Archivio per la sezione 'Musica di Andrea Amici'

Diario de “Il lungo viaggio”

lunedì, 19 luglio 2010
La locandina del cortometraggio

La locandina del cortometraggio

Il lungo viaggio è un cortometraggio realizzato nell’ambito di un progetto comune fra Liceo Scientifico Seguenza e Università degli Studi di Messina, il Progetto Cinema/Officina Performativa.

Sono stato contattato qualche mese fa da una delle coordinatrici del progetto, la prof.ssa Virginia Nigrelli che è anche mia cognata, che mi proponeva la realizzazione della colonna sonora per un cortometraggio di circa quindici minuti, che avrebbe avuto come tematica la difficoltà dei giovani a trovare lavoro nella propria città e anche la lotta con l’innato senso di appartenenza nei confronti della propria terra.

Ho accettato di buon grado e dopo qualche tempo per posta elettronica mi è stata recapitata la sceneggiatura, in una stesura abbastanza definitiva e con una divisisone in otto scene, priva però di alcuna indicazione di tempi.

La sceneggiatura mi è parsa subito molto interessante: da un lato alcune idee al limite dell’irreale, come la scena iniziale sulla spiaggia con un’atmosfera sospesa da coro di tragedia greca, dall’altro la problematica giovanile immersa nel contorno di una città bella ma praticamente morta, dove si infrangono i sogni e le aspettative dei giovani.

Ma fino al termine del lavoro, tutto questo è stato solo nella mia immaginazione, perché al di là dei fogli virtuali con sopra scritta la guida delle scene e dei dialoghi (lo ripeto, senza alcuna indicazione di tempo) non mi è stato dato nient’altro: i tempi erano stretti e il regista, il messinese Giuliano Pagliaro, aveva del materiale girato, ma nessun montaggio e anzi aspettava proprio i commenti musicali per eventualmente poter stabilire una durata definitiva del suo breve film.

Mentre quindi mi ero aspettato di ricevere (anche poco per volta) dei video con il montaggio per caricarlo nella mia DAW e lavorarci sopra, mi sono invece accorto che la situazione era ben diversa, insolita e sicuramente poco ortodossa; a questo punto le soluzioni erano due: o lasciare perdere il tutto oppure mettere in moto la fantasia e scommettere sul vuoto.

Naturalmente ho scelto la seconda strada, altrimenti non sarei qui a scriverne. Conoscendo i posti, ho cominciato a immaginare come sarebbe stato un piccolo film sulla sceneggiatura che mi era stata fornita e a rendere reali nella mia mente immagini, dialoghi, paesaggi, il tutto con un mio preciso senso dello scorrere del tempo. Scena per scena ho così iniziato a scrivere la musica, guardando con attenzione l’indicatore temporale nel software al computer, quasi per rimanere fedele al mio tempo immaginato.

Ho iniziato a scrivere proprio dall’inizio, dalla scena sulla spiaggia alla quale ho prima brevemente accennato, passando poi a quella che secondo me era la scena fondamentale, il viaggio sulla nave traghetto attraverso lo Stretto di Messina, un viaggio breve ma che diventa “lungo” se al suo interno si svolgono scelte fondamentali per il proprio futuro. Da queste sono andato avanti via via a coprire, sempre secondo la mia immaginazione, tutto il cortometraggio.

La prima scelta obbligata è stata quella strumentale: per cosa comporre. Anche se si trattava di momenti di vita fra giovani, la tematica mi è parsa adatta a una veste musicale più profonda: ciò di cui si parla è un dissidio fra il senso di appartenenza e l’odio verso una terra che non offre e sulla quale si rimane a costo di pesanti compromessi con le proprie prospettive; una tematica quindi implicante una sottigliezza di sfumature psicologiche, che solo l’orchestra sinfonica può interpretare.

L’organico quindi per cui è scritta gran parte di questa piccola colonna sonora è l’orchestra sinfonica e non avendo a disposizione un’orchestra in carne e ossa ho realizzato dei mock-up con le mie librerie della EastWest/Quantum Leap che anziché servire da guida sono divenuti alla fine la vera colonna sonora.

Le idee tematiche sono semplici, minimali in alcuni brani, più spiegate in altri, ma sempre con un senso di incompiutezza, quasi da “melodia infinita” wagnerianamente intesa, volutamente caratterizzate da un senso di sospensione, di inconclusione.

 

Napoli, secondo estratto

venerdì, 30 aprile 2010

Per il secondo anno consecutivo ho partecipato al concorso di composizione “Musica e cultura a Piazza dei Martiri“, una lodevole iniziativa promossa dalla Chiesa Luterana di Napoli, e per il secondo anno consecutivo il mio brano è giunto in finale, venendo così eseguito in concerto.

Napoli, Piazza dei Martiri

Napoli, Piazza dei Martiri

Lo scorso anno, per la IX Edizione del concorso, il mio Salmo 116 per coro e pianoforte ha conseguito il primo premio, mentre quest’anno ho presentato, seguendo le linee guida espresse nel bando, un brano più impegnativo, la Cantata Luterana “Sola nel mondo eterna“, che non ha vinto il premio, riscuotendo tuttavia un buon consenso da parte della giuria tecnica, il cui presidente, il Mº Patrizio Marrone direttore del Conservatorio di Napoli, ha tenuto a precisarmi, assieme ad altri, che il mio pezzo avrebbe meritato il primo premio e che comunque, nei voti della giuria, si era classificato secondo.

Nessuna speranza, invece, per quanto riguarda l’attribuzione del premio della giuria formata dagli spettatori, visto che purtroppo il brano ha avuto un’esecuzione molto imprecisa con tanti errori che ovviamente ne hanno completamente pregiudicato la fruizione corretta da parte del pubblico.

Ecco, quindi, che arriviamo al centro della questione. Non è tanto, infatti, il non aver ottenuto il premio e il relativo compenso in denaro, che comunque non sarebbe stato trascurabile e secondario, quanto l’effettiva scarsa qualità dell’esecuzione.

Il Coro Luterano di Napoli durante la prima esecuzione della Cantata Luterana

Il Coro Luterano di Napoli durante la prima esecuzione della Cantata Luterana

Di chi la colpa? Del compositore che presenta una scrittura ardua e senza tregua per gli esecutori che arrivano sfiniti alla fine della quasi mezz’ora di musica? Sicuramente, e lo ammettiamo subito, senza inutili discussioni: dalla prima di questo mio brano s’impara che comunque occorre un occhio di riguardo per esecutori e pubblico, anche se, però, a mio giudizio di musica più ostica di quella del sottoscritto ce n’è in abbondanza.

Ma è solo questo, o c’è dell’altro? Naturalmente si, a mio avviso, e risiede fondamentalmente in due fondamentali presupposti negativi: primo, la disaffezione della cultura musicale italiana verso la musica contemporanea e, secondo, la carenza della preparazione.

Ormai è evidente che la superficialità e la fretta, in Italia, la facciano da padrone e ciò è più evidente se si parla di musica contemporanea, che implica una lettura più approfondita proprio perché basata su materiali inauditi (nel senso etimologico del termine); ma anche la mancanza di una preparazione di base adeguata, tipica di un’impostazione didattica che mostra ormai tutti i suoi patetici limiti.

Ciò riguarda primariamente i cori e non certo solo quello che ha eseguito il mio brano: chi canta non ha la base di una preparazione come quella del nord o dell’est dell’Europa; si canta per imitazione, anche se si sa leggere la musica, non si ha l’abitudine, proprio per mancanza di impostazione scolastica, ad ascoltare nella propria mente ciò che si vede; proprio per questo tutto ciò che non esiste già nell’esperienza trova difficoltà a estrinsecarsi.

Chi invece ha dato grandi prove sono stati il soprano solista, Silvia Del Grosso, che non ha mancato praticamente una nota, dando anche una lettura convincente di parti sicuramente non melodiche nel senso tradizionale del termine e anche il direttore, Edoardo Bochicchio, che gestualmente ha dimostrato di aver preparato nella sua mente l’interpretazione, purtroppo non seguito dal coro e spesso anche dal quartetto.

Tirando le somme, non è minimamente una polemica contro specifiche persone, che sicuramente si saranno trovate in pochissimo tempo a dover realizzare qualcosa di più ampio delle proprie effettive possibilità, quanto di un’occasione mancata, quella cioè di avere la possibilità come compositore di ascoltare una propria creazione, cosa che vale molto di più di ottenere poi alla fine un riconoscimento.

Mi fa piacere, pertanto, che l’organizzazione del premio sia ritornata, per la prossima edizione, all’impostazione precedente, abbandonando la grande forma che purtroppo non trova poi una possibilità di concretizzazione nell’esecuzione pubblica.

 

Due autorevoli opinioni su due miei brani

martedì, 25 agosto 2009
Lorganista americano Jon Gillock

L'organista americano Jon Gillock

Jon Gillock, uno dei più autorevoli organisti al mondo, specialista del repertorio francese “spirituale” e in particolare della musica di Olivier Messiaen, che per lui ebbe parole di grande apprezzamento, così si è espresso a proposito delle mie Tre Preghiere per organo,  che ha ascoltato recentemente sul sito del Consortium Internationale Compositorum (www.compositorum.com):

“Andrea, I just listened to your Three Prayers for organ. I liked all of them immediately. Perhaps I had a preference for 1 & 3, but that’s probably because I’m more familiar with their chants.

You write in a style I wish I could improvise in! Your harmonic language, while unique, is very evocative and impressionistic. The phrases always seemed logical building to a certain point. Also, the change of colors was extremely effective.

You should find a way to promote them because I think a lot of organists would like them.”

Il pianista Richard Grayson

Il pianista Richard Grayson

Richard Grayson, docente all’Occidental College Los Angeles, CA, alla Music Faculty, Crossroads School Santa Monica, CA  e alla New Roads School Santa Monica, CA, nonché eccellente pianista e improvvisatore, così si è espresso sul mio Salmo 116 per coro e pianoforte:

“I listened to your setting of Psalm 116, and it was very beautiful. A very beautiful piece, fine vocal writing, nice use of harmony and counterpoint, with a sensitive piano accompaniment. You are a musical and sophisticated composer. I will listen to more.”


Un ringraziamento particolare a questi due autorevoli musicisti per le loro parole di apprezzamento e incoraggiamento!


 

Nel 52° anniversario della morte di Umberto Saba

martedì, 25 agosto 2009

Statua di Umberto Saba a Trieste - Fonte WikiPedia

Statua di Umberto Saba a Trieste - Fonte WikiPedia

Ricorre oggi il cinquantaduesimo anniversario della morte del poeta triestino Umberto Saba (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), uno dei più importanti scrittori del XIX/XX secolo, esponente autorevole della poesia italiana e realizzatore di una alternativa via “narrativa” nella versificazione, fra il soggettivismo analogico del simbolismo e l’oggettivismo allegorico di Montale.

Fortunatamente oggi la poesia di Saba ha ottenuto la sua giusta collocazione e il giusto riconoscimento nel panorama letterario italiano e internazionale, godendo una meritata stima negli ambienti intellettuali e non solo. In queste pagine mi piace riportare una foto della significativa statua del poeta a Trieste, ritratto a passeggio per le vie della “sua” città, non su un piedistallo o in evidenza in una piazza, ma proprio come una persona comune che si mescola nel vissuto del suo tempo e del suo spazio ma che con la sua poesia ha dato qualcosa che rende la sua personalità e la sua arte trascendente alla contingenza storico-geografica.

Nel contempo, un mio personale omaggio, di qualche anno fa, alla poesia di Umberto Saba: un madrigale per cinque voci miste su testo di una sua poesia, La mia fanciulla.

Maggiori informazioni su questo brano alla pagina:
http://www.musicamultimedia.net/musica/amici-la-mia-fanciulla/

 

Una riflessione sulla prima esecuzione della mia Preghiera III per organo

domenica, 12 luglio 2009
Andrea Amici: Tre Preghiere per organo op.7 (Ed. CIC/Evensong)

A.Amici: Tre Preghiere per organo op.7

In questo momento, dall’altro lato del mondo, qualcuno ha la possibilità di ascoltare la mia musica come io non l’ho mai ascoltata: è quanto sta accadendo adesso con la prima esecuzione della mia Preghiera III per organo “Veni Creator Spiritus” in Virginia, negli Stati Uniti.

Ringrazio il collega e caro amico M° Leonardo Ciampa per la commissione dei tre brani, per questa prima esecuzione e per aver portato in tournée negli Stati Uniti le mie Tre Preghiere per organo.