Archivio per il mese settembre 2008

Prometeo – Il mito in musica

sabato, 27 settembre 2008

Claudio Abbado non è solo uno dei più grandi direttori d’orchestra di tutti i tempi, ma anche una personalità di indubbia statura intellettuale e culturale, una complessa figura umana che esprime in musica vasti orizzonti.

Prometheus – The Myth in Music
(Martha Argerich, Berliner Philharmoniker, Claudio Abbado)

Una delle sue tantissime interessanti operazioni culturali di qualche tempo fa è un bellissimo compact disc, che in questi giorni ho riascoltato, dal titolo “Prometeo – Il mito in musica“, edito dalla Sony: non un semplice album, ma un avvincente viaggio attraverso la trasposizione musicale di un’idea mitologica che si traduce nella lettura del mondo ideale che ogni compositore ha in ultima analisi della presenza dell’uomo nella storia.

Prometeo, infatti, è una figura carica di significato: l’apportatore di vita e soprattutto del fuoco, simbolo della fiera indipendenza dell’uomo dal mondo delle divinità, è sempre stato figura di indipendenza, forza titanica, superiorità e di volta in volta nel corso del tempo chi si è occupato di questo personaggio lo ha fatto scegliendo una o talatra caratteristica, tradendo così attraverso la propria lettura una visione particolare dell’uomo e della figura dell’eroe.

Il viaggio musicale di Abbado inizia con Beethoven e una scelta di sette brani dalle musiche che il compositore di Bonn realizzò fra il 1800 e il 1801 per il balletto Le Creature di Prometeo, ideato da Salvatore Viganò. L’idealismo beethoveniano trova qui una delle sue più concrete espressioni: Beethoven è di per sé una figura prometeica, tutta protesa nel titanico sforzo di plasmare una materia come la musica arrecandole un ordine utopistico e spirituale trascendente la materia ma evidentemente in un perenne scontro fra ideale e reale. Il Prometeo beethoveniano è in ultima analisi un apportatore di civiltà e l’ideale eroico si fonde con quello titanico nella figurazione di un elemento superiore portatore di un ideale ordine di pace ed equilibrio in nome dell’arte. Tale lettura è evidentemente protoromantica e il sinfonismo beethoveniano è riportato da Abbado ad un suono storicamente estremamente credibile, sfrondato dalle incrostazioni romantiche ma allo stesso tempo idealmente ricco e denso, del tutto lontano dal secco suono della filologia fine a se stessa. Tutti i momenti selezionati sono resi nel loro valore musicale e intellettuale, con un suono rotondo, la giusta dose di assenza di vibrato e una coerenza stilistica perfettamente assecondata dai Berliner Philharmoniker che si confermano una formazione orchestrale di primissimo ordine.

Claudio Abbado

Il viaggio musicale attraverso il mito di Prometeo continua con il poema sinfonico lisztiano, spesso liquidato come pezzo di maniera e d’occasione, un esempio della vacuità dello stile di Liszt che invece è un autore da non sottovalutare nella storia della musica romantica. In mano ad Abbado, infatti, anche alcuni presunti squilibri o convenzionalismi delle pagine di questo poema sinfonico acquisiscono un valore e un peso ideali di grande spessore e consistenza; anche il fugato in apparenza estremamente convenzionale o forse fuori luogo, diviene un elemento allegorico: il Prometeo lisztiano è figura del trionfo della creazione, al di là del destino stesso del creatore e in ultima analisi autoritratto di uno sforzo sovrumano nella tensione di un linguaggio nuovo che trascende il limite della materia: Liszt stesso è infatti titanico nel suo innovativo virtuosismo che Abbado legge in perfetta prospettiva storica, dando corpo al sogno romantico di una musica dell’avvenire.

Il discorso diviene ancora più intricato man mano che si procede nell’ascolto e addentrandosi nella visionarietà di Scriabin e del suo Poema del Fuoco, una visione assolutamente fuori da ogni convenzione basata su innovative concezioni armoniche (l’accordo che costituisce il materiale di base di tutto il pezzo è una fusione tra una struttura per quarte e una scala esatonale), su un’orchestrazione di una brillantezza addirittura smagliante e addirittura un gioco di luci che oggi si potrebbe considerare multimediale. Anche qui il sogno prometeico di dare vita all’inesprimibile attraverso una materia nuova. Qui Abbado riesce con grande maestria a dominare i guizzi infuocati dell’orchestrazione di Scriabin, riuscendo a dare una lettura appassionata e appassionante, senza cedere minimamente al facile effetto. L’orchestra e il coro si adattano a questa visione della partitura, mentre, facendo sempre salvo il livello comunque altissimo, non mi sembra entusiasmante la performance di Martha Argerich che appiattisce un po’ il suono pianistico su un pesante e continuo fortissimo, quasi cercasse disperatamente di non annegare fra i marosi sprigionati dalla potenza orchestrale di Abbado.

Chiude questo splendido compact disc la Suite 1992 del Prometeo di Nono, l’imponente “tragedia dell’ascolto”, come la sottotitolò lo stesso autore, dalla quale qui è possibile ascoltare due momenti. L’opera di Nono, monumentale nell’impiego di mezzi tecnici e nella sua vastità, è estremamente impegnata e impegnativa, come un po’ tutta la musica del compositore veneziano, ma, a differenza delle opere precedenti a Fragmente Stille am Diotima, Prometeo appartiene alla seconda stagione creativa di Nono, quando l’autore abbandona l’ideologia un po’ ostentata dei suoi primi anni, per dedicarsi a un approfondimento di natura più umana e dolente. Prometeo diviene così figura della peregrinazione che non trova ristoro, perde la sua eroicità per divenire più simile alle proprie creature, in un eterno vagare attraverso isole diverse e attraverso la circolarità del suono elettronicamente modificato. Abbado coglie appieno questa umanità all’interno di una musica sicuramente di non facile approccio ma carica di significato e di densità spirituale come quella dei predecessori.

Il percorso si chiude così, nel silenzio del Prometeo di Nono, dai trionfi dell’idealismo preromantico, romantico e postromantico fino alle disillusioni del XX secolo, alla tragedia umana di un secolo che ha lasciato profonde cicatrici nella storia umana.

Un CD assolutamente imperdibile per l’innegabile valore culturale a per l’eccellente interpretazione di Claudio Abbado.

 

La Fleur Nuptiale

domenica, 21 settembre 2008

Online un mio nuovo brano per pianoforte, appena composto, come dono di nozze per gli amici americani Leonardo Ciampa e Jeanette McGlamery.

La Fleur Nuptiale è una meditazione musicale sulla bellezza unica e irripetibile del momento del matrimonio; echi della musica del passato si fondono nella sintesi di un linguaggio che attraversa il tempo musicale, sospendendo le atmosfere in una perenne attesa, fino a raggiungere un punto finale culminante con la citazione del brano nuziale per eccellenza, il coro nuziale del Lohengrin di Wagner, vista come in uno specchio d’acqua.

Il brano è disponibile su tutti i circuiti che ospitano la mia musica: il canale YouTube di Musica & Multimedia, SoundClick e Facebook. Sul sito una pagina dedicata all’indirizzo: http://www.musicamultimedia.net/musica/amici-la-fleur-nuptiale/index.php

 

La Fleur Nuptiale per pianoforte

martedì, 9 settembre 2008

La Fleur nuptiale” è un breve pezzo per pianoforte, una meditazione musicale sulla bellezza unica e irripetibile del momento del matrimonio, dedicato ai carissimi amici americani Leonardo Ciampa e Jeanette McGlamery, conosciuti in Austria in occasione della prima esecuzione delle Preghiere per organo, commissionate dal M° Leonardo Ciampa.

Echi della musica del passato si fondono nella sintesi di un linguaggio che attraversa il tempo musicale, sospendendo le atmosfere in una perenne attesa, fino a raggiungere un punto finale culminante con la citazione del brano nuziale per eccellenza, il coro nuziale delLohengrin di Wagner, vista come in uno specchio d’acqua.

(continua…)

 

La Fleur Nuptiale per pianoforte

martedì, 9 settembre 2008



La Fleur nuptiale è un breve pezzo per pianoforte, una meditazione musicale sulla bellezza unica e irripetibile del momento del matrimonio, dedicato ai carissimi amici americani Leonardo Ciampa e Jeanette McGlamery, conosciuti in Austria in occasione della prima esecuzione delle Preghiere per organo, commissionate dal M° Leonardo Ciampa.

Linizio del brano

L'inizio del brano

Echi della musica del passato si fondono nella sintesi di un linguaggio che attraversa il tempo musicale, sospendendo le atmosfere in una perenne attesa, fino a raggiungere un punto finale culminante con la citazione del brano nuziale per eccellenza, il coro nuziale del Lohengrin di Wagner, vista come in uno specchio d’acqua.

La citazione wagneriana alla fine del brano

La citazione wagneriana alla fine del brano

La scrittura pianistica tende a dilatare le idee melodiche su tutta l’ampiezza della tastiera, recuperando anche stilemi tipici del pianismo romantico, con un susseguirsi di episodi, fra loro collegati da alcune idee motiviche fondamentali, accomunati da un’idea fondamentale e dai procedimenti armonici tipici della scrittura dell’autore, fondati su una forma di diatonismo libero che alterna, senza estreme complicazioni cromatiche simultanee, strutture accordali costruite di volta in volta su intervalli caratteristici.

Foto di gruppo a Vienna. Da sinistra a destra: Andrea Amici, Leonardo Ciampa, Jeanette McGlamery, Rosalia Nigrelli, Elena Amici

Foto di gruppo a Vienna. Da sinistra a destra: Andrea Amici, Leonardo Ciampa, Jeanette McGlamery, Rosalia Nigrelli, Elena Amici - Vienna, Praterstraße, luglio 2008

Ledizione CIC del brano La Fleur Nuptiale

L'edizione CIC del brano La Fleur Nuptiale

Ascolta il brano: 

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