Andrea Amici

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Veni Domine

Volge al termine il tempo di Natale, quest’anno reso ancora più breve dalla prossimità dell’Epifania e della Solennità del Battesimo di Gesù poste in giorni consecutivi, ma c’è ancora spazio per ascoltare questo “Veni Domine – Advent & Christmas at the Sistine Chapel“, edito dalla Deutsche Grammophon, che vede protagonisti il Coro della Cappella Sistina diretto da Massimo Palombella con la partecipazione speciale di Cecilia Bartoli.

Veni Domine - Sistine Chapel

È il secondo album che la storica formazione incide nel 2017 per il prestigiosissimo marchio discografico e questa volta, come lascia intuire il titolo, il repertorio scelto è interamente dedicato alla musica sacra per l’Avvento e il Natale, dal canto gregoriano a Perotinus ai grandi maestri della polifonia, fra i quali spiccano naturalmente i nomi di Josquin Desprez, Giovanni Pierluigi da Palestrina, Tomas Luis da Victoria e Gregorio Allegri.

L’incisione è stata ovviamente effettuata sotto l’occhio vigile del Giudizio Universale di Michelangelo e delle altre magnifiche opere d’arte della Sistina, con il suono del coro che “galleggia” nella splendida acustica che è una sede naturale per questi capolavori musicali.

Oltre all’indubbio valore squisitamente musicale, il disco è altresì interessante in quanto tutte le esecuzioni sono state effettuate su nuove edizioni critiche realizzate a partire da manoscritti o prime edizioni a stampa presenti nel fondo della Biblioteca Apostolica Vaticana, con un notevole valore, quindi, anche dal punto di vista filologico, impreziosito anche dalla presenza di tre prime incisioni mondiali.

Un discorso a parte necessita la partecipazione di Cecilia Bartoli; naturalmente è risaputo che all’interno della Cappella Sistina non abbiano mai risuonato, in questo repertori, voci femminili e questa stessa occasione è la prima presenza di una cantante in tale sede, quindi proprio nell’ambito dell’operazione filologica di cui il CD si fa vanto e portavoce il celebre soprano sembra quasi fuori luogo; tuttavia, ascoltando il brano di Perotinus non si può che apprezzare il risultato, in quanto il timbro speciale della cantante sembra proprio a perfetto agio fra il coro.

Mentre si spengono le luci delle feste natalizie e svaniscono le note delle musiche occasionali che prendono il sopravvento in qualunque contesto e rischiano col loro frastuono di sopraffare anche gli stessi sentimenti che apparentemente vorrebbero o penserebbero di auspicare, è bene lasciare spazio a questa musica che, invece, nasce dal silenzio e su di esso poggia, l’unica che realmente dà voce al mistero del Natale e immerge nella riflessione e nella contemplazione, perché della Solennità riesce a comprendere ed esprimere la profonda teologia e può quindi, come dice lo stesso direttore della Sistina Palombella, “aiutare il cammino dell’uomo verso il trascendente“.

Standards & Ballads (Wynton Marsalis)

Quasi per caso mi sono imbattuto in questo album di Wynton Marsalis dal titolo Standards & Ballads, un’antologia di registrazioni che ritraggono l’artista in varie formazioni tra il 1983 e il 1999, raggruppate sul comune denominatore enunciato già nel titolo, del grande repertorio dell’American Songbook, con un taglio spiccatamente intimistico e di grande fascino.

Standard and Ballads

Un terreno comune dato dall’implicito accordo fra musicista e ascoltatore su un repertorio che fa della cantabilità da un lato e delle infinite possibilità di intrecciare sempre nuovi percorsi dall’altro il suo punto di forza, e che crea un’atmosfera lussuosa ed estremamente godibile, che in ultima analisi permette un’esperienza esteticamente positiva:

“Standards supply something that is usually pretty, or so pretty that both the musician and the listener agree upon how good they make them feel“.

Ma dietro queste parole c’è molto di più; l’idea che si ricava dall’ascolto attento, al di là dell’indubbia qualità ed estrema piacevolezza del tutto, è quella di classicità del jazz che costituisce l’approccio generale di Wynton Marsalis, trombettista di formazione a 360 gradi, con alle spalle studi ed esperienze artistiche di altissimo livello, ma soprattutto musicista di grande rigore intellettuale e di grande spessore.

È un jazz che viene di volta in volta fermato nell’istantanea di un pregiato fiore di serra (non a caso Hot House Flowers è il titolo di un emblematico, bellissimo album dello stesso Marsalis, del quale si possono ascoltare alcune tracce in questo Standards & Ballads), da ammirare nella sua rarefatta bellezza che ripropone in maniera artificiale qualcosa di presente altrove nello spazio o nel tempo, e quindi considerato nella sua prospettiva storica, con il suo bagaglio di cultura e tecnica, di cui il musicista, attorniato dai suoi scelti collaboratori, diviene sapiente interprete.

Una musica, quindi, che diviene classica, seppure non possedendo quell’esattezza tipica e formale della notazione di ogni singolo suono, esattezza che poi, anche nel caso della musica classica propriamente detta, non è poi una così grande garanzia di universalità di lettura e infatti ha il grande pregio di lasciare ampio spazio di intervento alla sensibilità dell’esecutore e al continuo approfondimento. La classicità del jazz insiste infatti in un meta-spazio musicale ideale: è sempre non un solo brano, ma un linguaggio, un bagaglio di prassi esecutive fatte di tecniche di fraseggio, armonia, interazione fra musicisti, ed è questo che, nel caso emblematico di queste registrazioni, diviene l’oggetto della speculazione artistica dell’interprete, che affronta una complessa idea di linguaggio musicale con lo stesso rigore con cui un pianista classico prenderebbe in mano una sonata ottocentesca.

Si potrebbe pensare che con un tipo di approccio storicistico come questo si possa perdere un che di originalità e di sperimentalismo, ma guardando il tutto da un’ottica postmoderna, l’estetica del già detto soppianta i vari sperimentalismi delle generazioni precedenti, legittimando invece una più marcata predilezione per ciò che è vicino al piacere del prodotto artistico fine a se stesso e soprattutto “una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, e per l’abbandono dei grandi progetti” (Treccani).

Un album quindi da ascoltare con grande attenzione e interesse, che ha fra l’altro anche il pregio, come tutte le buone antologie che si rispettino, di far da ponte ad altri ascolti interessanti, andando a curiosare fra i dischi da cui sono tratte le varie tracce.

Maggiori informazioni sull’album nella sezione discografia del sito ufficiale del musicista:

http://wyntonmarsalis.org/discography/title/standards-ballads

E naturalmente l’album disponibile su Spotify:

The Last Jedi

Il 13 dicembre scorso, primo giorno di uscita in Italia, sono andato a vedere The Last Jedi, il nuovo, ottavo, capitolo della saga di Star Wars. A distanza di qualche giorno leggo, nel mio feed Google e in vari post che rimbalzano sui social, varie recensioni negative apparse anche su testate giornalistiche importanti, mentre, a quanto vedo altrove, vari aggregatori danno alti indici di gradimento.

Devo dire in premessa che a me il film è piaciuto parecchio: l’ho trovato ben fatto, con un ritmo narrativo serrato e ben congegnato nella sua consequenzialità e nella giustapposizione e talora sovrapposizione dei vari filoni della sceneggiatura, con interpretazioni abbastanza convincenti, nei limiti delle possibilità offerte dal genere, e naturalmente strepitoso nella fattura scenica, negli effetti speciali mai fini a se stessi, ma subordinati alle esigenze della narrazione, e, cosa ovvia ma sempre da rilevare anche se si sta parlando di John Williams, unico per quanto riguarda la colonna sonora.

Ho trovato particolarmente interessante la continua elaborazione dei personaggi, mai fissi, nel loro presente, nel loro passato e nelle possibilità future, in ruoli o settori di semplicistica suddivisione fra bene e male (o buoni e cattivi, coraggiosi e codardi…), ma ricchi di evoluzioni che si scoprono anche con gradevoli colpi di scena, seppure, occasionalmente, con qualche, forse inevitabile, semplicismo.

Alcune critiche negative, leggo, provengono da una presunta inadeguatezza di questo nuovo capitolo (da definire, secondo me, piuttosto “libro”) della saga. Tali letture, per proseguire nella medesima metafora, si basano a mio avviso su un assunto alquanto debole: Star Wars è sicuramente una mitologia moderna, con buone intenzioni, ma legata molto ai tempi, o meglio alle epoche della cinematografia, e alle sue esigenze, ma anche ai limiti e alle tendenze proprie del medium in sé; mi pare, infatti, che sia maggiore la speculazione intorno alla saga vista come corpus piuttosto che la vera fruizione di ogni singolo film, che non sempre, né tanto meno considerandone l’interezza, mantiene, per varie ragioni, adeguati livelli, fermo restando il valore per la storia del genere e della cinematografia, e questo pesa sul tentativo di questo film di “uscire dal seminato“, per così dire.

Ribaltando invece il punto di vista e guardando con spirito libero e privo di preconcetti legati al passato che a volte, è vero, come diceva Nathaniel Hawthorne, “giace sul Presente come il corpo morto di un gigante”, si può gustare questo “nuovo” Star Wars come appunto qualcosa di nuovo, che pur riesce a mantenere, rielaborandoli, i contatti col suo stesso passato ma in maniera dialettica, eventualmente anche in discordia, ma sicuramente creativa.

E qui un buon merito va riconosciuto all’approccio coraggioso e intelligente di Rian Johnson, che è riuscito, a mio parere, nell’intento di proporre un’evoluzione delle trame di Guerre Stellari, facendole sue e arricchendole, pur strizzando l’occhio, con equilibrio, a tematiche ed eventi precedenti, riuscendo dove il precedente film, timido (forse un po’ troppo) inizio della nuova trilogia, aveva un po’ fallito, introducendo, sì, nuovi personaggi (ma ciò era inevitabile) con relative tematiche, ma legandosi troppo a una variazione, neanche troppo elaborata, sul tema del passato, riprendendo pedissequamente alcuni elementi narrativi sui quali innestare alcune (poche o non del tutto chiare) cose nuove.

A proposito di equilibri, mi pare giusto rilevare come in questi Ultimi Jedi ci sia un felice bilanciamento di registri: il fondo, com’è giusto, è epico, ma c’è anche molta avventura, un certo fragore, il dramma interiore ed esteriore, senza disegnare qualche attimo di ironia dispensato con sapiente parsimonia onde evitare lo scadere nella parodia ma riuscendo invece, ove necessario, a stemperare vagamente la tensione accumulata, e anche qualche vena di romanticismo che fa capolino fra le pieghe della concitazione del ritmo.

Star Wars the Last Jedi

Riservando ad altri momenti qualche considerazione sulla strepitosa colonna sonora, al netto del successo peraltro annunciato, a mio modo di vedere meritato, c’è da chiedersi quale sarà la strada futura di Star Wars: chiavi di sviluppo ce ne sarebbero tante, ma anche altrettante insidie, prima fra tutte, a mio avviso, il pericolo di una certa possibile deriva, che parrebbe gettare qualche sua embrionale ombra in (per adesso) limitati presagi intravisti in alcune scene, in senso sentimentale che secondo me potrebbe orientare, se non governata con sapienza, in senso semplicistico il promettente progresso narrativo.

Attendiamo gli sviluppi, senza dimenticare il prossimo appuntamento di mezzo che si spera possa essere all’altezza del precedente.

Andrea Amici

17 dicembre 2017

Three Irish Folksongs per flauto e chitarra

Il ciclo delle Three Irish Folksongs è stato inizialmente realizzato per il Counter Irish Project (C.I.P.), formato dal controtenore Riccardo Angelo Strano e dal chitarrista Davide Sciacca, ed è stato eseguito in vari concerti del duo.

Nel mese di settembre del 2017 è stata presentata in pubblico una nuova versione, questa volta per flauto e chitarra, eseguita dal flautista Domenico Testaì e sempre da Davide Sciacca alla chitarra, in prima assoluta al concerto Notturno al Castello Ursino a Catania.

Il ripercorrere le tradizioni e il folklore di un luogo lontano, con la nostalgia tipica del “non visto” o del “mai vissuto”, è il motivo conduttore di questa raccolta, che nella nuova veste, mettendo da parte il canto, si concentra su un approfondimento in chiave squisitamente strumentale degli aspetti musicali ed extramusicali che si legano a questi nobili esempi della tradizione irlandese, arricchendo ognuno dei brani con variazioni spesso vicine allo spirito dell’improvvisazione.

Nei tre video seguenti, tratti dal canale YouTube di musicamultimedia.net, le Folksongs sono eseguite da Domenico Testaì al flauto e da Davide Sciacca alla chitarra nel corso di un concerto tenuto all’ex Convento di Dan Francesco a Ortigia (Siracusa), nel 2017.

Semplici regole per arricchire l’armonia

Capita di imbattersi su Internet in qualche risorsa che riesce a puntualizzare in maniera efficace alcuni semplici concetti magari già studiati in passato. È il caso di questo video su YouTube relativo all’utilizzo degli accordi al di fuori della tonalità scelta per realizzare delle progressioni più interessanti.

Il concetto di base è riassunto in questa schermata: la progressione armonica può contenere accordi con una o più note al di fuori della scala, ma per essere gradevole deve in generale contenere almeno una nota della scala e soprattutto collegarsi con gli accordi precedenti e successivi attraverso note comuni.

È un concetto abbastanza semplice, che fra l’altro riprende precetti di base dell’armonia tradizionale.

Ecco anche il video completo:

My Fair Lady - Header

My Fair Lady

Era il 15 marzo 1956 quando “My Fair Lady”, il musical di Alan Joy Lerner con le splendide musiche di Frederick Loewe, fece la sua prima apparizione al Mark Hellinger Theatre di New York, con Julie Andrews e Rex Harrison nei ruoli principali, e fu subito un enorme successo, tanto da rimanere in scena per 2717 repliche prima di proseguire il suo trionfale percorso a Londra dove mantenne quasi lo stesso numero di presenze in cartellone. Da lì in poi è sempre stato uno dei musical più amati e acclamati, divenendo anche, nel 1964, un film di successo, per la regia di George Cukor con una eccellente Audrey Hepburn nel ruolo della protagonista.

La storia, tratta dal Pigmalione, una commedia teatrale di George Bernard Shaw del 1913, è incentrata sul personaggio di Eliza Doolittle, un’umile fioraia priva di istruzione e dalla pessima dizione, che diviene oggetto di una scommessa fra il professore Henry Higgins, esperto di fonetica e dal carattere cinico, e il colonnello Pickering: il professore, convinto assertore dell’importanza dell’apparenza e in particolare della forza espressiva della parola nell’affermazione sociale, accetta la sfida di trasformare la ragazza in una dama capace di stare perfettamente a suo agio nell’alta società e di esserne da questa accettata pur non facendone parte date le sue umili origini. La scommessa sarà vinta, ma Eliza avrà la possibilità di esprimere ciò che lei è realmente e la sua nobiltà d’animo e il cinico professor Higgins, suo malgrado, scoprirà di essere capace di profondi sentimenti e di amare la ragazza.

Da un punto di vista musicale My Fair Lady si caratterizza per una grazia e una finezza fuori dal comune. I temi sono ben definiti, di impatto, gradevoli e destinati a rimanere nella memoria, gli arrangiamenti e le orchestrazioni condotti con mano sicura ed esperta: tutto concorre alla creazione di un musical di grande qualità che riesce in più a coinvolgere umanamente ed emotivamente, caratterizzando in maniera piena le trasformazioni dei personaggi, e con al suo interno brani che giustamente sono divenuti dei grandi e immortali successi.

MusicalsWinter Day 1 - My Fair Lady

#MusicalsWinter Day 1

Nel 2012 ho realizzato un collage musicale su temi tratti da My Fair Lady, che ho poi più volte diretto con l’orchestra da camera MusiDOC.  Si susseguono in questo medley alcuni fra i più bei momenti musicali di questo grande capolavoro del teatro musicale americano: si inizia dalla celebre Ouverture, con il tema della scommessa “You Did It!”, per passare poi ai celebri temi “Wouldn’t It Be Loverly?”, “Just You Wait”, “The Rain in Spain”, “On the Street Where You Live” e infine il brano forse più celebre: “I Could Have Danced All Night”.  Qui di seguito il video della prima esecuzione.

Su Spotify, invece, sono disponibili varie incisioni, fra le quali:

La registrazione del cast originale di Broadway:

La versione londinese:

La colonna sonora del film del 1964:

Forse non tutti sanno che…: creare PDF da immagini in iBooks per iPad e iPhone

I dispositivi iOS contengono tutta una serie di strumenti integrati ma spesso nascosti o comunque non immediatamente raggiungibili, tuttavia estremamente utili e versatili.

Può capitare di voler creare un PDF a partire da immagini salvate sul rullino fotografico: per farlo è sufficiente selezionare le foto, quindi, come illustrato in figura, attivare la funzione di condivisione e scegliere l’icona “Salva PDF su iBooks“; a questo punto le immagini verranno unite in un unico file PDF e aperte nell’ applicazione di lettura ebook di serie sui sistemi Apple.

Il passaggio successivo sarà quello di rinominare il file creato, al quale di default viene affidato l’anonimo “senza titolo“. Dallo scaffale di iBooks si passa alla vista elenco, quindi si preme su “Seleziona”; con un semplice Tap sul file da rinominare apparirà la tastiera consentendo così di completare l’operazione.

Il file è così pronto e disponibile in iBooks e su iCloud.

Di seguito un quadro riassuntivo, in stile Pinterest… Altro su www.pinterest.com/profamici

ECM in streaming

Crolla uno degli ultimi baluardi contro le piattaforme di streaming musicale: da oggi il prezioso catalogo ECM è disponibile sulle principali piattaforme quali Spotify e Apple Music, segno evidente del profondo cambiamento delle abitudini di ascolto a livello mondiale.

La casa discografica, fondata nel 1969 da Manfred Eicher a Monaco di Baviera, era riuscita a stare finora in qualche modo ostinatamente fuori dalla grande distribuzione in streaming online, privando di fatto gli utenti di questi servizi di una grossa e importante fetta della storia dell’incisione musicale.

Keith Jarrett e Charlie Haden - Last Dance su Spotify

Per chi non la conoscesse, infatti, la Editions of Contemporary Music (ECM) nella sua quasi cinquantenaria esistenza, ha sfornato dischi di altissimo pregio, musicale ma anche tecnico: seguendo il motto “the Most Beautiful Sound Next to Silence“, sin dall’album di esordio (Free at Last del pianista Mal Waldron) la casa tedesca si è fatta non solo promotrice di qualità artistica nella scelta ragionata di quale musica incidere, ma anche di un’esperienza profonda di ascolto, tenendosi lontana dagli aspetti più commerciali e curando in particolare la qualità del suono, la continuità dell’ascolto in una sequenza ben definita di brani nell’arco dell’intero album, fino alla preziosa veste grafica delle copertine.

Arvo Pärt: The Deer's Cry

La copertina dell’album The Deer’s Cry con musiche di Arvo Pärt

Una linea di eccellenza, quindi, che si è consolidata nel tempo attraverso nomi quali Paul Bley, Jan Gabarek, Pat Metheny e Lyle Mays, Chick Corea e, per citare uno degli esempi che maggiormente coincidono artisticamente con la linea della casa discografica, Keith Jarrett, che nelle sue incisioni per questa etichetta spazia dal jazz alla classica passando per i suoi lunghi ed elaborati “soli” che incrociano con grande disinvoltura e agilità mondi e stili diversi, tenuti insieme dal denominatore comune del suo almeno apparente disinvolto e istintivo approccio con la musica.

E proprio muovendo dal jazz, l’etichetta di Eicher ha poi col tempo allargato i propri confini toccando la world music e quindi, con la creazione della ECM New Series, alcuni aspetti della musica classica antica e contemporanea, sia con gli esperimenti di Jarrett, cui abbiamo fatto menzione prima, sia con incisioni di Tallis e Gesualdo da Venosa, affiancate da Steve Reich, John Adams e soprattutto Arvo Pärt che diviene sicuramente il compositore di punta dell’intera produzione della nuova ECM.

Quali siano le ragioni di questa svolta è ovvio intuirlo: è un segno dei tempi, dicevamo al principio; l’asse delle abitudini di ascolto si è ormai spostato verso il web e il disco, in CD o, per i nostalgici, il redivivo vecchio vinile, è sempre più un prodotto di nicchia, destinato a decrescere sempre più, fino a giungere forse a un vero e proprio tramonto. Ma per l’ECM, se da un lato si perde l’obiettivo di un ascolto concentrato sull’esperienza continuativa dell’album e – a loro modo di vedere – anche l’aspetto qualitativo del suono, è pur vero che questo sbarco sullo streaming online consente a un potenziale enorme pubblico l’accesso a un importante capitolo della storia della musica nel suo nuovo intreccio con la registrazione.

Ma sarà poi realmente vero che il motto e la mission di Eicher vengano in qualche modo tradite dall’ascolto online? È in realtà a mio avviso solo una questione di educazione all’ascolto, perché la stessa indifferenza nei confronti della musica che scorre nel tempo può verificarsi comunque, sia attraverso gli auricolari collegati a uno smartphone sia in un comodo salotto che sembra, con la sua atmosfera, avere tutte le caratteristiche per favorire la concentrazione. La differenza sta nell’atteggiamento del singolo, non nel medium che può anche essere ininfluente: per questo vedo sempre con molto sospetto tutti gli estremismi, in un senso e nell’altro, tra i fautori di mezzi tradizionali e innovatori: la tecnologia porta grandi vantaggi a patto di un utilizzo che non sfoci nella passività, che, ahimè, in una grande fetta della popolazione ormai ha preso il sopravvento mascherata da una potenziale ma del tutto inesistente onnipotenza e onnipresenza.

Con grande soddisfazione apriamo quindi Spotify, o il nostro servizio preferito, e immergiamo la mente in un ascolto di grande qualità, ricordando che siamo di fronte a una grande opportunità, quella di avere, in generale, in mano degli strumenti che permettono di aprire mondi di conoscenza spesso inaspettati, che vanno assaporati con gusto e autocoscienza.

Il comunicato stampa con cui la ECM annuncia la distribuzione in streaming:
https://www.ecmrecords.com/public/docs/ECM_and_Streaming.pdf

Google Assistant

Lo sviluppo di sistemi che consentano l’interazione naturale tramite la voce con i dispositivi elettronici è un mondo in continuo sviluppo che già inizia a far vedere i suoi primi frutti.

Oltre a essere un modo più naturale e affascinante di affiancarsi alla tecnologia, la voce permette di superare notevoli limiti fisici e di evitare anche problematiche di salute legate alla ripetitività dei gesti.

Per qualche giorno ho provato con grande curiosità Google Assistant in inglese, in attesa dello sbarco della versione italiana sul mio Huawei P8, che, visto il corretto funzionamento della versione in lingua originale, è evidentemente pronto per la nuova versione localizzata nella nostra lingua.

Google Assistant

Le prime impressioni sono realmente ottime. Intanto il sistema riesce perfettamente a comprendermi, anche se la mia pronunciation non è certamente delle migliori. Finora nessun problema rilevato e tutte le mie richieste sono state regolarmente decifrate.

La pertinenza delle risposte è stata anch’essa notevole: ci si rivolge all’assistente in maniera ovviamente elementare, ma naturale, potendo praticamente garantire un’esperienza di utilizzo molto fluida e soprattutto gradevole.

Simpaticissimo fra l’altro quando ieri pomeriggio ho detto di avere sonno e l’assistente si è offerto di aiutarmi a contare le pecore, con tanto di verso dell’animale.

Passando a cose più serie, ho apprezzato il controllo superiore sullo smartphone e l’interazione completa con i servizi proprietari di Google e anche con applicazioni di terze parti, per esempio Spotify.

Che dire in conclusione? Si sa già che la versione italiana sarà più limitata, ma il problema maggiore è che già dopo un giorno di utilizzo mi sono abituato a usarlo e farne a meno è una grossa privazione nell’interazione col dispositivo.

Il fatto però che l’Assistant esista in italiano e che sia collegato anche alla vendita del nuovo smartphone Pixel e agli apparecchi per la domotica di Google lascia ben sperare in un continuo miglioramento di questo nuovo e interessante strumento.

Castello Ursino

Notturno al Castello Ursino – 23 settembre 2017

Locandina del concerto Notturno al Castello Ursino

PROGRAMMA

1. Andrea Amici: Fantasia su “Norma”
Omaggio a Vincenzo Bellini nel centottantaduesimo anniversario della morte (23 settembre 1835 – 23 settembre 2017)
Rosa Alba Nicolosi, violino – Angela Minuta, arpa
Annalisa Mangano, pianoforte – Raffaella Suriano, violoncello

2. Andrea Amici: Mine eyes unto the hills (Psalm 121)
composed in honour of Her Majesty the Queen Elizabeth II
Marianatalia Ruscica, violino – Davide Sciacca, chitarra

3. Andrea Amici: Ritratto
Rosa Alba Nicolosi, violino – Annalisa Mangano, pianoforte

4. Andrea Amici: Three Irish Folksongs
1. Red is the Rose – 2. Peggy Gordon – 3. Danny Boy
Domenico Testaì, flauto – Davide Sciacca, chitarra

5. My Favorite Morricone I – Medley su temi di Ennio Morricone
(arrangiamento: Andrea Amici)
Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano) – Se telefonando
Visita al Cinema – Love Theme (Nuovo Cinema Paradiso)
Love Circle (Metti una sera a cena)
The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)

6. Tango Nuevo Suite su temi di Astor Piazzolla
(arrangiamento: Andrea Amici)
Otoño Porteño – Verano Porteño – Invierno Porteño – Libertango
Rosa Alba Nicolosi, violino – Marianatalia Ruscica, violino
Rosaria Milici, viola – Raffaella Suriano, violoncello
Patrizia Privitera, contrabbasso – Angela Minuta, arpa
Annalisa Mangano, pianoforte
Domenico Testaì, auto – Davide Sciacca, chitarra
Andrea Amici, direzione

C’è una segreta associazione fra musica, notte e scrittura, un’associazione al limite dell’inconsapevole, che trova, per la sua espressione, una cornice d’eccezione fra le mura di un luogo ricco di storia e suggestione come il Castello Ursino.

Proprio l’immagine delle mura di questa imponente fortezza immerse nel buio mi ha suggerito il titolo e l’atmosfera di un brano, Notturno, (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2013/06/21/notturno/) che ho scritto qualche anno fa, nel 2013, e che, dopo essere stato eseguito in questa stessa sede, ha poi lasciato un’impronta durevole nei miei brani successivi, soprattutto per alcuni procedimenti armonici.

Ritornando qui, nella corte del Castello Ursino, per un nuovo concerto, ho pensato, quindi, di dedicare il programma interamente all’idea del “notturno” in ogni sua possibile accezione, musicale, intimistica e romantica, ma anche nel suo collegamento alla pittura, alla poesia, al segreto.

Un’ulteriore, casuale, suggestione deriva anche dalla data di questo concerto: il 23 settembre del 1835 moriva a Puteaux, a soli trentaquattro anni, Vincenzo Bellini, uno dei compositori che maggiormente nella storia della musica ha trasfuso nella sua produzione, grazie anche al sodalizio con il suo poeta e librettista Felice Romani, l’idea di un romanticismo lunare che proprio nel notturno vede la sua più alta concretizzazione. A lui quindi ho voluto dedicare, nella sua città di origine e nell’anniversario della morte, una “Fantasia sulla Norma”, che, riallacciandosi alla tradizione ottocentesca del potpourri su temi d’opera, vuole però indagare proprio sugli aspetti notturni, lunari e più intimistici di un suo grande capolavoro, anche deviando, in alcuni punti, dal suo precipuo linguaggio musicale per trovare alcuni segreti contatti con procedimenti armonici che sottolineano idealmente questi aspetti.

Fantasia sulla Norma

Rosa Alba Nicolosi (violino), Annalisa Mangano (pianoforte), Angela Minuta (arpa) e Raffaella Suriano (violoncello) eseguono la Fantasia sulla Norma

Segrete associazioni, si diceva al principio, che in vario modo si intrecciano in maniera più o meno consapevole in trame complesse e si dipanano da un’idea iniziale che orienta il discorso musicale per poi procedere in via analogica verso traguardi spesso inaspettati: è questa l’esperienza della mia scrittura che, fra l’altro, trova anche un terreno fertile nel ritornare a meditare quanto già fatto, da me o da altri, per ripensare e ricercare ciò che ancora rimane nascosto fra le pieghe del “già detto”.

Ripensare quindi un procedimento o un brano già esistente, questa volta – possibilmente – in una chiave vicina all’idea-guida del notturno. Un procedimento: quale ad esempio quello che io stesso definisco “musica allegorica”, che mi ha guidato agli esiti delle mie Tre Preghiere per organo (commissionate ed eseguite dall’organista americano Leonardo Ciampa in Austria, in Italia e negli Stati Uniti anche al prestigioso MIT di Boston → http://www.musicamultimedia.net/amici/2009/05/19/tre-preghiere-per-organo-op-7/), nelle quali frammenti di testi, di ispirazione sacra, divengono incisi, frasi musicali, atmosfere, in un sistema ordinato di simboli che organizzano il discorso in maniera che esprima il senso profondo di un testo; a questo filo conduttore si riannoda Mine Eyes unto the Hills, un brano per violino e chitarra, ispirato al Salmo 121 nella King James Version (KJV) della Bibbia anglicana, interpretato dal Ten Strings Duo, la formazione composta da Marianatalia Ruscica e Davide Sciacca, dedicatari del brano, che lo hanno eseguito alla presenza della Regina Elisabetta II e successivamente portato in tournée in Inghilterra (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2017/08/21/mine-eyes-unto-the-hills-psalm-121/). In questo caso il legame con la tematica fondamentale del concerto di questa sera è dato dalla notte intesa come smarrimento al quale risponde la speranza del rivolgere lo sguardo verso le colline, dalle quali giungerà l’aiuto della fede (“I will lift up mine eyes unto the hills, from whence cometh my help…”).

Mine eyes unto the hills

Marianatalia Ruscica (violino) e Davide Sciacca (chitarra) eseguono Mine eyes unto the hills

Accanto a questi due nuovi brani, entrambi composti nel 2017, nel programma di questo concerto è inserita una versione per violino e pianoforte di “Ritratto”, un rimaneggiamento di una improvvisazione registrata al pianoforte circa 25 anni fa, già servita come materiale di base per un brano per pianoforte e orchestra composto nel 2011 (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2012/05/23/ritratto-per-pianoforte-e-orchestra/). La versione per violino e pianoforte proposta in questo concerto si raccorda particolarmente con l’idea intimistica del notturno, specificamente con le segrete associazioni di simboli, questa volta non espliciti in un sistema e quindi chiaramente individualizzabili, come nella musica allegorica, ma nascosti fra le pieghe di memorie passate.

Il ripercorrere le tradizioni e il folklore di un luogo lontano, con la nostalgia tipica del “non visto” o del “mai vissuto”, è il motivo conduttore delle Three Irish Folksongs, composte prima come arrangiamento e riarmonizzazione di tre brani della tradizione irlandese per voce e chitarra, ed eseguite in questa veste in concerto dal controtenore Riccardo Angelo Strano e dal chitarrista Davide Sciacca nell’ambito del C.I.P. – Counter Irish Project (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2017/05/21/three-irish-folksongs/), e adesso presentate in una nuova versione per flauto e chitarra che vede, mettendo da parte il canto, un approfondimento in chiave squisitamente strumentale degli aspetti musicali ed extramusicali che si legano a questi nobili esempi della tradizione irlandese.

Three Irish Folksongs

Domenico Testaì (flauto) e Davide Sciacca (chitarra) eseguono Three Irish Folksongs

Chiudono il programma due “pannelli musicali” dedicati il primo a Ennio Morricone e il secondo ad Astor Piazzolla. Sono brani che già ho presentato in varie occasioni e per varie formazioni, a proposito dei quali non posso che riproporre quanto già ho scritto nella presentazione del mio concerto “Scritture e Riscritture Sonore” del 29 dicembre 2016 (→ http://www.musicamultimedia.net/amici/2016/12/27/scritture-e-riscritture-sonore/):

Come un interprete prende in mano attraverso il suo strumento un brano musicale e con esso instaura un profondo intreccio tra la cultura e la sensibilità dell’autore e il proprio mondo interiore, così anche il compositore fa sue musiche altrui e le ricrea, utilizzando frammenti, rivestendo e travestendo, confrontandosi con un ideale diverso dal proprio, dando vita a qualcosa di nuovo che può variamente essere vicino o discostarsi dagli originali.

Il Lydian Ensemble con Andrea Amici al termine del concerto

Il Lydian Ensemble con Andrea Amici al termine del concerto

Lydian Ensemble

Rosa Alba Nicolosi – violino. Inizia gli studi di violino presso la scuola media “G. Leopardi” di Catania, quale alunna dei corsi sperimentali di strumento musicale e nel 2000 consegue brillantemente il Diploma di violino presso l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania. In seguito partecipa a numerosi corsi e seminari di perfezionamento musicale tenuti da illustri maestri (S. Pagliani, G. Münch, S. Girshenko, G. Franzetti, P. Berman, C. Mondini, M. Serino). Ha collaborato con varie orchestre ed enti. All’attività concertistica affianca l’approfondimento della didattica musicale e strumentale; ha conseguito il Diploma di Didattica della Musica con il massimo dei voti, quello di Insegnante di Educazione Audiopercettiva, il Diploma Accademico di secondo livello in Discipline musicali e il Diploma Accademico di secondo livello abilitante in strumento musicale. Attualmente cura il perfezionamento strumentale con il M° Aldo Traverso. Dal 2007 insegna violino presso le scuole medie ad indirizzo musicale; è docente di ruolo presso l’Istituto Omnicomprensivo “Pestalozzi” di Catania.

Marianatalia Ruscica – violino. Dopo aver conseguito brillantemente il diploma in violino presso l’ISSM “V. Bellini” di Catania, ottiene a pieni voti la laurea specialistica ad indirizzo didattico per la formazione dei docenti nella classe di concorso di violino presso il medesimo Istituto e l’abilitazione all’insegnamento strumentale. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione musicale, si esibisce regolarmente in formazioni cameristiche e in orchestra in Italia e all’estero. Dal 2014, come violinista del “Ten Strings Duo” in collaborazione con il chitarrista Davide Sciacca, effettua tournée nel Regno Unito, dove si è esibita nel 2016 in presenza di sua Maestà la Regina Elisabetta II e altri membri della Famiglia Reale presso la “Parish and Chratie Church” di Chratie. Attualmente è docente di strumento musicale presso l’Istituto Comprensivo Statale “Verga” di Viagrande (CT).

Rosaria Milici – viola. Palermitana, dopo aver conseguito il diploma di Violino nel 1993 al Conservatorio “V. Bellini “della città natale, si è perfezionata sotto la guida dei maestri Monch, Prencipe, Matacena. Ha intrapreso una intensa attività concertistica collaborando con le principali associazioni musicali siciliane (Ass. musicale Amici della musica; Orchestra da camera Gli Armonici, Ass. musicale Etnea, i nuovi cameristi, Ass. siracusana amici della Musica, orchestra da camera Stesichoros, Ente luglio trapanese, EA orchestra Sinfonica siciliana,EAR Teatro V. Bellini di Catania, Ente Teatro lirico P. da Palestrina di Cagliari, esibendosi anche in qualità di violista. Ha inciso per la Amadeus, Classica, Stradivarius. Dal 1997 riveste il ruolo di docente di violino nella scuola media ad indirizzo musicale.

Teresa Raffaella Suriano – violoncello. Diplomata in violoncello e in didattica della musica presso il Conservatorio “G. Verdi” di Milano, consegue nel 2009 la laurea di II livello per la formazione di docenti di strumento. Si è perfezionata in Svizzera con il M° Bellisario, ha frequentato il Corso di Alta Specializzazione dell’Accademia della Scala e ha fatto parte dell’Orchestra Giovanile Italiana. Ha collaborato con diverse orchestre fra le quali l’Orchestra “Toscanini” di Parma, “I Pomeriggi Musicali” di Milano, l’Orchestra Sinfonica di Roma, l’Orchestra del “Teatro Vittorio Emanuele” di Messina, l’Orchestra “Città Lirica” di Pisa, l’Orchestra Stabile di Como e l’E.A.R. Teatro Massimo Bellini di Catania. Suona in diverse formazioni cameristiche con le quali ha inciso per la Rugginenti, la Carish e la Stradivarius e ha suonato in Eurovisione per la Radio Televisione Svizzera con il quartetto d’archi Larius. È insegnante di ruolo di violoncello nella Scuola Secondaria di I grado e al liceo musicale “Musco” di Catania.

Patrizia Privitera – contrabbasso. Nata a Catania, si è diplomata in contrabbasso presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della stessa città sotto la guida del M° E. Tosto, ha proseguito gli studi con il M° S. Nicotra. Ha suonato con varie compagini orchestrali e in varie stagioni lirico-sinfoniche, spesso come primo strumento. Si è esibita con solisti e direttori di fama internazionale. Ha seguito vari corsi di perfezionamento e seminari tra quelli con il M° Sergej Girschenko e il M° F. Petracchi. Ha inciso per la Classico di Copenaghen composizioni di rara esecuzione di V. Bellini e di G. Geremia cantate da Katia Ricciarelli e Salvatore Fisichella. È attualmente docente di ruolo presso la scuola secondaria di primo grado.

Annalisa Mangano – pianoforte. Nata a Catania, si è diplomata nel 1994 a pieni voti presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della sua città sotto la guida del M° Cristina Zago. Alla sua formazione hanno contribuito insigni docenti. È vincitrice di oltre 30 concorsi nazionali ed internazionali. Ha effettuato tournée all’estero e inciso per la BMG. Nel 2008 ha conseguito la laurea di II livello in Discipline Musicali presso l’Istituto di Alta Formazione Artistica “V. Bellini” di Catania con 110/110 e lode. È stata maestro collaboratore per varie produzioni operistiche e svolge attività concertistica da solista e in varie formazioni cameristiche. È docente di pianoforte presso l’Istituto Onnicomprensivo ad indirizzo musicale “Pestalozzi” di Catania.

Angela Minuta – arpa. Si è diplomata in arpa presso il conservatorio “A. Corelli” di Messina e si è perfezionata all’Accademia di Brescia sotto la guida di Anna Loro. Ha suonato con varie orchestre e tiene concerti da solista e in duo col flauto o violino. Attualmente è docente d’arpa presso la Scuola Media “Cavour” di Catania. Si occupa inoltre di ricerca e riscoperta di brani e danze medievali, rinascimentali e di ballate popolari di origine irlandese. Ha fondato insieme ad altre musiciste il quartetto “Broken Consorts” col quale si esibisce in tutta Italia. Ha pubblicato due CD dal titolo “Antiche Danze” e “Carolan’s Dreams”. È stata premiata al concorso nazionale “A.M.A. Calabria” del 2000 vincendo anche il premio speciale “Bareintaiter”. Ha partecipato come ospite alla manifestazione nazionale “Il tempo del cuore” organizzata dall’associazione “Arpa” per la ricerca scientifica in medicina sotto l’alto patronato del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, tenutasi a Pisa, nel biennio 2001-2002.

Domenico Testaì – flauto. Inizia i suoi studi nella scuola ad indirizzo musicale, si è diplomato brillantemente nel 2002, nel 2009 si abilita all’insegnamento nella classe di concorso AG77 e successivamente si specializza in discipline musicali nel ramo esecutivo-compositivo. Allievo del M° Salvatore Vella, ha partecipato a varie Masterclass, da effettivo, con diversi docenti. Svolge attività concertistica nella musica da camera, da solista, con orchestre e ha partecipato a registrazioni di CD e DVD. Vincitore di numerosi concorsi, ha collaborato con vari enti e teatri. È docente di flauto presso l’I.C. Vittorino da Feltre dove dirige l’orchestra della scuola e cura gli arrangiamenti.

Davide Sciacca – chitarra. È docente di Chitarra e Intavolature presso l’Istituto Musicale V. Bellini di Caltanissetta e l’Istituto Omnicomprensivo “Musco” di Catania. Ha ottenuto successi di pubblico e critica durante svariati tour nel Regno Unito nei quali si è esibito presso la BBC Radio, Sale prestigiose, Teatri, Chiese; nell’agosto 2016 e nell’agosto 2017, ha avuto l’onore, assieme alla violinista Marianatalia Ruscica, di suonare in presenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, il Principe di Galles Carlo e gli altri membri della Famiglia Reale Britannica.

Compositore, Arrangiatore e Direttore: Andrea Amici

http://www.musicamultimedia.net/amici/profilo-personale/

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