Il brano è stato composto nei mesi di novembre e dicembre del 2009 ed è scritto per coro misto con accompagnamento di organo. È stato presentato al V Concorso di Composizione “Premio Iconavetere”, organizzato dall’Associazione Musicale “Iconavetere” della Basilica di Foggia in collaborazione con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove ha ricevuto la menzione speciale per particolari pregi compositivi per il genere contemporaneo.

[audio:http://www.musicamultimedia.net/composizioni/Andrea%20Amici%20-%20Stabat%20Mater%20per%20coro%20e%20organo%20%28seconda%20versione%29.mp3|titles=Stabat Mater per coro e organo|artists=Andrea Amici]

La registrazione è stata effettuata da Andrea Amici su Apple Computer con EWQL Symphonic Choirs Play Edition

Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.
Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.
O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti !
Quae moerébat et dolébat,
pia mater, cum vidébat
nati poenas íncliti.
Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.
Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.
AMEN

La scrittura corale è caratterizzata in vari punti da un “cromatismo espressivo” e, nel corso dei sei minuti circa di durata, l’autore ha cercato di alternare atmosfere di profonda tensione drammatica con momenti di minore vigore e improntati a un senso di dolorosa rassegnazione.

La parte organistica è scritta per essere eseguita comodamente su uno strumento dotato di due manuali (indicati in partitura come Grand’organo e Positivo) e pedaliera, anche se naturalmente può essere eseguita su strumenti più piccoli o più grandi; le indicazioni per la registrazione servono a dare una guida per la scelta timbrica da parte dell’organista e dei conseguenti piani sonori, anche se naturalmente sono da considerarsi dei punti di partenza, prestandosi la scrittura a particolari effetti sonori su strumenti dotati di un maggior numero di registri.

L’idea di mettere in musica il testo dello “Stabat Mater” è sempre stato per l’autore un progetto lungamente preso in considerazione; per l’occasione della partecipazione al “Premio Iconavetere” sono stati messi in musica alcuni versetti della sequenza, in particolare quelli che interpretano il dolore della Vergine di fronte a un momento di totale sconforto e a un’immane tragedia quale può essere per una madre la morte di un figlio: il dolore di Maria diviene il simbolo del dolore in generale e tutto il brano si configura come una meditazione sul tema della sofferenza umana di fronte all’apparente irrazionalità di una situazione drammatica.

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