Buon Natale 2008! - Post di mezzanotte...

Auguro a tutti i miei più cari auguri di buon Natale 2008!
I wish everyone a Merry Christmas!
Andrea Amici
(la fotografia ritrae il presepe napoletano del Settecento di proprietà della famiglia Amici)
Etichette: Attualità
15 dicembre 2008
Uccidere è facile come bere un bicchiere d'acqua
È di queste ore la notizia della possibile introduzione anche in Italia della pillola abortiva RU486, una scelta che come sempre dimostra la leggerezza italiana nell'apertura a modelli di vita superficiali e acriticamente subiti.
Non entro ovviamente nel merito delle questioni mediche, lasciando a penne più esperte la discussione, tuttavia una riflessione personale mi sembra assolutamente doverosa. Il metodo farmacologico, rispetto a quello chirurgico che pure personalmente trovo cosa essenzialmente deprecabile, contiene in sé alcuni aspetti che rendono ancora più evidente da una parte il disprezzo per la vita umana, dall'altro la banalizzazione di esperienze umane che lasciano invece un profondo segno nella crescita e nella maturazione della persona umana.
Per il primo punto, il disprezzo per la vita umana è evidente: se basta effettuare un gesto talmente abituale come bere un bicchiere d'acqua per interrompere una gravidanza e quindi distruggere ogni traccia di una vita umana, mi sembra chiaro che purtroppo ci si scandalizza di fronte alle aberrazioni della storia umana ma nel proprio privato ci si sente assolutamente autorizzati a compiere in maniera assolutamente acritica e superficiale un omicidio; non mi si venga naturalmente ad obiettare che non si tratta di vita umana alle prime settimane nel grembo materno: chi come me ha avuto esperienza - nel mio caso come padre, ma ancor di più immagino per una donna - delle prime ecografie fetali dovrebbe ricredersi.
Ancora più grave è il messaggio che una Nazione dà ai giovani; proprio nel momento in cui la gravissima crisi in cui l'Italia versa necessiterebbe un'insistenza sulla valorizzazione della vita, della solidarietà, della moralità (se ne parla tanto, la si definisce una "questione" ma si rivelano come sempre vuote parole), si indica ai giovani la via più semplice per continuare nella loro sregolatezza - mi riferisco alla facilità con cui viene vissuta la propria fisicità da parte delle giovani generazioni - anziché cercare di creare una coscienza che guidi alla scelta responsabile.
Se per i nostri legislatori uccidere è facile come bere un bicchiere d'acqua, mi sento sempre più lontano da una società che evidentemente per giustificare se stessa cede agli alibi più aberranti.
Etichette: Attualità, Idee e opinioni
02 dicembre 2008
Giove, Venere e la Luna
Ecco una foto più recente della congiunzione fra i pianeti Giove e Venere, con la presenza della Luna:

Etichette: Attualità, Fotografia
25 novembre 2008
Spettacoli interplanetari
In questi giorni il cielo offre uno splendido e inusitato spettacolo: guardando infatti verso sud-ovest all'imbrunire, mentre generalmente nel cielo ancora privo di stelle si vede un unico punto luminoso, il pianeta Venere, è possibile ammirare simultaneamente due corpi celesti luminosissimi; oltre a Venere infatti poco più in basso appare anche Giove, molto più grande, che solitamente è visibile più tardi, quando ormai il primo pianeta è scomparso alla nostra vista.
I due pianeti si trovano infatti "vicini" in una congiunzione planetaria, vicini per noi in quanto sulla stessa traiettoria visiva, ma come sempre lontanissimi fra di loro. Ecco come appaiono dal balcone dell'appartamento in cui vivo a Catania:

Nei prossimi giorni ci sarà anche la luna a completare lo spettacolo e, confidando nel bel tempo, sarà forse possibile offrire un'altra immagine.
Etichette: Attualità, Fotografia
29 ottobre 2008
Oggi in Italia la democrazia si spegne
In generale nel mio blog mi occupo principalmente di musica, di tecnologia, di progetti, lavori e novità; oggi è necessario soffermarsi sulla cronaca politica, per registrare, grazie alla libertà di internet, il dissenso e il dolore nel vedere che oggi, proprio in questa giornata di fine ottobre, la democrazia in Italia va realmente spegnendosi.
L'approvazione del decreto Gelmini sulla scuola e l'università, nell'insensibilità totale di una maggioranza parlamentare nei confronti della protesta in piazza, delle critiche (seppur sempre troppo blande) dell'opposizione e soprattutto mentre all'esterno i nuovi giovani squadristi punivano i manifestanti con un volo di sedie assolutamente disdicevole per un Paese di grandissima eredità culturale e umana come l'Italia (peraltro perpetrato anche davanti ai turisti stranieri), sono gravissimi segnali di una democrazia che va morendo, di una repubblica parlamentare che ha rinunciato al suo centro vitale, il parlamento appunto, totalmente esautorato da un sistema maggioritario che di fatto ha consegnato il potere esecutivo e legislativo nelle mani di persone che sono immemori del sacrificio umano, morale e culturale dei padri della Repubblica Italiana.
E' con grande dolore e rammarico che occorre constatare la gravità della situazione che si è concretizzata in questo giorno che sarà ricordato come uno dei più neri della storia democratica italiana.
Domani mi unirò alla protesta di tutti i lavoratori della scuola, che ancora credono nella loro missione, nonostante il governo pensi che la ricetta per risolvere i problemi della nostra Nazione siano i tagli all'istruzione, alla ricerca e alla cultura in generale, anziché proprio un loro incentivo, unica reale possibilità per un progressivo rilancio sociale e morale dell'Italia ormai mortificata da troppi anni di inutile consumismo e politiche fallimentari.
Di chi le responsabilità? Di un sistema che non esito a definire fallimentare, appunto, ma anche della totale carenza di uomini, di figure politiche di indiscussa statura morale, etica e intellettuale, dotate di preparazione specifica. Ma la situazione odierna è anche il frutto amaro che oggi raccogliamo della politica dell'estrema sinistra che quando si è trovata a dare appoggio a un governo tutto sommato, nella crisi generale di figure umane capaci di svolgere il loro ruolo, accettabile di fatto ha consegnato il potere nelle mani di chi oggi ci governa e sé stessa all'oblio parlamentare.
24 agosto 2008
Fede Arte Musica estate 2008

Come ogni anno ho trascorso alcuni giorni di vacanza a Messina, città dove sono cresciuto e dove, all'interno della bellissima Basilica Cattedrale, è ospitato uno dei più importanti organi d'Europa, un imponente strumento costruito inizialmente dalla ditta Tamburini di Crema e inaugurato nel 1930, successivamente distrutto dai bombardamenti angloamericani nel corso della seconda guerra mondiale e infine ricostruito nel 1947 sempre da Tamburini; l'organo ha cinque tastiere, sedicimila canne e circa centosettanta registri.

Già da qualche anno l'Arcidiocesi di Messina ha iniziato a valorizzare lo strumento con un cartellone di concerti d'organo all'interno della rassegna Fede Arte Musica, giunta in questo 2008 alla quarta edizione, sotto la direzione artistica di mons. ; nel corso della rassegna estiva al grande organo della Basilica è stato dato ampio spazio con una ricchissima offerta di concerti che dureranno fino a tutto il mese di settembre.
Ho avuto l'occasione di ascoltare tre concerti ricavandone varie impressione, la maggior parte positive; innanzi tutto mi sembra estremamente lodevole l'iniziativa: una serie di concerti d'organo, posizionati allo strategico orario delle 12,15, annunciati non solo durante la messa domenicale, ma soprattutto collocati al termine di una delle più popolari attrattive offerte dalla città di Messina, lo spettacolo offerto dall'animazione delle figure che compongono il campanile del Duomo che si svolge dalle 12 alle 12,15 circa.
Inoltre è senza dubbio un'ottima iniziativa veder valorizzato un grande strumento attraverso l'alternarsi di tanti concertisti nell'arco di tutta l'estate per poter dare agli ascoltatori la possibilità di avvicinarsi a varie sfaccettature del repertorio organistico internazionale. Tutto questo in un momento in cui, soprattutto in Italia e ancor più nel suo Meridione, è necessario un impulso alla cultura che è l'unico mezzo per risollevare il grado di civiltà della popolazione e risanare stili di vita che si trovano in una situazione di declino che sembra quasi inarrestabile. Fa piacere che a Messina sia stata proprio la Chiesa cattolica a prendere in mano le redini di un'iniziativa culturale: oggi più che mai proprio la Chiesa - guidata fra l'altro ormai da vari papati da uomini di formidabile cultura (si pensi all'umanesimo di Paolo VI, all'amore per l'arte di Giovanni Paolo II e all'imponente preparazione teologica e culturale dell'attuale papa Benedetto XVI) - dovrebbe riprendere il suo ruolo anche di motore culturale, come lo è stato in passato; la cultura può rimanere laica, ma non per questo deve essere solo laica e allo stesso tempo essa è un ponte fra le diversità e un lievito per la civiltà. E l'organo, infine, è una sorta di strumento soprannaturale, capace di illuminare alcune zone dell'anima più profonde e più strettamente legate col senso dell'infinito.
Tornando ai concerti, come dicevo ne ho ascoltati tre nel mese di agosto; il primo con Paolo Oreni affiancato da un'altra organista (della quale purtroppo non ho annotato il nome...) in un repertorio a quattro mani (e quattro piedi, quindi...) dedicato a trascrizioni di brani sinfonici. A dire la verità non mi ha entusiasmato particolarmente la scelta dei brani, tuttavia, come attrattiva anche per un pubblico che si accosta per la prima volta al concerto d'organo effettivamente può anche configurarsi come una scelta tutto sommato rassicurante.
Il secondo concerto che ho ascoltato, invece, era dedicato al repertorio più squisitamente organistico ed è stato tenuto da Giuseppe Speciale, organista di Messina e mia vecchia conoscenza: abbiamo assieme sostenuto vari esami al Conservatorio di Messina, studiando fra l'altro con lo stesso insegnante. Di questo concerto ricordo con grande soddisfazione la chiarezza del fraseggio e anche la cura del suono, la capacità in sostanza di dominare con sicurezza un mastodontico strumento fra l'altro situato in condizioni acustiche non proprio ottimali: i corpi di canne sono dislocati in vari punti del Duomo, molto distanti fra loro e i muri riflettono particolarmente il suono, pertanto è necessario agire con sapienza sul fraseggio e la scelta della registrazione.

Il terzo concerto ha visto come protagonista la giovane organista francese Katherine Nikitine, impegnata nella complessa presentazione delle trascrizioni delle improvvisazioni di Jean Guillou realizzate all'organo di Saint Eustache a Parigi in occasione della missione dell'Apollo 8. Una musica sicuramente complessa, resa dall'organista francese in maniera impeccabile e sicura: la Nikitine ha ostentato una padronanza tecnica non indifferente, dimostrando un'estrema pulizia nel fraseggio sia ai manuali che alla pedaliera e grande competenza nella sapiente scelta della registrazione; è stato così possibile ascoltare una variegatissima tavolozza timbrica che ha valorizzato profondamente la dimensione visionaria della musica di Guillou: esplosioni sonore ritmicamente vigorose e precise, atmosfere siderali, sonorità estremamente policrome che hanno trovato nello strumento di Messina un veicolo privilegiato per una musica che esplora dell'organo le possibilità anche più recondite.
Il pubblico ha dimostrato con lunghi applausi e grandi consensi di aver apprezzato la grande tecnica della Nikitine che ha dato vita, con la sua già originale e forte personalità, a un evento di alto valore culturale e musicale.
Non rimane che augurarsi una prosecuzione nel tempo di questa ottima iniziativa della Diocesi di Messina che, custodendo un così importante strumento, ha, a mio giudizio, quasi l'obbligo morale alla sua valorizzazione attraverso concerti e attività culturali che non possono non essere affidate a personaggi di spicco del mondo dell'organo.
15 maggio 2008
I (primi) cento anni di Messiaen

Il 2008 è un anno "speciale" per la storia della musica, con due importantissime ricorrenze: il centocinquantesimo anniversario della nascita di Giacomo Puccini e anche il centenario della nascita del compositore francese Olivier Messiaen.
Perché, dunque, i primi cento anni di Messiaen? Il tempo copre con la sua polvere la carta da musica e con essa tantissime intenzioni e sperimentazioni; il XX secolo è stato il palcoscenico di un drammatico tentativo di ricostruire di volta in volta la musica azzerando prima la tonalità e il tardoromanticismo che la sottendeva al termine del secolo precedente, poi la dodecafonia, il serialismo, il serialismo integrale sotterrato dall'irrazionalità dell'alea, fino a giungere al pragmatismo americano, alla fusione dei generi, alle contaminazioni e chi più ne ha più ne metta; ma al di là degli ismi e di qualunque categoria, ci sono compositori e opere che resistono e travalicano le mode e i tempi, per rimanere classiche nel senso più nobile della parola e innalzarsi come statue sempre vive e nuove nel tempo e nello spazio.
La musica di Messiaen appartiene a buon diritto a quest'ultima categoria: ha attraversato le mode e i tempi, ha attraversato e percorso la distruzione dell'Europa da parte dei totalitarismi, ha abbattuto le barriere dell'indifferenza culturale, ha oltrepassato i muri delle ideologie che tanto hanno dominato sulle scelte del gusto e dell'immoralità, sempre ancorata al suo substrato teologico che alla fine è l'alpha e l'omega di un intricato linguaggio musicale che altro non è se non l'estrinsecazione esteriore di una profondità umana che ha evidentemente aperto le proprie porte al misticismo facendo entrare i raggi del sole dell'eternità in cui trova ragion d'essere ogni scelta.
Ed è proprio per il suo enorme valore musicale e per la profondità di pensiero che genera fiumi di note, magari non sempre convincenti ma comunque sempre autentiche, che le opere di Messiaen riescono ad essere apprezzate universalmente, anche a parecchi anni di distanza dalla composizione di molti brani e comunque anche adesso a sedici anni dalla scomparsa del musicista.
Auguriamo quindi alla musica di Messiaen di non incontrare mai un'ideologia talmente snaturata e disumana da volerla ammutolire, per non dover vivere mai nel silenzio, convinti comunque che sempre risorgerà e riapparirà nella sua bellezza e nel suo enorme valore umano, cristiano e musicale.
Segnalo, in occasione del centenario, la bella sezione allestita all'interno del sito della Philharmonia Orchestra, raggiungibile all'indirizzo http://www.philharmonia.co.uk/messiaen/index.html, un interessante punto di partenza per chi volesse conoscere o comunque approfondire la vita e le opere di questo fondamentale compositore francese; all'interno oltre alla biografia e a rapidi ma esaustivi esami delle opere di Messiaen, anche contributi audio/video di notevole interesse. Nella playlist qui accanto alcuni dei video.
Ancora su Youtube questi interessanti contributi che mostrano proprio il compositore:
25 dicembre 2007
Buon Natale 2007!

Nuovamente il Natale arriva con la sua incomparabile bellezza: una festa di grande profondità, nella contemplazione di un mistero sempre più infinito, sempre più insondabile.
Guardandone la raffigurazione non si può che ammirare la perfezione di un progetto provvidenziale, di un'eternità e di una temporalità che si toccano nell'innocenza e nella fragilità di un neonato, quanto di più semplice possa esistere ma nel contempo quanto di più - a sua volta - mirabile, misterioso e incredibile possa trovarsi davanti agli occhi.
Il mistero della vita, tangibile in ogni bambino appena nato, tocca il mistero dell'eternità, mentre due figure stanno a contemplarli, nella bellezza di una notte stellata vero principio di immortalità.
Buon Natale a tutti, ricco di pace, gioia e serenità!
Etichette: Attualità
10 novembre 2007
Auguri al M.o Giuseppe Matacera
Carissimi auguri al collega e amico M° Giuseppe Matacera, di Reggio Calabria, primo laureato con il massimo dei voti e la lode al corso di laurea di secondo livello in organo al Conservatorio V. Bellini di Palermo.
Una profonda amicizia mi lega a Giuseppe, con il quale ho condiviso gli studi di Direzione d'Orchestra al Conservatorio di Palermo, fra viaggi in treno, lunghe chiacchierate, prove d'orchestra e ansie per gli esami.
Un carissimo "in bocca al lupo" per il futuro!
Etichette: Attualità
06 settembre 2007
Addio a Luciano Pavarotti

Il mondo della lirica, della musica, dello spettacolo vivono un intenso momento di lutto per la morte di Luciano Pavarotti. La notizia ha da subito fatto il giro del mondo e non poteva essere diversamente: la popolarità del tenore modenese è talmente vasta e trasversale da meritarsi ampio spazio su tutti i media.
Il valore di Pavarotti è indiscusso e dispiace che all'indomani della sua morte molti suoi detrattori si siano così ferocemente accaniti tanto da, a mio parere, meritare il monito pariniano del noli insaevire in mortuos. Personalmente non sono un fan del Big Luciano e sicuramente sono convinto del fatto che le incursioni nella musica di estremo consumo, anche se peraltro in nome della beneficenza, siano comunque molto discutibili soprattutto per la mancanza di una pariteticità dei ruoli: è stato infatti il Pavarotti della lirica che si è piegato al consumismo della musica leggera fin quasi ad annullarsi in essa; non quindi l'idea di beneficenza (ovviamente) ad essere deprecabile ma l'esito artistico e il minor rilievo qualitativo.

Il Pavarotti che mi piace ricordare invece è quello giovanissimo (e anche senza barba e sopratutto senza pose divistiche anche nell'emissione vocale) della Messa da Requiem verdiana con Karajan alla Scala o, sempre con lo stesso direttore, le opere pucciniane incise per la Decca in compagnia di Mirella Freni o ancora in generale le sue presenze al Metropolitan sempre con Verdi, tuttora documentate da splendide edizioni in dvd.
E ancora un concerto datato 1995, anche quello per beneficenza, del quale conservo un piacevolissimo ricordo (e forse anche, da qualche parte, una vecchia videocassetta) in cui il tenore era accompagnato da un serissimo Riccardo Muti al pianoforte, fra arie d'opera e romanze e canzoni di innegabile qualità, pagine in cui la voce maschile è utilizzata pur sempre nella sua impostazione lirica e non adattata in un'impossibile mediazione fra generi musicali che per nulla propongono un pensiero musicale equilibrato nelle sue componenti melodiche, armoniche e ritmiche. Anche quello con Muti fu un happening sia per l'importanza mediatica dei due protagonisti, sia come risulta comunque sempre essere la musica colta se proposta anche in televisione in orari possibili e con un'adeguata informazione preliminare.
La lista dei grandi eventi che hanno coinvolto il nome di Pavarotti nel mondo della lirica è sicuramente molto lunga e, pur fra alti e bassi, gli esiti sono comunque vari e significativi: non è certo questa la sede per elencarli tutti, cosa peraltro quasi impossibile. Ma è questo il Pavarotti che vorrei si ricordasse, l'artista con la sua missione anche inconscia di mediatore e divulgatore culturale anche nella sua, apparente o reale, freschezza interpretativa che sa di istintività, ma è anche quello che ad esempio già la Rai mostra di aver dimenticato quando la sera della morte dell'artista lo commemora riproponendo uno spettacolo molto discutibile dal punto di vista culturale come il concertone dei Tre Tenori, piuttosto che offrire ai telespettatori il vero volto di Pavarotti, un'esibizione sul palcoscenico dove il cantante lirico dà concreta prova delle sue profonde capacità artistiche, privilegiando invece l'evento, nel senso più commerciale e sopratutto più semplicistico del termine.
Un addio quindi a una controversa personalità, che comunque nelle sue scelte artistiche e di vita ha estrinsecato un aspetto della problematicità del nostro tempo nella tensione e il compromesso fra l'apparenza e la ricerca di un'identità morale e culturale.
Etichette: Attualità, Idee e opinioni
