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	<title>Musica &#38; Multimedia &#187; Sinfonico-corale</title>
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	<description>Il sito internet di Andrea Amici - dedicato alla musica, all&#039;arte e alla multimedialità</description>
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		<title>Rossini: Stabat Mater (Giulini)</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 06:41:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sinfonico-corale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Maria Giulini]]></category>
		<category><![CDATA[Gioachino Rossini]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2009/03/p-640-480-1ffa164f-ca2f-44d3-adad-3eeed1115dc6.jpeg" rel="shadowbox[post-329];player=img;"><img class="alignleft size-full wp-image-364" src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2009/03/p-640-480-1ffa164f-ca2f-44d3-adad-3eeed1115dc6.jpeg" alt="" width="225" height="300" /></a>Lo <em>Stabat Mater </em>, composto da Rossini a partire dal 1831 a carriera operistica ormai conclusa, è un maturo esempio di una tradizione vocale sacra all&#8217;italiana che presenta il testo sacro suddiviso in brani staccati ognuno dei quali caratterizzato dalla forma del &#8220;numero chiuso&#8221; alla maniera dell&#8217;opera italiana settecentesca. Anche nel caso dello  <em>Stabat</em> rossiniano il &#8220;respiro&#8221; generale dell&#8217;opera, così frammentata, diviene difficile da individuare e mantenere, anche perché non sempre risulta evidente a una lettura superficiale l&#8217;aderenza musicale alle esigenze espressive del testo sacro.</p>
<p>Il CD della mia libreria musicale è a mio giudizio quella realmente di riferimento per chi vuol conoscere in maniera approfondita e autentica questo grande capolavoro del repertorio sinfonico-corale. Artefice di questa imperdibile incisione edita dalla  <em>Deutsche Grammophon</em> è  <strong>Carlo Maria Giulini</strong> che propone un&#8217;eccellente lettura profondamente umana del testo rossiniano, incentrata sull&#8217;evidente volontà di riportare ogni particolare musicale al tema fondamentale del dolore umano che si estrinseca nella tragedia della morte in croce, espressa però senza parossismi e senza platealizzazione del sentimento, riportato invece a una dimensione più intima e per questo più profonda.</p>
<p>Così il virtuosismo del canto diviene uno strumento espressivo inquadrato in un disegno generale di comunicazione umana e artistica piuttosto che uno sfoggio atletico e soprattutto prendono consistenza organica nel &#8220;tutto&#8221; generale anche quelle parti che a prima vista possono sembrare meno funzionali dal punto di vista espressivo. Mi riferisco per esempio al famoso &#8221; <em>Cujus animam</em>&#8221; spesso utilizzato dai tenori per dar prova del loro smalto vocale che qui invece viene riportato a un clima espressivo contenuto e austero, profondo e denso, nel quale il ritmo si stempera perdendo i connotati da marcetta come spesso si ascolta. E in numerosi altri punti Giulini riesce a contenere gli estremi, a dare il giusto peso a tutti i particolari, insomma a trovare l&#8217;esatto equilibrio per regalare un&#8217;esecuzione realmente densa di quel giusto connubio tra esigenze musicali, fede, espressività, dimensione storica e gusto interpretativo.</p>
<p>In questa nobile interpretazione è coadiuvato da un ottimo cast vocale, nel quale spiccano il tenore e il mezzosoprano; è necessario inoltre mettere in rilievo la cura interpretativa assegnata al coro, che oltre a un&#8217;ottima preparazione tecnica segue perfettamente la linea generale dell&#8217;interpretazione, fra l&#8217;altro con un suono preciso, pulito e adatto precipuamente al &#8220;sacro&#8221; sia dal punto di vista interpretativo contenutistico sia da quello della prassi esecutiva: un suono lontano dall&#8217;opera, vicino invece a letture più moderne della musica corale: un suono asciutto e terso, ma non per questo vuoto o superficiale, chiaro nella definizione delle linee polifoniche e ricco di vigore espressivo nei momenti di pathos.</p>
<p>Un grande maestro per una fondamentale lezione interpretativa.</p>
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		<title>Il Requiem Polacco di Penderecki</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Nov 2007 18:56:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Sinfonico-corale]]></category>
		<category><![CDATA[Krzysztof Penderecki]]></category>

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La Polonia canta la sua storia di oppressione e il suo desiderio di libertà prima ancora spirituale, oltre che politica,  con la forza di una fede, come quella cattolica, che ha anche significato fiera opposizione al materialismo sia esso nazionalsocialista o sovietico.
L&#8217;avanguardia polacca è stata nelle arti, e in particolare nella musica, uno strumento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="penderecki" style="float: left; margin-right: 10px;">
<div class="img-shadow"><img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/Penderecki.jpg" alt="" /></div>
</div>
<p>La Polonia canta la sua storia di oppressione e il suo desiderio di libertà prima ancora spirituale, oltre che politica,  con la forza di una fede, come quella cattolica, che ha anche significato fiera opposizione al materialismo sia esso nazionalsocialista o sovietico.</p>
<p>L&#8217;avanguardia polacca è stata nelle arti, e in particolare nella musica, uno strumento di protesta, ma non fine a se stessa: compositori come <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Lutoslawsky</span>, <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Gorecki</span> o <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Penderecki</span> hanno profuso nella loro musica ragioni psicologiche, politiche, spirituali e religiose ricercando di volta in volta un linguaggio spesso di rottura, ma sempre finalizzato all&#8217;espressione, senza mai cedere alla pura astrazione dei segni. Ciò ha portato a un&#8217;arte della comunicazione dove ogni nuova conquista anche tecnica (proprio come nel linguaggio di Penderecki) è sempre stata dettata da un&#8217;esigenza di rapporto col pubblico, nel senso più nobile della necessità di trasmissione di idee.</p>
<p>E proprio dai tre nomi sopra menzionati nasce dalla Polonia una nuova musica, quando ancora Darmstadt si dibatteva su un logico astrattismo dei segni, estremamente comunicativa e per questo spesso bollata come reazionaria in tutti i sensi possibili, anche e soprattutto politici.</p>
<div id="coverRequiem" style="float: right; margin-left: 10px;"><img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/penderecki-requiem.jpg" alt="" /></div>
<p>Il <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"><span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;">Requiem Polacco</span></span> è un&#8217;opera importantissima, un grande affresco che testimonia la poetica della maturità del suo autore. Penderecki ricerca, dopo gli sperimentalismi strumentali delle sue prime composizioni, le grandi forme e si appoggia alla voce umana, portatrice di un messaggio autentico e intelleggibile, recuperando il passato e integrandolo nelle conquiste linguistiche degli anni precedenti. Il risultato è un&#8217;imponente messaggio di fede e umanità di enorme valore artistico e di grande modernità.</p>
<p>Il <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Requiem</span> nasce da svariate suggestioni e sostanzialmente da un ampliamento di un nucleo iniziale costituito da alcune sezioni come l&#8217;<span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Agnus Dei </span>o il <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Lacrymosa</span>, pagine isolate scritte per alcune precise circostanze che poco per volta sono divenute nuclei costitutivi di un organismo musicale più ampio. Qualche diseguaglianza pertanto è palese, tuttavia è evidente che il filo conduttore di questa partitura è un eclettismo di fondo che affonda le sue radici in un&#8217;esigenza comunicativa; ogni stilema, ogni tecnica, ha una precisa rispondenza ideale e serve a realizzare uno scopo: tutto è perfettamente integrato e trova il suo posto nell&#8217;opera.</p>
<p>Eclettismo, quindi, ma nel senso più nobile del termine, non certo una contaminazione ma recupero di dimensioni narrative tipiche del discorso sinfonico-corale, di un senso della forma basato sulle esigenze del testo,  recupero di un passato più o meno remoto proiettato nella modernità attraverso la genialità della creazione artistica che mescola tutte le esperienze culturali e umane anche a un livello di inconsapevolezza proprio della creazione artistica al suo massimo grado di integrazione di componenti culturali, di studio, di ascolto e più in generale di vita.</p>
<p>Questo doppio cd è una vera perla da collezione, tanto più che sembra ormai fuori dai cataloghi della <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Deutsche Grammophon</span></span>, per il suo grande valore di autenticità. L&#8217;autore stesso infatti offre una bella lettura della propria opera, aiutato dai complessi corali e orchestrali della <span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"><span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">Radio Bavarese</span></span>, dimostrando appieno le proprie intenzioni compositive.</p>
<p>L&#8217;esecuzione, <span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;">live</span>, procede con tensione narrativa e coinvolgimento emotivo, il coro e l&#8217;orchestra affrontano con grande padronanza le indubbie difficoltà tecniche della scrittura di Penderecki e l&#8217;unica perplessità, personalmente, ritengo che sia l&#8217;eccessivo vibrato lirico delle voci soliste e una certa mancanza di dettaglio nella presa del suono che privilegia l&#8217;effetto d&#8217;insieme da cattedrale piuttosto che i particolari strumentali.</p>
<p>Si conferma quindi un&#8217;ottima operazione culturale e artistica che si spera possa rimanere disponibile come documento sonoro di un&#8217;importante opera del tardo XX secolo.</p>
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