Gestire due monitor su OSX

Da molto tempo ormai mi sono abituato a lavorare con più monitor; sin dai giorni dei vecchi pc windows montavo più schede video all'interno del case proprio per poter utilizzare più schermi e distribuire il lavoro più agevolmente. Da quando ho acquistato prima il PowerBook G4 e poi l'iMac Intel ho potuto apprezzare quanto sia completa ed efficace, nonché semplice in pieno stile Apple, la gestione degli schermi secondari.
Mi era finora sfuggita però una caratteristica che proprio adesso trovo molto utile; nel mio studio privato lavoro essenzialmente su due fronti: musica e multimedia, proprio come il nome di questo sito; la postazione è ad angolo retto: da una parte l'iMac su una scrivania con tastiera e mouse senza fili e tavoletta grafica (più tutta una serie di hard disk esterni e altro collegati...), dall'altra una master keyboard a 88 note, sulla quale rimane sospeso un monitor secondario che permette non solo una pratica estensione del desktop, ma anche la possibilità di avere lo schermo proprio di fronte quando si lavora alla tastiera musicale.
Quando sono rivolto alla tastiera pianistica della mia master keyboard mi porto sullo schermo secondario le finestre dei software musicali e non ho così la necessità di "torcere" il collo di 90°, tanto più che mouse e tastiera bluetooth si spostano facilmente sulla master. Fino a ieri il mio problema era quello di non saper spostare la barra dei menu sull'altro monitor, così da avere una sistemazione comunque non definitiva.
Mi accorgo solo oggi che nelle proprietà schermo di Leopard (c'era anche su Tiger? Francamente non ci ho mai fatto caso...) c'è la possibilità di tirare la barra dei menu sull'altro monitor e così far diventare quello il monitor principale, con conseguente spostamento anche del dock e delle finestre già presenti sullo schermo dell'iMac che così diviene lo schermo secondario.

Che dire? Ben fatto, ancora una volta, Apple! E per me... beh, attenzione a leggere bene tutto ciò che è scritto sullo schermo!
Alla prossima...
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23 agosto 2007
Il futuro nel passato: Spazio 1999 su Rai.tv
L'estate, in genere, è un periodo di "riciclo" in TV; la Rai, come aveva già fatto alcune estati or sono, ripropone fra l'altro la famosissima serie fantascientifica Spazio 1999, ideata nel 1973 da Gerry e Sylvia Anderson e trasmessa per la prima volta nel 1976, un'occasione, per tutti quelli della mia generazione, di rivedere qualcosa che ci ha fatto fantasticare e giocare di immaginazione nei riguardi di un futuro che ormai è già passato. Rivedendo le immagini di questa serie, certo, si notano ingenuità e soprattutto un modo di recitare e di sceneggiare estremamente datato, tuttavia da adulti, magari, si colgono taluni aspetti di contestazione e denuncia che ancora oggi possono essere attuali: soprattutto nella sua prima serie, infatti, l'intenzione evidente degli autori è quella di mostrare una problematicità del rapporto tra l'uomo e l'esplorazione dell'universo (fortemente condizionata da esigenze politiche e propagandistiche), tra l'uomo e l'ambiente, tra l'uomo e il suo futuro tutt'altro che roseo a causa di uno sviluppo selvaggio, incontrollato e insostenibile. Se consideriamo il disastro ambientale, allora incipiente e paventato, ma di cui oggi siamo primi testimoni in questi anni visto l'assoluto disinteresse della politica internazionale, si nota come il futuro denunciato nella serie televisiva ci abbia attraversato con problematiche irrisolte aprendo scenari che purtroppo non siamo in grado di prevedere.
Un altro è il punto d'interesse di questa riproposizione estiva e cioè il "mezzo": questa volta la Rai inserisce Spazio 1999 nel "palinsesto" del suo portale Rai.tv (www.rai.tv), un'eccellente iniziativa anche se, a mio giudizio, molto mal realizzata tecnicamente. Dal punto di vista concettuale la Rai dimostra con questa operazione una grande lungimiranza: la televisione, così come oggi la conosciamo, è destinata (fortunatamente) a morire; il futuro - non troppo lontano - ci riserva la possibilità di fruire contenuti audio/video on demand, a richiesta, su dispositivi connessi alla rete: televisori attualmente corredati di set-top-box, ma prossimamente con scheda di rete integrata, cellulari a banda larga, computer multimediali e media-center; lo spettatore diviene in prima persona protagonista della scelta e soprattutto si svincola dall'orario e dalla sequenzialità del programma. In più, aziende come la Rai che hanno già alle loro spalle una vita pluridecennale, possono mettere a disposizione degli utenti i loro enormi archivi e dare la possibilità democraticamente a tutti di scegliere, limitando così anche l'imposizione di gusti e scelte di mercato che a molti non interessano affatto.
Il limite, maggiore, per Rai.tv è la scelta del suo "motore" video: l'azienda "di stato" infatti ha optato per un formato proprietario legato ad una singola azienda e ad un singolo brand, il wmv della Microsoft. A parte il discorso sulla qualità, evidentemente scadente se rapportata ad altri codec quali, ad esempio, l'H264 oggi adottato da QuickTime, YouTube, Adobe, la scelta di utilizzare un formato che funziona bene e al 100% solo con Windows e male o in modo approssimato con altre piattaforme limita enormemente la vitalità del servizio.
Chi, come me, utilizza computer Apple, ad esempio si ritrova con un funzionamento approssimato, grazie all'uso del codec Flip4Mac, che consente, all'interno del browser, di attivare un controllo QuickTime con il quale, però, è impossibile ad esempio una visione a schermo intero, possibile quindi su Mac solo a patto di utilizzare una virtualizzazione con Parallels Desktop, VMFusion o BootCamp.
La Rai non consente, allo stato attuale, per tutti i contenuti del suo portale (eccezion fatta per i podcast) di scaricare i video, cosa che avrebbe, ad esempio, permesso a noi utenti Apple di vedere i filmati a schermo intero aprendoli all'interno di QuickTime, ma proprio la limitazione questa volta può diventare un punto di forza, con qualche piccolo accorgimento che andiamo subito a spiegare.
Una piccola premessa: in generale gli streaming video si possono facilmente salvare sul proprio computer attraverso l'ottimo software VLC (http://www.videolan.org/vlc/) un open source che, fra le tantissime possibilità, permette anche di aprire un video su internet e, per così dire, ritrasmetterlo su una rete o su un file; l'operazione naturalmente necessita dell'esatta url del file wmv, cosa che nel nuovo portale Rai.tv è molto difficile da ottenere: alcuni script, infatti, reindirizzano in maniera automatica il browser e anche con alcuni accorgimenti nati in ambiente Linux per evitare le prime (ancora più pesanti) limitazioni dovute all'implementazione dei controlli ActiveX, il risultato non è garantito, oltre che estremamente macchinoso.
Ebbene, con un computer Apple, QuickTime e Flip4Mac magicamente è possibile salvare questi streaming sul proprio hard disk e da lì vederli a schermo intero o fare qualsivoglia conversione!
Innanzitutto puntando il browser alla pagina della trasmissione (con Flip4Mac correttamente installato) si avvia il filmato e se ne attende il completo scaricamento senza chiudere ovviamente la finestra con la pagina web (anche mettendo il filmato in pausa, il download nella cache continua); non appena il filmato è stato completamente scaricato (lo si desume dalla barra grigia di progresso, che nel frattempo si allunga sino alla fine del video), fare clic sul triangolino in basso a destra e scegliere dal menu "Save as QuickTime Movie...", come nella figura qui in basso.
A questo punto compare la tipica maschera per il salvataggio del file sul proprio computer: tutto qui, a questo punto il filmato è perfettamente visibile lanciandolo con un doppio clic o dall'interno di QuickTime, che inoltre permette l'esportazione del file in altri formati.
In questo modo è possibile trasferire il video su un lettore divx da tavolo, oppure comprimerlo in mp4 o 3gp per vederlo su un dispositivo mobile.
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