Andrea Amici

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Categoria: Arrangiamenti, trascrizioni e orchestrazioni Page 1 of 2

Stravinsky - Greeting Prelude

Il “Greeting Prelude” di Igor Stravinsky

Stravinsky compose il “Greeting Prelude” nel 1955, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Pierre Monteux, il direttore d’orchestra che, fra l’altro, era stato anche il “padrino” di Petruška e della Sagra della Primavera. È un aforisma, uno “scherzo musicale” (un musikalischer spass), basato sulla notissima “Happy birthday to you”, che Stravinsky tratta in maniera estremamente originale, essendo ormai prossimo all’ultima grande rivoluzione della sua carriera di compositore, cioè l’adozione della dodecafonia seriale. 

Le note della melodia vengono infatti utilizzate come una serie diatonica e sottoposte a procedimenti diversi. Pur nella sua brevità (è lungo appena trentadue battute per una durata media di circa quarantacinque secondi), il brano è chiaramente suddiviso in tre sezioni, A-B-A’. Nella prima e nell’ultima (che è una ripresa variata) la serie viene frammentata timbricamente e disseminata nello spazio sonoro: è un procedimento che chiaramente si rifà ad Anton Webern, ma rivissuto in maniera del tutto personale; le scelte strumentali hanno infatti il netto sapore stravinskiano, così come anche l’andamento ritmico. Nella sezione centrale invece la serie viene presentata in un disegno lineare contrappuntistico, con una spiccata dimensione e direzione orizzontale: mentre gli strumenti più gravi espongono l’intera melodia (e quindi l’intera serie) di Happy birthday in maniera riconoscibilissima anche dal punto di vista ritmico, i violoncelli e i violini primi (cui si aggiungono i secondi per due battute e mezza) eseguono un rigoroso canone alla quinta nel quale la serie è presentata nella sua interezza, mentre le viole propongono la serie per moto contrario e poi nel retrogrado del contrario e i secondi violini nel retrogrado.

La terza sezione, rispetto alla prima, presenta un trattamento meno frammentato della serie nello spazio sonoro, e anche degli accordi verticali degli archi, ritmicamente pronunciati e disposti in maniera asimmetrica che ripropongono gli incisi caratteristici di Happy Birthday mentre nelle ultime battute tutto il materiale seriale si accumula in verticale, piegando le stesse regole alle necessità del risultato sonoro che il compositore vuole ottenere. 

Il Greeting Prelude fu eseguito per la prima volta il 4 aprile 1955, giorno del compleanno di Monteux, alla Symphony Hall di Boston dalla Boston Symphony Orchestra diretta da Charles Münch. 

La mia versione del brano è prodotta con il software Steinberg Cubase Pro 11 e realizzata con gli strumenti virtuali:

  • Vienna Symphonic Library
    • Synchron Strings Pro
    • Synchronized Woodwinds
    • Synchronized Special Edition
    • Synchron Piano Steinway
  • Spitfire Audio BBC Symphony Orchestra Core
  • EastWest Quantum Leap Hollywood Brass Opus Edition
Esther - from Ben Hur

Esther da Ben Hur

La recente scomparsa dell’attrice israeliana Haya Harareet, avvenuta lo scorso 5 febbraio 2021, ha riportato alla mia attenzione il film Ben Hur, pellicola alla quale sono particolarmente affezionato, non solo per il suo intrinseco valore, ma anche per i tanti ricordi che a essa mi legano.

Ben Hur - Poster

Il grande kolossal epico-religioso diretto nel 1959 da William Wyler, vedeva Charlton Heston nel ruolo del protagonista, Giuda Ben Hur, un nobile ebreo caduto, innocente, in disgrazia al tempo dell’occupazione romana della Palestina negli anni della nascita e della vita di Gesù; il film narra quindi le intricate vicende che portano il protagonista alla vendetta per il torto subito, una vendetta che sembra avvelenargli il cuore, fino alla visione di Cristo in croce che lo fa desistere dai suoi propositi che avrebbero finito per annientarlo.

Nel film l’attrice Haya Harareet era Esther, la bella schiava che Ben Hur affranca e della quale si innamora.

Haya Harareet

La pregevolissima colonna sonora porta la firma di uno dei più acclamati compositori della golden age di Hollywood, Miklós Rózsa. Il musicista ungherese, nato a Budapest il 18 aprile del 1907 e morto a Hollywood il 27 luglio del 1995, fu decisivo nel successo indiscusso di grandi produzioni cinematografiche statunitensi dalla metà degli anni Quaranta fino ai primi anni Ottanta, contribuendo fra l’altro alla creazione di quello stile sinfonico che sarebbe divenuto uno dei tratti distintivi della scrittura musicale per le immagini.

Miklos Rozsa
Il compositore Miklós Rózsa

Al personaggio femminile di Esther il compositore dedica un bellissimo tema, che attraversa l’intero corso del film, seguendo l’evoluzione dei personaggi e della trama.

Il tema compare per la prima volta quando Esther viene accompagnata al cospetto del suo padrone Ben Hur dalla sorella di quest’ultimo, per chiedere l’autorizzazione a sposarsi, per seguire il volere del padre, Simonide, servo fedele e amministratore delle attività commerciali della famiglia degli Hur. Giuda, affascinato dalla donna, le concede la libertà come dono di nozze, apprendendo che in realtà il matrimonio è organizzato, ma non basato su alcun sentimento. Nella scena successiva i due rimangono da soli e si confessano reciprocamente il loro amore, che sembra destinato a non potersi realizzare.

una scena del film

La mia ricostruzione virtuale del tema di Esther di Rózsa si concentra sulla prima scena ed è basata sulla partitura condensata (condensed score) ritrovata in un microfilm catalogato con il titolo di Music for Motion Pictures – Music 3449 della United States Library of Congress, contenente centinaia di pagine di musica stampata o manoscritta destinata a vari film, composta da autori quali Rorenthal, Rota e lo stesso Rózsa.

La partitura è manoscritta e su quattro pentagrammi contiene minuziosamente, in forma ridotta, tutte le indicazioni strumentali. L’autore era solito infatti consegnare al suo orchestratore, Eugene Zador nel caso di Ben Hur, questo suo short score, come amava definirlo, estremamente dettagliato, in modo da potersi risparmiare il lavoro di preparazione della partitura orchestrale vera e propria (il full score), ma mantenendo nel contempo il totale controllo sulle scelte timbriche. Considerando l’enorme quantità e la complessità della musica scritta per il film e l’assenza di quel fondamentale ausilio oggi disponibile che è il computer, effettivamente il sistema di Rózsa di rivela estremamente efficace ed è oltremodo interessante per tutti coloro che – come me – sono soliti “curiosare” nel workflow dei grandi compositori.

Esther - condensed score
Il condensed score di Esther

Per iniziare ho ricopiato in partitura il manoscritto, immedesimandomi quindi nel lavoro dell’orchestratore, sebbene facilitato da Dorico Pro, il software di notazione della Steinberg.

Esther - full score
La mia partitura orchestrale di Esther

Il manoscritto è effettivamente dettagliatissimo e la trasposizione in partitura si rivela un’operazione relativamente semplice; le uniche eventuali criticità si riscontrano nella distribuzione delle parti alle due arpe, per le quali mi sono aiutato con la registrazione, per rendere i due strumenti il più possibile simili alle intenzioni dell’autore.

La versione registrata e inserita nel film presenta alcuni tagli rispetto alla partitura originale, dove invece solo due battute sono contrassegnate come “opzionali” (55-56). La mia ricostruzione virtuale utilizza tutta la musica in partitura.

Completata la realizzazione della partitura orchestrale, ho esportato da Dorico tutte le parti strumentali in formato midi e le ho importate in Logic Pro, dove alcune sono state mantenute, con alcune modifiche agli eventi nota e l’applicazione dei controlli continui necessari agli strumenti virtuali per la modellazione del suono, altre sono state direttamente suonate, per una maggiore espressività e per accrescere il realismo; inoltre per ogni sezione degli archi è stata inserita anche una “prima parte“, uno strumento solista che simuli lo strumento principale della fila.

Per questa produzione musicale, sono stati utilizzati i seguenti strumenti virtuali della Vienna Symphonic Library (VSL):

  • Synchron Strings Pro (archi)
  • Synchronized Special Edition 1-2 Plus (archi solisti, arpa)
  • Synchronized Woodwinds (flauto, oboe, clarinetti 1/2, fagotti 1/2)

Il video, realizzato con Final Cut Pro, contiene lo screen cast di Dorico e Logic, alternato alla scena del film per cui è stato composto il brano.

Belliniana

Belliniana

Nata come un collage di temi di Vincenzo Bellini che variamente si intrecciano in un susseguirsi di atmosfere diverse, Belliniana è una fantasia per chitarra, due flauti, oboe, clarinetto, corno, fagotto e arpa, scritta nei mesi di agosto e ottobre del 2020 e dedicata a Davide Sciacca che l’ha commissionata; riprende l’idea del pot-pourri su temi d’opera, in voga in particolare nell’Ottocento, e quella del pastiche, cercando di mantenere sempre la fedeltà alla “lettera” del compositore, pur con alcune licenze, sia nell’organizzazione del materiale, sia in qualche libertà armonica e melodica.

Idealmente è una prosecuzione della Fantasia su “Norma”, di qualche anno fa e traccia un filo ideale fra composizioni (come Bellini in the U.S.A.) che si intessono a vario titolo un dialogo con il genio musicale del grande compositore catanese che nella sua pur brevissima esistenza ha segnato con la sua personalissima impronta il mondo dell’opera.

Il brano prende l’avvio dalla giustapposizione di frammenti tratti dalle sinfonie delle opere Il Pirata e Norma, per approdare a una prima apertura lirica con l’aria da camera Vaga luna, che inargenti; una breve cadenza della chitarra introduce una delle pagine più belle del grande compositore catanese, Ah, non credea mirarti, dall’opera La Sonnambula. La splendida linea melodica cede quindi il passo a una sezione più mossa, dedicata al Bellini “sinfonico”, tratta dal Capriccio della Sinfonia in do minore, che conduce al finale che ripropone i “tutti” del preludio della Norma (già ascoltati all’inizio del collage) sovrapposti e inframmezzati dai frammenti del precedente pannello, quindi espone quasi integralmente l’ultima parte della stessa ouverture, per terminare con l’ultima citazione de Il Pirata, per chiudere così circolarmente l’intero percorso.

Nella versione per chitarra e pianoforte il brano è stato eseguito più volte dal duo Davide Sciacca (chitarra) e Michele Cancemi (pianoforte), anche al Bioeconomy Day, Villa Patti, Caltagirone, 23 settembre 2020.

La versione per formazione da camera è in corso di pubblicazione.

Terra e Mare

Terra e Mare – Omaggio a Ennio Morricone

Terra e mare (versione per flauto e pianoforte)

Ennio Morricone e la Sicilia: un binomio che affonda le radici nell’affetto più caro del grande compositore (la moglie Maria Travia, originaria della provincia di Messina) e che è divenuto via via sempre più saldo e profondo grazie al regista Giuseppe Tornatore, che dell’isola è stato grande interprete: una terra “bella anche per le sue contraddizioni oltre che per la sua umanità“, come ha dichiarato lo stesso Morricone in un’intervista.

Terra e Mare” è un collage di alcune fra le più belle pagine composte da Ennio Morricone per i film di Tornatore ambientati in Sicilia: Nuovo Cinema Paradiso, L’Uomo delle Stelle e Baaria.

Prima esecuzione assoluta: Villa Patti, Caltagirone, 23 settembre 2020 (Giornata Nazionale della Bioeconomia – Bioeconomy Day) – Giuseppe Sciuto, flauto – Annalisa Mangano, pianoforte.

My Favorite Morricone

My Favorite Morricone

Come un interprete prende in mano attraverso il suo strumento un brano musicale e con esso instaura un profondo intreccio tra la cultura e la sensibilità dell’autore e il proprio mondo interiore, così anche il compositore fa sue musiche altrui e le ricrea, utilizzando frammenti, rivestendo e travestendo, confrontandosi con un ideale diverso dal proprio, dando vita a qualcosa di nuovo che può variamente essere vicino o discostarsi dagli originali.

Andrea Amici

Nel programma di sala del mio concerto tematico del 29 settembre 2016 al Castello Ursino di Catania, intitolato “Scritture e Riscritture Sonore“, avevo sottolineato l’importanza che per me riveste la rivisitazione di musiche altrui, come modo di confrontarsi in maniera attiva con pensieri e procedimenti anche diametralmente opposti ai propri, un modo, dal punto di vista del compositore, di far propri i brani musicali di repertorio attraverso l’estensione di un procedimento affine a quello dell’interpretazione per gli strumentisti. È un affascinante viaggio all’interno dell’immaginazione altrui, un dialogo che si instaura con pagine, idee e strutture preesistenti, nella pratica dell’arrangiamento, del collage, dell’orchestrazione o adattamento per organici strumentali differenti.

La musica di Ennio Morricone, presente nell’immaginario collettivo per le sue splendide colonne sonore di enorme suggestione e capacità comunicativa, nasconde al suo interno una notevole complessità di struttura, pensiero e costruzione. Confrontarsi con essa naturalmente è estremamente interessante: si impone il massimo rispetto per le ricercate soluzioni dell’autore e anche per le aspettative del pubblico che ormai ne ha radicato l’inconfondibile “marchio”, ma al tempo stesso le possibilità di individuare sottili legami e sotterranee rispondenze tra i vari brani permette un’ampia possibilità di scelte per sottolineare con la tecnica del collage, o con soluzioni timbriche diverse, aspetti molto interessanti della produzione morriconiana.

Alle colonne sonore di Morricone ho dedicato tre medley, intitolati My Favorite Morricone (I – II – III). Del primo esistono più versioni che differiscono per l’organico strumentale di destinazione, mentre del terzo non è ancora disponibile una registrazione.

My Favorite Morricone I

Scritto nel 2013 per l’Orchestra MusiDOC, comprende in sequenza: Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano), Se telefonando, Visita al Cinema, Love theme (Nuovo Cinema Paradiso), Love Circle (Metti una sera a cena), The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)

My Favorite Morricone I
Dal concerto dell’Orchestra MusiDOC al Castello Ursino di Catania, 6 giugno 2013
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016
(Lydian Ensemble)
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Notturno al Castello Ursino“, Catania 23 settembre 2017
(Lydian Ensemble)

My Favorite Morricone II

Scritto nel 2016 in occasione del concerto “Scritture e riscritture sonore” per il Lydian Ensemble, presenta: The Strength of the Righteous (The Untouchables) – C’era una volta il WestRicordare (Una pura formalità) – C’era una volta in AmericaThe Ecstasy of Gold

My Favorite Morricone II
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016

My Favorite Morricone III

Scritto nel 2019 comprende: Il Clan dei Siciliani, Death Theme (The Untouchables), Giù la testa, On Earth as it is on Heaven (The Mission).

Space 1999 Symphonic Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Music by Barry Grey
Symphonic Virtual Orchestration by Andrea Amici

13 Settembre 1999: un’esplosione termo­nucleare sul lato oscuro della Luna, causata da un accumulo di scorie atomiche e dalla sottovalutazione di alcuni segnali dell’imminente pericolo, spinge il satellite nello spazio fuori dall’orbita terrestre. Gli oltre trecento occupanti della Base Lunare Alpha iniziano cosi il loro vagare senza meta nello spazio profondo, di volta in volta attratti da altri corpi celesti, attraversando buchi neri e venendo a contatto con civiltà aliene, strani mondi e fenomeni sempre più inspiegabili.

Spazio 1999

Era un appuntamento particolarmente atteso quello con gli episodi di Spazio 1999, la serie televisiva di fantascienza ideata da Gerry e Sylvia Anderson negli ormai lontani anni Settanta. Fra stranezze e improbabilità scientifiche la serie riusciva comunque ad avere i suoi spunti di interesse: era avventurosa, con alcune belle trovate scenografiche, ma anche riflessiva, almeno nella sua prima stagione, quella che esprimeva al meglio le intenzioni dei suoi creatori. Alla base di Spazio 1999 vi è l’idea di un disastroso incidente dovuto a una sostanziale incuria ed eccessiva fiducia positivista in un progresso esponenziale e acritico, nella percezione della tecnologia come fonte di una vera e propria onnipotenza umana sprezzante della natura stessa. Un messaggio forte se si considera il periodo storico in cui la serie fu realizzata, e in realtà ancora di grande attualità, almeno nelle sue linee generali.

La colonna sonora

La colonna sonora della prima stagione fu realizzata da Barry Gray, che compose la sigla iniziale e le musiche per vari episodi, e da Vic Elms che partecipò con la parte di musica elettronica; nella versione italiana esistono anche dei contributi di Ennio Morricone. La seconda stagione fu invece affidata a Derek Wadsworth, probabilmente più adatto al nuovo format, meno riflessivo e più d’azione.

Il rescoring della sigla iniziale

Ho voluto riproporre la sigla iniziale della prima stagione, dandole una veste sinfonica unitaria, senza l’originale contrasto tra introduzione e intermezzi orchestrali da una parte ed esposizione del tema vero e proprio affidato a una strumentazione pop/rock. In questo modo ho voluto avvicinare questo brano alla sensibilità della cinematografia dei nostri giorni: potrebbe essere la sigla iniziale o conclusiva di un film-remake, basato sulle idee originali della serie.

L’orchestrazione virtuale e il video

Per l’orchestrazione virtuale, realizzata in Logic Pro X, ha utilizzato le librerie strumentali della Composer Cloud X della East West e Synchron-ized Special Edition Vol. 1 e 2 e Big Bang orchestra della Vienna Symphonic Library. Il video è realizzato con Final Cut Pro X e combina le immagini della sigla del primo episodio, “Separazione”, con lo screencast del progetto in Logic.

StarTrekDay2020

Star Trek Main Theme

Music by Alexander CourageVirtual Orchestration by Andrea Amici

🖖🏻 Happy #StarTrekDay 2020 !!! 🖖🏻

Per la ricorrenza ho realizzato questa orchestrazione virtuale del tema della serie originale, composto da Alexander Courage. L’8 settembre 1966 andava in onda “The Man Trap”, il primo episodio della prima stagione di Star Trek, la serie di fantascienza che sarebbe diventata uno dei punti di riferimento assoluti del genere e anche uno dei franchise più longevi, considerando le varie successive evoluzioni anche cinematografiche.

Ho trascritto l’introduzione della sigla iniziale (quella che fa da sfondo alle parole della frase di apertura della serie), mantenendone quasi identica la strumentazione, mentre ho riorchestrato il tema vero e proprio, riprendendo le linee principali, ma con una veste completamente diversa, anche se “rispettosa” dell’originale.

Dopo la versione sinfonica segue il solo tema per piccolo complesso jazz: tromba (cornetta), clarinetto, vibrafono, pianoforte, contrabbasso e batteria).

Il brano è stato prodotto in Logic Pro X utilizzando i seguenti strumenti virtuali:

» Vienna Symphonic Library
Synchronized Special Edition vol. 1&2 (flauti, oboi, clarinetti, fagotti, archi, arpa, contrabbasso solo, vibrafono)
Epic Orchestra 2.0 (cornetta)
Big Bang Orchestra Hercules (ottoni gravi) Lyra (archi)
» EastWest Composer Cloud
Hollywood Orchestra (flauto, trombe, corni, tromboni, archi, timpani, glockenspiel, arpa, congas, piatti, pianoforte)
Hollywood Choirs
Symphonic Orchestra (arpa)
» Logic Pro X Drummer (batteria)

Il video è realizzato con Final Cut Pro X.

Bellini in the U.S.A.

Il brano, dedicato al chitarrista Davide Sciacca, nasce da una suggestione fantasiosa.

L'incipit del brano, con la trascrizione di Casta Diva
L’incipit del brano, con la trascrizione di Casta Diva

Immaginiamo per un momento che Vincenzo Bellini, se non fosse morto prematuramente nel 1835, avesse potuto fare un viaggio negli Stati Uniti nel decennio successivo e da lì avesse riportato con sé qualche ricordo musicale, specialmente uno che avesse trovato affine alla sua sensibilità musicale.

Due temi così si intrecciano: Casta Diva, simbolo del romanticismo lunare del grande compositore italiano, e Come, oh come with me, the Moon is beaming, una serenata di B.S. Barclay Esqr, adattamento di una melodia di origine italiana.

Ecco così questo Bellini in the U.S.A. per chitarra: una trascrizione intimistica della più celebre aria della Norma interrotta e inframmezzata da un esempio di musica popolare americana che però poco ha di autoctono.

Prima esecuzione assoluta: Davide Sciacca, chitarra – Chiesa Badia di S. Agata, Catania, 22 ottobre 2020 – Bellini Festival XII Edizione

Hollywood Choir sing Gregorian chant

Hollywood Choirs sing Gregorian chant

Il 27 giugno nella terra di Amalfi, il luogo da dove ha origine la mia famiglia, si festeggia il patrocinio di S. Andrea Apostolo, una ricorrenza molto sentita, che ho imparato ad apprezzare sin da quando, da piccolo, mi ritrovavo d’estate in quello splendido angolo di mondo. Nella celebrazione in onore di S. Andrea, in cattedrale si canta il testo dell’antifona “Cum pervenisset beatus Andreas” in latino, ma su una melodia originale, del tutto diversa da quella del repertorio del canto gregoriano, che io ho voluto invece riprodurre nel suo autentico splendore, servendomi di uno strumento virtuale, il pluripremiato Hollywood Choirs della EastWest Soundsonline.

Nato come evoluzione del precedente Symphonic Choirs, che ho già utilizzato in altri miei brani, quali ad esempio lo Stabat Mater per coro e organo (➜ https://youtu.be/4WPd0tlzmwQ), Hollywood Choirs è uno strumento virtuale di altissimo pregio, ancorché alquanto complesso da dominare; la sua peculiarità è la tecnologia WordBuilder 2, che consente, con ancora maggiore precisione rispetto alla versione precedente, di far letteralmente cantare al coro i testi, con una grande accuratezza fonetica.

Questa elaborazione, come il mio Inno a Sant’Andrea per coro e organo di qualche anno fa, vuol essere un omaggio alla mia terra d’origine ma soprattutto al Santo di cui porto il nome.

Merlin

Merlin Main Title – Score reconstruction and recreation

Merlin è una bella serie televisiva andata in onda fra il 2008 e il 2012, incentrata sulle vicende avventurose e fantastiche dei giovani Merlino e Artù Pendragon alle prese con la difficile alba di un nuovo regno e di una nuova speranza per la convivenza pacifica tra il mondo della magia e il potere regale. Con un misto di avventura, ironia, sentimento e tanta fantasia anche nella rivisitazione per lo più rispettosa delle leggende del ciclo arturiano, la serie risulta abbastanza gradevole e soprattutto ben realizzata, oltre che da un punto di vista del ritmo narrativo, anche per quanto riguarda scene, costumi e ambientazione, e soprattutto per la convincente recitazione.

Le musiche sono di Rob Lane e naturalmente tutte attraversate da una vena “epico-fantastica”, abbastanza aderente alla bella ambientazione e al carattere generale della serie.

Rob Lane
Il compositore Rob Lane

Il tema dei titoli di testa, in Fa minore, esprime, con un linguaggio convenzionale, la solennità e drammaticità del destino che incombe sulle spalle del giovane Merlino. Convenzionale, in questo caso, non è un termine utilizzato con sufficienza o peggio in un’accezione dispregiativa; proprio la tonalità di Fa minore contiene al suo interno riferimenti profondi al senso del fatum così come si incarna nella tradizione della musica colta occidentale (si pensi ad esempio al primo movimento della Quarta Sinfonia di Čaikovskij) che nel DNA di ogni compositore si scolpisce profondamente.

La mia ricostruzione è effettuata senza l’ausilio della partitura originale, ma direttamente sull’audio del brano, importato in Logic Pro X. Il primo passo è stato quello di caricare il video della sigla e creare una tempo map in modo che il risultato finale potesse aderire in maniera precisa al timing.

Il lavoro di trascrizione è avvenuto linea per linea, partendo prima dalle parti principali della melodia superiore e del motivo di accompagnamento al basso, con l’ausilio solo di un suono di pianoforte, individuando anche l’ossatura armonica dell’intero brano. Stabilita quindi l’assegnazione di queste prime linee trascritte alle sezioni e agli strumenti dell’orchestra, si è passato alla realizzazione delle stesse e alla trascrizione ed esecuzione di tutte le altre parti orchestrali.

Gli strumenti virtuali utilizzati sono: EastWest Sounds Composer Cloud X (Hollywood Strings Gold, Hollywood Brass, Hollywood Percussions, Hollywood Choirs), VSL Epic Orchestra 2.0 (Woodwinds, Cornet), Spitfire BBC Symphony Orchestra Discover (Trombones).

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