreal que de algún modo es cierto, / un recuerdo imposible de haber muerto /peleando, en una esquina del suburbio”), in percorsi ideali che intrecciano, nel mio “Tango”, frasi musicali, in dialogo tra i due strumenti, con un andamento spesso asimmetrico e spezzato, nel tentativo di rivivere una tradizione “lontana”, nel comune spazio del ricordo e della nostalgia, che non hanno differenze di latitudini o longitudini, comuni dimensioni umane di ogni tempo e di ogni luogo.

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