Archivio per il mese luglio 2007

Invito all'Opera – De Agostini

martedì, 31 luglio 2007

In edicola la terza uscita di Invito all’Opera, una collana dedicata alla lirica in dvd, con una eccezionale riproposizione di un Rigoletto verdiano datato 1977, con un cast d’eccellenza guidato dalla strepitosa bacchetta del maestro James Levine. Anche la prima e la seconda uscita avevano visto come protagoniste sempre produzioni del Metropolitan: una Bohème di grande rilievo con Pavarotti e la Cossotto e un’altrettanto famosa Carmen con Agnes Baltsa, tutte dirette sempre da James Levine. Conoscevo già il dvd della Carmen, in quanto già parte dell’ottima collezione marcata Del Prado, conclusasi di recente dopo oltre sessanta uscite, mentre ho acquistato Boheme e Rigoletto che si sono confermate come interpretazioni, a mio avviso, tra le più interessanti in commercio.

Come tutte le produzioni testimoniate dai dvd del Metropolitan (Turandot, Flauto Magico, Ballo in Maschera…) anche queste adesso offerte al grande pubblico dalla De Agostini sono a mio giudizio delle pietre miliari di un modo di fare teatro che per tanti punti di vista dovrebbe essere preso a modello. Il MET di questi spettacoli è il baluardo della messa in scena di stampo tradizionale, nell’accezione più nobile del termine, uno spettacolo in cui le scene, la regia, l’interpretazione cercano il più possibile di attenersi alle indicazioni teatrali degli autori.

(continua…)

 

L'Incompiuta di Schubert

martedì, 31 luglio 2007

Da oggi è online un mio lavoro di qualche anno fa, un’analisi della Sinfonia n.8 di Franz Schubert, conosciuta universalmente come l’Incompiuta, che ho realizzato nel corso dei miei studi di direzione d’orchestra. Si tratta di uno dei brani più eseguiti e più incisi della storia della musica, un grande capolavoro che continua a rivelare i suoi segreti sempre nuovi agli interpreti e agli studiosi, dando sempre nuovi spunti di riflessione e di approfondimento.

Il percorso che propongo relativamente all’Incompiuta di Schubert si divide essenzialmente in quattro sezioni:
  1. un’analisi generale delle caratteristiche di originalità e unicità di questa sinfonia
  2. la storia della composizione dell’Incompiuta con particolare attenzione anche al mistero della sua incompletezza (per la verità non tanto… misterioso, ma probabilmente legato a contingenze o anche all’assenza di un adeguato stimolo al completamento)
  3. la lettura della sinfonia con un’analisi più dettagliata dei due movimenti finiti corredata di numerosi esempi musicali
  4. un’ultima parte dedicata agli approfondimenti, in cui trova attualmente posto una panoramica sulla discografia, mentre è in via di completamento qualche altra pagina.

Buona lettura, quindi, nella sezione Musica!

 

Breve guida alla discografia dell’Incompiuta

mercoledì, 25 luglio 2007

All’interno della sezione Musica di questo sito da qualche giorno è online una monografia dedicata alla Sinfonia “Incompiuta” di Franz Schubert, uno dei brani più belli e più eseguiti del compositore viennese.

La discografia di quest’opera è a dir poco sterminata: ogni etichetta ne ha in catalogo numerose versioni e considerando anche tutte le ristampe di edizioni storiche il numero di “Incompiute” è veramente enorme.

Mi è parso opportuno, a completamento dell’analisi della partitura, indicare alcune incisioni particolarmente significative, in particolare quelle che – a mio avviso – hanno segnato la storia interpretativa di questo grande capolavoro.

Seguendo questo link è possibile leggere la mia personale ed essenziale guida alla discografia dell’Incompiuta.

 

Il web portatile

sabato, 21 luglio 2007

La vacanza estiva porta spesso lontano dalla propria sede e dalla propria adsl; abituati ormai ad essere connessi ad alta velocità per tutto l’anno, per passione, per propaggini di lavoro estivo o semplicemente per “sana” abitudine, si rende necessaria una connessione a internet anche in assenza della propria attrezzatura casalinga.

L’infrastruttura dei gestori di telefonia mobile consente oggi effettivamente una discreta connettività che, seppure non consenta di staccarsi ancora dal cordone ombelicale della rete fissa, tuttavia si propone come un valido supporto alla necessità di connettività in movimento.

I limiti tutt’oggi sono costituiti da due fattori, il primo dei quali, alla fin fine non poi così troppo rilevante, è quello della larghezza di banda: se pure l’umts non sia paragonabile all’ampiezza delle ultime linee dati della telefonia fissa, in ogni caso dà la possibilità di fruire di quasi tutti i servizi disponibili senza incappare in estenuanti tempi di attesa che alla fine pregiudicano l’esperienza comunicativa; il vero limite invece sono le tariffe, realmente proibitive, data l’effettiva assenza di un piano flat. Il traffico dati sulle reti mobili prevede alla base una tariffazione “a consumo“, quindi basato sul traffico generato.

A conti fatti quindi la linea mobile, tranne a condizione di essere un ricco industriale, potrebbe servire a mala pena per controllare la propria casella di posta elettronica, senza neanche aprirne tutti i messaggi. Considerando poi che quasi nessun sito presenta una versione ottimizzata per i cellulari, o comunque un’economizzazione delle risorse, il dispendio in fatto di kilobyte è veramente proibitivo.

Entrano in gioco a questo punto le tanto sbandierate offerte dei gestori nostrani mascherate da occasioni imperdibili a suon di divertenti gag, musica e attori o calciatori famosi.

Passandole in rassegna effettivamente il panorama appare vasto, ma non sempre conveniente; per prima cosa, prima di scegliere occorre valutare attentamente le proprie abitudini e capire di cosa si ha bisogno.

Il navigatore occasionale probabilmente potrà accontentarsi di promozioni che scambiano la tariffazione a consumo con quella a tempo, ma ricordo a tutti che fu una grande conquista per il consumatore quando si passò al flat e ci si liberò dell’ansia di consultare le pagine a una velocità che di fatto impone dei tempi di riflessione nulli, soprattutto anche in considerazione dei tempi di rendering delle singole pagine.

Personalmente quindi scarto questo tipo di offerta a priori, in favore di quelle che comunque basano la tariffazione sul consumo, anche se sembra che i gestori tendano a uniformare le loro offerte all’opposto.

La proposta che a mio parere si avvicina maggiormente alle esigenze del “navigatore” moderno è quella della Wind che propone un bonus di traffico dati consistente nel suo piano Mega No Limit.

Con un’offerta di questo tipo è effettivamente possibile consultare il web, la posta ma anche aggiornare il proprio blog, procedere all’upload delle foto delle vacanze da condividere con gli amici e i parenti sui vari servizi come Panoramio, Flickr o Picasa, svolgere attività più avanzate come lo sviluppo di pagine html e della loro grafica e gestire l’aggiornamento di un sito via ftp, ricordando naturalmente che comunque c’è un limite nella gestione di volumi troppo grandi di dati.

Basta quindi in questa condizione attrezzarsi di un telefono cellulare possibilmente umts e via bluetooth utilizzarlo come modem per il computer portatile per crearsi una postazione mobile (sempre) connessa ad internet.

 

Analisi della polifonia vocale: Gesualdo da Venosa: Itene, o miei sospiri

venerdì, 20 luglio 2007

 

La necessità di una rifondazione umanistica dell'arte

mercoledì, 18 luglio 2007
Il pianista americano Keith Jarrett

Il pianista americano Keith Jarrett

Un pianista improvvisamente fischiato, un pianista che insulta un pubblico che da sempre gli tributa un successo sicuramente meritato ma, a mio avviso, altrettanto alle volte gonfiato da un fanatismo quasi faziosamente alimentato da frange di “estimatori” in visibilio per una presunta capacità di diagonalizzazione a cavallo di stili diversi.

Innegabile il talento di Keith Jarrett che a me pare eternamente da bambino prodigio, ostentatamente alla ricerca di una semplicità e purezza di approccio che forse tradisce l’assenza di mezzi culturali di approfondimento della dimensione teoretica.

Ma torniamo all’attualità, a un insulto verso una città che di per sé meriterebbe rispetto sol perché paga, se non per la sua centenaria tradizione culturale; tutto per un flash, più propriamente per l’assenza di una quarta dimensione che per l’arte non può che coincidere con un’estrinsecazione di umanesimo.

L’episodio di primo acchito può sembrare una di quelle pose tipiche dell’idiosincrasia del divo, ma a ben guardare forse affonda le sue radici in una ben più profonda assenza di una dimensione umana dell’arte.

A sentire le funamboliche improvvisazioni del nostro, accompagnate da quel discutibile vocaleggiare in falsetto che i più osannano come una forma di trance mistica (in un periodo peraltro di totale indifferenza nei confronti dell’estasi compositiva di stampo ultraromantico) sembra che l’arte si limiti ad una superficiale ripetizione di formule, che ruotano su se stesse esaurendosi in un poco approfondito giuoco di esteriorità.

La mancanza di approfondimento si palesa in tutta la sua assenza di problematicità nelle esecuzioni del repertorio classico di Jarrett, dove si evidenziano i limiti di un mancato approfondimento umanistico.

Umanesimo non è solo approfondimento culturale, ma soprattutto sostanzialità di un’universale visione dell’arte inquadrata in valori umani, per la fondazione di un’estetica che alla vacuità sostituisca una profondità di analisi non fine a se stessa ma portatrice di valori. E questi valori accrescono a loro volta la coscienza che l’arte è condivisione, apertura, missione, fratellanza: “alle menschen werden brüder“, secondo le parole di Schiller, sulla base di un comune senso di umanità, di un arricchimento dell’umanità attraverso un sogno di bellezza ben lontano da un insulto alle persone e alla cultura di un luogo che ha come unica colpa l’aver voluto gustare il pianismo di un artista e in particolare la possibilità di portare a casa un’immagine, un ricordo di un’esperienza da condividere.

 

Il numero 1… il numero 500… il numero?

mercoledì, 11 luglio 2007

Un po’di storia: come già detto nel post d’introduzione, per la mia formazione l’ascolto è stato importantissimo e lo è anche adesso nelle mie attività. In casa ho un ricco archivio musicale che si alimenta continuamente; agli inizi, naturalmente, si trattava di avere una discografia riguardante la costruzione di un repertorio di base: ricordo i primi acquisti, con un’integrale delle Sinfonie di Beethoven dirette da Bernstein, poi Mozart, Rimsky-Korsakov, le opere di Puccini e di Verdi, e via così, arricchendo l’archivio musicale con incisioni di brani che via via mi interessavano per lo studio o per la curiosità teoretica, rivolgendomi a epoche e periodi diversi; una volta completata una prima stratificazione non mi sono certo fermato, ma sono andato a caccia di interpretazioni significative, per arricchire la conoscenza attraverso il confronto. Ecco quindi l’affacciarsi di una mentalità da collezionista, non fine a se stessa, quindi non destinata semplicemente all’accumulo, ma con finalità ben precise.

La storia della mia collezione – ancora lo ricordo perfettamente – inizia con un primo acquisto targato Deutsche Grammophon: Debussy: La Mer – Images – Prélude à l’après-midi d’un faune – Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Leonard Bernstein, un’autentica rivelazione di un modo personalissimo di leggere delle pagine celebri e di grande repertorio. Questa release, frutto di registrazioni live, si apre con le Images, un lavoro del 1912, proposte in un ordine che pospone Ibèria, messa in posizione conclusiva, come per accentuare il carattere di indipendenza di questa sezione che costituisce un vero e proprio “trittico nel trittico”. Personalmente non condivido la scelta, ma naturalmente poco importa la semplice disposizione dato il peso interpretativo. Nel CD si prosegue la carrellata di famosi brani debussiani con un salto indietro al 1894 per ascoltare una delle pagine più importanti nella prima evoluzione del pensiero del compositore francese, il Prélude à l’après-midi d’un faune, per concludere con il celebre La Mer.

La cura dell’esecuzione è notevole: Bernstein, da sempre, si era distinto per una notevole libertà e variabilità della dimensione ritmica, approdando, negli ultimi anni della sua brillante carriera, ad esiti veramente notevoli, con un controllo dell’orchestra di tipo pianistico; in queste pagine Bernstein ricerca un virtuosismo timbrico e ritmico di grande effetto, con un’estenuazione del tempo che si avvia verso la sospensione e l’immobilità di alcuni momenti e con una attentissima gradazione timbrica che si riflette e si interscambia nelle scelte del tactus. C’è da dire che non si tratta mai di un virtuosismo fine a stesso: anche se, rispetto ad altre interpretazioni come quelle più strutturalistiche di Pierre Boulez o più incisive di Toscanini, sembra che Bernstein spesso si compiaccia delle sue scelte, in realtà l’opzione interpretativa si rivolge alla ricreazione di un simbolismo sensuale estenuato nella ricerca delle segrete corrispondenze del libro della natura.

Da quel primo acquisto naturalmente è passato del tempo, gli studi, le scelte, gli approfondimenti sono andati avanti e anche la collezione si è arricchita; non ho tenuto conto ovviamente di tutto ciò che è entrato, ma per un occasionale conteggio si presentò anni fa il cinquecentesimo acquisto, che si concretizzò con una novità (per allora) discografica: la prima incisione assoluta di …explosante-fixe… di Pierre Boulez, a testimonianza, ovviamente, di orizzonti musicali che si andavano espandendo alla conoscenza del repertorio della musica contemporanea. Il brano “di copertina” è relegato alla fine del CD ed è preceduto da brani più “storici” del compositore francese: le Douze notations per pianoforte del 1948 e le Structures per due pianoforti del 1957; Pierre-Laurent Aimard e Florent Boffard si confermano pianisti specialisti nel districare i serialismi integrali del giovane strutturalista. …explosante-fixe… è l’esempio di una continua evoluzione del pensiero compositivo del francese, soprattutto nella versione proposta nel CD, cioè quella del 1992-93 che ammoderna l’apparato tecnico con l’introduzione del live electronics che sicuramente realizza una migliore integrazione dei materiali sonori creati dagli strumenti tradizionali con l’elemento informatico.

Oggi il conto si è perso… ma spero di mantenere (e comunicare) l’emozione di scoprire attraverso l’ascolto i sogni di bellezza e i labirintici percorsi di ricerca che la mente umana estrinseca nella creazione musicale.

 

“Libreria” – la mia collezione musicale

mercoledì, 11 luglio 2007

Sono sempre stato un appassionato della registrazione. La mia passione per la musica è iniziata attraverso le incisioni discografiche (poche in casa, in origine) e soprattutto, per quanto riguarda la musica colta, attraverso la radio, le rare trasmissioni televisive e le videocassette; ho vissuto il passaggio dal vinile al compact disc, fortunatamente iniziando i miei acquisti più “corposi” quando ormai ci si poteva indirizzare decisamente verso il nuovo supporto, accumulando incisioni discografiche che ho considerato utili per la mia formazione al pari dei libri e delle partiture.

A questo si è aggiunta anche una vera e propria passione per la registrazione in sé; in archivio conservo numerosi nastri con mie incisioni realizzate con mezzi di fortuna e fatte con notevoli sforzi quando ancora non erano disponibili le strumentazioni che oggi la tecnologia mette a disposizione di tutti con una spesa relativamente ristretta.

La grande rivoluzione della musica digitale, dei lettori multimediali integrati nei computer o portatili, iPod, iTunes, mp3, memorie sempre più gigantesche e tutto ciò che ruota intorno a queste eccezionali conquiste ci permette oggi di vivere immersi nella musica e di averne a disposizione in grandi quantità senza particolari sforzi.

Questo comporta sicuramente una necessità di maturare il proprio sguardo nei confronti della musica: se da una parte diventa sempre più facile averla, dall’altra è altrettanto facile “consumarla”. Più che mai quindi si vede, a mio avviso, la necessità di un ascolto consapevole, per non dimidiare e sminuire l’intrinseco atto culturale insito nel mettersi a confronto con un capolavoro della musica colta.

L’aspetto collaborativo del web 2.0 ci dà oggi la possibilità di condividere la nostra conoscenza e la nostra esperienza; musicamultimedia.net si dota quindi di una sezione dedicata all’esperienza dell’ascolto musicale, con un’impalcatura da blog per permettere non solo una facile consultazione ma anche un’agevole cooperazione di menti all’ascolto.