<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><rss xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' version='2.0'><channel><atom:id>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375</atom:id><lastBuildDate>Sun, 28 Sep 2008 10:16:46 +0000</lastBuildDate><title>Collezione</title><description>La sezione del sito Musica&amp;amp;Multimedia dedicata alle recensioni di compact disc e dvd musicali, tratti dalla collezione di Andrea Amici.
Questi scritti nascono dalla volontà di condividere esperienze (occasionali o sistematiche) di ascolto con tutti gli appassionati di incisioni musicali, senza alcun intento pubblicitario; per questo non c&amp;#39;è assolutamente predilezione per un&amp;#39;etichetta particolare, né un percorso predeterminato nella scelta dei titoli.</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/index.php</link><managingEditor>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</managingEditor><generator>Blogger</generator><openSearch:totalResults>13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-8540343333011167436</guid><pubDate>Sat, 27 Sep 2008 11:17:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-28T10:16:46.150Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>scriabin</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica sinfonica</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>abbado</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>beethoven</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>nono</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>liszt</category><title>Prometeo - Il mito in musica</title><description>&lt;p&gt;Claudio Abbado non è solo uno dei più grandi direttori d'orchestra di tutti i tempi, ma anche una personalità di indubbia statura intellettuale e culturale, una complessa figura umana che esprime in musica vasti orizzonti.&lt;/p&gt; &lt;table style="width: 204px; float: left; margin-right: 10px; height: 237px;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://lh5.ggpht.com/prof.amici/SN4ZCzN71UI/AAAAAAAAAnI/r33jixhdSj4/s288/prometheus_myth-in-music_abbado_shadow.jpg" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td   style="text-align: center;font-family:arial,sans-serif;font-size:10px;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Prometheus - The Myth in Music&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Martha Argerich, Berliner Philharmoniker, Claudio Abbado)&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Una delle sue tantissime interessanti operazioni culturali di qualche tempo fa è un bellissimo compact disc, che in questi giorni ho riascoltato, dal titolo "&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Prometeo - Il mito in musica&lt;/span&gt;", edito dalla Sony: non un semplice album, ma un avvincente viaggio attraverso la trasposizione musicale di un'idea mitologica che si traduce nella lettura del mondo ideale che ogni compositore ha in ultima analisi della presenza dell'uomo nella storia.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Prometeo, infatti, è una figura carica di significato: l'apportatore di vita e soprattutto del fuoco, simbolo della fiera indipendenza dell'uomo dal mondo delle divinità, è sempre stato figura di indipendenza, forza titanica, superiorità e di volta in volta nel corso del tempo chi si è occupato di questo personaggio lo ha fatto scegliendo una o talatra caratteristica, tradendo così attraverso la propria lettura una visione particolare dell'uomo e della figura dell'eroe.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il viaggio musicale di Abbado inizia con Beethoven e una scelta di sette brani dalle musiche che il compositore di Bonn realizzò fra il 1800 e il 1801 per il balletto &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Le Creature di Prometeo&lt;/span&gt;, ideato da Salvatore Viganò. L'idealismo beethoveniano trova qui una delle sue più concrete espressioni: Beethoven è di per sé una figura prometeica, tutta protesa nel titanico sforzo di plasmare una materia come la musica arrecandole un ordine utopistico e spirituale trascendente la materia ma evidentemente in un perenne scontro fra ideale e reale. Il Prometeo beethoveniano è in ultima analisi un apportatore di civiltà e l'ideale eroico si fonde con quello titanico nella figurazione di un elemento superiore portatore di un ideale ordine di pace ed equilibrio in nome dell'arte. Tale lettura è evidentemente protoromantica e il sinfonismo beethoveniano è riportato da Abbado ad un suono storicamente estremamente credibile, sfrondato dalle incrostazioni romantiche ma allo stesso tempo idealmente ricco e denso, del tutto lontano dal secco suono della filologia fine a se stessa. Tutti i momenti selezionati sono resi nel loro valore musicale e intellettuale, con un suono rotondo, la giusta dose di assenza di vibrato e una coerenza stilistica perfettamente assecondata dai Berliner Philharmoniker che si confermano una formazione orchestrale di primissimo ordine.&lt;/p&gt;&lt;table style="width: auto; float: right; margin-left: 10px;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img src="http://lh4.ggpht.com/prof.amici/SN9YAiOGsDI/AAAAAAAAAn8/2w3xOc4-Hl8/s400/abbado.jpg" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: center;"&gt;Claudio Abbado&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;p&gt;Il viaggio musicale attraverso il mito di Prometeo continua con il poema sinfonico lisztiano, spesso liquidato come pezzo di maniera e d'occasione, un esempio della vacuità dello stile di Liszt che invece è un autore da non sottovalutare nella storia della musica romantica. In mano ad Abbado, infatti, anche alcuni presunti squilibri o convenzionalismi delle pagine di questo poema sinfonico acquisiscono un valore e un peso ideali di grande spessore e consistenza; anche il fugato in apparenza estremamente convenzionale o forse fuori luogo, diviene un elemento allegorico: il Prometeo lisztiano è figura del trionfo della creazione, al di là del destino stesso del creatore e in ultima analisi autoritratto di uno sforzo sovrumano nella tensione di un linguaggio nuovo che trascende il limite della materia: Liszt stesso è infatti titanico nel suo innovativo virtuosismo che Abbado legge in perfetta prospettiva storica, dando corpo al sogno romantico di una musica dell'avvenire.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il discorso diviene ancora più intricato man mano che si procede nell'ascolto e addentrandosi nella visionarietà di Scriabin e del suo Poema del Fuoco, una visione assolutamente fuori da ogni convenzione basata su innovative concezioni armoniche (l'accordo che costituisce il materiale di base di tutto il pezzo è una fusione tra una struttura per quarte e una scala esatonale), su un'orchestrazione di una brillantezza addirittura smagliante e addirittura un gioco di luci che oggi si potrebbe considerare multimediale. Anche qui il sogno prometeico di dare vita all'inesprimibile attraverso una materia nuova. Qui Abbado riesce con grande maestria a dominare i guizzi infuocati dell'orchestrazione di Scriabin, riuscendo a dare una lettura appassionata e appassionante, senza cedere minimamente al facile effetto. L'orchestra e il coro si adattano a questa visione della partitura, mentre, facendo sempre salvo il livello comunque altissimo, non mi sembra entusiasmante la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;performance&lt;/span&gt; di Martha Argerich che appiattisce un po' il suono pianistico su un pesante e continuo fortissimo, quasi cercasse disperatamente di non annegare fra i marosi sprigionati dalla potenza orchestrale di Abbado.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Chiude questo splendido compact disc la Suite 1992 del Prometeo di Nono, l'imponente "tragedia dell'ascolto", come la sottotitolò lo stesso  autore, dalla quale qui è possibile ascoltare due momenti. L'opera di Nono, monumentale nell'impiego di mezzi tecnici e nella sua vastità, è estremamente impegnata e impegnativa, come un po' tutta la musica del compositore veneziano, ma, a differenza delle opere precedenti a &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fragmente Stille am Diotima&lt;/span&gt;, Prometeo appartiene alla seconda stagione creativa di Nono, quando l'autore abbandona l'ideologia un po' ostentata dei suoi primi anni, per dedicarsi a un approfondimento di natura più umana e dolente. Prometeo diviene così figura della peregrinazione che non trova ristoro, perde la sua eroicità per divenire più simile alle proprie creature, in un eterno vagare attraverso isole diverse e attraverso la circolarità del suono elettronicamente modificato. Abbado coglie appieno questa umanità all'interno di una musica sicuramente di non facile approccio ma carica di significato e di densità spirituale come quella dei predecessori.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il percorso si chiude così, nel silenzio del Prometeo di Nono, dai trionfi dell'idealismo preromantico, romantico e postromantico fino alle disillusioni del XX secolo, alla tragedia umana di un secolo che ha lasciato profonde cicatrici nella storia umana.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un CD assolutamente imperdibile per l'innegabile valore culturale a per l'eccellente interpretazione di Claudio Abbado.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2008/09/prometeo-il-mito-in-musica.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/prof.amici/SN4ZCzN71UI/AAAAAAAAAnI/r33jixhdSj4/s72-c/prometheus_myth-in-music_abbado_shadow.jpg' height='72' width='72'/></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-4739000640760025644</guid><pubDate>Mon, 14 Jul 2008 21:27:00 +0000</pubDate><atom:updated>2008-09-14T10:55:12.305Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica sinfonica</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>bernstein beethoven</category><title>La Nona del cuore - Leonard Bernstein: Ode To Freedom</title><description>&lt;div style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; width: 320px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://ecx.images-amazon.com/images/I/51NEAVMJMJL._SL500_AA240_.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Ho intitolato questo post &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Nona del cuore&lt;/span&gt; essenzialmente per due motivi, uno artistico-culturale, l'altro strettamente personale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Credo che questa sia una delle incisioni più belle, sentite e pregnanti del grande capolavoro beethoveniano a essere mai state realizzate, sia musicalmente sia soprattutto umanamente.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un po' di storia: alla caduta del muro di Berlino, simbolo della vergogna della divisione del mondo e dell'Europa, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Leonard Bernstein&lt;/span&gt; fu invitato a dirigere la &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Nona di Beethoven&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; nel giorno di Natale con la &lt;span class="HL-6"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Symphonie-&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="HL-6"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;orchester des Bayerischen Rundfunks&lt;/span&gt; e membri della &lt;/span&gt;&lt;span class="HL-6"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Staatskapelle Dresden&lt;/span&gt;, &lt;/span&gt;dell'&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Orchestra del Teatro di Kirov e Leningrado&lt;/span&gt;, della &lt;span class="HL-6"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;London Symphony Orchestra&lt;/span&gt;, della &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;New York &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="HL-6"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Philharmonic&lt;/span&gt; e dell'&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Orchestre de Paris&lt;/span&gt;, riunendo così i musicisti di tutto il mondo fino allora diviso dal muro.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class="HL-6"&gt;Il concerto fu intitolato&lt;span style="font-style: italic;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="HB-8"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Ode an die Freiheit&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, "Ode alla Libertà", traendo spunto da un'improbabile ricostruzione secondo la quale Schiller avrebbe scritto non una &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ode an die Freude&lt;/span&gt;, Ode alla Gioia, ma, appunto, alla Libertà; le due parole, grazie all'equivalenza metrica, sarebbero poi state scambiate per problemi di censura. &lt;/span&gt;Non sembra che le cose siano andate proprio così, ma per l'occasione Leonard Bernstein ha ripreso questa "tradizione" per celebrare l'evento e il festoso clima di libertà che in quei giorni si respirava nella riunita Berlino.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'alterazione del testo è solo una delle tante libertà che Bernstein si prende sul testo della Nona, che hanno però dato vita a una lettura veramente esemplare e a tratti irraggiungibile. Per l'occasione l'organico orchestrale è dilatato, come si usava fare tempo fa, e come oggi non si fa più per ragioni filologiche: i fiati sono tutti raddoppiati, gli archi sono più del dovuto, al coro sinfonico si aggiunge il coro di voci bianche; il tutto crea un senso di maestosità e grandezza di proporzioni michelangiolesche, grazie anche al largo e solenne incedere di Bernstein che dilata enormemente i tempi, soprattutto i primi tre, scolpendo una Nona di inestimabile bellezza.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Una lettura "fuori tema"? Assolutamente no, ma in linea - anzi - con la tradizione di ascendenza furtwängleriana che spostava in avanti le sinfonie beethoveniane facendone dei drammi idealistici di ampio respiro e dal potente &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;pathos&lt;/span&gt; espressivo. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;La Nona, esperimento di altissimo valore estetico e irraggiungibile maestria, presenta comunque delle grandissime difficoltà interpretative, accentuate dal fatto che la ricostruzione filologica della tradizione esecutiva non può nemmeno rimontare a un originale archetipo ideale autorizzato in qualche modo dal compositore che purtroppo ha intrappolato nella sua sordità quanto prendeva vita nella sua mente. Effettivamente, a parte il progresso degli strumenti, dei musicisti e delle sale da concerto, è impossibile afferrare l'indefinibile: è certo, però, a mio avviso, che la lettura di Bernstein abbia la sua ragion d'essere in una scrittura orchestrale che rimanda a un ideale di proporzioni assolutamente sovrumane per i tempi, quasi che la lotta fra ideale e reale tipica del romanticismo si sia incarnata nella Nona di Beethoven risolvendo in ultima analisi il conflitto nell'irrealtà di una musica solo scritta ma non ascoltata.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;I tempi larghi di Bernstein, la sua capacità di dare un peso specifico ad ogni frase, di vivere ogni dettaglio con una precisione scultorea a me sembrano estremamente valorizzanti nei confronti di una scrittura che se resa con secchezza rischia di perdere quel senso generale di grande e organico affresco che traduce in musica un'idealità di una forza assolutamente eccezionale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Bernstein raggiunge in alcuni punti di questa esecuzione alcune vette interpretative assolutamente impareggiabili: si ascolti ad esempio la coda del primo movimento o la capacità di mantenere la brillantezza ritmica nel secondo movimento staccato ad un tempo più lento rispetto al solito; si faccia particolare attenzione al bellissimo terzo movimento, dove Bernstein dimostra come Beethoven, chiuso nella sua inesorabile sordità, abbia teso una mano verso il futuro, verso i grandi tempi lenti di Bruckner e anche Mahler, e nel contempo nella sua tragedia abbia saputo offrire a tutti un esempio di sovrana quiete e suprema tranquillità, fino a giungere alla grande esplosione dell'ultimo movimento dove il grande direttore segue e valorizza tutti gli episodi collegandoli al loro senso extramusicale e alle influenze letterarie del nascente Romanticismo.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E veniamo, in ultimo, alle ragioni "personali". Nell'anno in cui fu realizzato questo concerto gli eventi storici davano un grande senso di speranza a chi come me, giovane e pieno di grandi ideali, poteva vedere un segno di cambiamento della storia umana. L'occasione era quindi veramente speciale e poco dopo ebbi l'occasione di vedere in televisione quello splendido concerto (ora disponibile in DVD), una trascinante vitalità e partecipazione emotiva dell'anziano Bernstein sempre più innamorato della musica e dell'umanità, con una carica vitale e una capacità musicale assolutamente fuori dal comune: e proprio vedendo quell'anziano maestro agitarsi come solo lui sapeva fare sul podio mi venne fortissima l'esigenza, già maturata negli anni precedenti, di dedicarmi con fervore ed entusiasmo alla musica, una musica che non è fine a se stessa ma parte di un grandissimo sistema, un equilibrio inscindibile di umanesimo, arte, pensiero, vita.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Nona del cuore&lt;/span&gt;, quindi, per la capacità di parlare al cuore e perché è nel mio cuore come un momento di fondamentale importanza nella mia crescita umana e artistica.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2008/07/la-nona-del-cuore-leonard-bernstein-ode.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-4696606608897406572</guid><pubDate>Mon, 31 Dec 2007 08:57:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-31T09:43:28.865Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica antica</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>polifonia sacra</category><title>Musica per il Natale - Christmas Mass in Rome (Gabierli Consort, Paul McCreesh)</title><description>&lt;div style="float: left; margin-right: 15px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/christmas-in-rome.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Proseguendo la carrellata di album dedicati al Natale, mi piace segnalare un compact disc che ho sempre considerato un "passaggio obbligato" per gli ascolti natalizi colti:  "&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Christmas Mass in Rome&lt;/span&gt;" offre un interessantissimo percorso culturale, un viaggio virtuale nel tempo per partecipare a una celebrazione eucaristica in occasione del Natale nella Roma rinascimentale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'album  propone infatti tutta la ricchissima parte musicale di una Messa nella sua completezza e non solo quindi l'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ordinarium&lt;/span&gt; come propongono generalmente le normali incisioni ma anche il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;proprium&lt;/span&gt; e tutte le altre parti accessorie,  interventi strumentali compresi. E' così possibile ascoltare la Messa così come avrebbe potuto fare un fedele dell'epoca rinascimentale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Tutto ruota attorno all''&lt;span style="font-style: italic;"&gt;ordinarium&lt;/span&gt; (&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Kyrie&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Gloria&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Credo&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sanctus&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Benedictus&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Agnus Dei&lt;/span&gt;) costituito dalla &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Missa Hodie Christus natus est&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Palestrina&lt;/span&gt;, a otto voci, cui vengono aggiunti, come si faceva al tempo, brani di altri autori per coprire tutti i momenti musicali della Messa. In questo, trattandosi di una solennità, vengono scelti dei brani polifonici di particolare importanza da affiancare a un grande capolavoro palestriniano: in particolare il mottetto a sei voci &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Praeter rerum seriem&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Josquin Desprez&lt;/span&gt;,  i mottetti di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tomas Luis de Victoria &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;Quem vidistis pastores&lt;/span&gt; e &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;O magnum mysterium&lt;/span&gt;, e il mottetto a otto voci &lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Hodie Christus natus est&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; dello stesso Palestrina.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Completano inoltre  gli interventi musicali tutta una serie di brani vocali e strumentali testimoni di una nascente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;seconda prattica&lt;/span&gt; che avrebbe innovato in maniera definitiva la storia della musica europea e che anche nella musica da chiesa trova un crogiuolo di sperimentazione con evidenti commistioni con il repertorio profano che si stava sempre sviluppando nella società urbana.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per dare la massima verosimiglianza alla ricostruzione nel cd sono inseriti anche gli interventi in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cantus planus&lt;/span&gt; del celebrante e le antifone tratte dal repertorio del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;canto gregoriano&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il fascino di questo CD è creato naturalmente non solo dall'accostamento dei brani ma anche dall'esemplare ricostruzione filologica dei brani, resi con grande rispetto delle prassi esecutive dell'epoca e anche degli usi musicali, non solo tecnici e linguistici ma anche strumentali.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;div style="float: right; margin-left: 15px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.gabrieli.com/fileadmin/templates/xhtml/images/logo.gif" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Paul McCreesh&lt;/span&gt; alla guida del &lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Gabrieli Consort Ensemble&lt;/span&gt; restituisce infatti i brani alla loro autenticità storica senza rinunciare a un profondo senso di religiosa ieraticità che esprime con magnificenza la solennità del momento celebrativo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un'occasione quindi per gustare un documento culturale di altissimo pregio, immergendosi in un pensiero musicale che scaturisce da una simbiosi con i testi sacri creando una delle vette più importanti della storia della musica occidentale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Accostandosi a questa bellezza anche estetica del rito cristiano arricchita dallo splendore di questo repertorio musicale che contribuisce alla ricreazione di un'atmosfera mistica, non si può non auspicare una riforma dell'attuale situazione musicale della Chiesa cattolica, che non può naturalmente configurarsi come un semplice &lt;span style="font-style: italic;"&gt;ritorno al passato&lt;/span&gt;, ma con l'obiettivo di riportare a un senso di decoro e di funzionalità il repertorio sacro che ha il compito di avvicinare lo spirito alla sacralità di quanto si partecipa.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/12/josquin-desprez-esh.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-1805761830459284078</guid><pubDate>Sat, 29 Dec 2007 09:11:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-29T10:18:50.112Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica contemporanea</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica per organo</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>messiaen</category><title>Musica per il Natale - Olivier Messiaen: Quartet for the end of time, Improvisations</title><description>&lt;div style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/messiaen-improvisations-quartet.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Dopo il precedente &lt;span style="font-style: italic;"&gt;post&lt;/span&gt;, rimaniamo in tema natalizio con un altro interessantissimo titolo, legato in parte allo stesso tema e questa volta particolarmente prezioso, trattandosi di un DVD che, nella sua prima parte, riprende delle improvvisazioni all'organo di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Olivier Messiaen&lt;/span&gt; su temi natalizi del canto gregoriano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Messiaen proviene da una tradizione organistica che ha riservato uno spazio molto importante - direi fondamentale - all'attività improvvisativa, nata come esigenza di lavoro, ma in realtà grande crogiuolo di idee, momento di sperimentazione creativa nel quale si consolida la ricerca sul linguaggio e, nel caso di Messiaen, anche di approfondimento spirituale.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;In questo DVD è quindi possibile &lt;span style="font-style: italic;"&gt;salire in cantoria&lt;/span&gt; e ammirare da vicino l'anziano maestro che dopo aver meditato sulla registrazione organistica da adottare e aver letto un versetto che fa da guida alla sua creatività, si lancia, con disarmante naturalezza, in avventure sonore di grande complessità, dimostrando una padronanza dello strumento e una maturità del proprio originale linguaggio assolutamente incomparabili.&lt;/p&gt;&lt;div style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/WSH9sVjpy8g&amp;amp;rel=1&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=0"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/WSH9sVjpy8g&amp;amp;rel=1&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La grande cattedrale sonora che si erge da un apparentemente impassibile improvvisatore è di una bellezza e profondità veramente esemplari; ho ascoltato più volte con attenzione queste musiche e si ritrova una coerenza concettuale che le rende immortali, al di là dell'effimera estemporaneità delle idee.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il video YouTube qui proposto a sinistra mostra un breve estratto del DVD (non il più brillante, ma vicino, invece, allo spirito della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nativité du Seigneur&lt;/span&gt; di cui abbiamo parlato nel precedente post), nel quale si vede proprio la naturalezza con cui Messiaen improvvisa il suo brano e l'atmosfera mistica della sua musica, ispirata al momento in cui i Magi vedono la stella e si dirigono verso Nazareth e basata sull'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;incipit &lt;/span&gt;del tema gregoriano &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Puer Natus Est&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Come del resto le grandi improvvisazioni di Marcel Dupré (ricordiamo, ad esempio la &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Symphonie &lt;/span&gt;&lt;b style="font-style: italic;"&gt;Passion&lt;/b&gt; Op.23) che trascritte e poco rifinite venivano rilasciate come composizioni definitive, anche Messiaen era evidentemente capace di creare in maniera estemporanea brani musicali di grande compiutezza e significato ed è una grande fortuna che questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;performance&lt;/span&gt; sia stata filmata per dare la possibilità a tutti di poter gustare la profondità di un musicista fondamentale per la musica di tutti i tempi.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Completa il DVD l'esecuzione del &lt;i&gt;Quatuor pour la fin du temps&lt;/i&gt; per pianoforte, clarinetto, violino e violoncello composto ed eseguito nel 1941 in una condizione estrema nel campo di concentramento Stalag VIII A di Görlitz, al confine Sud-Ovest della Polonia, una meditazione profonda sull'escatologia, caratterizzata da un'incrollabile fede nelle certezze delle verità cristiane, proposta in un momento in cui l'umanità sembra aver raggiunto gli abissi più profondi della sua brutalità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/12/musica-per-il-natale-olivier-messiaen_29.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-4461849932597792398</guid><pubDate>Thu, 27 Dec 2007 11:36:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-28T12:56:41.982Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>olivier latry</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>marie-claire alain</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>pierre cochereau</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica per organo</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>messiaen</category><title>Musica per il Natale - Olivier Messiaen: La Nativité du Seigneur</title><description>&lt;p&gt;All'interno della mia collezione musicale ritrovo un gran numero di titoli dedicati al Natale, di stili e generi diversi, ma tutti estremamente interessanti; ho deciso quindi di dedicare alcune righe a qualche CD che ritengo particolarmente significativo e soprattutto vicino allo spirito più autentico della festa che in questi giorni si celebra.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Primo fra tutti voglio segnalare il ciclo per organo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Nativité du Seigneur&lt;/span&gt; di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Olivier Messiaen&lt;/span&gt;: si tratta di un bellissimo gruppo di nove "quadri", che il compositore francese scrisse all'età di ventisette anni nel 1935, dedicato ad altrettanti momenti del mistero del Natale. Proprio al mistero e alla profondità mistica dell'incarnazione si rivolge il pensiero compositivo di Messiaen, fervente cattolico e promotore di una "musica teologica" nella quale si estrinsecano riflessioni di un'abissale profondità.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il linguaggio musicale non è sicuramente di semplicissimo approccio, ma proprio in queste pagine organistiche degli anni Trenta sembra che Messiaen trovi una sincerità di ispirazione perfettamente bilanciata con le esigenze di strutturazione del linguaggio, che si affievolisce relativamente in alcune delle opere successive per riaffiorare in tutta la sua magnificenza nei brani della maturità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div id="mess1" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img style="width: 175px; height: 175px;" src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/messiaen-par-lui-meme.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;Della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nativité&lt;/span&gt; si reperiscono varie interpretazioni: da quelle di incomparabile carattere di documentarietà come la registrazione dell'autore stesso (grandissimo organista e improvvisatore, oltre che geniale compositore), agli &lt;span style="font-style: italic;"&gt;excerpta&lt;/span&gt; dei suoi colleghi organisti francesi della stessa generazione, fino ad arrivare a letture più moderne e anch'esse estremamente interessanti.&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;div id="mess2" style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img style="width: 196px; height: 196px;" src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/messiaen-complete-organ-works-latry.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;E' il caso del cd tratto dall'&lt;span style="font-weight: bold; font-style: italic;"&gt;Integrale delle opere per organo di Messiaen&lt;/span&gt; interpretate da &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Olivier Latry&lt;/span&gt;, disponibile per l'etichetta &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Deutsche Grammophon&lt;/span&gt;, in cui l'organista, titolare della Cattedrale di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Notre-Dame&lt;/span&gt; a Parigi, si distingue per la grande capacità di addentrarsi nei "misteri" del pensiero di Messiaen, restituendo queste pagine in tutta la loro intima bellezza, con un senso chiaro dell'architettura e dimostrando una padronanza del complesso linguaggio musicale che ha di fronte, mantenendo sempre i giusti equilibri sonori.&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;div id="mess3" style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img style="width: 196px; height: 196px;" src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/art-de-pierre-cochereau.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Alcuni estratti della &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Nativité&lt;/span&gt; si possono ascoltare nell'eccezionale interpretazione di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pierre Cochereau&lt;/span&gt;, nel quarto CD del box &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'art de Pierre Cochereau&lt;/span&gt;, cofanetto di altissimo pregio, documento storico di uno dei più grandi organisti di tutti i tempi, di quasi vent'anni più giovane di Messiaen ma cresciuto nella stessa grande tradizione organistica, come testimoniano le sue esemplari improvvisazioni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Nella lettura di Cochereau si ritrova un grande senso di autenticità: la musica nasce come da una perpetua improvvisazione, con un senso di freschezza e di invenzione continua, ma se si ascolta attentamente ci si accorge di come ogni nota sia  invece una meditazione e una perfetta e originale lettura che nulla ha di casuale.&lt;/p&gt;&lt;div id="alain" style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object height="355" width="425"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/poCLSVvHk8s&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0xd6d6d6&amp;amp;color2=0xf0f0f0&amp;amp;border=0"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/poCLSVvHk8s&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0xd6d6d6&amp;amp;color2=0xf0f0f0&amp;amp;border=0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" height="355" width="425"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Queste tre incisioni mi sembrano estremamente esemplari per accostarsi a questo grande capolavoro, da ascoltare ritagliandosi uno spazio di silenzio fra i clamori e le sfarzose "luci" del Natale vissuto quasi esclusivamente come festa esteriore, possibilmente nell'oscurità di fronte a un presepio per cercare di avvicinarsi a un mistero di sconvolgente profondità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Per chi volesse un piccolo ma autorevole assaggio de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Nativité du Seigneur&lt;/span&gt; ecco qui a sinistra il video su YouTube di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Les Bergers&lt;/span&gt;, nell'interpretazione di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Marie-Claire Alain&lt;/span&gt; che fra l'altro offre una piccola spiegazione della sua lettura e delle problematiche organistiche del brano.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/12/musica-per-il-natale-olivier-messiaen.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-7524046867262767587</guid><pubDate>Wed, 07 Nov 2007 19:56:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-11-07T21:40:47.457Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>penderecki</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica contemporanea</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica sinfonico-corale</category><title>Il Requiem Polacco di Penderecki</title><description>&lt;div id="penderecki" style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/Penderecki.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La Polonia canta la sua storia di oppressione e il suo desiderio di libertà prima ancora spirituale, oltre che politica,  con la forza di una fede, come quella cattolica, che ha anche significato fiera opposizione al materialismo sia esso nazionalsocialista o sovietico.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'avanguardia polacca è stata nelle arti, e in particolare nella musica, uno strumento di protesta, ma non fine a se stessa: compositori come &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Lutoslawsky&lt;/span&gt;, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Gorecki&lt;/span&gt; o &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Penderecki&lt;/span&gt; hanno profuso nella loro musica ragioni psicologiche, politiche, spirituali e religiose ricercando di volta in volta un linguaggio spesso di rottura, ma sempre finalizzato all'espressione, senza mai cedere alla pura astrazione dei segni. Ciò ha portato a un'arte della comunicazione dove ogni nuova conquista anche tecnica (proprio come nel linguaggio di Penderecki) è sempre stata dettata da un'esigenza di rapporto col pubblico, nel senso più nobile della necessità di trasmissione di idee.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;E proprio dai tre nomi sopra menzionati nasce dalla Polonia una nuova musica, quando ancora Darmstadt si dibatteva su un logico astrattismo dei segni, estremamente comunicativa e per questo spesso bollata come reazionaria in tutti i sensi possibili, anche e soprattutto politici.&lt;/p&gt;&lt;div id="coverRequiem" style="float:right; margin-left: 10px;"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/penderecki-requiem.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Il &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;Requiem Polacco&lt;/span&gt;&lt;/span&gt; è un'opera importantissima, un grande affresco che testimonia la poetica della maturità del suo autore. Penderecki ricerca, dopo gli sperimentalismi strumentali delle sue prime composizioni, le grandi forme e si appoggia alla voce umana, portatrice di un messaggio autentico e intelleggibile, recuperando il passato e integrandolo nelle conquiste linguistiche degli anni precedenti. Il risultato è un'imponente messaggio di fede e umanità di enorme valore artistico e di grande modernità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Requiem&lt;/span&gt; nasce da svariate suggestioni e sostanzialmente da un ampliamento di un nucleo iniziale costituito da alcune sezioni come l'&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Agnus Dei &lt;/span&gt;o il &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Lacrymosa&lt;/span&gt;, pagine isolate scritte per alcune precise circostanze che poco per volta sono divenute nuclei costitutivi di un organismo musicale più ampio. Qualche diseguaglianza pertanto è palese, tuttavia è evidente che il filo conduttore di questa partitura è un eclettismo di fondo che affonda le sue radici in un'esigenza comunicativa; ogni stilema, ogni tecnica, ha una precisa rispondenza ideale e serve a realizzare uno scopo: tutto è perfettamente integrato e trova il suo posto nell'opera.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Eclettismo, quindi, ma nel senso più nobile del termine, non certo una contaminazione ma recupero di dimensioni narrative tipiche del discorso sinfonico-corale, di un senso della forma basato sulle esigenze del testo,  recupero di un passato più o meno remoto proiettato nella modernità attraverso la genialità della creazione artistica che mescola tutte le esperienze culturali e umane anche a un livello di inconsapevolezza proprio della creazione artistica al suo massimo grado di integrazione di componenti culturali, di studio, di ascolto e più in generale di vita.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Questo doppio cd è una vera perla da collezione, tanto più che sembra ormai fuori dai cataloghi della &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Deutsche Grammophon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, per il suo grande valore di autenticità. L'autore stesso infatti offre una bella lettura della propria opera, aiutato dai complessi corali e orchestrali della &lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Radio Bavarese&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, dimostrando appieno le proprie intenzioni compositive. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'esecuzione, &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;live&lt;/span&gt;, procede con tensione narrativa e coinvolgimento emotivo, il coro e l'orchestra affrontano con grande padronanza le indubbie difficoltà tecniche della scrittura di Penderecki e l'unica perplessità, personalmente, ritengo che sia l'eccessivo vibrato lirico delle voci soliste e una certa mancanza di dettaglio nella presa del suono che privilegia l'effetto d'insieme da cattedrale piuttosto che i particolari strumentali.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si conferma quindi un'ottima operazione culturale e artistica che si spera possa rimanere disponibile come documento sonoro di un'importante opera del tardo XX secolo.   &lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/11/il-requiem-polacco-di-penderecki.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-5551450184512290616</guid><pubDate>Fri, 02 Nov 2007 09:42:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-12-29T22:11:12.490Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>salonen</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>herrmann</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica per film</category><title>Musiche per film di Bernard Herrmann</title><description>&lt;p&gt;Tramontati (fortunatamente) i furori manichei tra buona e cattiva musica, tra musica che ha senso scrivere, e quindi ascoltare, e musica che questo senso non ce l'ha, è tempo di rivedere il repertorio del ventesimo secolo e giustamente includervi una grossa fetta di musica sinfonica nata come musica d'uso per il cinema ma che di diritto merita, per la sua alta qualità di scrittura e per il suo contenuto ideale che va ben al di là dell'accompagnamento o del commento delle immagini per cui era stata scritta, il suo posto fra le grandi partiture del Novecento.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Autori che hanno scritto per Hollywood come Miklos Rozsa, Max Steiner, Alfred Newman, proprio nel cinema hanno potuto ritrovare e riposizionare una materia espressiva altrimenti bollata come reazionaria in sala da concerto e in ultima istanza anche destinare proprio alla sala da concerto delle "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;suite&lt;/span&gt;" realizzate per togliere dagli archivi un materiale altrimenti destinato a rimanere nella polvere.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Oggi, grazie anche all'impegno di importanti direttori d'orchestra come &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Esa-Pekka Salonen&lt;/span&gt; e alla "maturità" dei tempi, si evita il rischio di far rimanere lettera morta una musica di grande rispetto.&lt;/p&gt;&lt;div id="herrmannpiano" style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/immagini/bernard-herrmann-pianoforte.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;La musica di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Bernard Herrmann&lt;/span&gt; è legata indissolubilmente al nome di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Alfred Hitchcock&lt;/span&gt; e il grande compositore ha sicuramente dato un grande contributo nella creazione delle atmosfere del geniale regista: l'inquietudine di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Psycho&lt;/span&gt;, la nevrosi di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marnie&lt;/span&gt;, il mistero del bellissimo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vertigo&lt;/span&gt; (in scadente titolazione italiana "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;La donna che visse due volte&lt;/span&gt;"), devono molto alla presenza della musica di Bernard Herrmann, alle sue poderose orchestrazioni, ai suoi incisivi ostinati, alla precisione della sua scrittura, alla cifra delle sue idee musicali, alla romantica effusione lirica di tanti momenti, alle soluzioni strumentali e ritmiche che il corpositore riusciva a sfornare con grande fantasia e originalità.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Estrapolate dalle immagini, queste partiture divengono eccellenti brani di musica "assoluta" che è possibile gustare anche senza conoscere i film. Herrmann infatti non si limita a commentare, ma realizza pienamente delle idee musicali concrete che vivono per il loro intrinseco valore ideale, al di là della suggestione extramusicale: come possiamo apprezzare il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Till Eulenspiegel&lt;/span&gt; di Strauss senza conoscerne l'antecedente letterario, allo stesso modo non ci verrà precluso il senso musicale delle partiture di Herrmann prescindendo dai film per i quali sono state scritte.&lt;/p&gt;&lt;div id="portraitHitch" style="float: left; margin-right: 10px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/portrait-hitchcock.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Il &lt;span&gt;cd&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; Decca&lt;/span&gt; "&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Portrait d'Alfred Hitchcock&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;" è dedicato esclusivamente alle musiche per Hitchcock e la direzione è affidata allo stesso compositore alla guida della &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;London Philharmonic Orchestra&lt;/span&gt;, che offre una lettura vigorosa ed estremamente convincente. Si vedano ad esempio i primi due brani da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vertigo&lt;/span&gt;, con i particolari che si stagliano a tutto tondo su un percorso musicale caratterizzato da una implacabile direzionalità, con le pesanti entrate di tutta l'orchestra perfettamente rotonda nel timbro fra gli enigmatici arpeggi in piano nel primo pezzo o l'energia ritmica nel brano dell'incubo fra i richiami spagnoleggianti del fantasma di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Carlotta Valdes&lt;/span&gt; e la chiusura con tutta l'orchestra che si insegue su un vortice sonoro creato da una stessa melodia ritmata a valori differenti. Tutte le letture proposte dall'autore si distinguono quindi per una nettezza dei particolari e per una poderosa resa timbrica.&lt;/p&gt;&lt;div id="salonen" style="float: right; margin-left: 10px;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/hermann-salonen.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Eccellente è anche però l'interpretazione di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Salonen&lt;/span&gt; (&lt;span class="sans"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bernard Herrmann - The Film Scores / Los Angeles Phil. · Sony&lt;/span&gt;)&lt;/span&gt; che si dimostra grande artista, oltre che, in questo caso, anche ammirevole divulgatore. Anche se proprio in &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Vertigo&lt;/span&gt; non sembra centrare appieno le intenzioni dell'autore o forse è troppo occupato dal voler dire a tutti i costi qualcosa di diverso rispetto all'indubbio modello dell'interpretazione originale, tuttavia in alcuni momenti il direttore svedese trova nelle pagine di Herrmann una poesia senza precedenti, in certi stacchi di tempo più lenti, come ad esempio nel bellissimo tema secondario di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Marnie&lt;/span&gt;, che si effonde lirico e struggente grazie a una lieve dilatazione temporale possibile grazie al fatto che ormai la musica sia completamente slegata dalle immagini e dai tempi imposti dal film, che tutto sommato permangono nella memoria interpretativa di Bernard Herrmann anche quando incide le sue musiche per la Decca.&lt;/p&gt;&lt;div style="float:left; margin-right:15px;"&gt;&lt;object width="425" height="355"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/eWKu78ztvkY&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=0"&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/eWKu78ztvkY&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x3a3a3a&amp;amp;color2=0x999999&amp;amp;border=0" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="355"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Salonen (del quale su YouTube è possibile vedere un assaggio di un'interpretazione di musiche di Bernard Hermann) restituisce una visione musicale di grande rilievo, fornendo un'interpretazione sempre coerente con le sue premesse e ricca di inventiva, di fascino e di qualità timbrica. Inoltre il cd ha il notevole pregio di presentare anche brani non presenti nell'altro album diretto dall'autore, come la sigla iniziale de &lt;span style="font-style: italic;"&gt;L'uomo che sapeva troppo&lt;/span&gt;, nonché altre due partiture composte non per Hitchcock, che servono a completare il ritratto di un grande musicista come Herrmann che va sicuramente rivalutato e apprezzato per le sue indiscutibili qualità artistiche e per il pregio della sua scrittura.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un ultimo appunto sulla qualità tecnica: contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, il cd Decca si distingue per un suono nettamente superiore rispetto alla più moderna incisione di Salonen, molto più povera dal punto di vista della qualità sonora.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Due dischi, quindi, assolutamente necessari per la conoscenza di questo straordinario compositore.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/11/musiche-per-film-di-bernard-herrmann.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-6645563506123598800</guid><pubDate>Wed, 17 Oct 2007 18:15:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-10-17T20:38:40.642Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>maazel</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>puccini</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>opera</category><title>Il Trittico di Puccini diretto da Lorin Maazel</title><description>&lt;div id="cover" style="float:left;"&gt;&lt;div class="img-shadow"&gt;&lt;img src="/collezione/covers/puccini-trittico-maazel.jpg" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;Trittico&lt;/em&gt; non è certo fra le opere più frequentate né in teatro né in sala d'incisione; negli ultimi tempi a causa di un'evidente saturazione primariamente dei cataloghi e dei cartelloni, ma anche per una giusta naturale tendenza dell'artista a interessarsi dell'inusitato, si assiste a una lieve controtendenza che comunque non rende giustizia al capolavoro pucciniano. Purtroppo è opinione comune che i tre atti unici siano una sorta di emblema di una crisi del linguaggio del compositore, iniziata già ai tempi della &lt;em&gt;Fanciulla del West&lt;/em&gt;, e proseguita attraverso la &lt;em&gt;Rondine&lt;/em&gt; e il &lt;em&gt;Trittico&lt;/em&gt; fino a sfociare in una nuova stagione favorevole con l'ultima incompiuta &lt;em&gt;Turandot&lt;/em&gt; (che, seguendo quest'ottica, in realtà dovrebbe essere il coronamento di questa crisi). Se si paragona infatti allo stile pucciniano delle opere fino allo spartiacque del 1900 con &lt;em&gt;Tosca&lt;/em&gt;, effettivamente le opere dalla &lt;em&gt;Fanciulla&lt;/em&gt; in poi mostrano un allontanamento da una certa cantabilità che comunque veniva inglobata nella ricerca di un linguaggio più aggiornato sia per quanto riguarda il declamato delle parti vocali sia sopratutto per l'orchestrazione e l'armonia. &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Già La &lt;em&gt;Fanciulla del West&lt;/em&gt; mostra un balzo prepotente verso una prospettiva europea alla ricerca (e alla conquista) di un linguaggio più approfondito e di sviluppi più consapevoli soprattutto nella soluzione di quella tanto discussa crisi del linguaggio musicale occidentale. Puccini carpisce il segreto di una comunicabilità che si fonde con l'espansione lirica dei momenti più salienti: la conciliazione delle esigenze della modernità con quelle del teatro d'opera italiano. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;Trittico&lt;/em&gt; è uno dei risultati più alti della maturità pucciniana, dove l'estetismo decadente viene vissuto in una vena timbrica fuori dal comune espressivamente tesa a sostenere una poetica che se pur lontana ormai (direi affrancata) dall'irruenza patetico-sentimentale delle opere precedenti, non rinuncia ad una matura esposizione di sentimenti umani. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'incisione che prendiamo come riferimento è questa diretta da &lt;strong&gt;Lorin Maazel&lt;/strong&gt; con un cast vocale veramente d'eccezione. La particolarità è anche quella di poter gustare due modi di vivere l'opera (di Puccini in particolare) perfettamente intersecantesi in una eccellente sintesi. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le voci, infatti, sopratutto quelle più "anziane", portano la loro grande carica emozionale e la pluriennale esperienza in ruoli che ereditano una certa prassi esecutiva dalle origini pucciniane: è il caso della splendida Suor Angelica di &lt;strong&gt;Renata Scotto&lt;/strong&gt; o dell'ironico &lt;strong&gt;Gianni Schicchi&lt;/strong&gt; dell'altrettanto glorioso &lt;strong&gt;Tito Gobbi&lt;/strong&gt;, teatralissimo nella sua accentuazione di alcune proposte sceniche dell'autore. Soprattutto se confrontate con alcune edizioni più recenti, sicuramente più attente alla lettera, questa appare più fresca, più umanamente credibile, senza contare l'indubbia qualità delle voci. Impossibile inoltre non evidenziare la smagliante forma di &lt;strong&gt;Placido Domingo&lt;/strong&gt;, perfettamente credibile nei due ruoli assegnatigli, e la delicatezza della Cotrubas, dalla voce elegante e preziosa. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ma il grande punto di forza è &lt;strong&gt;Lorin Maazel&lt;/strong&gt;, grande direttore pucciniano, nel senso più moderno del termine, capace di una lettura lucida, che nel contempo non rinuncia all'effetto, al pathos, a tutto quanto Puccini, da grande autore di teatro qual era, riusciva a inserire nel suo aggiornamento linguistico conciliandolo con le proprie esigenze stilistiche ed espressive, tutto questo senza perdere di vista l'equilibrio e la correttezza delle prospettive storico-linguistiche.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un &lt;em&gt;Trittico&lt;/em&gt; veramente da collezione, un'edizione di riferimento, completa sotto tutti i punti di vista. &lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/10/il-trittico-di-puccini-diretto-da-lorin.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-8175228183514030156</guid><pubDate>Wed, 22 Aug 2007 07:59:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-08-22T08:11:03.411Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica corale</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>bossi</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica per organo</category><title>Marco Enrico Bossi: Missa pro defunctis op.83 (Tactus)</title><description>&lt;p&gt;Un piccolo gioiello dell'arte corale italiana in una dimensione assolutamente atemporale: questa la prima impressione all'ascolto di questa pregevolissima incisione della &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Missa pro defunctis op. 83&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt; di &lt;strong&gt;Marco Enrico Bossi&lt;/strong&gt;, grande organista e caposcuola di alcune tendenze organistiche in Italia ed eccellente compositore. &lt;/p&gt; &lt;img src="/collezione/covers/bossi-missa-pro-defunctis.jpg" style="float: right; width: 280px; height: 282px; margin-left: 10px;" /&gt; &lt;p&gt;La &lt;em&gt;Missa&lt;/em&gt;, nata nel 1906 nel clima del &lt;em&gt;Movimento Ceciliano&lt;/em&gt; che si proponeva un ritorno all'antica severità rinascimentale per la musica sacra, va ben oltre la piena osservanza dei dettami di una corrente stilistica imposta dall'alto, anzi ne fa talmente proprio lo spirito da riproporlo non nella sua esteriorità ma nella sua essenzialità.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;All'ascolto di quest'opera, infatti, si viene a contatto con un pensiero compositivo che riesce a fondere antico e moderno in una creazione artistica di notevole pregio. La coralità di Bossi affonda le sue radici nella grande tradizione della polifonia italiana rinascimentale, con il suo intrinseco legame con il canto gregoriano che informa le movenze melodiche nelle strutture intervallari e nella sintassi delle frasi; vi è una sostanziale predilezione per l'andamento contrappuntistico e in generale le voci sono interessate da continui movimenti imitativi che, come nella polifonia rinascimentale, creano la forma dei vari episodi orientandosi verso clausole omoritmiche che polarizzano il discorso musicale.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La bravura del compositore sta nella sua evidente capacità di ricreare uno stile nella contemporaneità del proprio linguaggio; la mente naturalmente va ad analoghi esiti di "&lt;em&gt;musica al quadrato&lt;/em&gt;" come le tarde elaborazioni stravinskiane dei madrigali di Gesualdo da Venosa o la Messa; il linguaggio compositivo di Bossi è naturalmente lontano dalle asprezze del russo, ma i presupposti sono simili, sopratutto se si paragona il rapporto della coralità con la tradizione di origine: la polifonia rinascimentale per l'italiano, quella russo-ortodossa per Stravinsky.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'esecuzione del &lt;strong&gt;Coro Euridice di Bologna&lt;/strong&gt;, diretto da &lt;strong&gt;Pier Paolo Scattolin&lt;/strong&gt; si rivela esemplare nella sua correttezza stilistica; anche l'organico corale con le voci bianche per le parti acute, e quindi l'assenza delle voci femminili, riconduce il brano al suo archetipo polifonico. Il contrappunto risulta sempre chiaro, con le parti ben proporzionate e sempre nel giusto rilievo dinamico, mentre l'accompagnamento organistico si mantiene nella sua funzione di supporto timbrico-armonico, senza "invasioni di campo". &lt;/p&gt; &lt;p&gt; Veramente quindi un'incisione da consigliare, sia per l'indubbio valore documentaristico (trattandosi di una prima incisione della &lt;em&gt;Missa&lt;/em&gt;), sia per il pregio interpretativo che si fa ammirare per l'ottimo orientamento stilistico, sia, infine, per la (ri)scoperta di un importante compositore quale Marco Enrico Bossi, purtroppo non molto conosciuto se non al di fuori della didattica dell'organo.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Corredano il CD alcuni brani per organo, eseguiti da &lt;strong&gt;Andrea Macinanti&lt;/strong&gt;, che rivelano ancora di più l'originalità compositiva di Bossi; al suo strumento, infatti, il compositore sviluppa un suo linguaggio ricco di sottili riferimenti ancora una volta alla tradizione rinascimentale (come nel primo brano, &lt;em&gt;Tempo di Suonata per Organo a Pieno op.3b&lt;/em&gt;), a peregrinazioni armoniche e melodiche di vago sapore lisztiano nel &lt;em&gt;Corteggio Funebre op.132 n.2&lt;/em&gt;, al sinfonismo organistico francese nel &lt;em&gt;Chant du soir op.92 n.1&lt;/em&gt;, il tutto sempre rivissuto con grande personlità e originalità. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Un'ultima nota: ora che con il suo &lt;em&gt;Motu Proprio&lt;/em&gt; sua Santità &lt;strong&gt;Benedetto XVI&lt;/strong&gt; ha finalmente ridato la possibilità di vivere la liturgia cattolica nelle sue forme culturalmente più profonde, sarebbe auspicabile, in talune occasioni, anche una riproposizione di musica organistica e corale come quella di Marco Enrico Bossi, nata a corredo di una liturgia che sposta la comunicatività a un livello più profondo e la riveste di un'atmosfera capace di ricondurre all'essenzialità dello spirito, in un “silenzio” estatico, fatto di colori sonori che, a mio giudizio, si propone come la via migliore per raggiungere un contatto con l'infinito.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/08/marco-enrico-bossi-missa-pro-defunctis.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-6516682842225564474</guid><pubDate>Mon, 06 Aug 2007 06:33:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-08-06T19:04:32.415Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica contemporanea</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>sollima</category><title>Giovanni Sollima: "Works" (2005)</title><description>&lt;p&gt;Uno dei  sostantivi pi&amp;ugrave; usati fra gli artisti e la critica di questo inizio di ventunesimo secolo &amp;egrave; senza dubbio contaminazione; per la verit&amp;agrave; gi&amp;agrave; dagli ultimi anni del secolo scorso si usava a proposito e a sproposito, ma era sicuramente appannaggio maggiore della musica jazz, fusion (termine coniato ad hoc per definire un determinato genere musicale fra rock, pop, latino e jazz) e di sperimentalismi vari e indipendenti, piuttosto che del teatro e del pubblico della "musica classica". &lt;/p&gt; &lt;img src="/musica/collezione_files/sollima-works.jpg" style="float:left; margin-right:5px; width:284px; height:282px;" alt="G.Sollima: Works" /&gt;&lt;p&gt;Come spesso accade, la moda &amp;egrave; facile a montarsi e naturalmente porta con s&amp;eacute; risultati fra loro estremamente diseguali: molti esiti infatti sono a dir poco disastrosi, come se bastasse l'uso di qualche scala esotica (con prevalente predilezione per quelle mediorientali) su cui costruire due o tre accordi, appoggiati su un vuoto di pensiero, da ripetere minimalisticamente ad libitum, per fare qualcosa di "originale" da sbandierare come ultima novit&amp;agrave;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Non &amp;egrave; questo il caso di &lt;strong&gt;Giovanni Sollima&lt;/strong&gt; e del sua disco &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Works&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;, del 2005, nel quale contaminazione ce n'&amp;egrave; (e molta) ma sostenuta da un pensiero musicale creativo e organico che offre all'ascoltatore un percorso ideale complesso ed estremamente sfaccettato, ricco di alta qualit&amp;agrave; artistica e vivo e fresco nella sua originalit&amp;agrave;. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Intanto, all'ascolto del cd, si evidenziano due caratteri fondamentali: l'estrema cura della realizzazione e anche la qualit&amp;agrave; del compositore/strumentista Sollima. Il musicista palermitano, infatti, appartiene a quella categoria di compositori il cui lavoro si estrinseca nel contatto anche fisico oltre che ideale con uno strumento musicale (in questo caso il violoncello), che si configura come una vera e propria estensione del corpo umano. Il violoncello &amp;egrave; quindi il grande protagonista di questo cd e la qualit&amp;agrave; tecnica e sonora &amp;egrave; veramente eccellente. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Il pensiero compositivo di Sollima si estrinseca in tutta la sua chiarezza sin nel brano di apertura del cd, &lt;em&gt;Terra Aria&lt;/em&gt;, dove si manifesta una stratificazione del linguaggio sottolineata dai vari livelli sonori su cui si dispongono le linee dei violoncelli: se questo strumento rappresenta l'anima del compositore, allora il brano diviene metafora della sua formazione, dei suoi interessi e della sua visione generale della vita e dell'arte; lo strato portante &amp;egrave; un ostinato melodico-ritmico di evidentissima derivazione bachiana (quindi la grande tradizione della musica colta europea) sul quale si appoggia una melodia suonata in un registro e con inflessioni e portamenti che riconducono il timbro del violoncello a un'atmosfera dai vaghi sapori arabi, mentre tutti gli altri strati sonori propongono in maniera discreta e perfettamente integrata con l'atmosfera generale del brano una serie di orpelli sonori che, senza appesantire il discorso, costellano lo spazio sonoro di particolari che denotano una cura del singolo dettaglio fuori dal comune. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Lo spirito di fondo di questo primo esempio mi riporta alla mente la curiosit&amp;agrave; e ampiezza di aperture che la citt&amp;agrave; di Palermo sembra per sua natura sollecitare in chi &amp;egrave; attento agli stimoli multiculturali delle civilt&amp;agrave; che in essa si sono trovate a convivere: il pensiero corre lontano indietro nel tempo a Federico II di Svevia e alla sua capacit&amp;agrave; di un'identit&amp;agrave; culturale nella sintesi di culture diverse.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il primo brano crea con i tre successivi una sorta di blocco unitario, quasi una meditazione ideale sulla fisicit&amp;agrave; culturale del suono: &lt;em&gt;Terra Aria/Acqua/Danza/Fuoco&lt;/em&gt; si collocano infatti al principio di questo &lt;em&gt;Works&lt;/em&gt; in un gruppo di quattro brani che meglio estrinseca non solo quello che in genere &amp;egrave; stato definito il &lt;em&gt;post-minimalismo&lt;/em&gt; nella musica di Sollima ma soprattutto la collocazione di una parte della sua ispirazione nell'area mediterranea, nell'originalit&amp;agrave; di una visione d'insieme tipicamente siciliana - e palermitana in particolare - caratterizzata dal peculiare incontro di cultura europea, nordafricana e mediorientale che affonda le sue radici nel periodo normanno e che ha conosciuto il suo culmine nel sogno di unificazione federiciano. Cos&amp;igrave; ad esempio sopratutto nel terzo e nel quarto brano gli influssi mediterranei si fanno pi&amp;ugrave; preponderanti e il violoncello di Sollima si mostra in tutta la sua estrema variabilit&amp;agrave; timbrica e nei modi di attacco del suono pi&amp;ugrave; originali mentre l'accompagnamento diviene pi&amp;ugrave; percussivo e le percussioni stesse a loro volta passano attraverso un percorso timbrico dall'acustico all'elettronico. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Il secondo blocco (sempre di quattro brani) &amp;egrave; rappresentato dai pezzi tratti da &lt;em&gt;Songs From The Divine Comedy&lt;/em&gt;, un ciclo del 2004, che rivisitano in maniera del tutto originale la &lt;em&gt;Commedia&lt;/em&gt; dantesca. Fra questi due gruppi di quattro brani si colloca &lt;em&gt;Zobeide&lt;/em&gt;, gi&amp;agrave; apparso nel cd &lt;em&gt;Viaggio in Italia&lt;/em&gt;, in cui l'ispirazione onirica e sensuale del mito della citt&amp;agrave; sognata da pi&amp;ugrave; uomini alla ricerca della bellezza femminile trova una materializzazione sonora in cellule motiviche e spazi intervallari di notevole bellezza sonora.&lt;/p&gt; &lt;br /&gt;&lt;p&gt;Caratteristica dei brani d'ispirazione dantesca &amp;egrave; la presenza fisica del testo fra la musica, il ritmo e l'elettronica tranne che in &lt;em&gt;Hell I&lt;/em&gt;; i frammenti testuali prima della &lt;em&gt;Profezia di Dante&lt;/em&gt; di Byron e poi quelli del Poeta in italiano e in traduzione inglese compaiono fra gli spazi sonori sempre pi&amp;ugrave; ricchi e densi di stimoli culturali diversi; in particolare il rock che rende ancora pi&amp;ugrave; disperato il senso di protesta politica dell'episodio del Conte Ugolino in &lt;em&gt;Hell VI&lt;/em&gt; e la splendida atmosfera creata dalla lettura del Paradiso dantesco affidata, nel brano &lt;em&gt;La Spera Ottava&lt;/em&gt;, alla voce di un bimbo che si rifrange in effetti elettronici, il tutto in una sferica ripetitivit&amp;agrave; creata dalla musica.&lt;/p&gt;&lt;div id="sollimaVideo" style="float:right; margin-left:10px;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="350"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ldPf3yqq3-8&amp;rel=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/ldPf3yqq3-8&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;object width="425" height="350"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/I3NkQ00_ZbI&amp;rel=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="wmode" value="transparent"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/I3NkQ00_ZbI&amp;rel=1" type="application/x-shockwave-flash" wmode="transparent" width="425" height="350"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;Gli ultimi tre brani completano il percorso musicale offerto da questo interessantissimo cd con un'ulteriore divagazione fra il minimalismo e le sonorit&amp;agrave; elettroniche in &lt;em&gt;Inversion Recovery&lt;/em&gt;, ancora cantabilit&amp;agrave; e bellezza nel &lt;em&gt;Trio&lt;/em&gt;, scritto per il ballo, per annullarsi completamente negli effetti dell'ultimo pezzo, &lt;em&gt;Notte&lt;/em&gt;, nel quale tutto si spegne in pochi semplici ostinati ritmici.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Ho pi&amp;ugrave; volte riascoltato questo compact disc, con attenzione, riscoprendo ogni volta particolari nuovi: il linguaggio musicale di Giovanni Sollima &amp;egrave; estremamente interessante, maturo e profondo, personale pur nella pluralit&amp;agrave; di influssi che si stratificano nell'utopia di un suono onnicomprensivo della pluralit&amp;agrave; e multidimensionalit&amp;agrave; dell'esperienza umana.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Per chi non conoscesse l'autore e volesse apprezzarne anche visivamente le doti musicali, segnalo il bellissimo video in due parti del regista &lt;strong&gt;Lasse Gjertsen&lt;/strong&gt;, che su &lt;em&gt;YouTube&lt;/em&gt; ha pubblicato &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sogno ad Occhi Aperti (Daydream)&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, nel quale, con un personalissimo stile, due esecuzioni di Giovanni Sollima acquistano una degna traduzione visiva. &lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;p class="clearer"&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/08/giovanni-sollima-works-2005.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-2940930157735695207</guid><pubDate>Wed, 25 Jul 2007 08:39:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-08-06T20:28:46.431Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica sinfonica</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>schubert</category><title>Breve guida alla discografia dell'Incompiuta</title><description>&lt;img src="http://www.musicamultimedia.net/musica/schubert-incompiuta/approfondimenti_files/kleiber-dggpiccolo.jpg" class="image-right" /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;All'interno della sezione &lt;a href="http://www.musicamultimedia.net/musica/index.shtml"&gt;Musica&lt;/a&gt; di questo sito da qualche giorno è &lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;online&lt;/span&gt; una&lt;a href="http://www.musicamultimedia.net/musica/schubert-incompiuta/index.shtml"&gt; monografia dedicata alla Sinfonia "&lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.musicamultimedia.net/musica/schubert-incompiuta/index.shtml"&gt;Incompiuta&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.musicamultimedia.net/musica/schubert-incompiuta/index.shtml"&gt;" di Franz Schubert&lt;/a&gt;, uno dei brani più belli e più eseguiti del compositore viennese.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La discografia di quest'opera è a dir poco sterminata: ogni etichetta ne ha in catalogo numerose versioni e considerando anche tutte le ristampe di edizioni storiche il numero di "&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Incompiute&lt;/span&gt;" è veramente enorme. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Mi è parso opportuno, a completamento dell'analisi della partitura, indicare alcune incisioni particolarmente significative, in particolare quelle che - a mio avviso - hanno segnato la storia interpretativa di questo grande capolavoro.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;a href="http://www.musicamultimedia.net/musica/schubert-incompiuta/discografia-dell-incompiuta.shtml"&gt;Seguendo questo link&lt;/a&gt; è possibile leggere la mia personale ed essenziale guida alla discografia dell'&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;Incompiuta.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/07/breve-guida-alla-discografia.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-6617710358422096440</guid><pubDate>Wed, 11 Jul 2007 06:24:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-08-06T14:55:55.904Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>debussy</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>bernstein</category><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>boulez</category><title>Il numero 1... il numero 500... il numero?</title><description>&lt;p&gt;Un po'di storia: come già detto nel post d'introduzione, per la mia formazione l'ascolto è stato importantissimo e lo è anche adesso nelle mie attività. In casa ho un ricco archivio musicale che si alimenta continuamente; agli inizi, naturalmente, si trattava di avere una discografia riguardante la costruzione di un repertorio di base: ricordo i primi acquisti, con un'integrale delle Sinfonie di Beethoven dirette da Bernstein, poi Mozart, Rimsky-Korsakov, le opere di Puccini e di Verdi, e via così, arricchendo l'archivio musicale con incisioni di brani che via via mi interessavano per lo studio o per la curiosità teoretica, rivolgendomi a epoche e periodi diversi; una volta completata una prima &lt;span style="font-style: italic;"&gt;stratificazione&lt;/span&gt; non mi sono certo fermato, ma sono andato a caccia di interpretazioni significative, per arricchire la conoscenza attraverso il confronto. Ecco quindi l'affacciarsi di una mentalità da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;collezionista&lt;/span&gt;, non fine a se stessa, quindi non destinata semplicemente all'accumulo, ma con finalità ben precise.&lt;/p&gt;&lt;img class="image-left" src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/debussy-la-mer-images-bernstein.jpg" /&gt;&lt;p&gt;La storia della mia collezione - ancora lo ricordo perfettamente - inizia con un primo acquisto targato &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Deutsche Grammophon&lt;/span&gt;: Debussy: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Mer - Images - Prélude à l'après-midi d'un faune&lt;/span&gt; - Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, direttore Leonard Bernstein, un'autentica rivelazione di un modo personalissimo di leggere delle pagine celebri e di grande repertorio. Questa &lt;span style="font-style: italic;"&gt;release&lt;/span&gt;, frutto di registrazioni &lt;span style="font-style: italic;"&gt;live&lt;/span&gt;, si apre con le       &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Images&lt;/span&gt;, un lavoro del 1912, proposte in un ordine che pospone &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ibèria&lt;/span&gt;, messa in posizione conclusiva, come per accentuare il carattere di indipendenza di questa sezione che costituisce un vero e proprio "trittico nel trittico". Personalmente non condivido la scelta, ma naturalmente poco importa la semplice disposizione dato il peso interpretativo. Nel CD si prosegue la carrellata di famosi brani debussiani con un salto indietro al 1894 per ascoltare una delle pagine più importanti nella prima evoluzione del pensiero del compositore francese, il &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prélude à l'après-midi d'un faune&lt;/span&gt;, per concludere con il celebre &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La Mer&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La cura dell'esecuzione è notevole: Bernstein, da sempre, si era distinto per una notevole libertà e variabilità della dimensione ritmica, approdando, negli ultimi anni della sua brillante carriera, ad esiti veramente notevoli, con un controllo dell'orchestra di tipo &lt;span style="font-style: italic;"&gt;pianistico&lt;/span&gt;; in queste pagine Bernstein ricerca un virtuosismo timbrico e ritmico di grande effetto, con un'estenuazione del tempo che si avvia verso la sospensione e l'immobilità di alcuni momenti e con una attentissima gradazione timbrica che si riflette e si interscambia nelle scelte del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;tactus&lt;/span&gt;. C'è da dire che non si tratta mai di un virtuosismo fine a stesso: anche se, rispetto ad altre interpretazioni come quelle più strutturalistiche di Pierre Boulez o più incisive di Toscanini, sembra che Bernstein spesso si compiaccia delle sue scelte, in realtà l'opzione interpretativa si rivolge alla ricreazione di un simbolismo sensuale estenuato nella ricerca delle segrete corrispondenze del libro della natura. &lt;/p&gt; &lt;img class="image-left" src="http://www.musicamultimedia.net/collezione/covers/boulez-explosante-fixe.jpg" /&gt; &lt;p&gt;Da quel primo acquisto naturalmente è passato del tempo, gli studi, le scelte, gli approfondimenti sono andati avanti e anche la collezione si è arricchita; non ho tenuto conto ovviamente di tutto ciò che è entrato, ma per un occasionale conteggio si presentò anni fa il cinquecentesimo acquisto, che si concretizzò con una novità (per allora)  discografica: la prima incisione assoluta di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;...explosante-fixe...&lt;/span&gt; di Pierre Boulez, a testimonianza, ovviamente, di orizzonti musicali che si andavano espandendo alla conoscenza del repertorio della musica contemporanea. Il brano "di copertina" è relegato alla fine del CD ed è preceduto da brani più "storici" del compositore francese: le &lt;i&gt;Douze notations&lt;/i&gt; per pianoforte del 1948 e le &lt;i&gt;Structures&lt;/i&gt; per due pianoforti del 1957;            &lt;span class="artist"&gt;      Pierre-Laurent Aimard e &lt;/span&gt;&lt;span class="artist"&gt;Florent Boffard si confermano pianisti specialisti nel districare i serialismi integrali del giovane strutturalista. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;...explosante-fixe...&lt;/span&gt; è l'esempio di una continua evoluzione del pensiero compositivo del francese, soprattutto nella versione proposta nel CD, cioè quella del 1992-93 che ammoderna l'apparato tecnico con l'introduzione del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;live electronics&lt;/span&gt; che sicuramente realizza una migliore integrazione dei materiali sonori creati dagli strumenti tradizionali con l'elemento informatico. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;Oggi il conto si è perso... ma spero di mantenere (e comunicare) l'emozione di scoprire attraverso l'ascolto i sogni di bellezza e i labirintici percorsi di ricerca che la mente umana estrinseca nella creazione musicale.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;color:WHITE;" &gt;&lt;span class="HB-8"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/07/il-numero-1-il-numero-500-il-numero.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item><item><guid isPermaLink='false'>tag:blogger.com,1999:blog-4326627020306503375.post-8212834509945275408</guid><pubDate>Wed, 11 Jul 2007 06:00:00 +0000</pubDate><atom:updated>2007-07-11T06:23:14.696Z</atom:updated><category domain='http://www.blogger.com/atom/ns#'>musica colta</category><title>Collezione alla partenza</title><description>&lt;p&gt;Sono sempre stato un appassionato della registrazione. La mia passione per la musica è iniziata attraverso le incisioni discografiche (poche in casa, in origine) e soprattutto, per quanto riguarda la musica colta, attraverso la radio, le rare trasmissioni televisive e le videocassette; ho vissuto il passaggio dal vinile al compact disc, fortunatamente iniziando i miei acquisti più "corposi" quando ormai ci si poteva indirizzare decisamente verso il nuovo supporto, accumulando incisioni discografiche che ho considerato utili per la mia formazione al pari dei libri e delle partiture.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;A questo si è aggiunta anche una vera e propria passione per la registrazione in sé; in archivio conservo numerosi nastri con mie incisioni realizzate con mezzi di fortuna e fatte con notevoli sforzi quando ancora non erano disponibili le strumentazioni che oggi la tecnologia mette a disposizione di tutti con una spesa relativamente ristretta.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;La grande rivoluzione della musica digitale, dei lettori multimediali integrati nei computer o portatili, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;iPod&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;iTunes&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;mp3&lt;/span&gt;, memorie sempre più gigantesche e tutto ciò che ruota intorno a queste eccezionali conquiste ci permette oggi di vivere immersi nella musica e di averne a disposizione in grandi quantità senza particolari sforzi.&lt;/p&gt; &lt;p&gt;Questo comporta sicuramente una necessità di maturare il proprio sguardo nei confronti della musica: se da una parte diventa sempre più facile averla, dall'altra è altrettanto facile "consumarla". Più che mai quindi si vede, a mio avviso, la necessità di un ascolto consapevole, per non dimidiare e sminuire l'intrinseco atto culturale insito nel mettersi a confronto con un capolavoro della musica colta. &lt;/p&gt; &lt;p&gt;L'aspetto collaborativo del web 2.0 ci dà oggi la possibilità di condividere la nostra conoscenza e la nostra esperienza; &lt;span style="font-style: italic;"&gt;musicamultimedia.net&lt;/span&gt; si dota quindi di una sezione dedicata all'esperienza dell'ascolto musicale, con un'impalcatura da &lt;span style="font-style: italic;"&gt;blog&lt;/span&gt; per permettere non solo una facile consultazione ma anche un'agevole &lt;span style="font-style: italic;"&gt;cooperazione&lt;/span&gt; di menti all'ascolto.&lt;/p&gt;</description><link>http://www.musicamultimedia.net/collezione/2007/07/collezione-alla-partenza.php</link><author>noreply@blogger.com (Andrea Amici)</author></item></channel></rss>