Andrea Amici: Trittico Gregoriano
Il brano: la composizione e le caratteristiche
musicali
La genesi del brano
Nel 1997 Amalfi ha commemorato il cinquantesimo
anniversario della morte del musicologo e organista
amalfitano Antonio Tirabassi, con un ciclo di
manifestazioni culturali comprendenti una breve
commemorazione introduttiva e una serie di concerti
d’organo.
Invitato a tenere due concerti presso la Chiesa
dell’Addolorata, dove il giovane Tirabassi era stato
organista titolare, Andrea Amici ha composto ed eseguito in
prima assoluta il “
Trittico
Gregoriano” per organo, dedicato alla memoria
del maestro amalfitano.
Caratteristiche musicali generali
Il
Trittico Gregoriano è diviso in tre pannelli,
caratterizzati da atmosfere diverse, basati ognuno su un
tema tratto dal repertorio del canto gregoriano, che viene
immerso in un tessuto armonico mutevole, ricco di
riferimenti alla musica del Novecento come anche di
modalità antiche. L’intento del compositore è stato
proprio, infatti, quello di far rivivere il grande
patrimonio della musica della Chiesa antica attraverso
atmosfere moderne, veicolate dallo strumento sacro e
liturgico per eccellenza, l’organo. Il
Trittico
Gregoriano è, inoltre, una manifestazione di interesse
profondo per la conoscenza e la divulgazione di repertori
antichi, passione questa che accomuna il compositore al
dedicatario della composizione.
Analisi dei pannelli
Il primo brano del
Trittico, intitolato
Meditazione su “Victimae Paschali
Laudes”, utilizza la melodia della
sequenza pasquale
Victimae Paschali Laudes,
generalmente attribuita a Notker Balbulus, un monaco
dell’abbazia di San Gallo. Lo spirito del brano è
nettamente vicino a quello degli antichi polifonisti del
Rinascimento: la melodia gregoriana, scomposta nelle sue
cellule costitutive, diventa materiale di base per la
costruzione dell’edificio sonoro, procedimento tipico
anche delle correnti compositive della seconda metà del
Novecento.
In particolare Andrea Amici utilizza solo la prima strofa
della sequenza che pervade ininterrottamente, trattata in
maniera sempre diversa, l’intero brano. A livello
macrostrutturale si potrebbe considerare il brano come una
struttura A-B-A’, ovvero come una classica divisione
in Esposizione-Sviluppo-Ripresa, anche se le tre sezioni si
saldano con una fluidità che le fa sembrare un’unica
sezione. Mentre nell’Esposizione la melodia
gregoriana viene presentata divisa in semifrasi ognuna
caratterizzata da una diversa testura armonica, nella
sezione centrale alcuni brevi frammenti vengono presentati
con vari artifici contrappuntistici. Nella Ripresa viene
riproposta la sezione iniziale con notevoli elementi di
variazione, affievolendo il volume sonoro.
Il secondo brano del
Trittico,
Elegia
su “In Conspectu Angelorum”,
presenta un’atmosfera ed una scrittura nettamente
diverse rispetto al primo brano. La struttura è del tipo
a-b-c-b-a, una struttura, quindi, a specchio. Nelle sezioni
“a” viene proposta la melodia gregoriana; nelle
sezioni “b”, invece, la melodia viene trattata
in maniera particolare: viene realizzato un procedimento di
variazione per cui ogni nota della melodia viene isolata
dal suo contesto ritmico e di altezza fissa e viene
proposta, con una tecnica puntillistica, in diversi punti
dello spazio sonoro. La sezione centrale del brano, posta
anche “geograficamente” al centro
dell’intero
Trittico Gregoriano, è una
sezione indicata dall’autore come “
canto
dell’Angelo”, una parentesi lirica che non
ha alcun riferimento tematico con i temi gregoriani del
Trittico. La particolarità del brano, oltre che
nella sua struttura e nei suoi procedimenti, risiede anche
nel ritmo libero, basato sulla libera addizione delle unità
ritmiche; un procedimento basato sul concetto metrico di
tempo primo, in cui si ha solo un elemento ritmico di base
(dato nella scrittura dalla croma) mentre gli altri vengono
ottenuti per addizione dell’elemento di base, vicino
alla struttura ritmica del canto gregoriano.
Il terzo pannello del
Trittico Gregoriano è la
Toccata su “Dies
Irae”, basata su una delle più celebri
melodie del repertorio del canto gregoriano, utilizzata in
numerosissimi brani lungo tutto l’arco della storia
della musica. Lo stile del terzo brano del
Trittico è quello tipico della toccata
organistica, in cui un tema di base fa da spunto per varie
sezioni contrastanti più o meno virtuosistiche, cucite
insieme da un generale spirito rapsodico piuttosto che da
particolari relazioni interne; la coerenza di base è data
dall’iterazione dei frammenti della melodia
gregoriana. Le atmosfere sono diverse: si passa, infatti,
dall’aggressività iniziale, in cui al frammento
iniziale del
Dies Irae affidato al pedale si
contrappone un elemento ritmico caratterizzato da una
tagliente armonia dissonante, a densi canoni basati su
agglomerati armonici di accordi per quarte, per approdare
ad una sezione centrale del tutto diversa come atmosfera,
basata sulla deformazione esatonale della melodia
principale. Il
Trittico Gregoriano si chiude
solennemente in una trasfigurazione della funereità del
Dies Irae in un accordo conclusivo di mi maggiore,
con un fa diesis estraneo aggiunto, che conferisce al
finale un tocco di solarità intravisto ma negato lungo
tutto l’arco del
Trittico.