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	<title>Musica &#38; Multimedia</title>
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		<title>Buon Natale!</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 16:40:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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Varie volte nel corso della storia umana sono stati tanti i giorni di Natale che si presentano in situazioni di ombra, difficoltà, paura e titubanza nei confronti dell&#8217;avvenire. Il Natale 2011 per noi Italiani fortunatamente non cade in un momento di guerra o nell&#8217;incubo del fallimento a livello nazionale, ma sicuramente non è in un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="separator" style="float: left;"><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/12/wpid-Photo-16dic2011-2018.jpg" rel="shadowbox[post-807];player=img;" target="_blank" style="margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/12/wpid-Photo-16dic2011-2018.jpg" id="blogsy-1324851665484.9575" class="clearleft" alt="" width="500" height="375"></a></div>
<p>Varie volte nel corso della storia umana sono stati tanti i giorni di Natale che si presentano in situazioni di ombra, difficoltà, paura e titubanza nei confronti dell&#8217;avvenire. Il Natale 2011 per noi Italiani fortunatamente non cade in un momento di guerra o nell&#8217;incubo del fallimento a livello nazionale, ma sicuramente non è in un bel momento: l&#8217;incertezza è l&#8217;orizzonte del nostro panorama, la sfiducia nel futuro è purtroppo il sentimento dominante.       &nbsp;<br />
Il sistema economico è fallito, il modo di vivere su cui si è fondato lo stile degli stati ricchi è allo stesso modo fallito e ciò che sembrava ovvio non lo è più.       &nbsp;<br />
Quale strada, a questo punto? È evidente che non c&#8217;è una facile soluzione, tanto meno individuale: occorrerà passare attraverso gravi vicissitudini oppure occorrerà un grande sconvolgimento che improvvisamente faccia a tutti prendere coscienza della necessità di radicale cambiamento; più verosimilmente si cercherà di &#8220;tirare a campare&#8221;, cure palliative per allungare all&#8217;estremo e mantenere in vita la convenienza dei pochi.      &nbsp;<br />
Come guardare al Natale presente e, per dirla con Dickens, allo spettro del Natale a venire? Osserviamo due articoli apparsi in questi giorni, due visioni del presente realistiche ma del tutto diverse.     &nbsp;<br />
Uno su <b>La Repubblica</b>, <a href="http://www.repubblica.it/economia/2011/12/24/news/circolo_vizioso_giannini-27141364/?ref=HREA-1" target="_self" title="">http://www.repubblica.it/economia/2011/12/24/news/circolo_vizioso_giannini-27141364/?ref=HREA-1</a> un&#8217;interessante analisi dei sacrifici passati, presenti e purtroppo futuri: una visione inesorabilmente triste che si conclude con un ironico &#8220;buon natale&#8221;, che ricorda a tutti la difficoltà di ciò che si sta attraversando e che purtroppo si attraverserà. Sicuramente vero, inutile far finta di niente come alcuni politici italiani hanno fatto nel nostro recente passato. Ma, anche questo, specchio del tempo.      &nbsp;<br />
Personalmente ho trovato più consono alla mia sensibilità l&#8217;editoriale firmato dal Card. Bagnasco, apparso sull&#8217;<b>Avvenire</b>: <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/amorevicino.aspx" target="_self" title="">http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/amorevicino.aspx</a>    &nbsp;<br />
Il raffronto di questi due articoli mi porta a una considerazione più generale.   &nbsp;<br />
&#8220;<i>Buon Natale</i>&#8221; è una frase abusata: in passato per molti un ipocrita specchio del consumismo, oggi per altri un ironico augurio presago di sventura. In realtà una locuzione che dovrebbe essere usata solo nel suo giusto ambito cristiano, unico luogo dove acquista il suo senso, altrove suonando invece falsa, oggi come ieri. &#8220;<i>Buon Natale</i>&#8221; è una speranza per il presente e per la dimensione escatologica, un impegno a vivere il presente in pace, in onestà, un modo di orientare la propria esistenza verso il bene futuro e la gloria oltre la morte; qualunque difficoltà diviene così una prova, non un tunnel senza uscita, il presente una sfida per la costruzione di un futuro migliore.     &nbsp;<br />
Per il singolo, anche se sembra di trovarsi completamente immersi in un meccanismo impossibile da arrestare o cambiare ma al contrario all&#8217;interno del quale rimanere schiacciati, rimane sempre la costruzione del quotidiano, il proprio impegno individuale all&#8217;interno della collettività, la responsabilità nell&#8217;educare i più giovani a un&#8217;idea di esistenza che non sia solo denaro, ricchezza, consumo, edonismo, la responsabilità delle scelte sociali e nell&#8217;affermare una volontà positiva e soprattutto rispettosa della legalità.     &nbsp;<br />
E allora, cristianamente: buon Natale!   &nbsp;<br />
  &nbsp;<br />
  &nbsp;<br />
 &nbsp;<br />
&nbsp;<br />
&nbsp;</p>
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		<title>Un ricordo di Giuseppe Sinopoli</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Aug 2011 21:12:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Sinopoli]]></category>
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		<category><![CDATA[ricorrenze]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-27giu2011-0656.jpg" rel="shadowbox[post-799];player=img;" target="_blank"><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-27giu2011-0656.jpg" id="blogsy-1313701920448.8374" class="alignleft" alt="" width="330" height="250"></a>Sono passati già dieci anni da quel 20 aprile 2001 quando <strong>Giuseppe Sinopoli</strong> morì tragicamente, colto da un infarto mentre stava dirigendo l&#8217;<em>Aida</em> di Giuseppe Verdi alla <em>Deutsche Oper</em> di Berlino. <br />Ero allora studente di direzione d&#8217;orchestra a Palermo e proprio la mattina dopo c&#8217;erano esercitazioni con l&#8217;orchestra del Conservatorio. Avevo appreso la notizia mentre viaggiavo da Messina a Palermo e ne avevo discusso ampiamente con un collega di studi, mio carissimo amico. Quella mattina ci fu una certa palpabile agitazione e un vago malcontento durante le prove, come se un sentimento diffuso di tristezza mista a disagio avesse investito tutti. <br />Sinopoli era già infatti un punto di riferimento artistico e umano: fra i direttori contemporanei era uno di quelli che stava scrivendo una nuova pagina nella storia dell&#8217;interpretazione, con quel suo caratteristico modo di accostarsi con spirito nuovo anche alle partiture più trite, con la capacità di indagare pieghe oscure dell&#8217;animo dei compositori, il tutto con un grande rigore storico e con una grande padronanza delle intenzioni e dei mezzi. </p>
<p><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-27giu2011-0706.jpg" rel="shadowbox[post-799];player=img;" target="_blank"><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-27giu2011-0706.jpg" id="blogsy-1313701920428.6096" class="alignright" alt="" width="387" height="319"></a>Lo ricordo adesso, perché anni fa, nella tarda estate, per noi Siciliani si pregustava la possibilità di andare ad ascoltare gli splendidi concerti del Maestro a Taormina, nella cornice del Teatro Antico, che con l&#8217;orchestra, era allora la <em class="em rangy_1">Philharmonia</em> di Londra, e Sinopoli acquisiva un&#8217;aura assolutamente irreale, con quello squarcio sullo sfondo fra le mura dell&#8217;architettura  romana che lascia vedere il mare. <br />Ricordo la mia prima opera in tedesco, il <em>Lohengrin</em>, che Sinopoli propose con una bellissima e ieratica regia del pronipote di Wagner. <br />E ancora le sinfonie di Mahler, <em class="em rangy_1">Elektra</em>, con una brutta scenografia ma pur sempre di enorme potenza musicale, un indimenticabile primo atto della <em class="em rangy_1">Walkiria</em> preceduto dai <em class="em rangy_1">Vier Letzte Lieder</em> di Strauss e ancora tanti altri concerti di una levatura artistica talmente importante da non aver avuto più seguito nel territorio. <br />La bellezza della musica e l&#8217;atmosfera incantata della &#8220;<em class="em rangy_1">Perla del Mediterraneo</em>&#8221; avevano anche un interessante seguito nella puntuale cena con gli amici con i quali si era stati al concerto in un buono e rinomato ristorante di Taormina, dove, gustando le specialità della nostra terra, si discuteva animatamente di quanto si era ascoltato, fornendo ognuno illuminanti particolari e suggestioni, confrontando anche quanto già si conosceva attraverso altre interpretazioni e tra una parola e l&#8217;altra, si vedeva qualche volta arrivare e fermarsi pochi tavoli più in là proprio il maestro Sinopoli, anche lui a cena nello stesso locale, e si notava il suo volto, espressione di una mente ancora concentrata e immersa nelle profondità della bellezza che poco prima si era materializzata in un piccolo angolo di Paradiso.  </p>
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		<title>Final Cut Pro X: Apple dice addio al mercato Pro?</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 18:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mondo Apple]]></category>
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		<description><![CDATA[Navigando in rete con il mio iPad, forse il prodotto più significativo dopo l&#8217;iPod della capacità della Apple di creare prodotti assolutamente innovativi, di quelli che riescono a cambiare le abitudini e le tendenze di quella grossa fetta di popolazione che della tecnologia fa un uso intensivo nella vita di tutti i giorni, mi sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.apple.com/finalcutpro/" target="_blank"></a><a href="http://magazine.creativecow.net/downloads.php" target="_blank"><img src="http://magazine.creativecow.net/covers_images/11_picon_url.jpg" id="blogsy-1308852219348.0667" class="alignleft" alt="" width="190" height="250"></a>Navigando in rete con il mio iPad, forse il prodotto più significativo dopo l&#8217;iPod della capacità della Apple di creare prodotti assolutamente innovativi, di quelli che riescono a cambiare le abitudini e le tendenze di quella grossa fetta di popolazione che della tecnologia fa un uso intensivo nella vita di tutti i giorni, mi sono imbattuto in un&#8217;interessante lettura, un articolo di <strong class="strong rangy_1">Walter Biscardi</strong>, apparso online su <strong class="strong rangy_1"><em class="em rangy_2">Creative Cow Magazine</em></strong> (<a href="http://magazine.creativecow.net/article/final-cut-pro-x-whats-missing-for-some-pros">http://magazine.creativecow.net/article/final-cut-pro-x-whats-missing-for-some-pros</a>) che elenca tutto ciò che manca al nuovo <strong class="strong rangy_1">Final Cut Pro X</strong> per essere realmente un&#8217;applicazione <em>pro</em>. <br />L&#8217;autore, come tanti altri professionisti del settore all&#8217;epoca delle prime presentazioni, avevano visto nella nuova versione del software un primo &#8220;<strong>iMovie Pro</strong>&#8220;, un programma quindi sicuramente più potente di <em>iMovie</em>, che rappresenta attualmente la migliore piattaforma per l&#8217;editing video <em>entry-level</em>, ma non certo il degno erede di <em class="em rangy_2">Final Cut Studio</em> così come lo conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzare. </p>
<p><a href="http://www.apple.com/finalcutpro/" target="_blank"><img src="http://images.apple.com/mac/home/images/promo_final_cut_pro_x.jpg" id="blogsy-1308852219319.9827" class="alignright" alt="" width="320" height="210"></a>Che Final Cut avesse bisogno di un po&#8217; di elasticità in più in alcune cose era evidente, così come era evidente che certe semplici <em>feature</em> di iMovie era un peccato non poterle avere (con il debito potenziamento) nell&#8217;applicazione <em>pro</em>, ma da qui a eliminare con un colpo di spugna tutto quanto raggiunto negli anni di sviluppo, sembra veramente un&#8217;eresia informatica. <br />Leggendo attentamente però la rapida recensione fatta da Biscardi, ci si accorge purtroppo che è proprio così: a quanto pare Apple ha abbandonato letteralmente le caratteristiche avanzate di Final Cut per privilegiarne altre, mutuate dal mondo <em>consumer</em> o <em>prosumer</em>, come piace oggi definire quella categoria di utenti, fra i quali si ascriverebbe anche il sottoscritto, che utilizzano in maniera più avanzata il computer e il Mac in particolare per creare prodotti dall&#8217;aspetto professionale, ma senza essere dei professionisti del settore. <br />Un grave errore, a mio modesto avviso. Utilizzo Final Cut Studio per i miei lavori video all&#8217;Istituto Pestalozzi e con le sue eccezionali caratteristiche di montaggio con le <em>multiclip</em>, con la flessibilità dell&#8217;organizzazione dei materiali e delle sequenze, la possibilità di riutilizzare porzioni video in maniera molto plastica, la capacità di portare su più computer il lavoro semplicemente riconnettendo i <em>media</em> mancanti, ho portato a termine vari progetti; con l&#8217;integrazione e il <em>work flow</em> avanzato con Motion, SoundTrack Pro e DVD Studio Pro ho anche fatto qualcosa di più complesso e a quanto leggo (non ho avuto modo ancora di provare la nuova versione) bisogna pateticamente dire addio a tutto quanto si è abituati a fare: ci saranno tante novità ma la tradizione, per così dire, è stata spazzata via, non integrata nel nuovo prodotto. <br />Un grave errore, dicevo. Suite come Final Cut Studio invogliano il <em>prosumer</em> come me ad andare ben oltre l&#8217;iMac o il MacBook Pro, per tentare, con i sacrifici del non essere professionisti del settore, ma solo buoni &#8220;dilettanti&#8221; nell&#8217;accezione più nobile del termine, il salto verso un Mac Pro e una piattaforma Apple che dica addio ai compromessi; abbandonare quindi questo settore professionale, oltre al danno nel settore di riferimento, porta inevitabilmente alla disaffezione anche di chi chiede al Mac quel qualcosa in più, di chi anche se non ha esigenze da studio tuttavia vuole padroneggiare le attrezzature con le potenzialità migliori, che aiutino a far venire fuori tutta la creatività. <br />Un&#8217;ultima considerazione. Se questo è toccato a Final Cut Studio, cosa succederà a <strong class="strong rangy_1">Logic Studio</strong> che dà ancora di più l&#8217;impressione di essere un oggetto smarrito? È, secondo me, il software più versatile, ancorché per certi aspetti purtroppo primitivo, per comporre musica e adesso stento a credere che lo si voglia far progredire per quanto concerne gli aspetti ancora spigolosi e arcaici. <br />A questo punto, se la piattaforma Mac Os sarà ancora valida, sicuramente sarà il caso di orientarsi verso la Adobe per l&#8217;editing video o Pro Tools 9 per l&#8217;audio, software rampanti che mi sembra credano nel futuro del mercato professionale. </p>
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		<title>Alle prese con l&#8217;Invalsi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 18:57:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La recente disastrosa avventura della correzione delle prove nazionali INVALSI svoltesi nell&#8217;ambito dell&#8217;esame di stato conclusivo del primo ciclo hanno portato alla ribalta nazionale l&#8217;evidente inadeguatezza dei mezzi dell&#8217;Istituto Nazionale per la Valutazione e anche l&#8217;incuria per il lavoro e la dignità dei docenti, caricati di un peso inutile e anche aggravato da errori materiali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="background:#cccccc; padding:20px; margin-bottom:10px;"><em>La recente disastrosa avventura della correzione delle prove nazionali INVALSI svoltesi nell&#8217;ambito dell&#8217;esame di stato conclusivo del primo ciclo hanno portato alla ribalta nazionale l&#8217;evidente inadeguatezza dei mezzi dell&#8217;Istituto Nazionale per la Valutazione e anche l&#8217;incuria per il lavoro e la dignità dei docenti, caricati di un peso inutile e anche aggravato da errori materiali francamente inammissibili. Il quotidiano La Sicilia, nell&#8217;edizione del 23 giugno, ha riportato parte di un mio intervento riguardo le disavventure e i disagi che tutti i docenti abbiamo vissuto nei giorni scorsi (<a href="http://www.pestalozzi.cc/2010-11/Invalsi-LaSicilia/La_Sicilia-Pagina_invalsi_Pestalozzi2.pdf">leggi online la pagina</a>). Pubblico qui tutta la storia che fra l&#8217;altro ha un finale assolutamente grottesco, con la speranza che, oltre a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica, tante proteste riescano in un certo qual modo a far rivedere al Ministero le sue posizioni riguardo queste prove e le procedure a esse connesse.</em>  </div>
<p><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-21giu2011-2054.jpg" id="blogsy-1308902357142.6963" class="alignleft" alt="" width="300" height="450">La prova nazionale dell&#8217;INVALSI che si svolge all&#8217;interno dell&#8217;esame di stato conclusivo del primo ciclo è una sorta di spettro che incombe innanzi tutto sugli alunni i quali da qualche anno a questa parte, nel corso del loro esame, si trovano a dover fronteggiare qualcosa di misterioso, propinato da un&#8217;entità percepita come lontana e oscura, soprattutto perché spesso inconsapevole e incurante delle diverse realtà scolastiche territoriali enormemente diversificate nel panorama del disequilibrio e del divario interregionale e addirittura all&#8217;interno della stessa città. Ma la prova nazionale è uno scoglio anche per i docenti che si trovano di fronte quanto meno a una giornata molto impegnativa e a dismisura più lunga della normalità.      <br />Infatti oltre alla somministrazione delle prove, a seguito di procedure di apertura e consegna del materiale degne forse dei più imponenti segreti militari, i docenti hanno il compito di trascrivere le risposte dai questionari degli alunni su appositi moduli cartacei, nel contempo valutando la correttezza di gran parte dei quesiti. <br />Nonostante ci troviamo ormai in questo primo avanzato scorcio del XXI secolo, all&#8217;INVALSI non sono ancora pronti a fare il grande passo dell&#8217;abbandono del cartaceo, che rimane sotto forma delle suddette schede di registrazione degli esiti, ma quanto meno si è prevista l&#8217;assistenza del mezzo informatico: assieme alla griglia di correzione da scaricare, stampare e utilizzare (che per inciso già era in alcune parti sbagliata al momento della sua prima pubblicazione online, costringendo così l&#8217;Istituto Nazionale a una prima tempestiva e-mail di rettifica) era disponibile per il download anche un utile strumento di automazione per il calcolo del voto in base alla rilevazione delle risposte, cosa questa doppiamente utile non solo per venire incontro alle difficoltà dovute al dettagliato calcolo dei valori e dei <em class="em rangy_1">range</em>, ma soprattutto perché, lo ricordiamo, la prova nazionale ormai è entrata a tutti gli effetti nella valutazione finale dell&#8217;esame, partecipando quindi all&#8217;attribuzione del voto conclusivo, calcolato secondo una rigorosa, ancorché discutibile, media aritmetica. <br />Personalmente, poiché utilizzo abbondantemente nella mia attività didattica i fogli di calcolo per automatizzare i processi di valutazione (almeno per quanto riguarda un primo <em class="em rangy_1">screening</em> dei risultati), ho salutato con entusiasmo la presenza di <strong class="strong rangy_2">un file Excel</strong> con tanto di <em class="em rangy_1">macro</em> che avrebbe portato a uno snellimento del lavoro e come me, penso, tanti altri miei colleghi. <br />Sarebbe bastato quindi inserire le risposte degli alunni (ahimè già trascritte comunque sul buon vecchio e duro a morire supporto cartaceo) per ottenere alla pressione di un pulsante il calcolo del voto finale da attribuire alla prova. <br />Sarei stato anche disposto a passare sopra al problema dell&#8217;assoluta inoperatività del foglio di calcolo con il diffusissimo pacchetto <em>OpenOffice</em>, nonostante io sia un sostenitore del software <em>open-source</em>, ma lo snellimento del lavoro si prospettava realmente notevole. <br />I condizionali fin qui usati, purtroppo, sono stati d&#8217;obbligo, come si suol dire: terminato nel tardo pomeriggio dello stesso giorno della prova il pur comunque estenuante e faticoso lavoro di trascrizione cartacea, verifica e inserimento dei dati al computer, ecco questa mattina <strong>la classica &#8220;doccia fredda&#8221;</strong> dall&#8217;amaro sapore di una beffa: in una mail spedita alle ore 20:11 del giorno 20 <strong class="strong rangy_2">l&#8217;INVALSI comunicava che il foglio di calcolo era banalmente sbagliato</strong> nella sua programmazione e quindi chi come me si era affidato fiduciosamente alla correzione &#8220;<em class="em rangy_1">computer-aided</em>&#8221; era destinato a rivedere praticamente tutte le prove per quanto riguardava due quesiti di matematica e tutti gli elaborati che avessero riportato un risultato inferiore o uguale a venti punti nella prova di italiano. <strong class="strong rangy_2">Per la mia classe si è trattato di ben dodici elaborati su sedici</strong>, per gli altri, nella scuola in cui lavoro, almeno di una media di un 25% di elaborati. <strong class="strong rangy_2">Nella mail si davano pertanto precise istruzioni: </strong><strong class="strong rangy_2">ricalcolare il punteggio scaricando una nuova &#8220;maschera&#8221; dal sito dell&#8217;Istituto</strong>. <br />Oltre quindi al controllo della correttezza di due quesiti di matematica si è dovuto procedere al <strong class="strong rangy_2">reinserimento da zero dei dati</strong> di un gran numero di alunni, onde ottenere il giusto risultato, il tutto fra le proteste generali, il malcontento, la necessità di fare costante appello, per sedare gli animi dei più rivoltosi e riottosi, al senso di professionalità di ciascun docente, ma soprattutto <strong class="strong rangy_2">ribadendo la necessità di non penalizzare gli alunni con una votazione sbagliata e ingiusta</strong> proprio nell&#8217;ultimo momento di questo loro percorso formativo. <br />Tra le tempeste, comunque, la nave, dopo un&#8217;altra mattinata di lavoro e il conseguente ritardo delle seguenti procedure d&#8217;esame, alla fine è arrivata in porto, fatte salve eventuali altre novità che dovessero ancora arrivare. <br />Anche solo a questo punto arrivati, mi si permetta però di dire che era stato fin troppo facile da parte dell&#8217;INVALSI chiudere una mail con delle scuse, come ha fatto il responsabile della prova nazionale in una nota inviata alle scuole per posta elettronica, era fin troppo facile sperimentare forse con una certa superficialità sul lavoro dei docenti e sulla valutazione degli studenti: quanto accaduto, anche senza considerare gli ulteriori sviluppi che la faccenda avrebbe avuto di lì a poco, sarebbe sufficiente per aprire un momento di ampia riflessione sulla effettiva serietà della preparazione degli strumenti operativi da parte dell&#8217;INVALSI, su quanto ci sia di semplice apparenza e quanta invece sia la reale sostanza di quello che si sta realizzando e soprattutto una ben più ampia riflessione sulla necessità della <strong>revisione dei canoni reali di rispetto del lavoro dei docenti</strong>, obbligati a un dispendio di energie assolutamente sproporzionato e vessati, come in questo caso, da banali errori che rischiano di compromettere alla fine il clima di serenità e di impegno necessari in una tappa sicuramente fondamentale della crescita degli alunni.<br />Fin qui la storia che sicuramente la maggior parte ormai conosce, ma l&#8217;avventura non era finita, perché alle 15:34 del 21 giugno, quando cioè finalmente, almeno nella mia scuola, si era concluso il lavoro di reinserimento, ricalcolo e confronto con la valutazione precedente (che comunque in molti casi non era sbagliata per quanto concerne il voto finale), <strong>ecco l&#8217;ennesima mail dell&#8217;INVALSI</strong>: in allegato un file <em class="em rangy_1">zip</em> con dentro <strong class="strong rangy_2">un nuovo file Excel e un file di istruzioni</strong>, con preghiera di &#8220;<em class="em rangy_1">avvalersi di una persona mediamente esperta nell&#8217;uso del computer</em>&#8220;; seguendo la guida fornita in PDF, nel giro di massimo tre minuti, è bastato aprire il primo file, quello realizzato con il foglio di calcolo sbagliato, contemporaneamente a questo nuovo file ricevuto per email per avere, con un colpo di bacchetta magica, il tutto sistemato, senza dover reinserire niente manualmente e per giunta con evidenziati i risultati finali che hanno avuto variazioni di voto a seguito della procedura di ricalcolo con correzione automatica. <br />A questo punto, dopo aver speso tante energie, forse sarebbe stato meglio non dire nulla di quest&#8217;ultimo sviluppo a tutti coloro che, pur lamentandosi, avevano completato comunque il reinserimento spendendo un&#8217;altra mattina di lavoro ignari di questo nuovo strumento che sarebbe stato rilasciato nel primo pomeriggio, per non scatenare cieche ire nei confronti di un&#8217;istituzione come l&#8217;INVALSI che già ormai per la classe docente non gode certo di stima, ma l&#8217;amore per la verità impone che su tutta la faccenda si faccia la massima e dovuta chiarezza, non potendo far passare sotto silenzio questa ennesima perdita di tempo e di energie, questa nuova beffa di una soluzione all&#8217;intoppo totalmente automatica che è arrivata ancora una volta quando ormai tutto il lavoro, o comunque la maggior parte di esso, era stato già per ben due volte portato a termine, una soluzione che invece, se fornita in tempo, avrebbe evitato un ulteriore aggravio di impegno.  <br />Se proprio quindi si pensa che sia così necessaria la presenza di questa prova nazionale all&#8217;interno dell&#8217;esame di stato, almeno per tempo si pensi di preparare con cura tutte le procedure e <strong class="strong rangy_2">soprattutto si pensi a un&#8217;adeguata ed equa ripartizione del carico di lavoro, in modo che non sia sproporzionatamente sbilanciato sulle spalle dei docenti</strong>. <br />Prof. Andrea Amici</p>
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		<title>Io vado a votare, passaparola!</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Jun 2011 07:34:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Musica &#038; Multimedia non è un sito dedicato alla politica, né tanto meno una testata giornalistica o qualcosa di simile, ma semplicemente un sito personale, nel quale si parla di arte, di musica, e si fa anche un implicito riferimento al collegamento fra l&#8217;espressione artistica e le nuove tecnologie. Ho deciso comunque, da libero cittadino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.repubblica.it/images/2011/06/04/004259588-9f914f1c-34fc-4507-96e0-86d2ecb89d5e.jpg" id="blogsy-1307172694780.986" class="alignleft" alt="Io vado a votare" width="132" height="130"><br/><em class="em rangy_1">Musica &#038; Multimedia</em> non è un sito dedicato alla politica, né tanto meno una testata giornalistica o qualcosa di simile, ma semplicemente un sito personale, nel quale si parla di arte, di musica, e si fa anche un implicito riferimento al collegamento fra l&#8217;espressione artistica e le nuove tecnologie. <br/>Ho deciso comunque, da libero cittadino di un paese libero, di condividere temporaneamente sul mio blog il logo dell&#8217;iniziativa &#8220;<em><strong class="strong rangy_2">io vado a votare, passaparola</strong></em>&#8221; perché fermamente convinto dell&#8217;utilità teorica e pratica dei quesiti referendari che si pongono al popolo italiano. <br/>Seppure quindi, non manzonianamente, mi ritrovo quattro-cinque lettori, con questi quattro o cinque voglio condividere la mia idea e il mio semplice impegno per fare qualcosa, una piccola goccia che tuttavia influenzerà in qualche modo il futuro. <br/>Prima di tutte una considerazione. Nel mio precedente <em>post</em> di auguri alla Repubblica italiana per il suo sessantacinquesimo compleanno, ho cercato di additare, come peggiore dei mali del nostro stato, la tendenza alla disaffezione all&#8217;esercizio della democrazia. Ebbene la prossima chiamata alle urne è sicuramente <strong>la forma più alta di partecipazione democratica alla vita pubblica dello stato</strong>, poiché si abbandona la rappresentatività e si ha invece l&#8217;occasione di vivere in prima persona il proprio impegno civico. E proprio in un momento storico in cui sembra che la rappresentatività sia momentaneamente sospesa, il <em>referendum</em> diviene quindi un momento di altissimo impegno e necessità, creando un vero e proprio imperativo morale che rende tutti gli astensionisti in realtà dei veri e propri assenteisti dal punto di vista civico e sociale. <br/><em>Secundis</em> l&#8217;importanza e la validità dei quesiti. Non stiamo parlando qui, infatti, di piccole scelte, ma di grandi e importanti svolte. La prima ambientalistica, quella sull&#8217;<strong>energia nucleare</strong>: di fronte a chi in maniera subdola cerca soltanto un facile interesse economico e prospetta miracoli senza pensare neanche ai propri eredi, ricordiamo che l&#8217;atomo è obsoleto, come tutte le forme di energia che inquinano, petrolio compreso con l&#8217;unica differenza di avere un impatto distruttivo minore; ricordiamo che non esiste sicurezza alcuna in nessun impianto, meno che mai in uno stato dove si ha l&#8217;abitudine ad aggirare anche le più elementari norme di sicurezza in vista del guadagno; ricordiamo infine che l&#8217;Italia è un territorio geologicamente in grave dissesto e sismicamente instabile, dove le forme di energia alternative, come il sole e il vento, sono invece abbondantemente presenti ancorché ignorate. <br/>Occorre quindi una netta presa di posizione e anche un tenere alta la guardia nei confronti di chi sicuramente vorrà eventualmente far rientrare dalla finestra ciò che viene democraticamente fatto uscire dalla porta. <br/>La seconda scelta relativa ai beni primari, in questo caso l&#8217;<strong>acqua</strong>, che devono essere di tutti: non è la presenza del privato che può garantire un elevamento della qualità dei servizi, bensì la moralizzazione dello stato e dei suoi funzionari che ha la capacità di far fruire a tutti in maniera equa e adeguata l&#8217;accesso ai beni che sono stati creati per tutti indistintamente. <br/>Infine che dire sul quesito che mette in campo il pronunciamento contro un esempio della legislazione <em>ad personam</em> : qui la risposta viene da sé; si vuole che lo stato italiano proceda sempre meno verso l&#8217;equità sociale o si vuole almeno dare un segnale di fiducia nei confronti della giustizia, seppure ribadendo la necessità di un adeguato funzionamento di tutti gli apparati dello stato? <br/>Ci fermiamo qui, ricordando che in queste pagine si parla di arte, ma non esiste arte senza una società e soprattutto non esiste arte in un mondo devastato dall&#8217;incuria generale e autodistruttiva di capi che non hanno prospettive. <br/></p>
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		<title>Giulini, tra Vivaldi e Verdi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 12:56:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libreria musicale]]></category>
		<category><![CDATA[Sinfonico-corale]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Maria Giulini]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Verdi]]></category>
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		<description><![CDATA[La recente esecuzione del Credo di Vivaldi, nel corso del concerto offerto al Papa in occasione dell&#8217;anniversario della sua elezione al soglio pontificio dal Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, mi ha portato a riascoltare questo compact disc acquistato anni fa. Si tratta della pregevole incisione della Sony del brano di Vivaldi unito ai Quattro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-18giu2011-0945.jpg" rel="shadowbox[post-790];player=img;" target="_blank"><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-18giu2011-0945.jpg" id="blogsy-1308385666327.015" class="alignleft" alt="Vivaldi Verdi Giulini" width="300" height="300"></a>La recente esecuzione del <strong><em>Credo</em></strong> di <strong>Vivaldi</strong>, nel corso del concerto offerto al Papa in occasione dell&#8217;anniversario della sua elezione al soglio pontificio dal Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, mi ha portato a riascoltare questo <em>compact disc</em> acquistato anni fa. <br />Si tratta della pregevole incisione della <strong>Sony</strong> del brano di Vivaldi unito ai <em>Quattro Pezzi Sacri</em> di <strong>Giuseppe Verdi</strong> realizzata da <strong>Carlo Maria Giulini</strong> alla testa dell&#8217;<strong>Orchestra Filarmonica di Berlino</strong> e dell&#8217;<strong>Ernst-Senff-Chor</strong>. <br />L&#8217;accostamento è pregevole, visto che la composizione dei <em>Quattro Pezzi Sacri</em> è frutto di un momento di riflessione di Giuseppe Verdi sulla tradizione della musica antica vocale italiana di cui il <em>Credo</em> di Vivaldi è sicuramente uno degli esempi più alti e nobili. <br />Giulini non era direttore da grandi effetti ma dalla pregevole carica umana, uno di quegli spiriti musicali che cercano sempre più in profondità fra le pieghe della pagina, alla ricerca di nascosti significati e analogie fra le note, un tipo di musicista oggi forse non più in voga dal momento che, nei casi peggiori, la tecnica ha ormai preso il sopravvento sull&#8217;interpretazione, in quelli migliori l&#8217;aspetto storico/analitico su quello puramente umano. <br />Fra le note di Vivaldi, quindi, Carlo Maria Giulini non ricerca l&#8217;esattezza storico-filologica del fraseggio, presentando anzi una lettura molto più &#8220;romantica&#8221;, ma proprio così fa emergere un&#8217;interpretazione che, a distanza di anni, perfettamente si concatena a quanto pochi giorni fa ha affermato il Papa Benedetto XVI a proposito di questo grande capolavoro:</p>
<blockquote><p>E veniamo al brano di Vivaldi, grande rappresentante del Settecento veneziano. Purtroppo di lui si conosce poco la musica sacra, che racchiude tesori preziosi: ne abbiamo avuto un esempio nel brano di stasera, composto probabilmente nel 1715. Vorrei fare tre annotazioni. Anzitutto un fatto anomalo nella produzione vocale vivaldiana: l’assenza dei solisti, c’è solo il coro. In questo modo, Vivaldi vuole esprimere il “noi” della fede. Il “Credo” è il “noi” della Chiesa che canta, nello spazio e nel tempo, come comunità di credenti, la sua fede; il “mio” affermare “credo” è inserito nel “noi” della comunità. Poi vorrei rilevare i due splendidi quadri centrali: Et incarnatus est e Crucifixus. Vivaldi si sofferma, come era prassi, sul momento in cui il Dio che sembrava lontano si fa vicino, si incarna e dona se stesso sulla Croce. Qui il ripetersi delle parole, le modulazioni continue rendono il senso profondo dello stupore di fronte a questo Mistero e ci invitano alla meditazione, alla preghiera. Un’ultima osservazione. Carlo Goldoni, grande esponente del teatro veneziano, nel suo primo incontro con Vivaldi notava: “Lo trovai circondato di musica e con il Breviario in mano”. Vivaldi era sacerdote e la sua musica nasce dalla sua fede.</p></blockquote>
<p>In queste parole il Santo Padre, giustamente, riporta la composizione del <em class="em rangy_1">Credo</em> di Vivaldi alla sua esigenza spirituale piuttosto che a quella occasionale. Più volte si è portati, da una sbagliata e tendenziosa interpretazione presente in vari scritti sulla storia della musica, a rinchiudere la musica sacra, soprattutto quella del XVII e del XVIII secolo, nel cerchio ristretto della committenza e quindi semplicemente del lavoro. Se pure è vero che il musicista, in quei secoli, aveva la necessità di piegarsi alle richieste dei committenti e spesso quindi scriveva musica sacra perché genere molto richiesto da uno dei più importanti e facoltosi committenti dell&#8217;epoca, la Chiesa Cattolica, è anche vero che la commissione di un brano in realtà quasi sempre era, ed è tutt&#8217;oggi, semplicemente una molla che mette in moto il complesso meccanismo della creazione artistica, che va ben al di là delle richieste e dell&#8217;occasionalità per divenire espressione profonda di una persona. <br />Così Giulini ci porta direttamente al cuore della dimensione spirituale del <em>Credo</em> di Vivaldi, con una forza espressiva che raramente si ritrova in un&#8217;interpretazione di musica del Settecento anche se con un senso della misura notevole: non effetto esteriore, infatti, ma introspezione e svisceramento di qualità umane e soprattutto spirituali.  <br />Fra le pagine scritte da Verdi gli effetti ci sono e anche molto forti, in particolare nello <em>Stabat Mater</em> e nel <em>Te Deum</em>; Giulini va alla ricerca, invece, anche qui non tanto di ciò che facilmente è in evidenza ma di quanto va intuito in profondità, cioè di un senso di profonda e critica spiritualità, di ricerca romantica di una dimensione infinita nascosta fra le pieghe dello storicismo e anche di una personalità dalla rude apparenza. <br />La lettura di Giulini dei <em>Quattro Pezzi Sacri</em>  è ripiegata su se stessa e quindi a un primo ascolto può sembrare dai toni sbiaditi o monocolore, ma basta addentrarsi con orecchio attento e animo disposto per scoprirne una grande ricchezza che non mancherà di svelare una visione personale, profonda e pertinente di questi grandi capolavori. </p>
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		<title>Buon compleanno, Repubblica</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 14:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sessantacinque anni, portati male. Nata sotto grandi auspici, con grandi aspettative, grandi ideali, grandi prospettive, la Repubblica votata il 2 giugno dal  popolo italiano finalmente scrollava di dosso all&#8217;Italia il debito contratto con l&#8217;idea monarchica dell&#8217;unificazione che pure aveva avuto un indiscusso successo nell&#8217;incanalare le forze risorgimentali verso una convergenza pratica, tuttavia imponendo alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/05/e_nata_la_repubblica_italiana.jpg" rel="shadowbox[post-788];player=img;" target="_blank"><img src="http://www.adgblog.it/wp-content/uploads/2009/05/e_nata_la_repubblica_italiana.jpg" id="blogsy-1307024044098.991" class="alignright" alt="" width="322" height="354"></a>Sessantacinque anni, portati male. <br/>Nata sotto grandi auspici, con grandi aspettative, grandi ideali, grandi prospettive, la Repubblica votata il 2 giugno dal  popolo italiano finalmente scrollava di dosso all&#8217;Italia il debito contratto con l&#8217;idea monarchica dell&#8217;unificazione che pure aveva avuto un indiscusso successo nell&#8217;incanalare le forze risorgimentali verso una convergenza pratica, tuttavia imponendo alla neonata nazione un fardello di dipendenza a una casa regnante di non grande levatura politica, che avrebbe infine consegnato se stessa e i destini di tutti alla follia fascista. </p>
<p>La storia italiana dal 1946 a oggi è un percorso controverso, pieno di contraddizioni, di misteri insoluti, di autoinganni e un camminare spesso sull&#8217;orlo del precipizio, come anche un percorso di indubbi meriti; il pregio maggiore la democrazia, il difetto maggiore forse quello di sottostimare la democrazia. Così il popolo italiano, abituato per secoli a vedere lo stato come <em>altro da sé</em>, ha visto in tutti questi anni non una rappresentanza degna di sé ma un susseguirsi di imbrogli, promesse non mantenute e abbagli, culminati nella storia più recente, in cui l&#8217;illegalità viene fatta passare per normalità, l&#8217;arte degenerata di essere sempre in piedi con l&#8217;inganno, la compravendita del consenso e l&#8217;interesse personalistico diventano uno sfacciato modello di vita da imitare, un modello pronto a raggirare quanto di più fondamentale ci possa essere nell&#8217;istituzione repubblicana: la democrazia, la solidarietà sociale, il bene comune e lo sguardo coraggioso e impegnato verso il futuro. </p>
<p>E ci si abitua purtroppo a un livello di vita sociale e statale estremamente ridotto, diremmo <em>dimidiato</em>, come se lo <em>stato</em> sia qualcosa da subire e non da vivere; così una grossa fetta della popolazione, caratterizzata da ignoranza e passività, consegna se stessa a chi riesce a incantarla meglio con promesse a breve termine, arrivando a consegnare anche le chiavi del proprio futuro. </p>
<p>A un passo dalla deriva antidemocratica purtroppo più volte vissuta nella sua centocinquantenaria esistenza, l&#8217;Italia sembra oggi essersi svegliata prima di alcune scelte definitive che l&#8217;avrebbero definitivamente affondata, ma cosa accadrà adesso è cosa incerta e ancora imprevedibile. Cosa ci si aspetta? Forse l&#8217;immaginario collettivo sull&#8217;onda dell&#8217;entusiasmo attende un colpo di bacchetta magica che improvvisamente faccia sembrare tutto un brutto sogno, ma purtroppo si sa bene che così  non sarà e proprio quando la delusione dei più diverrà effettiva, starà proprio alla maggioranza della popolazione dimostrare che veramente qualcosa è cambiato, dando il consenso non a chi promette, ma a chi si  impegna almeno a tentare e a pensare a lungo raggio. </p>
<p>E allora, sessantacinque anni portati male: tuttavia, buon compleanno, Repubblica Italiana!</p>
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		<title>La Sinfonia &#8220;Dal Nuovo Mondo&#8221; diretta da Bernstein</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 16:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi ė capitato oggi di riascoltare una registrazione della Sinfonia n. 9 &#8220;dal Nuovo Mondo&#8220;, pubblicata nel 1998 dalla Deutsche Grammophon, eseguita da Leonard Bernstein alla guida della Israel Philharmonic Orchestra. Quando acquistai il CD, ormai parecchi anni fa (è stato infatti uno dei primi a entrare nella mia libreria), ricordo che mi fece una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-01giu2011-1822.jpg" rel="shadowbox[post-786];player=img;" target="_blank"><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/06/wpid-Photo-01giu2011-1822.jpg" id="blogsy-1306947204230.4155" class="alignleft" width="450" height="420" alt="[object Object]"></a>Mi ė capitato oggi di riascoltare una registrazione della <strong>Sinfonia n. 9 &#8220;<em>dal Nuovo Mondo</em>&#8220;</strong>, pubblicata nel 1998 dalla Deutsche Grammophon, eseguita da <strong>Leonard Bernstein</strong> alla guida della <strong>Israel Philharmonic Orchestra</strong>. <br/>Quando acquistai il CD, ormai parecchi anni fa (è stato infatti uno dei primi a entrare nella mia libreria), ricordo che mi fece una grandissima impressione; non avevo mai ascoltato questo grande capolavoro del sinfonismo e farne la conoscenza con questa edizione fu veramente un&#8217;esperienza indimenticabile. <br/>Quando più tardi ebbi l&#8217;occasione di ascoltarne altre interpretazioni, non sono mai riuscito a trovarne una così convincente come questa, pur avendone sentite dirette da grandi nomi: sempre ben fatte, ma mai come questa. <br/>Ogni particolare dei movimenti rapidi diviene nelle mani di Bernstein a dir poco esplosivo, ogni fraseggio convincente e irresistibile, la carica narrativa della musica addirittura inarrestabile.<br/>La capacità di accendere la miccia nei vari episodi della struttura sinfonica, ognuno con la sua cifra espressiva, ritmica e agogica, è propria delle grandi interpretazioni bernsteiniane e qui trova momenti assolutamente esemplari, ma soprattutto è ammirevole la grande capacità di mantenere un continua cifra espressiva dall&#8217;inizio alla fine, un senso di assoluta consequenzialità delle scelte musicali, curando nei minimi dettagli ogni gesto musicale. <br/>Non si fa assolutamente a tempo, soprattutto nei movimenti estremi e ancora di più nel primo, a cogliere e ad accorgersi di un perfetto modo di rendere il particolare musicale dal punto di vista timbrico o ritmico o del fraseggio che già si è inevitabilmente proiettati oltre, verso un nuovo orizzonte, un &#8220;nuovo mondo&#8221; che non è appunto geografico ma psicologico; tutto però si stratifica nel tempo interiore dove, al termine della più azzeccata interpretazione della chiusa del movimento, appare invece chiara la bellezza fuori dal comune dell&#8217;insieme.  <br/>Nel grande Adagio del secondo movimento il direttore riesce a creare uno sconfinato paesaggio, staccando un tempo veramente &#8220;adagio&#8221;, come solo pochi riescono a fare e soprattutto a mantenerlo nel corso del brano; un paesaggio ideale, interiore, quasi sospeso in tanti momenti. <br/>Dopo la misteriosa e ieratica sequenza accordale iniziale, il canto nostalgico e struggente del tema principale viene reso con un senso di nobile <em>humanitas</em>, privo di qualunque enfasi romantica, ma semplicemente per il tratto umano che contiene; così questo grande secondo movimento, che nell&#8217;interpretazione di Bernstein sfiora quasi i venti minuti, diviene un&#8217;isola contrastante con quanto precede e quanto segue, rendendo proprio quel senso di lontananza che forse il musicista voleva esprimere tra le pieghe di un sinfonismo che, pur nella grande tradizione di ascendenza brahmsiana, nei tre movimenti rapidi strizza l&#8217;occhio al descrittivismo mentre nel secondo diviene più intimo, senza mai scadere nel sentimentalismo. <br/>E proprio queste cifre espressive Bernstein riesce a centrare ed esprimere in questa sua indimenticabile interpretazione. </p>
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		<title>Dum Transisset Sabbatum&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 06:37:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mistero del Sabato Santo, attraverso la musica, la Divina Commedia e un'antica omelia greca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="640" height="510"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/pTLx7aL7dIQ?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/pTLx7aL7dIQ?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="640" height="510"></embed></object></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Dum transisset Sabbatum,<br />
Maria Magdalene et Maria Jacobi et Salome<br />
emerunt aromata ut venientes ungerent Jesum.<br />
Alleluia.<br />
Et valde mane una sabbatorum veniunt ad monumentum orto iam sole ut venientes ungerent Jesum.<br />
Alleluia.<br />
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.<br />
Alleluia.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.kingcharlessingers.org.uk/editions/Taverner_Dumtransisset.pdf" rel="shadowbox">La partitura del brano di John Taverner (c.1498-1545) in PDF</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>rispuose: «Io era nuovo in questo stato,<br />
quando ci vidi venire un possente,<br />
con segno di vittoria coronato.<br />
Trasseci l&#8217;ombra del primo parente,<br />
d&#8217;Abèl suo figlio e quella di Noè,<br />
di Moïsè legista e ubidente;<br />
Abraàm patrïarca e Davìd re,<br />
Israèl con lo padre e co&#8217; suoi nati<br />
e con Rachele, per cui tanto fé,<br />
e altri molti, e feceli beati.<br />
E vo&#8217; che sappi che, dinanzi ad essi,<br />
spiriti umani non eran salvati».</em><br />
(<strong>Dante Alighieri</strong>, <em>Divina Commedia</em>, IV 52-63)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c&#8217;è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.<br />
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell&#8217;ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.<br />
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.<br />
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell&#8217;inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un&#8217;unica e indivisa natura.<br />
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.<br />
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all&#8217;albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire. Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell&#8217;inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.<br />
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.<br />
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l&#8217;eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».</em><br />
<strong> Da un&#8217;antica</strong> «<strong><em>Omelia sul Sabato santo</em></strong>». (Pg 43, 439. 451. 462-463)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un Prokofiev triste al Bellini di Catania</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 05:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Amici</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>

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		<description><![CDATA[Fra gli applausi inconsapevoli di una giovane generazione completamente ignara della grande cultura di cui è erede, ho vissuto un momento di enorme tristezza e pena per la decadenza in cui versa inevitabilmente un ideale di civiltà oggi in maniera inesorabile abbandonato.
Mi sono trovato al Teatro Massimo Bellini di Catania per assistere assieme ai miei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.musicamultimedia.net/andrea-amici/wp-content/uploads/2011/05/20110514-090020.jpg" alt="20110514-090020.jpg" style="float:left; margin-right:10px;" />Fra gli applausi inconsapevoli di una giovane generazione completamente ignara della grande cultura di cui è erede, ho vissuto un momento di enorme tristezza e pena per la decadenza in cui versa inevitabilmente un ideale di civiltà oggi in maniera inesorabile abbandonato.<br />
Mi sono trovato al Teatro Massimo Bellini di Catania per assistere assieme ai miei alunni a <em>Pierino e il Lupo</em> di Prokofiev. Dopo aver discusso in classe nel giorno precedente sull&#8217;importanza sociale di una storica istituzione quale può essere il teatro d&#8217;opera, come lievito di civiltà e luogo d&#8217;eccellenza nel quale  prendono vita i sogni di bellezza dell&#8217;uomo, e dopo aver la mattina stessa, pur essendo docente di lettere, fatto una speciale introduzione alla partitura per orchestra del brano del compositore russo (mostrandola e facendo vedere materialmente come è fatta e qual è il compito degli interpreti e del direttore d&#8217;orchestra), giunto nella magica atmosfera di un palco di secondo ordine nell&#8217;impareggiabile cornice del Massimo catanese, ho avuto la sorpresa di un pasticcio teatrale, fatto di pressappochismo, superficialità e soprattutto direi totalmente anti teatrale.<br />
Prima sgradita sorpresa, la presentazione in forma di balletto dal sapore vagamente carnascialesco, con costumi da libro illustrato per bambini e un attore con ruolo di voce recitante dal tono grottesco.<br />
Ma non era la peggiore: a far risuonare fra gli stucchi della sala e i diaframmi dei suoi occupanti altro non era se non una pessima base musicale preregistrata e montata alla meno peggio che partiva da un portatile della Apple diffondendosi attraverso uno scarsissimo impianto di amplificazione del resto bastante in un posto dove gli amplificatori dovrebbero servire soltanto per degli annunci.<br />
Della splendida musica di Prokofiev non giungeva quindi che uno sbiadito e pallido fantasma, mentre delle intenzioni dell&#8217;autore di promuovere la conoscenza della musica sinfonica e degli strumenti dell&#8217;orchestra non restava assolutamente niente: l&#8217;intento didattico ormai totalmente defunto, quello musicale e artistico inesistente.<br />
Eppure lo spettacolo ha avuto successo, perché l&#8217;ignoranza non è contrastata da alcuna forma di coscienza o conoscenza, chi è uscito fuori dal Teatro, poiché si trattava di un pubblico inesperto e inconsapevole, è tornato a casa pensando che anche l&#8217;arte sia alla fin fine come tutte le banalità che vengono propinate in televisione, pertanto qualcosa di effimero, superficiale e alla fine inutile. </p>
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