Abstract

Il blog di Musica & Multimedia, a cura di Andrea Amici. Pensieri, opinioni, tutorial, trucchi e suggerimenti, attualità: uno spazio dove annotare tutte le idee che non trovano posto in una categorizzazione sistematica; il blog, associato al suo feed rss, è anche il "giornale delle novità" per le altre sezioni del sito.

Profilo personale


Andrea Amici, docente di lettere, ha affiancato agli studi umanistici quelli musicali, diplomandosi in direzione d'orchestra e in musica corale e direzione di coro. Insegna lettere presso la scuola secondaria di primo grado dell'I.C. Pestalozzi di Catania, dove ricopre anche l'incarico di "Funzione Strumentale per l'Informatica" curando fra l'altro il sito web dell'istituzione scolastica (www.pestalozzi.cc). E' attivo anche come compositore, direttore, pianista accompagnatore, organista, multimedia and web designer.

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Il Blog di Andrea Amici

31 gennaio 2007

Invito all'Opera - De Agostini

In edicola la terza uscita di Invito all'Opera, una collana dedicata alla lirica in dvd, con una eccezionale riproposizione di un Rigoletto verdiano datato 1977, con un cast d'eccellenza guidato dalla strepitosa bacchetta del maestro James Levine. Anche la prima e la seconda uscita avevano visto come protagoniste sempre produzioni del Metropolitan: una Bohème di grande rilievo con Pavarotti e la Cossotto e un'altrettanto famosa Carmen con Agnes Baltsa, tutte dirette sempre da James Levine. Conoscevo già il dvd della Carmen, in quanto già parte dell'ottima collezione marcata Del Prado, conclusasi di recente dopo oltre sessanta uscite, mentre ho acquistato Boheme e Rigoletto che si sono confermate come interpretazioni, a mio avviso, tra le più interessanti in commercio.
Come tutte le produzioni testimoniate dai dvd del Metropolitan (Turandot, Flauto Magico, Ballo in Maschera...) anche queste adesso offerte al grande pubblico dalla De Agostini sono a mio giudizio delle pietre miliari di un modo di fare teatro che per tanti punti di vista dovrebbe essere preso a modello. Il MET di questi spettacoli è il baluardo della messa in scena di stampo tradizionale, nell'accezione più nobile del termine, uno spettacolo in cui le scene, la regia, l'interpretazione cercano il più possibile di attenersi alle indicazioni teatrali degli autori. Libretto alla mano, è possibile infatti ritrovare visivamente quanto prescritto nelle didascalie e l'interpretazione si "limita" (per così dire) alla puntuale ricerca di una verità che si nasconde nelle intenzioni di chi ha originariamente concepito l'opera. I fautori di letture personali, di rottura, che sovrastrutturano uno spettacolo trasposto in scenari ideologici che spesso niente hanno a che vedere con l'origine dell'opera stessa alla quale si preferisce l'originalità dell'interpretazione, troveranno un qualcosa del tutto diverso che bolleranno naturalmente come reazionario, ma a mio avviso la vera interpretazione dell'opera lirica e del teatro in genere (come anche del repertorio sinfonico, ma questo aprirebbe un capitolo a parte) risiede proprio nella ricreazione scrupolosa di quanto indicato nel libretto e nella partitura. Con questo non intendo dire che l'interpretazione si limita soltanto all'oggettività del testo, tutt'altro: la soggettività nasce proprio dall'atto stesso della lettura e per questo è assolutamente superfluo ricoprire il tutto di sovrastrutture. Il teatro e la lirica in particolare, che si serve del linguaggio musicale come veicolo principale (non bisogna dimenticare che l'opera è prima di tutto musica e questa dovrebbe ricevere il maggior rilievo, non la regia o la recitazione che ad essa dovrebbero essere integrate e mai sovrapposte), sono forme allegoriche e l'allegoria, per sua definizione, può essere spiegata in ambito critico, non certo nell'atto stesso della rilettura della creazione artistica. La Commedia dantesca, sommo esempio di allegoria strutturata al massimo livello, deve essere letta nel suo realismo a tratti crudo a tratti sublime: il segno realistico comunica un sistema allegorico che il lettore deve decifrare attraverso la sua cultura ma che non deve assolutamente sostituire al segno stesso. Allo stesso modo l'opera lirica: il suo significato finale è delegato al fruitore (sia esso interprete o pubblico) e l'interprete deve riproporre l'allegoria e fare in modo che dal suo segno letterale l'ultimo anello della catena, il pubblico (visto che la musica è un'arte mediata dall'interpretazione), possa trarre il senso dell'allegoria che sul palcoscenico deve rimanere tale. Ben venga quindi un ritorno ad uno spettacolo operistico come questi del Metropolitan, dove, ad esempio, l'Anello del Nibelungo viene proposto nella sua ambientazione originaria così come era stata pensata da Wagner, forse il più grande allegorista del romanticismo: sarà il pubblico, attraverso la sua cultura ma soprattutto attraverso la visione dell'opera così come era stata pensata in origine, a scegliere se fermarsi (nella sua superficialità ) al segno o addentrarsi nelle profondità del significato cui il segno rimanda, grazie anche, naturalmente, alla potenza interpretativa di un artista capace realmente di trasmettere il significato allegorico attraverso l'incisività dei segni. Mi sento, quindi, di consigliare a tutti la visione di queste nuove riproposizioni in edicola a prezzi accettabili di queste pietre miliari dell'interpretazione, non solo per gustare degli spettacoli che indubbiamente hanno un loro valore estetico, ma anche per approfondire e meditare un modo di fare teatro in cui ogni elemento dell'opera lirica ha il suo giusto ed equilibrato peso, nella ricerca di una verità interpretativa che spesso viene dimenticata.

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16 gennaio 2007

Cinquantesimo Anniversario della morte di Arturo Toscanini

Oggi ricorre il 50° anniversario della morte di Arturo Toscanini, il più grande direttore d'orchestra di tutti i tempi, colui che (come Liszt nell'800 per il pianoforte) fece del direttore d'orchestra la figura che tutti siamo abituati a conoscere e - in certi casi - purtroppo già in decadenza.
E' importante che questo grande venga ricordato nel mondo intero, non solo per la sua musica che ancora oggi, grazie alle incisioni discografiche, continua a essere un modello di perfezione interpretativa e un arricchimento dello spirito per tutti coloro che hanno la fortuna e la sensibilità di accostarsi ad essa, ma anche per il grande modello di moralità e integrità che Toscanini ha rappresentato e che l'uomo ha manifestato nella serietà del lavoro e dell'approccio interpretativo, nelle scelte politiche, nella filantropia di tante sue iniziative. Poco importa, infatti, che il carattere di Toscanini fosse così spesso rude o intransigente, di fronte ai grandissimi meriti della sua personalità e delle sue scelte: convinto repubblicano, non solo fu, ad esempio, l'unico a schierarsi apertamente contro tutti i regimi totalitari e a scegliere e additare la via dell'esilio come forma di protesta (ricordiamoci che lasciò l'Italia fascista e anche l'amato festival di Bayreuth per non avere nulla a che spartire con il regime nazista), ma per l'Italia in guerra e nei difficili momenti della prima ricostruzione morale prima ancora che strutturale e della critica scelta della forma di governo monarchica o repubblicana fu un vero e proprio faro, un modello di integrità al quale tendere e anche nel momento del bisogno una mano paterna pronta al contributo materiale oltre che umano. Un uomo quindi che ha ancora oggi molto da insegnare alle giovani generazioni e anche alle meno giovani che spesso dimenticano da dove siamo venuti e le priorità sulle quali occorrerebbe puntare per una vera rinascita non solo culturale ma integrale. E che purtroppo la cultura generalmente vada in altra direzione ce lo dimostra la Rai: giorni fa un annuncio reclamizzava la "Giornata Toscanini" nel corso della quale i palinsesti si sarebbero occupati del direttore d'orchestra e i vertici dell'azienda assicuravano di inaugurare con questo evento una "eventizzazione della cultura", ma come sempre troppo poco: programmi monografici brevi e in onda solo a notte fonda e solo piccoli cenni nelle trasmissioni diurne, pomeridiane e serali; è questa quindi l'eventizzazione della cultura? A me sembra che non ci sia niente di nuovo sotto il sole e purtroppo la strada da compiere sembra non solo molto lunga ma soprattutto molto in salita. Speriamo tuttavia che qualcuno, accostandosi anche al modello di Toscanini, si accorga quanto la cultura nel nostro Paese andrebbe potenziata, sponsorizzata e "eventizzata" realmente, perché solo attraverso la maturazione culturale, l'istruzione, la ricerca è possibile un vero rilancio con ricadute efficaci e durature su tutto il sistema e sulla produttività.
Su questo sito una pagina è dedicata ad Arturo Toscanini, con una recensione di una ristampa di sue incisioni del periodo d'oro con la NBC Symphony Orchestra.

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13 gennaio 2007

Il Fu Mattia Pascal in podcast


La Rai propone in podcast alcuni suoi programmi, dando la possibilità agli utenti di scaricare sul proprio computer o lettore musicale interessanti puntate di trasmissioni radiofoniche liberando nel contempo l'ascoltatore dalla necessità di sintonizzarsi ad un'ora prestabilita sulle frequenze radio.
In particolare in questi giorni i podcast di Radio Tre propongono nella rubrica Ad alta voce la lettura integrale de Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello da parte dell'attore Omero Antonutti, giunta alla quinta puntata. Il vantaggio del podcast è anche quello di non perdere mai una puntata di una trasmissione, in quanto è possibile sempre scaricare anche le registrazioni precedenti.
Il valore di queste operazioni dal punto di vista culturale è veramente enorme e si spera che nel futuro la Rai dia sempre più spazio alla cultura avvalendosi dei più aggiornati sistemi di diffusione come, in questo caso, il podcast.

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