Andrea Amici

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Categoria: La Musica di Andrea Amici Page 1 of 5

L’hai tu sognato

L’hai tu sognato”, per soprano e chitarra, è stato composto nel mese di agosto del 2021. Il testo è tratto dal volume commemorativo “Omaggio a Bellini nel primo centenario della nascita”, edito a cura del Circolo Bellini di Catania nel 1901, lo stesso che contiene anche “Omaggio a Bellini” di Nino Martoglio, utilizzato per l’omonimo brano per voce recitante e chitarra, con il quale “L’hai tu sognato” forma un ideale dittico.

I versi, dedicati alla memoria del Cigno catanese, sono un sonetto scritto da Lina Sanfilippo Castorina, caratterizzati da un’atmosfera onirica e sospesa, ricreata nel linguaggio musicale che procede per frammenti episodici, quasi immagini indefinite che si susseguono per analogie segrete.

L’hai tu sognato” è stato eseguito in prima assoluta dal soprano Gonca Dogan e dal chitarrista Davide Sciacca, dedicatari del brano, alla chiesa di S. Biagio – S. Agata alla Fornace di Catania, il 20 settembre 2021.

Gonca Dogan, Davide Sciacca e Andrea Amici, alla prima esecuzione assoluta di “L’hai tu sognato”

Amor che ne la mente mi ragiona

Florilegio dantesco in undici parti, per voce recitante, tenore, flauto, chitarra e pianoforte (2021 #Dante700)

Nel secondo canto del Purgatorio un’anima si fa incontro a Dante per abbracciarlo: è Casella, musico e cantore toscano; Dante si intrattiene con lui, quindi prega l’amico di cantargli qualcosa, come sollievo e consolazione per il lungo viaggio sostenuto. Casella intona “Amor che ne la mente mi ragiona”, la seconda delle tre canzoni commentate nel Convivio, citata anche nel De Vulgari Eloquentia e presente con altre rime di Dante in autorevoli codici.

Già un unico verso di Dante è capace di creare una singolare suggestione, mettendo in relazione, con una rara capacità di sintesi concettuale, l’amore, la donna e l’intelletto, un intreccio di sconfinata profondità nel pensiero del Sommo Poeta, fra allegorie, esperienze biografiche, letteralismi e polivalenze interpretative. Ho scelto quindi proprio questo verso come titolo di un mio percorso che associa per frammenti, come in un florilegio, in via del tutto analogica, vari testi del poeta, tutti in qualche modo focalizzati sui temi della donna e dell’amore, in una prospettiva che dalla dimensione terrena via via conduce verso quella dell’eternità.

L’intero percorso musicale si apre nel segno e nella dimensione della memoria, con il celebre incipit della Vita Nuova, (1.Introduzione – In quella parte del libro della mia memoria2.Incipit Vita Nova) una delle metafore dantesche più suggestive; la memoria è un elemento che poi sotterraneamente attraverserà tutta la composizione, soprattutto nel rapporto tra il testo e le varie scelte del linguaggio musicale.

Una “rubrica”, collocata all’interno del “libro della memoria”, con all’interno delle parole, segni che rimandano alla vita, al cosmo, incontenibili se non forse solo nella loro apparenza. Di queste parole si prova almeno a realizzare una summa; così è anche il foglio bianco, l’inizio di un brano musicale che parte dal silenzio, affiorando, per segni spesso incomprensibili, dalla memoria.

Da qui prende quindi vita la riflessione sull’amore, troppo spesso liquidato, in Dante, come sola allegoria, mentre è in realtà una dimensione che oltrepassa – inglobandola – la dimensione umana, con le sue luci e anche con le sue ombre, perché parte di un unicum che sarà possibile intravedere, ma non descrivere, solo alla fine dell’intero percorso.

L’amore è intimamente connesso all’inizio con la figura femminile, prima fra tutte Beatrice, elemento umano e allegorico contemporaneamente, dalla sua prima apparizione (3.Apparizione) e dal primo incontro con il poeta (4.Primo saluto – Qualcosa oltre), fino alla visione nel sonno che turba (5.Visione – El Tango), con un vero e proprio corto circuito lessicale tra il testo dantesco e la riproposizione della mia precedente composizione El Tango ispirata originariamente all’omonima poesia di Borges; è anticipazione del dissidio fra amore terreno e amore ultramondano che sarà tipico della successiva esperienza petrarchesca, un dissidio che precipita nello smarrimento della selva oscura (6.Nel mezzo del cammin di nostra vita). Di qui è un discendere (7.Discesa) verso la dimensione più oscura dell’amore, che si lega alla morte, come nel celebre episodio di Paolo e Francesca, dal Quinto Canto dell’Inferno (8.Amor, ch’al cor gentil).

Da un momento di meditazione e ripiegamento (9.Era venuta ne la mente mia) prende l’avvio un movimento di ascesa, di continua trasfigurazione, con uno dei testi poeticamente e teologicamente più alti di Dante (10.Vergine Madre), rivolti alla perfezione della figura femminile, perfezione dell’amore, della creaturalità nobilitata al massimo dall’incastonarsi nella volontà divina, per giungere alla celebre visione conclusiva di Dio (11.Finale – L’Amor che move il sole e l’altre stelle).

Di fronte all’ultima geniale sintesi poetica della Commedia, dove l’inesprimibile a parole diviene ancor più inesprimibile in musica, rimane possibile solo un appianarsi del conflitto, della tensione attraversata semanticamente nelle sezioni precedenti, nel recupero di un supremo ordine del linguaggio musicale.

Prima esecuzione: Villa Patti, Caltagirone (CT), 5 settembre 2021, nell’ambito del concerto “L’amoroso canto”, un progetto di Concetta Pepe e Nicolò Maccavino.

Voce recitante: Sonny Rizzo e Daniela Vicino; flauto: Stefano Cappello; chitarra: Davide Sciacca; tenore: Riccardo Palazzo; pianoforte: Sergio Tornatore.

La locandina della prima esecuzione
Omaggio a Bellini

Omaggio a Bellini nel centenario di Nino Martoglio

Nel 2021, tra le grandi celebrazioni per il settecentesimo anniversario della morte di Dante e, per gli amanti della musica, il cinquantesimo della morte di Igor Stravinsky, si colloca anche un’altra importante ricorrenza, il centenario della morte di un grande scrittore e uomo di teatro siciliano: Nino Martoglio.

Nino Martoglio
Nino Martoglio (Disegno di Antonino Gandolfo, fonte Wikipedia)

Morto a Catania il 15 settembre 1921, Martoglio era nato a Belpasso, comune a pochi chilometri dal capoluogo etneo, il 3 dicembre del 1870. Pur in possesso del brevetto di capitano di lungo corso, non prese il mare e preferì invece dedicarsi al giornalismo, prima scrivendo sul quotidiano fondato dal padre, poi su una sua propria testata di tono satirico, il settimanale D’Artagnan, ove fra l’altro esordi con le sue prime produzioni poetiche dialettali che sarebbero più tardi confluite nella “Centona“. Al principio del Ventesimo Secolo Martoglio matura e mette in atto l’idea di diffondere su larga scala, sull’intero territorio nazionale, il teatro dialettale siciliano e con la compagnia da lui fondata e diretta nel 1903 raggiunge il Teatro Manzoni di Milano. Il suo è un teatro di grande impatto, grazie al potente realismo linguistico che pone in scena una Sicilia variopinta e “vera”, e a una spiccata comicità ai tempi messa in rilievo delle capacità di grandi interpreti del calibro di Angelo Musco, in grado di accentuarne – e talvolta esasperarne – la vena satirica e beffarda, o di Giovanni Grasso che, dall’altra parte, ne evidenziava gli aspetti più gravi e drammatici insiti in un impianto di commedia mai fine a se stesso. Nel 1913 diede anche il suo importante contributo alla nascente settima arte, prima come soggettista, poi con la regia di alcuni film, fra i quali “Sperduti nel buio“; sempre allo stesso decennio risalgono anche le sue collaborazioni con Pirandello, del quale Martoglio intuì le doti di scrittore per il teatro. Avvolta nel mistero, quasi adatta a un soggetto teatrale o cinematografico, è la morte di questa importante figura della cultura siciliana; recatosi a visitare il figlio ricoverato all’ospedale Vittorio Emanuele II di Catania, morì, in circostanze poco chiare, precipitando nella tromba di un ascensore del nosocomio.

Nel 1901 il “Circolo Bellini” di Catania pubblicò un volume commemorativo del primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini, tutt’ora consultabile, oltre che nelle poche copie ancora esistenti, anche grazie alla digitalizzazione della biblioteca online di Google Libri.

Fra brevi saggi, opinioni e contributi di circostanza che popolano le pagine di questo interessante libro, specchio fra l’altro di una ben precisa cultura e di una sensibilità che di per sé sono una testimonianza e un valore, si trova anche un omaggio in versi composto da Nino Martoglio.

Nino Martoglio, Omaggio a Bellini
La lirica di Nino Martoglio, dal volume “Omaggio a Bellini nel primo centenario della nascita”, del Circolo Bellini di Catania. Fonte Google Libri

Si tratta di un doppio sonetto, ovviamente in dialetto siciliano, nel quale lo scrittore dipinge un idillio, un quadretto, in cui una natura quasi addormentata è come sospesa in un tempo lento d’attesa, dettato dalle immagini della “sciumara silinziusa” (per i non siciliani, il piccolo fiume a carattere torrentizio), della luna che guarda dall’alto, del canto dell’usignolo che addormenta i fiori. Improvvisamente l’atmosfera sognante è interrotta da un nuovo canto, una nuova presenza, quella di Vincenzo Bellini, che con la sua musica, al suo passaggio, riesce ad attrarre a sé l’attenzione di tutti gli elementi.

Al di là dell’ovvio manierismo dell’omaggio, Martoglio riesce, con indubbio “mestiere” letterario, a mettere in risalto, attraverso la scelta dell’atmosfera e delle immagini, uno degli aspetti più profondi dell’intera sensibilità belliniana, quel senso, tipicamente romantico, di accostamento al “segreto” della Natura che il compositore catanese estrinsecava attraverso la sua personalissima costruzione della linea del canto, ma anche con la sua capacità, nei momenti di più intenso lirismo, di sospendere quasi il tempo, operazione fra le più difficili in musica.

D’intesa con Davide Sciacca, che ha proposto alla mia attenzione questo testo, ho composto questo “Omaggio a Bellini” per voce recitante e chitarra, sulla la lirica di Martoglio.

Andrea Amici, Omaggio a Bellini
La prima pagina del brano

Una breve introduzione, affidata alla chitarra, ricrea l’atmosfera della poesia di Martoglio, un quadro, come si è anticipato, di statica attesa, dove il fluire del tempo è al limite della sospensione, al ritmo lento del silenzioso scorrere dell’acqua.

La voce recitante, quindi, introduce, da sola, la prima quartina. Si avvia quindi il discorso musicale, che vede in parallelo la recitazione e la musica, con una fissa collocazione dei versi nelle battute musicali. Un breve episodio affidato alla sola chitarra introduce al cambio repentino indotto dall’arrivo di Bellini; la voce recitante, alternandosi a brevi frasi della chitarra, espone la nuova atmosfera, riunendosi poi alla musica, per giungere a una più o meno camuffata citazione di “Casta Diva“, dall’opera Norma.

Le ultime parole della poesia, con il nome del compositore catanese, scandite più ritmicamente dalla voce come indicato in partitura, lasciano quindi spazio alla cadenza finale della chitarra che ripropone le movenze delle fioriture della cavatina belliniana, per spegnersi con l’eco della sua conclusione.

Andrea Amici, Omaggio a Bellini, ultima pagina.
L’ultima pagina della partitura

Omaggio a Bellini viene eseguito in prima assoluta alla Settima Rassegna di poesia e musica siciliana, dedicata a Nino Martoglio nel 100° anniversario della scomparsa, al Palmento Arena di Ragalna (CT), il 31 luglio 2021, con Davide Sciacca (dedicatario del brano) alla chitarra e Loredana Marino, voce recitante.

Settima rassegna di poesia e musica siciliana

Ymir

Questo brano per coro e orchestra è un viaggio fra le nebbie e le brume dei miti del nord, in un “non luogo” dove abita solo il tempo e un gigante, Ymir, primo fra tutti gli esseri viventi, saggio ma anche malvagio, ricopre tutta la terra.
Da lui sono generati la razza dei giganti, un uomo, una donna e un figlio con sei teste, mentre una mucca, dalla quale Ymir aveva avuto il nutrimento, trae dal ghiaccio Búri (“il generante”), da quale nacque un figlio identico al padre, Borr (“il generato”), che a sua volta ebbe tre figli dalla moglie Bestla figlia del gigante Bölþorn: Odino, Vìli e Vé. I tre uccisero Ymir e nel suo sangue affogarono tutti i giganti che da lui erano discesi, tranne Bergelmir che riuscì a fuggire con sua moglie dando origine alle stirpi dei giganti di ghiaccio.
Dal corpo di Ymir Odino e i suoi fratelli crearono la terra degli uomini.

Ymir è anche il nome dell’ultimo strumento virtuale (un coro di voci bianche) della serie Big Bang Orchestra della Vienna Symphonic Library, serie ispirata nella nomenclatura dall’astronomia: Ymir è infatti uno dei satelliti del pianeta Saturno.
Nato quindi inizialmente come semplice test di questa pregevole libreria, il brano si è poi evoluto e ingrandito alla lettura della mitologia norrena che in vario modo ha ispirato l’atmosfera generale e i vari episodi.

Orchestrazione virtuale e produzione audio: Andrea Amici

Strumenti virtuali:
Vienna Symphonic Library #VSL
» Big Bang Orchestra:
Solaris & Neptune (Woodwinds), Zodiac (Strings and Brass), Jupiter (Horns), Kopernikus (Trumpets), Hercules & Izar (Low Brass), Fornax (Percussions), Ymir (Children’s Choir), Ganymede (Choir), Regulus (Strings), Andromeda, Black Eye and Capricorn (Full Orchestra).
» Synchron Strings Pro
» Synchronized Woodwinds
» Synchronized Special Edition

Software:
» Steinberg Cubase Pro 11 – Dorico Pro 3.5 (DAW – Notation)
» VSL Vienna Ensemble Pro (Sound Host)
» Final Cut Pro X (Video production)

Stravinsky - Greeting Prelude

Il “Greeting Prelude” di Igor Stravinsky

Stravinsky compose il “Greeting Prelude” nel 1955, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Pierre Monteux, il direttore d’orchestra che, fra l’altro, era stato anche il “padrino” di Petruška e della Sagra della Primavera. È un aforisma, uno “scherzo musicale” (un musikalischer spass), basato sulla notissima “Happy birthday to you”, che Stravinsky tratta in maniera estremamente originale, essendo ormai prossimo all’ultima grande rivoluzione della sua carriera di compositore, cioè l’adozione della dodecafonia seriale. 

Le note della melodia vengono infatti utilizzate come una serie diatonica e sottoposte a procedimenti diversi. Pur nella sua brevità (è lungo appena trentadue battute per una durata media di circa quarantacinque secondi), il brano è chiaramente suddiviso in tre sezioni, A-B-A’. Nella prima e nell’ultima (che è una ripresa variata) la serie viene frammentata timbricamente e disseminata nello spazio sonoro: è un procedimento che chiaramente si rifà ad Anton Webern, ma rivissuto in maniera del tutto personale; le scelte strumentali hanno infatti il netto sapore stravinskiano, così come anche l’andamento ritmico. Nella sezione centrale invece la serie viene presentata in un disegno lineare contrappuntistico, con una spiccata dimensione e direzione orizzontale: mentre gli strumenti più gravi espongono l’intera melodia (e quindi l’intera serie) di Happy birthday in maniera riconoscibilissima anche dal punto di vista ritmico, i violoncelli e i violini primi (cui si aggiungono i secondi per due battute e mezza) eseguono un rigoroso canone alla quinta nel quale la serie è presentata nella sua interezza, mentre le viole propongono la serie per moto contrario e poi nel retrogrado del contrario e i secondi violini nel retrogrado.

La terza sezione, rispetto alla prima, presenta un trattamento meno frammentato della serie nello spazio sonoro, e anche degli accordi verticali degli archi, ritmicamente pronunciati e disposti in maniera asimmetrica che ripropongono gli incisi caratteristici di Happy Birthday mentre nelle ultime battute tutto il materiale seriale si accumula in verticale, piegando le stesse regole alle necessità del risultato sonoro che il compositore vuole ottenere. 

Il Greeting Prelude fu eseguito per la prima volta il 4 aprile 1955, giorno del compleanno di Monteux, alla Symphony Hall di Boston dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Charles Münch. 

La mia versione del brano è prodotta con il software Steinberg Cubase Pro 11 e realizzata con gli strumenti virtuali:

  • Vienna Symphonic Library
    • Synchron Strings Pro
    • Synchronized Woodwinds
    • Synchronized Special Edition
    • Synchron Piano Steinway
  • Spitfire Audio BBC Symphony Orchestra Core
  • EastWest Quantum Leap Hollywood Brass Opus Edition
Esther - from Ben Hur

Esther da Ben Hur

La recente scomparsa dell’attrice israeliana Haya Harareet, avvenuta lo scorso 5 febbraio 2021, ha riportato alla mia attenzione il film Ben Hur, pellicola alla quale sono particolarmente affezionato, non solo per il suo intrinseco valore, ma anche per i tanti ricordi che a essa mi legano.

Ben Hur - Poster

Il grande kolossal epico-religioso diretto nel 1959 da William Wyler, vedeva Charlton Heston nel ruolo del protagonista, Giuda Ben Hur, un nobile ebreo caduto, innocente, in disgrazia al tempo dell’occupazione romana della Palestina negli anni della nascita e della vita di Gesù; il film narra quindi le intricate vicende che portano il protagonista alla vendetta per il torto subito, una vendetta che sembra avvelenargli il cuore, fino alla visione di Cristo in croce che lo fa desistere dai suoi propositi che avrebbero finito per annientarlo.

Nel film l’attrice Haya Harareet era Esther, la bella schiava che Ben Hur affranca e della quale si innamora.

Haya Harareet

La pregevolissima colonna sonora porta la firma di uno dei più acclamati compositori della golden age di Hollywood, Miklós Rózsa. Il musicista ungherese, nato a Budapest il 18 aprile del 1907 e morto a Hollywood il 27 luglio del 1995, fu decisivo nel successo indiscusso di grandi produzioni cinematografiche statunitensi dalla metà degli anni Quaranta fino ai primi anni Ottanta, contribuendo fra l’altro alla creazione di quello stile sinfonico che sarebbe divenuto uno dei tratti distintivi della scrittura musicale per le immagini.

Miklos Rozsa
Il compositore Miklós Rózsa

Al personaggio femminile di Esther il compositore dedica un bellissimo tema, che attraversa l’intero corso del film, seguendo l’evoluzione dei personaggi e della trama.

Il tema compare per la prima volta quando Esther viene accompagnata al cospetto del suo padrone Ben Hur dalla sorella di quest’ultimo, per chiedere l’autorizzazione a sposarsi, per seguire il volere del padre, Simonide, servo fedele e amministratore delle attività commerciali della famiglia degli Hur. Giuda, affascinato dalla donna, le concede la libertà come dono di nozze, apprendendo che in realtà il matrimonio è organizzato, ma non basato su alcun sentimento. Nella scena successiva i due rimangono da soli e si confessano reciprocamente il loro amore, che sembra destinato a non potersi realizzare.

una scena del film

La mia ricostruzione virtuale del tema di Esther di Rózsa si concentra sulla prima scena ed è basata sulla partitura condensata (condensed score) ritrovata in un microfilm catalogato con il titolo di Music for Motion Pictures – Music 3449 della United States Library of Congress, contenente centinaia di pagine di musica stampata o manoscritta destinata a vari film, composta da autori quali Rorenthal, Rota e lo stesso Rózsa.

La partitura è manoscritta e su quattro pentagrammi contiene minuziosamente, in forma ridotta, tutte le indicazioni strumentali. L’autore era solito infatti consegnare al suo orchestratore, Eugene Zador nel caso di Ben Hur, questo suo short score, come amava definirlo, estremamente dettagliato, in modo da potersi risparmiare il lavoro di preparazione della partitura orchestrale vera e propria (il full score), ma mantenendo nel contempo il totale controllo sulle scelte timbriche. Considerando l’enorme quantità e la complessità della musica scritta per il film e l’assenza di quel fondamentale ausilio oggi disponibile che è il computer, effettivamente il sistema di Rózsa di rivela estremamente efficace ed è oltremodo interessante per tutti coloro che – come me – sono soliti “curiosare” nel workflow dei grandi compositori.

Esther - condensed score
Il condensed score di Esther

Per iniziare ho ricopiato in partitura il manoscritto, immedesimandomi quindi nel lavoro dell’orchestratore, sebbene facilitato da Dorico Pro, il software di notazione della Steinberg.

Esther - full score
La mia partitura orchestrale di Esther

Il manoscritto è effettivamente dettagliatissimo e la trasposizione in partitura si rivela un’operazione relativamente semplice; le uniche eventuali criticità si riscontrano nella distribuzione delle parti alle due arpe, per le quali mi sono aiutato con la registrazione, per rendere i due strumenti il più possibile simili alle intenzioni dell’autore.

La versione registrata e inserita nel film presenta alcuni tagli rispetto alla partitura originale, dove invece solo due battute sono contrassegnate come “opzionali” (55-56). La mia ricostruzione virtuale utilizza tutta la musica in partitura.

Completata la realizzazione della partitura orchestrale, ho esportato da Dorico tutte le parti strumentali in formato midi e le ho importate in Logic Pro, dove alcune sono state mantenute, con alcune modifiche agli eventi nota e l’applicazione dei controlli continui necessari agli strumenti virtuali per la modellazione del suono, altre sono state direttamente suonate, per una maggiore espressività e per accrescere il realismo; inoltre per ogni sezione degli archi è stata inserita anche una “prima parte“, uno strumento solista che simuli lo strumento principale della fila.

Per questa produzione musicale, sono stati utilizzati i seguenti strumenti virtuali della Vienna Symphonic Library (VSL):

  • Synchron Strings Pro (archi)
  • Synchronized Special Edition 1-2 Plus (archi solisti, arpa)
  • Synchronized Woodwinds (flauto, oboe, clarinetti 1/2, fagotti 1/2)

Il video, realizzato con Final Cut Pro, contiene lo screen cast di Dorico e Logic, alternato alla scena del film per cui è stato composto il brano.

Belliniana

Belliniana

Nata come un collage di temi di Vincenzo Bellini che variamente si intrecciano in un susseguirsi di atmosfere diverse, Belliniana è una fantasia per chitarra, due flauti, oboe, clarinetto, corno, fagotto e arpa, scritta nei mesi di agosto e ottobre del 2020 e dedicata a Davide Sciacca che l’ha commissionata; riprende l’idea del pot-pourri su temi d’opera, in voga in particolare nell’Ottocento, e quella del pastiche, cercando di mantenere sempre la fedeltà alla “lettera” del compositore, pur con alcune licenze, sia nell’organizzazione del materiale, sia in qualche libertà armonica e melodica.

Idealmente è una prosecuzione della Fantasia su “Norma”, di qualche anno fa e traccia un filo ideale fra composizioni (come Bellini in the U.S.A.) che si intessono a vario titolo un dialogo con il genio musicale del grande compositore catanese che nella sua pur brevissima esistenza ha segnato con la sua personalissima impronta il mondo dell’opera.

Il brano prende l’avvio dalla giustapposizione di frammenti tratti dalle sinfonie delle opere Il Pirata e Norma, per approdare a una prima apertura lirica con l’aria da camera Vaga luna, che inargenti; una breve cadenza della chitarra introduce una delle pagine più belle del grande compositore catanese, Ah, non credea mirarti, dall’opera La Sonnambula. La splendida linea melodica cede quindi il passo a una sezione più mossa, dedicata al Bellini “sinfonico”, tratta dal Capriccio della Sinfonia in do minore, che conduce al finale che ripropone i “tutti” del preludio della Norma (già ascoltati all’inizio del collage) sovrapposti e inframmezzati dai frammenti del precedente pannello, quindi espone quasi integralmente l’ultima parte della stessa ouverture, per terminare con l’ultima citazione de Il Pirata, per chiudere così circolarmente l’intero percorso.

Nella versione per chitarra e pianoforte il brano è stato eseguito più volte dal duo Davide Sciacca (chitarra) e Michele Cancemi (pianoforte), anche al Bioeconomy Day, Villa Patti, Caltagirone, 23 settembre 2020.

La versione per formazione da camera è in corso di pubblicazione.

Terra e Mare

Terra e Mare – Omaggio a Ennio Morricone

Terra e mare (versione per flauto e pianoforte)

Ennio Morricone e la Sicilia: un binomio che affonda le radici nell’affetto più caro del grande compositore (la moglie Maria Travia, originaria della provincia di Messina) e che è divenuto via via sempre più saldo e profondo grazie al regista Giuseppe Tornatore, che dell’isola è stato grande interprete: una terra “bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità“, come ha dichiarato lo stesso Morricone in un’intervista.

Terra e Mare” è un collage di alcune fra le più belle pagine composte da Ennio Morricone per i film di Tornatore ambientati in Sicilia: Nuovo Cinema Paradiso, L’Uomo delle Stelle e Baaria.

Prima esecuzione assoluta: Villa Patti, Caltagirone, 23 settembre 2020 (Giornata Nazionale della Bioeconomia – Bioeconomy Day) – Giuseppe Sciuto, flauto – Annalisa Mangano, pianoforte.

Versione per flauto, clarinetto e pianoforte: prima esecuzione Gela (CL), 2 luglio 2021; DAStrio: Domenico Testaì, flauto, Salvatore Sapienza, clarinetto, Angelo Valenti, pianoforte.

My Favorite Morricone

My Favorite Morricone

Come un interprete prende in mano attraverso il suo strumento un brano musicale e con esso instaura un profondo intreccio tra la cultura e la sensibilità dell’autore e il proprio mondo interiore, così anche il compositore fa sue musiche altrui e le ricrea, utilizzando frammenti, rivestendo e travestendo, confrontandosi con un ideale diverso dal proprio, dando vita a qualcosa di nuovo che può variamente essere vicino o discostarsi dagli originali.

Andrea Amici

Nel programma di sala del mio concerto tematico del 29 settembre 2016 al Castello Ursino di Catania, intitolato “Scritture e Riscritture Sonore“, avevo sottolineato l’importanza che per me riveste la rivisitazione di musiche altrui, come modo di confrontarsi in maniera attiva con pensieri e procedimenti anche diametralmente opposti ai propri, un modo, dal punto di vista del compositore, di far propri i brani musicali di repertorio attraverso l’estensione di un procedimento affine a quello dell’interpretazione per gli strumentisti. È un affascinante viaggio all’interno dell’immaginazione altrui, un dialogo che si instaura con pagine, idee e strutture preesistenti, nella pratica dell’arrangiamento, del collage, dell’orchestrazione o adattamento per organici strumentali differenti.

La musica di Ennio Morricone, presente nell’immaginario collettivo per le sue splendide colonne sonore di enorme suggestione e capacità comunicativa, nasconde al suo interno una notevole complessità di struttura, pensiero e costruzione. Confrontarsi con essa naturalmente è estremamente interessante: si impone il massimo rispetto per le ricercate soluzioni dell’autore e anche per le aspettative del pubblico che ormai ne ha radicato l’inconfondibile “marchio”, ma al tempo stesso le possibilità di individuare sottili legami e sotterranee rispondenze tra i vari brani permette un’ampia possibilità di scelte per sottolineare con la tecnica del collage, o con soluzioni timbriche diverse, aspetti molto interessanti della produzione morriconiana.

Alle colonne sonore di Morricone ho dedicato tre medley, intitolati My Favorite Morricone (I – II – III). Del primo esistono più versioni che differiscono per l’organico strumentale di destinazione, mentre del terzo non è ancora disponibile una registrazione.

My Favorite Morricone I

Scritto nel 2013 per l’Orchestra MusiDOC, comprende in sequenza: Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano), Se telefonando, Visita al Cinema, Love theme (Nuovo Cinema Paradiso), Love Circle (Metti una sera a cena), The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)

My Favorite Morricone I
Dal concerto dell’Orchestra MusiDOC al Castello Ursino di Catania, 6 giugno 2013
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016
(Lydian Ensemble)
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Notturno al Castello Ursino“, Catania 23 settembre 2017
(Lydian Ensemble)

My Favorite Morricone II

Scritto nel 2016 in occasione del concerto “Scritture e riscritture sonore” per il Lydian Ensemble, presenta: The Strength of the Righteous (The Untouchables) – C’era una volta il WestRicordare (Una pura formalità) – C’era una volta in AmericaThe Ecstasy of Gold

My Favorite Morricone II
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016

My Favorite Morricone III

Scritto nel 2019 comprende: Il Clan dei Siciliani, Death Theme (The Untouchables), Giù la testa, On Earth as it is on Heaven (The Mission).

Space 1999 Symphonic Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Music by Barry Grey
Symphonic Virtual Orchestration by Andrea Amici

13 Settembre 1999: un’esplosione termo­nucleare sul lato oscuro della Luna, causata da un accumulo di scorie atomiche e dalla sottovalutazione di alcuni segnali dell’imminente pericolo, spinge il satellite nello spazio fuori dall’orbita terrestre. Gli oltre trecento occupanti della Base Lunare Alpha iniziano cosi il loro vagare senza meta nello spazio profondo, di volta in volta attratti da altri corpi celesti, attraversando buchi neri e venendo a contatto con civiltà aliene, strani mondi e fenomeni sempre più inspiegabili.

Spazio 1999

Era un appuntamento particolarmente atteso quello con gli episodi di Spazio 1999, la serie televisiva di fantascienza ideata da Gerry e Sylvia Anderson negli ormai lontani anni Settanta. Fra stranezze e improbabilità scientifiche la serie riusciva comunque ad avere i suoi spunti di interesse: era avventurosa, con alcune belle trovate scenografiche, ma anche riflessiva, almeno nella sua prima stagione, quella che esprimeva al meglio le intenzioni dei suoi creatori. Alla base di Spazio 1999 vi è l’idea di un disastroso incidente dovuto a una sostanziale incuria ed eccessiva fiducia positivista in un progresso esponenziale e acritico, nella percezione della tecnologia come fonte di una vera e propria onnipotenza umana sprezzante della natura stessa. Un messaggio forte se si considera il periodo storico in cui la serie fu realizzata, e in realtà ancora di grande attualità, almeno nelle sue linee generali.

La colonna sonora

La colonna sonora della prima stagione fu realizzata da Barry Gray, che compose la sigla iniziale e le musiche per vari episodi, e da Vic Elms che partecipò con la parte di musica elettronica; nella versione italiana esistono anche dei contributi di Ennio Morricone. La seconda stagione fu invece affidata a Derek Wadsworth, probabilmente più adatto al nuovo format, meno riflessivo e più d’azione.

Il rescoring della sigla iniziale

Ho voluto riproporre la sigla iniziale della prima stagione, dandole una veste sinfonica unitaria, senza l’originale contrasto tra introduzione e intermezzi orchestrali da una parte ed esposizione del tema vero e proprio affidato a una strumentazione pop/rock. In questo modo ho voluto avvicinare questo brano alla sensibilità della cinematografia dei nostri giorni: potrebbe essere la sigla iniziale o conclusiva di un film-remake, basato sulle idee originali della serie.

L’orchestrazione virtuale e il video

Per l’orchestrazione virtuale, realizzata in Logic Pro X, ha utilizzato le librerie strumentali della Composer Cloud X della East West e Synchron-ized Special Edition Vol. 1 e 2 e Big Bang orchestra della Vienna Symphonic Library. Il video è realizzato con Final Cut Pro X e combina le immagini della sigla del primo episodio, “Separazione”, con lo screencast del progetto in Logic.

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