Antonio Tirabassi: Dignum Memoriae
Un breve profilo biografico del musicologo amalfitano
Antonio Tirabassi, musicologo italiano, nacque ad Amalfi il 10 luglio 1882 e mori a Bruxelles (Belgio) il 16 febbraio 1947. Apparteneva ad una famiglia numerosa, composta di ben tredici figli, ”dalla madre Rosa Fiore e dal padre Giacomo Tirabasso, maestro elementare, che era stato organista e maestro di musica alla Corte dei Borboni nel Regno di Napoli".
Dotato di una eccezionale predisposizione per la musica, all'età di dieci anni era già in grado di sostituire il padre negli accompagnamenti degli uffici meno solenni e quando il padre mori, nel 1895, gli venne affidato l’incarico di organista nella Chiesa della Confraternita dell’Addolorata. Aveva appena tredici anni.
L’organo era l’oggetto principale dei suoi studi, che aveva iniziato con il padre e spesso si abbandonava alla gioia della improvvisazione sul superbo Cavaille-Coll, un organo monumentale di gran valore, posseduto dalla Cattedrale di Amalfi, il cui ricordo rimarrà sempre nel suo cuore. Non frequentò nessuna scuola ufficiale, dissuaso dal direttore del Conservatorio di Napoli, il celebre pianista e compositore Martucci, che, dopo averlo sentito all’organo, lo esorto a continuare come aveva cominciato perché ”alla scuola ufficiale – gli disse - non aveva niente da imparare”.
Dopo una certa attività presso la Cattedrale di Amalfi e la Collegiata di S.Maria a Mare di Maiori, dette numerosi concerti nelle principali città d’Italia, fra le quali Milano, dove fu invitato, insieme ai più celebri organisti del tempo, ad inaugurare il grande organo di quella Cattedrale. Intraprese anche dei viaggi di studio all'estero visitando la Germania e la Spagna; in Spagna ricevette un' accoglienza particolarmente incoraggiante dal grande compositore e musicologo P.Pedrell.
Parecchi soggiorni a Montecassino gli permisero di iniziare lo studio dei neumi gregoriani per la particolare stima che in lui riposero gli eminenti studiosi Padre Krug e il bibliotecario Dom Arnelli.
Tirabassi, ad Amalfi, ebbe pure modo di conoscere artisti e musicisti come Riemann, Vincenzo d’Indy, Widor, Bossi, i quali, apprezzando il suo talento, furono larghi di incoraggiamenti e consigli.
Alla fine del 1909 decise di trasferirsi all’estero, stabilendosi a Bruxelles, per dedicarsi completamente alla musicologia e specialmente allo studio del contrappunto e dell’arte fiamminga e italiana del periodo del Rinascimento. Su segnalazione del violinista Thomson intraprese le ricerche presso il ”Fondo Fetis” della Biblioteca reale di Bruxelles; la ”Sezione manoscritti” divenne per trentacinque anni il suo laboratorio di ricerche scientifiche ed artistiche. Attraverso questi studi mise in luce il passato musicale e permise la ricostruzione delle opere dei grandi contrappuntisti e la conoscenza della loro estetica.
Creò due organizzazioni: i ”Concerti storici” (il primo concerto ebbe luogo il 20 febbraio l911) e l'”Istituto belga di musicologia” (1920). Attraverso questi due organismi Antonio Tirabassi oltre a fare ascoltare musiche di compositori antichi, mise a disposizione dei musicisti e dei musicologi dei nuovi metodi di lavoro di un valore inestimabile, rinnovando il concetto di tactus con il suo metodo di trascrizione in notazione moderna, stabilita in modo scientifico con la sua restaurazione di un ”sistema pedagogico integrale”.
Oltre a varie trascrizioni di musiche di Monteverdi, Corelli, Bach, Lotti, Scarlatti, si ricordano le sue opere: La misura nella notazione proporzionale e la sua trascrizione moderna (lavoro esposto anche in forma di tesi alla Università di Basilea, nel 1924, ove gli fu conferito il titolo di Dottore in Musicologia), la Grammatica della notazione proporzionale e la sua trascrizione moderna (1930), il Dizionario delle legature (1930).
Nel 1930 Tirabassi si era proposto di realizzare una Fondazione internazionale delle opere di Palestrina avvalendosi della collaborazione di valenti musicologi quali Jeppens (Danimarca), Della Corte (Italia), d’Indy (Francia). Otto volumi erano già pronti per la stampa ma mancavano i fondi necessari, la sua richiesta di sottoscrizioni provoco in Italia una rinascita di amor proprio nazionale, che spinse i fratelli Scalera a sovvenzionare e sostenere la realizzazione, nel 1939, di una edizione italiana delle Opere complete di Palestrina, diretta da Mons. Raffaele Casimiri, che rifiutò la collaborazione che il Tirabassi aveva spontaneamente offerta. con un gesto di generosa grandezza.
La sua grande scoperta del Tactus, ”la più importante e la più utile della nostra epoca”, che gli permise di trascrivere e di pubblicare infinite opere, gli procuro molti contrasti e amare delusioni. Tuttavia sopporto con dignità l’avversione, la misconoscenza e l’oblio in cui lo si volle avvolgere e la povertà che lo accompagno fino all’ultimo giorno: non pronunziò mai infatti una sola parola amara contro quelli che lo avevano avversato, felice solo di rinvenire opere dimenticate e farle conoscere.
(Nota biografica redatta da Evelina Salvà in occasione delle manifestazioni commemorative in onore del cinquantesimo anniversario della morte di A. Tirabassi tenutesi ad Amalfi (SA) nel 1997.)