Abstract

Il blog di Musica & Multimedia, a cura di Andrea Amici. Pensieri, opinioni, tutorial, trucchi e suggerimenti, attualità: uno spazio dove annotare tutte le idee che non trovano posto in una categorizzazione sistematica; il blog, associato al suo feed rss, è anche il "giornale delle novità" per le altre sezioni del sito.

Profilo personale


Andrea Amici, docente di lettere, ha affiancato agli studi umanistici quelli musicali, diplomandosi in direzione d'orchestra e in musica corale e direzione di coro. Insegna lettere presso la scuola secondaria di primo grado dell'I.C. Pestalozzi di Catania, dove ricopre anche l'incarico di "Funzione Strumentale per l'Informatica" curando fra l'altro il sito web dell'istituzione scolastica (www.pestalozzi.cc). E' attivo anche come compositore, direttore, pianista accompagnatore, organista, multimedia and web designer.

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Il Blog di Andrea Amici

10 aprile 2008

Adobe Photoshop Express

Ho provato questo pomeriggio la beta di Adobe Photoshop Express un RIA (rich internet application) che fa presagire un mare di succulente novità sul versante delle applicazioni online da parte di Adobe.

Il punto di partenza è https://www.photoshop.com/express/landing.html e già ciò che appare invita l'utente a provare questa nuova "avventura" online: grafica e animazioni sono un piccolo capolavoro di essenzialità ed efficacia.


In realtà si tratta dell'ennesimo servizio di upload di fotografie e condivisione online, ma quello di Adobe ha una marcia in più: Photoshop Express, infatti, integra anche l'editing diretto delle immagini e non ci si poteva aspettare altrimenti dai creatori delle migliori applicazioni di design.

L'altro punto di forza, inoltre, è il fatto che tutto funzioni sul motore del Flash Player, in un'unica finestra d'applicazione, con morbidezza, velocità e fluidità: l'efficienza mi è sembrata una caratteristica fondamentale, nello standard cui Adobe ci ha adesso abituati, soprattutto con la nuova Creative Suite 3 che realmente segna una pietra miliare nell'evoluzione dei software Adobe.

Il servizio offre gratuitamente 2GB di storage, consentendo quindi di creare una discreta libreria di immagini online, con la possibilità, appunto, di farne un fotoritocco di base, con semplicità ed efficacia.




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23 marzo 2008

Da Natale a Pasqua...

Mi accorgo solo adesso, riguardando il mio blog su Musica & Multimedia, che l'ultimo post risale "solamente" al periodo natalizio: da Natale a Pasqua, quindi, senza annotare alcuna idea, alcuna novità. Tutto fermo, allora? Nessuna nuova iniziativa? Nessun nuovo lavoro?

Ebbene i pensieri e i progetti fervono e si susseguono l'un l'altro a velocità vertiginosa, solo il tempo è tiranno fra impegni di lavoro e spazi per la riflessione che - ahimè - si assottigliano sempre di più.

Tuttavia il tempo non passa invano e alle soglie di queste festività pasquali e di un brevissimo stacco dall'attività lavorativa (finché ancora ci si consentirà di usufruire di qualche giorno per potersi concentrare sulla dimensione religiosa, purtroppo oggi molto messa in secondo piano anche dai legislatori che si occupano molto di garanzie ma spesso non tutelano quelle ovvie...) vorrei illustrare alcune idee, alcuni progetti e alcuni lavori che spero presto saranno visibili a tutti su internet.

Se dovessi definire con una sola parola chiave questi ultimi mesi, userei senza dubbio: sperimentazione. E sperimentazione su vari fronti, fra i quali si pone come catalizzatore il computer, la longa manus che ormai permette sempre di più di concretizzare la propria fantasia.

Sono negli ultimi mesi approdato all'utilizzo massiccio della Adobe Creative Suite Web Standard, che adopero al lavoro per la realizzazione e il mantenimento del sito dell'I.C. Pestalozzi di Catania (www.pestalozzi.cc), merito dell'entusiasmo nei confronti dei miei "prodotti" da parte del mio dirigente scolastico, che mi ha chiesto di dotare l'istituto del miglior mezzo sul mercato. Gli sforzi, gli studi e la sperimentazione si sono indirizzati principalmente a Flash CS3, un "grande" ritorno per me, ma anche un "traumatico" ritorno! Avevo lasciato Flash anni fa (come si può vedere attraverso le vestigia informatiche di questo sito), ancora Macromedia, e lo ritrovo in una smagliante forma Adobe, un un momento di profonda maturità e a un livello di sviluppo veramente eccellente, con una perfetta integrazione creativa tra i prodotti. Ma per ActionScript 3 una transizione tutt'altro che indolore: le novità sono tante e anche strutturali, ma proprio in questi giorni arrivo a farmi le mie document class e a mettere online vari frutti delle mie sperimentazioni: nulla osta, ovviamente, che anche Musica & Multimedia presto sia toccato dalle novità. Una cosa però mi impongo, contrariamente alla mia naturale tendenza: lungi da me l'idea di buttare tutto giù e ricostruire da zero su basi nuove, la parola d'ordine sia per il sito che gestisco per lavoro, sia per il mio, sarà integrazione delle tecnologie; non esiste in realtà una soluzione definitiva, ma invece la chiave è l'utilizzo strategico delle risorse.

La sperimentazione maggiore è invece quela in campo musicale. Dopo i lavori degli ultimi mesi dello scorso anno, con la pubblicazione su YouTube e Musica & Multimedia dei tre brani Ave Maria, La Mia Fanciulla e Regina Coeli, mi sono definitivamente indirizzato all'uso del computer nella composizione musicale: mentre per i brani che ho scritto anni fa vedevano il computer come anello finale, principalmente per la preparazione della partitura, ora il processo compositivo si svolge al computer.

Igor Stravinsky affermava che per lui era meglio lavorare a contatto con la materia sonora e si riferiva alla sua abitudine di comporre al pianoforte, non solo provando le proprie idee ma anche facendo stimolare la mente dagli automatismi delle dita alla tastiera; Stravinsky ne era convinto, tanto da seguire anche dei precisi rituali e delle precise abitudini per la composizione creandosi uno spazio di lavoro attorno al pianoforte, ma naturalmente non era il solo. Oggi lavorare a contatto con la materia sonora significa molto di più che un semplice pianoforte e mi accorgo che la composizione assistita da un computer e dai campionatori è oggi una risorsa imprescindibile per ogni compositore, tanto più che adesso è possibile con librerie sonore sempre più dettagliate creare un suono orchestrale che si avvicina in maniera assolutamente impressionante alla realtà.

Il mio lavoro si svolge attorno ad un Apple iMac al quale viene collegata una master keyboard a 88 tasti pesati con "azione martelletto" CME UF-80 che controlla essenzialmente Logic, un software che sto imparando sempre più a conoscere e ad apprezzare nel pieno delle sue funzionalità.

I progetti sono tanti: numerose idee sparse, per il momento, che riempiono una cartella del computer dal laconico nome di "Appunti", e attualmente un'orchestrazione di un mio vecchio brano, Kyrie in memoriam Johann Sebastian Bach, una fuga vocale a quattro voci su doppio soggetto, già in avanzato stato di lavorazione; nella mente intanto frulla un'orchestrazione di un altro mio brano per soprano e pianoforte, Sentieri Nascosti, che in ordine cronologico dovrà forse seguire l'attuale progetto in corso e diventare per coro femminile e orchestra "ampliata" rispetto al normale organico, e inoltre una prima parte di un brano, completa di orchestrazione, che dovrebbe diventare un Divertimento per orchestra, nato come studio, come esigenza di approfondire tecniche strumentali attravero un essenziale astrattismo concettuale.

Frattanto giunge la mezzanotte ed è l'inizio di un giorno importante: Cristo risorge e con lui la speranza di un futuro migliore.
Regina Coeli Laetare Alleluja!
Buona Pasqua a tutti!

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23 agosto 2007

Il futuro nel passato: Spazio 1999 su Rai.tv


L'estate, in genere, è un periodo di "riciclo" in TV; la Rai, come aveva già fatto alcune estati or sono, ripropone fra l'altro la famosissima serie fantascientifica Spazio 1999, ideata nel 1973 da Gerry e Sylvia Anderson e trasmessa per la prima volta nel 1976, un'occasione, per tutti quelli della mia generazione, di rivedere qualcosa che ci ha fatto fantasticare e giocare di immaginazione nei riguardi di un futuro che ormai è già passato. Rivedendo le immagini di questa serie, certo, si notano ingenuità e soprattutto un modo di recitare e di sceneggiare estremamente datato, tuttavia da adulti, magari, si colgono taluni aspetti di contestazione e denuncia che ancora oggi possono essere attuali: soprattutto nella sua prima serie, infatti, l'intenzione evidente degli autori è quella di mostrare una problematicità del rapporto tra l'uomo e l'esplorazione dell'universo (fortemente condizionata da esigenze politiche e propagandistiche), tra l'uomo e l'ambiente, tra l'uomo e il suo futuro tutt'altro che roseo a causa di uno sviluppo selvaggio, incontrollato e insostenibile. Se consideriamo il disastro ambientale, allora incipiente e paventato, ma di cui oggi siamo primi testimoni in questi anni visto l'assoluto disinteresse della politica internazionale, si nota come il futuro denunciato nella serie televisiva ci abbia attraversato con problematiche irrisolte aprendo scenari che purtroppo non siamo in grado di prevedere.

Un altro è il punto d'interesse di questa riproposizione estiva e cioè il "mezzo": questa volta la Rai inserisce Spazio 1999 nel "palinsesto" del suo portale Rai.tv (www.rai.tv), un'eccellente iniziativa anche se, a mio giudizio, molto mal realizzata tecnicamente. Dal punto di vista concettuale la Rai dimostra con questa operazione una grande lungimiranza: la televisione, così come oggi la conosciamo, è destinata (fortunatamente) a morire; il futuro - non troppo lontano - ci riserva la possibilità di fruire contenuti audio/video on demand, a richiesta, su dispositivi connessi alla rete: televisori attualmente corredati di set-top-box, ma prossimamente con scheda di rete integrata, cellulari a banda larga, computer multimediali e media-center; lo spettatore diviene in prima persona protagonista della scelta e soprattutto si svincola dall'orario e dalla sequenzialità del programma. In più, aziende come la Rai che hanno già alle loro spalle una vita pluridecennale, possono mettere a disposizione degli utenti i loro enormi archivi e dare la possibilità democraticamente a tutti di scegliere, limitando così anche l'imposizione di gusti e scelte di mercato che a molti non interessano affatto.

Il limite, maggiore, per Rai.tv è la scelta del suo "motore" video: l'azienda "di stato" infatti ha optato per un formato proprietario legato ad una singola azienda e ad un singolo brand, il wmv della Microsoft. A parte il discorso sulla qualità, evidentemente scadente se rapportata ad altri codec quali, ad esempio, l'H264 oggi adottato da QuickTime, YouTube, Adobe, la scelta di utilizzare un formato che funziona bene e al 100% solo con Windows e male o in modo approssimato con altre piattaforme limita enormemente la vitalità del servizio.
Chi, come me, utilizza computer Apple, ad esempio si ritrova con un funzionamento approssimato, grazie all'uso del codec Flip4Mac, che consente, all'interno del browser, di attivare un controllo QuickTime con il quale, però, è impossibile ad esempio una visione a schermo intero, possibile quindi su Mac solo a patto di utilizzare una virtualizzazione con Parallels Desktop, VMFusion o BootCamp.

La Rai non consente, allo stato attuale, per tutti i contenuti del suo portale (eccezion fatta per i podcast) di scaricare i video, cosa che avrebbe, ad esempio, permesso a noi utenti Apple di vedere i filmati a schermo intero aprendoli all'interno di QuickTime, ma proprio la limitazione questa volta può diventare un punto di forza, con qualche piccolo accorgimento che andiamo subito a spiegare.

Una piccola premessa: in generale gli streaming video si possono facilmente salvare sul proprio computer attraverso l'ottimo software VLC (http://www.videolan.org/vlc/) un open source che, fra le tantissime possibilità, permette anche di aprire un video su internet e, per così dire, ritrasmetterlo su una rete o su un file; l'operazione naturalmente necessita dell'esatta url del file wmv, cosa che nel nuovo portale Rai.tv è molto difficile da ottenere: alcuni script, infatti, reindirizzano in maniera automatica il browser e anche con alcuni accorgimenti nati in ambiente Linux per evitare le prime (ancora più pesanti) limitazioni dovute all'implementazione dei controlli ActiveX, il risultato non è garantito, oltre che estremamente macchinoso.

Ebbene, con un computer Apple, QuickTime e Flip4Mac magicamente è possibile salvare questi streaming sul proprio hard disk e da lì vederli a schermo intero o fare qualsivoglia conversione!

Innanzitutto puntando il browser alla pagina della trasmissione (con Flip4Mac correttamente installato) si avvia il filmato e se ne attende il completo scaricamento senza chiudere ovviamente la finestra con la pagina web (anche mettendo il filmato in pausa, il download nella cache continua); non appena il filmato è stato completamente scaricato (lo si desume dalla barra grigia di progresso, che nel frattempo si allunga sino alla fine del video), fare clic sul triangolino in basso a destra e scegliere dal menu "Save as QuickTime Movie...", come nella figura qui in basso.

A questo punto compare la tipica maschera per il salvataggio del file sul proprio computer: tutto qui, a questo punto il filmato è perfettamente visibile lanciandolo con un doppio clic o dall'interno di QuickTime, che inoltre permette l'esportazione del file in altri formati.

In questo modo è possibile trasferire il video su un lettore divx da tavolo, oppure comprimerlo in mp4 o 3gp per vederlo su un dispositivo mobile.


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03 maggio 2007

In ricordo dei vecchi tempi...

Come ho scritto in una pagina del sito, le mie prime esperienze nel campo dell'informatica risalgono a più di venticinque anni fa. Erano i tempi "gloriosi" dei primi computer da collegare alla televisione, che magari facevano poco per quanto riguarda le applicazioni pratiche, però erano già ricchi di potenzialità.
Al tempo a casa avevo uno ZX Spectrum e un Commodore 64, mentre sognavo un Macintosh che naturalmente era ben al di là delle possibilità... E proprio al Commodore 64 sono stato ovviamente particolarmente affezionato: un computer che era possibile utilizzare a più livelli e con il quale ho potuto anche fare le mie prime esperienze nel campo della programmazione grazie al rudimentale linguaggio BASIC incluso.
Curiosando in rete ho trovato questo interessante emulatore del C64; la particolarità sta nel fatto che funziona online: è infatti realizzato in Adobe Flash ed è incluso fra i progetti Open Source Flash.
Sicuramente un gran bel lavoro che da una parte dimostra la potenza di Flash come ambiente di sviluppo ma che sicuramente farà rivivere le emozioni di quel periodo pionieristico di un digital life-style che cominciava a debuttare nella vita dei primi appassionati e che sarebbe penetrato capillarmente nella quotidianità del mondo intero.

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04 aprile 2007

Bernstein LIVE!

Ho avuto la possibilità di ascoltare alcuni cd da questa eccellente e nuova collezione della New York Philharmonic, Bernstein Live! (clic qui per informazioni), dieci compact disc contenenti materiale mai prima d'ora pubblicato, per un totale di oltre tredici ore di musica. Si tratta di registrazioni prevalentemente tratte dagli archivi delle trasmissioni radio, quindi rigorosamente live, comunque di buona qualità tecnica, di un periodo veramente intenso del grande direttore d'orchestra e compositore americano. In particolare, scorrendo l'elenco dei brani, si nota l'enorme vastità del reportorio di Bernstein che allora (ci riferiamo ad una ventina d'anni all'interno del terzo quarto del XX secolo) era evidentemente attento - anche di più rispetto all'ultimo (ed eccezionale) scorcio della sua carriera direttoriale - alla musica contemporanea: risaltano infatti fra l'altro una bellissima interpretazione dei Sei pezzi per orchestra di Webern, compositore pressoché inesistente nella discografia ufficiale del Bernstein fra Wiener Philharmoniker, Israel Philharmonic e tutte le altre orchestre che lo accompagnarono nell'utlimo periodo della sua brillante carriera, brani di compositori moderni americani come William Russo, Charles Ives, Samuel Barber e Aaron Copland, passando poi per Britten, Igor Markevich, Prokofiev, Rachmaninov...
Una raccolta quindi che accanto ad alcuni classici quali il Concerto per violoncello di Schumann con una strepitosa Jacqueline Du Pre o il Terzo Concerto per pianoforte di Beethoven con Wilhelm Kempff, e a pagine di Mozart, Bach e Bruckner, affianca territori meno esplorati che ci rivelano sempre di più la genialità interpretativa di Leonard Bernstein, uno dei più grandi geni non solo della direzione d'orchestra, ma anche un compositore particolare che qui troviamo accanto agli esponenti di quel Novecento musicale che (Webern a parte, comunque qui rivissuto con grande pathos nelle sue deformazioni espressioniste) Bernstein stesso considerava come la strada maestra da percorrere per i compositori di musica nuova.

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31 gennaio 2007

Invito all'Opera - De Agostini

In edicola la terza uscita di Invito all'Opera, una collana dedicata alla lirica in dvd, con una eccezionale riproposizione di un Rigoletto verdiano datato 1977, con un cast d'eccellenza guidato dalla strepitosa bacchetta del maestro James Levine. Anche la prima e la seconda uscita avevano visto come protagoniste sempre produzioni del Metropolitan: una Bohème di grande rilievo con Pavarotti e la Cossotto e un'altrettanto famosa Carmen con Agnes Baltsa, tutte dirette sempre da James Levine. Conoscevo già il dvd della Carmen, in quanto già parte dell'ottima collezione marcata Del Prado, conclusasi di recente dopo oltre sessanta uscite, mentre ho acquistato Boheme e Rigoletto che si sono confermate come interpretazioni, a mio avviso, tra le più interessanti in commercio.
Come tutte le produzioni testimoniate dai dvd del Metropolitan (Turandot, Flauto Magico, Ballo in Maschera...) anche queste adesso offerte al grande pubblico dalla De Agostini sono a mio giudizio delle pietre miliari di un modo di fare teatro che per tanti punti di vista dovrebbe essere preso a modello. Il MET di questi spettacoli è il baluardo della messa in scena di stampo tradizionale, nell'accezione più nobile del termine, uno spettacolo in cui le scene, la regia, l'interpretazione cercano il più possibile di attenersi alle indicazioni teatrali degli autori. Libretto alla mano, è possibile infatti ritrovare visivamente quanto prescritto nelle didascalie e l'interpretazione si "limita" (per così dire) alla puntuale ricerca di una verità che si nasconde nelle intenzioni di chi ha originariamente concepito l'opera. I fautori di letture personali, di rottura, che sovrastrutturano uno spettacolo trasposto in scenari ideologici che spesso niente hanno a che vedere con l'origine dell'opera stessa alla quale si preferisce l'originalità dell'interpretazione, troveranno un qualcosa del tutto diverso che bolleranno naturalmente come reazionario, ma a mio avviso la vera interpretazione dell'opera lirica e del teatro in genere (come anche del repertorio sinfonico, ma questo aprirebbe un capitolo a parte) risiede proprio nella ricreazione scrupolosa di quanto indicato nel libretto e nella partitura. Con questo non intendo dire che l'interpretazione si limita soltanto all'oggettività del testo, tutt'altro: la soggettività nasce proprio dall'atto stesso della lettura e per questo è assolutamente superfluo ricoprire il tutto di sovrastrutture. Il teatro e la lirica in particolare, che si serve del linguaggio musicale come veicolo principale (non bisogna dimenticare che l'opera è prima di tutto musica e questa dovrebbe ricevere il maggior rilievo, non la regia o la recitazione che ad essa dovrebbero essere integrate e mai sovrapposte), sono forme allegoriche e l'allegoria, per sua definizione, può essere spiegata in ambito critico, non certo nell'atto stesso della rilettura della creazione artistica. La Commedia dantesca, sommo esempio di allegoria strutturata al massimo livello, deve essere letta nel suo realismo a tratti crudo a tratti sublime: il segno realistico comunica un sistema allegorico che il lettore deve decifrare attraverso la sua cultura ma che non deve assolutamente sostituire al segno stesso. Allo stesso modo l'opera lirica: il suo significato finale è delegato al fruitore (sia esso interprete o pubblico) e l'interprete deve riproporre l'allegoria e fare in modo che dal suo segno letterale l'ultimo anello della catena, il pubblico (visto che la musica è un'arte mediata dall'interpretazione), possa trarre il senso dell'allegoria che sul palcoscenico deve rimanere tale. Ben venga quindi un ritorno ad uno spettacolo operistico come questi del Metropolitan, dove, ad esempio, l'Anello del Nibelungo viene proposto nella sua ambientazione originaria così come era stata pensata da Wagner, forse il più grande allegorista del romanticismo: sarà il pubblico, attraverso la sua cultura ma soprattutto attraverso la visione dell'opera così come era stata pensata in origine, a scegliere se fermarsi (nella sua superficialità ) al segno o addentrarsi nelle profondità del significato cui il segno rimanda, grazie anche, naturalmente, alla potenza interpretativa di un artista capace realmente di trasmettere il significato allegorico attraverso l'incisività dei segni. Mi sento, quindi, di consigliare a tutti la visione di queste nuove riproposizioni in edicola a prezzi accettabili di queste pietre miliari dell'interpretazione, non solo per gustare degli spettacoli che indubbiamente hanno un loro valore estetico, ma anche per approfondire e meditare un modo di fare teatro in cui ogni elemento dell'opera lirica ha il suo giusto ed equilibrato peso, nella ricerca di una verità interpretativa che spesso viene dimenticata.

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13 gennaio 2007

Il Fu Mattia Pascal in podcast


La Rai propone in podcast alcuni suoi programmi, dando la possibilità agli utenti di scaricare sul proprio computer o lettore musicale interessanti puntate di trasmissioni radiofoniche liberando nel contempo l'ascoltatore dalla necessità di sintonizzarsi ad un'ora prestabilita sulle frequenze radio.
In particolare in questi giorni i podcast di Radio Tre propongono nella rubrica Ad alta voce la lettura integrale de Il Fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello da parte dell'attore Omero Antonutti, giunta alla quinta puntata. Il vantaggio del podcast è anche quello di non perdere mai una puntata di una trasmissione, in quanto è possibile sempre scaricare anche le registrazioni precedenti.
Il valore di queste operazioni dal punto di vista culturale è veramente enorme e si spera che nel futuro la Rai dia sempre più spazio alla cultura avvalendosi dei più aggiornati sistemi di diffusione come, in questo caso, il podcast.

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11 dicembre 2006

Viva Verdi! Considerazioni sull'Aida alla Scala

Ogni volta che mi si presenta l'occasione, spinto da una motivazione determinata, ritorno a immergermi nelle letture verdiane, in primis naturalmente nelle partiture ma anche nei i vari testi di critica dedicati a questo autore che abbondano nella mia personale biblioteca; e ogni volta ancora di più mi appassiona questa grande personalità artistica, la sua profondità e le peculiarità di ognuna delle sue opere.
Questa volta l'occasione era veramente d'eccezione e l'opera da riconsiderare ancora una volta un grandissimo capolavoro, sicuramente nel cuore di tutti i melomani: l'Aida messa in scena per l'inaugurazione della stagione operistica del Teatro alla Scala di Milano il 7 dicembre 2006.
Premetto che quanto ho da dire prima di tutto si riferisce all'autore, che sopra ogni altro continua a meritarsi il plauso perenne e incondizionato al di là delle stelle che sulla sua musica costruiscono i propri castelli interpretativi (ma d'altronde la musica vive dell'interpretazione e senza di essa sarebbe appannaggio di pochissimi eletti) e in secondo luogo esclusivamente alla resa musicale, in quanto della - dicono - bellissima messa in scena di Franco Zeffirelli non ho potuto che assaggiare solo qualche fotografia e qualche brevissima sequenza che gli avari telegiornali ci hanno mostrato tra un'intervista a Romano Prodi o al premier tedesco Angela Merkel (sua ospite) o a tutti i vari vip i cui volti usurpano ogni volta tanto spazio allo spettacolo vero.
Sorvoliamo sul poco professionale abbandono di Alagna alla seconda rappresentazione e concentriamo l'attenzione su alcuni punti fondamentali. Mi sembra importante sottolineare che ancora una volta è l'Aida di Verdi a trionfare al di là di ogni speculazione, di ogni sovrastruttura e di ogni parere; questa prima alla Scala è stato un successo annunciato: un grande kolossal firmato Franco Zeffirelli, tant'è che l'Aida è diventata l'Aida di Zeffirelli. Oggi lo strapotere del regista nella lirica (dovuto ad un notevole calo delle altre componenti che cooperano alla perfetta riuscita di uno spettacolo d'opera) ha portato a sgradevolissime ostentazioni e ad un cattivo gusto interpretativo che per esempio culmina nella sostituzione dei dialoghi del Flauto Magico di Mozart con quelli più ad effetto di Baricco che finiscono per diventare l'elemento centrale di uno spettacolo (checché ne dica l'autore stesso che si schermisce davanti alle telecamere) che invece dovrebbe giustamente sparire per far vivere in tutta la sua pienezza il genio mozartiano. E anche a Milano l'Aida diviene una spettacolarizzazione incredibile che spesso travalica le buone intenzioni degli stessi interpreti.
Ma allora cosa c'è di straordinario se non la magia con cui Verdi ancora una volta si impone in maniera determinante sui gusti mutevoli di una società come quella italiana ormai appiattita dal gusto per la fiction e le polemiche pretestuose sui personaggi del reality show. Aida si staglia in tutta la sua magnificenza: un'opera complessa che quasi morbosamente sovraccarica la ieraticità e la fissità dei tipi inscenati di una sapiente maestria compositiva che riesce a toccare tutte le corde con una tavolozza timbrica e di effetti estremamente variegata, passando in maniera disinvolta attraverso tutti i registri possibili e immaginabili, dal più intimo al più trionfale, dal più nobile al più "normale". Un'opera che in ogni sua pagina dimostra una consapevolezza di scrittura che si fa dimenticare dietro una drammaturgia musicale assolutamente necessaria e inevitabile e che trionfa semplicemente perché ha in se stessa le ragioni del suo successo, permettendo di far vivere quasi come accessorie tutte le speculazioni sullo spettacolo del momento.
Sono rimasto ad ascoltare l'Aida dallo streaming in diretta di Radio TRE e devo dire che ho potuto ancora una volta (seguendo la partitura) appassionarmi a quest'opera che dimostra ogni volta la sua freschezza e la sua bellezza.
Negli intervalli ho ascoltato con attenzione quanto ha detto ai microfoni dell'emittente radiofonica il direttore d'orchestra Riccardo Chailly, a mio giudizio il vero grande protagonista anche se forse troppo messo in ombra dal "contorno"; più volte il maestro si è riferito a Gustav Mahler e alle influenze che anche Aida avrebbe avuto sul compositore mittel-europeo. Tralasciando la necessità (almeno così mi è parso di capire) di far apprezzare Verdi a Mahler che sarebbe così il deus ex machina della musica del XX secolo (se a Mahler non fosse interessato niente, forse sarebbe cambiato qualcosa? e lo dico da convinto sostenitore della musica del boemo...), se c'è un qualcosa che sicuramente accomuna i due è la capacità di costruire un mondo uno all'interno di un'opera lirica l'altro all'interno di una sinfonia e in questo mondo di far convivere tutti i suoi aspetti: nihil humanum alienum a me puto, tutto ciò che è sinceramente umano entra nel mondo e solo così si viene a capo della maestosità della marcia trionfale del secondo atto che convive con i momenti più intimi a partire dallo splendido inizio dell'opera, passando attraverso la musica in riva al Nilo e alla liebestod dei due protagonisti, vera summa romantica dell'opera. L'Aida - e in generale tutta l'opera di Verdi - riassume in sé quanto di umano prorompe all'interno dell'esistenza, dalla vanagloria alla più intima e tremenda solitudine e la trasfigurazione (chiamiamola pure in questo caso veramente liebestod all'italiana) è affine alla verklaerung che l'estetica tardoromantica del centro-Europa avrebbe di lì a poco riversato in tutta la sua problematicità verso l'universo del Decadentismo. E Verdi ammanta tutto con una scrittura e una coscienza musicali che sono veramente pienamente compiuti tanto più la tecnica compositiva si dissolve dietro l'apparente ovvietà e necessità di quanto si ascolta: quando ci si concentra sul risultato e si dimentica la tecnica è perché l'opera è perfettamente riuscita; avviene così che anche "la melodiaccia di Verdi" (come ostentatamente Zeffirelli chiama la marcia trionfale) in realtà è un qualcosa che comunque sottende una profonda sapienza compositiva ed entra nel cuore dell'ascoltatore come un qualcosa di ovvio mentre non è affatto scontata come spesso la si liquida; allo stesso modo in Aida (che pure è popolarissima presso i melomani di tutto il mondo) Verdi fa passare per "semplici e orecchiabili" procedimenti melodici a volte anche cervellotici giustificati dall'orientalismo del soggetto e nel conclusivo momento della morte d'amore dei due (ricordo che Aida, come Tristano, causa la sua morte seppellendosi - inebriata da questo suo supremo atto di libertà e volontà - con l'amato Radames) la melodia che sicuramente è fra le più conosciute e amate di Verdi si basa su un ostico (per l'orecchio comune) intervallo di settima maggiore che magicamente diventa ovvio e cantabile... e gli esempi potrebbero continuare.
Un grazie quindi a Chailly che con grande coscienza di interprete è andato alla ricerca della profondità della scrittura e del pensiero di Verdi, dando una lettura che ne sottolinea la vera modernità del linguaggio e lasciamo da parte il kolossal, la necessità di ubriacare l'opinione pubblica con uno spettacolo che fa dimenticare le tristi congiunture dell'opera lirica nel nostro paese, le affermazioni sulla perfezione fatte da chi certo magari apprezza l'opera ma forse non è la persona più qualificata per esprimere giudizi in materia e lasciamo anche da parte la scarsa professionalità di chi cerca il gesto polemico spettacolare, senza ricordarsi che prima di tutto viene il rispetto per l'opera e per il suo autore e l'umiltà che bisogna dimostrare di fronte alle più profonde conquiste umane che rimangono un nostro patrimonio comune e che fanno prorompere ancora una volta "Viva Verdi!", grazie, Maestro, per quanto ci hai lasciato!

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