Il Quadro culturale all'inizio del Novecento

Letteratura, arte, pensiero e cultura al principio del XX secolo

Nella situazione sociale degli ultimi decenni dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, inizia un periodo di profonda crisi umana e culturale: le idee del Romanticismo e suoi ideali si scontrano e si infrangono sulle delusioni causate dalla crisi storica dell’Europa, che con il diffondersi dei nazionalismi si avviava verso la tragedia della Prima Guerra Mondiale.

G.A. Sartorio: Abisso verde

Anche le convinzioni del Positivismo, che credeva di risolvere tutto alla luce della ragione ritenendo che la storia umana si evolvesse solo in senso positivo, si rivelarono del tutto insufficienti. Gli intellettuali quindi, sentendosi estranei rispetto alle convinzioni e agli ideali comuni, reagiscono con un atteggiamento di rifiuto della società e di opposizione ai suoi miti. Il filo conduttore della cultura di fine secolo e della prima metà del Novecento è il Decadentismo, un complesso fenomeno diffuso in tutta Europa, difficilmente riconducibile ad una sola esperienza.Il termine Decadentismo deriva dal francese decadent, un aggettivo utilizzato in senso dispregiativo per caratterizzare le esperienze poetiche di alcuni scrittori che si allontanavano dalla poesia tradizionale ottocentesca.

L’artista decadente vive un’esperienza umana anticonformista: si rifiuta di seguire le convenzioni della società, il buon costume e gli ideali delle classi sociali borghesi, realizza opere che provocano scandalo nel pubblico e si compiace della sua diversità.


G.Klimt: Biscce d'acqua

Alla base di questi comportamenti vi è un senso di sconfitta e la mancanza di fede nella ragione. La realtà appare complessa e misteriosa, in quanto, per il pensiero decadente, non è ciò che si percepisce con la ragione, bensì una realtà più profonda, indecifrabile e misteriosa: tutta la natura è una complessa rete di corrispondenze segrete che solo l’artista con la sua acuta sensibilità riesce a decifrare.

La poetica che deriva da queste convinzioni è il simbolismo, che ispira non solo la letteratura ma tutte le arti. In particolare la poesia fa un uso nuovo della parola che perde il suo valore razionale e diventa il mezzo, il simbolo che attraverso suggestioni e analogie evoca una realtà più profonda. La poesia diviene dunque la più alta forma di conoscenza, in quanto coglie le misteriose analogie che legano le cose, scopre la realtà che si nasconde dietro le loro apparenze esteriori ed esprime i presentimenti che affiorano nell'animo: la poesia è espressione simbolica di ciò che è inesprimibile e pertanto non rappresenta più immagini o sentimenti concreti, rinuncia al racconto e alla proclamazione di ideali. Il poeta usa la parola non come elemento del discorso logico, ma per la sua capacità evocativa e suggestiva; la struttura sintattica ed espressiva tradizionale è abbandonata per la ricerca di nuove espressioni poetiche. La nuova poesia, quindi, non si rivolge all’intelletto o al sentimento del lettore, ma al suo inconscio.



S. Freud, il padre della psicanalisi

L’inconscio è una delle grandi scoperte della fine dell’Ottocento; l’austriaco Siegmund Freud scopre le attività del cervello umano che non sono comandate dalla logica e dal ragionamento, ma hanno un loro particolare funzionamento istintivo che spesso ha dei legami con le esperienze che l’uomo vive nella sua prima infanzia. Freud è l’iniziatore della psicoanalisi, cioè di quella scienza che studia la mente umana nei suoi processi irrazionali fra i quali anche l’attività del sogno. La poetica del Decadentismo si ispira molto ai meccanismi inconsci della mente umana: l’uso della parola-simbolo e dell’analogia sono infatti procedimenti lontani dalla logica, che si riferiscono all’irrazionalità. La psicoanalisi ispira inoltre molte opere letterarie, sia per quanto riguarda gli argomenti (come nel romanzo La coscienza di Zeno di Italo Svevo) sia per quanto riguarda la forma narrativa (monologo interiore dei personaggi, flusso di coscienza).

A. Einstein

L’altra importantissima scoperta per i tempi è la teoria della relatività, elaborata da Albert Einstein, che attraverso complicati studi matematici e fisici scopre che le relazioni di spazio e di tempo nelle quali viviamo sono solo una delle tante possibili combinazioni esistenti nell’universo. Questa teoria non è solo importante dal punto di vista scientifico ma rappresenta una vera e propria rivoluzione in tutti i campi della conoscenza umana: seguendo il principio della relatività infatti non può esistere un solo modo di percepire la realtà ma solo una conoscenza imperfetta legata ad una determinata e momentanea relazione di spazio e di tempo. Nelle opere letterarie di questo periodo e in generale in tutte le forme di arte si manifesta una forma di conoscenza soggettiva e relativa, che quasi mai coincide con l’effettiva realtà come siamo comunemente abituati a percepirla.

Un altro punto fondamentale del clima culturale del Decadentismo è l’estetismo, un atteggiamento molto particolare, che influisce non solo sulla produzione letteraria ma anche su scelte politiche e sociali. È una concezione dell’uomo estremamente individualistica. L’esteta è un uomo teso a vivere ogni esperienza quotidiana nella dimensione della bellezza. La vita stessa è concepita come un’opera d’arte, nella ricerca non di valori morali, ma di sensazioni raffinate.