Andrea Amici

musicamultimedia.net

Categoria: Mondo Apple

Apple WWDC 2020

“Gran nuova, gran nuova” – la Apple che verrà – iOS 14

Grandi novità alla sessione inaugurale della WWDC 2020, la prima esclusivamente online a causa delle restrizioni imposte dalla pandemia da COVID-19; l’evento che ogni buon appassionato dell’universo di Cupertino attende con impazienza (anche se ultimamente la suspense è molto attenuata dal progressivo abbandono della tradizionale blindatura delle novità) pure quest’anno ha portato tanta innovazione in tutti i vari settori dello sviluppo Apple.

Il Keynote del 22 giugno si è aperto con l’introduzione del CEO Tim Cook, con un primo pensiero rivolto ai recenti tragici eventi legati al “doloroso passato presente ancora oggi“, la lunghissima storia di razzismo che attraversa pure nel nostro tempo la società degli Stati Uniti d’America e non solo. È una sintesi di quanto già espresso in una pagina del sito della Apple, una decisa presa di posizione e un impegno per il futuro, dal punto di vista di una grande azienda che sicuramente ha un grosso peso a livello mondiale.

Si parte quindi con le novità su tutti i fronti e non si poteva che iniziare dall’elemento di traino: la “reimmaginazione” dell’esperienza di utilizzo dell’iPhone con il nuovo iOS 14.

La Home Screen ha un completo restyling, con l’App Library capace di eliminare le icone sparse in pagine e pagine da sfogliare sul dispositivo per raccoglierle tutte in un’intuitiva e organizzata singola schermata principale, per tipologia oppure, grazie a un sistema di intelligenza artificiale, a seconda dell’utilizzo. Si può quindi scegliere quante pagine della Home Screen visualizzare, oppure nasconderle per accedere in maniera immediata all’App Library.

App Library
App Library

Nella Home Screen entrano anche i Widget, nuovi e di dimensioni variabili, con un semplice drag and drop. L’organizzazione è affidata a Smart Stack, capace di personalizzare i widget in base alle abitudini dell’utilizzatore.

Widget
La nuova Home Screen di iOS 14

E approda finalmente sull’iPhone il PiP (Picture in Picture), la possibilità di rimpicciolire e guardare un video mentre si utilizza un’altra app o si sfoglia la Home Screen. La funzione è anche disponibile per le chiamate FaceTime.

Cambiamenti anche per Siri: le interazioni con l’assistente vocale hanno un nuovo design, con risultati che appaiono in piccole porzioni di schermo al di sopra dell’app aperta, in modo da non perdere di vista ciò che si stava facendo prima.

Siri
Siri

Siri sarà anche più reattiva e utile, capace di rispondere a un numero di gran lunga maggiore di richieste e con un sistema migliorato di dettatura e sarà capace anche di inviare messaggi audio. Viene anche introdotta la nuova funzione di traduzione, senza bisogno di connessione a un server su internet, anche con una nuova app esterna, Translate, che supporta una modalità “conversazione” orientando il dispositivo in orizzontale.

Translate
Translate

iOS 14 punta molto anche sul miglioramento dell’app Messaggi, con nuovissime Memoji, gestione dei gruppi, conversazioni fissate in alto nell’elenco dei messaggi, menzioni e risposte incorporate, personalizzazione delle conversazioni con foto, immagini o emoji.

L’app Mappe porta con sé nuove funzioni per la navigazione e l’esplorazione, la ricerca di punti di interesse, nuove possibilità per la pianificazione di un percorso, indicazioni personalizzate per ciclisti, traffico, barriere architettoniche, mobilità “verde“, anche con l’introduzione di EV Routing, dedicato ai veicoli elettrici.

Sempre in tema di mobilità, Car Play si arricchisce di nuove funzioni compresa la nuovissima “chiave” virtuale per aprire i veicoli supportati, con la possibilità anche di inviare la chiave tramite un iMessage.

Un’altra nuova interessante funzione di iOS 14 è App Clips, definita una “porzione di app”, non più grande di 10mb, associata a un particolare prodotto, una particolare situazione o esperienza, quando è necessario avere a disposizione una semplice funzione, utile a completare una specifica attività, per esempio noleggiare uno scooter, acquistare un caffè o pagare un parcheggio, con estrema rapidità e facilità, semplicemente con la scansione di un nuovo codice App Clip o attraverso tag NFC e codici QR, oppure da Messaggi, Mappe o Safari. Le clip sono integrate naturalmente con i sistemi Apple Pay e Sign In with Apple.

App Clips

Ancora iOS 14 porterà con sé novità anche per l’app Casa, con nuovi suggerimenti di automazione e controlli estesi nel Centro di Controllo, Adaptive Lighting per i sistemi di illuminazione compatibili con HomeKit, riconoscimento facciale on-device. Gli AirPods saranno in grado di passare istantaneamente da un dispositivo all’altro a seconda della situazione, e gli AirPods Pro si arricchiranno con l’audio spaziale con head-tracking dinamico, per un’esperienza “immersiva” guidata dal movimento della testa. Trova il mio supporterà anche dispositivi e accessori di altri produttori, mentre Safari sarà ancora più attento alla privacy e si arricchirà di una funzione di traduzione integrata per intere pagine web. Nuove funzioni per l’app Salute comprendono la gestione del sonno e nuovi tipi di dati, mentre l’app e il widget Meteo offrono aggiornamenti su eventi meteorologici più estremi e sulle precipitazioni minuto per minuto.

Con sempre maggiore attenzione alla privacy dell’utente e alle funzioni di accessibilità, iOS 14 sarà disponibile per gli utenti dal prossimo autunno per tutti gli iPhone dal modello 6s in poi.

Forse non tutti sanno che…: creare PDF da immagini in iBooks per iPad e iPhone

I dispositivi iOS contengono tutta una serie di strumenti integrati ma spesso nascosti o comunque non immediatamente raggiungibili, tuttavia estremamente utili e versatili.

Può capitare di voler creare un PDF a partire da immagini salvate sul rullino fotografico: per farlo è sufficiente selezionare le foto, quindi, come illustrato in figura, attivare la funzione di condivisione e scegliere l’icona “Salva PDF su iBooks“; a questo punto le immagini verranno unite in un unico file PDF e aperte nell’ applicazione di lettura ebook di serie sui sistemi Apple.

Il passaggio successivo sarà quello di rinominare il file creato, al quale di default viene affidato l’anonimo “senza titolo“. Dallo scaffale di iBooks si passa alla vista elenco, quindi si preme su “Seleziona”; con un semplice Tap sul file da rinominare apparirà la tastiera consentendo così di completare l’operazione.

Il file è così pronto e disponibile in iBooks e su iCloud.

Di seguito un quadro riassuntivo, in stile Pinterest… Altro su www.pinterest.com/profamici

La Gboard arriva sugli iPad e gli iPhone italiani

Mi capita molto spesso, quando utilizzo l’iPad, una volta aperta la tastiera, soprattutto se nella modalità verticale, di provare istintivamente a utilizzare il trascinamento sui tasti, il cosiddetto swype, per inserire il testo, come faccio abitualmente con il mio smartphone Android, ovviamente senza successo, visto che non è una modalità prevista da iOS.

Per chi eventualmente non lo sapesse, sui dispositivi Google è possibile inserire infatti il testo senza premere i singoli tasti, ma effettuando un trascinamento da una lettera all’altra per comporre la parola. È una modalità molto comoda che consente di scrivere effettuando dei fluidi movimenti con una mano sola, naturalmente non immune da errori, soprattutto quando ci si fa prendere la mano dalla velocità e quindi l’accuratezza del movimento diminuisce, ma che, con un pochino di abitudine, può diventare veramente gradevole.

Personalmente mi sono abituato talmente bene al sistema da riuscire anche a scrivere senza guardare la tastiera, con un semplice movimento dell’indice della mano destra, ottenendo un alto livello di accuratezza.

La mancanza di questa possibilità sull’iPad era ovviamente per me una limitazione, senza contare anche che i suggerimenti della tastiera iOS non sono dei migliori e distraggono a mio avviso l’utente.

Dopo l’ultimo aggiornamento dell’app Google, anche sugli iPad italiani arriva finalmente la Gboard, la tastiera Android che, fra le altre caratteristiche, presenta ovviamente anche la scrittura a trascinamento.

La Gboard all'opera per la scrittura di questo articolo

La Gboard all’opera per la scrittura di questo articolo

Un’altra interessante caratteristica è la possibilità di accedere direttamente dalla tastiera alle ricerche Google e inserirne quindi i risultati. Le applicazioni sono innumerevoli, dalla semplice consultazione fino alla condivisione di informazioni, link e quant’altro. Se invece si vuole aprire il risultato di una ricerca, si può utilizzare il piccolo tasto in basso a destra su ogni risultato per aprirlo nell’app Google.

Ricerche in Gboard

La funzione di ricerca (in alto) e i risultati

Unico grosso difetto è invece la mancanza della dettatura, che su Android si rivela estremamente potente e funzionale, forse più di quella del sistema iOS.

Per avere la Gboard sull’iPad occorre quindi: scaricare e installare l’ultima versione dell’app Google, poi dalle impostazioni generali dell’iPad, seguendo il percorso “generali – tastiera – tastiere” si aggiunge la tastiera Google, consentendo l’accesso completo, per poter fruire di tutte le funzionalità. Una volta installata, dall’icona del mondo, in basso a sinistra nella tastiera, si può scegliere la Gboard come sistema di input.

Ovviamente in qualunque momento è sempre possibile, sempre dal piccolo globo in basso a sinistra, cambiare e ritornare alla tastiera di iOS oppure utilizzarne altre già installate, mentre, sempre dallo stesso pulsantino si accede alla varie impostazioni e personalizzazioni.

Risolvere un problema di sleep del MacBook Pro

Il MacBook Pro che utilizzo correntemente per il mio lavoro negli ultimi giorni aveva perso la sana abitudine di andare in stop, non solo automaticamente, ma anche quando richiesto; infatti sia con la combinazione CMD+Alt+espulsione, sia dal menu Mela->Stop, sia premendo il pulsante di spegnimento e scegliendo stop o anche drasticamente chiudendo lo schermo, si otteneva solo il risultato di oscurare il monitor, mentre l’accensione fissa del led anteriore faceva comunque da spia del non avvenuto standby.

Si tratta naturalmente di un problema estremamente fastidioso, in quanto, se si prevede di allontanarsi dal computer e non lo si vuol lasciare acceso, occorre forzatamente procedere allo spegnimento, con conseguente perdita di tempo per ripartire con il lavoro.

Il problema è da imputare a qualche processo nascosto che impedisce al computer di andare in stop ed è risolvibile con un pochino di pazienza e uno sguardo al sempre fondamentale Terminale.

Aperta quindi l’applicazione Terminale, occorre digitare la seguente linea di comando: pmset -g

A questo punto, controllando la lista che viene fuori, bisogna fare attenzione alla riga: sleep, sicuramente contenente “sleep 0 (imposed by 242, 242, 80)“; i numeri ovviamente possono non essere questi stessi. Lo zero indica appunto che il computer non va in stop, così come comandato – imposed – da alcuni processi; bisogna quindi individuare quali siano questi processi; per farlo occorre dare il seguente comando: ps -ef |grep -e 242 ovviamente sostituendo il numero finale con quello evidenziato in precedenza e ripetendolo per i vari numeri che dovessero seguire imposed by; nel mio caso quindi, oltre al comando così come scritto in esempio, devo anche fare ps -ef |grep -e 80.

Trovato il processo, occorre andare a disabilitarlo; nel mio caso, in numero 242 indica l’applicazione Compressor che continuava a restare erroneamente in funzione: l’ho aperta, e dal menu Compressor, in alto a sinistra dopo la Mela nera, ho dato il comando Reset Background Processing; il numero 80 invece indicava la Condivisione connessione internet, che si disabilita dalle Preferenze di Sistema.

Final Cut Pro X: Apple dice addio al mercato Pro?

Navigando in rete con il mio iPad, forse il prodotto più significativo dopo l’iPod della capacità della Apple di creare prodotti assolutamente innovativi, di quelli che riescono a cambiare le abitudini e le tendenze di quella grossa fetta di popolazione che della tecnologia fa un uso intensivo nella vita di tutti i giorni, mi sono imbattuto in un’interessante lettura, un articolo di Walter Biscardi, apparso online su Creative Cow Magazine (http://magazine.creativecow.net/article/final-cut-pro-x-whats-missing-for-some-pros) che elenca tutto ciò che manca al nuovo Final Cut Pro X per essere realmente un’applicazione pro.
L’autore, come tanti altri professionisti del settore all’epoca delle prime presentazioni, avevano visto nella nuova versione del software un primo “iMovie Pro“, un programma quindi sicuramente più potente di iMovie, che rappresenta attualmente la migliore piattaforma per l’editing video entry-level, ma non certo il degno erede di Final Cut Studio così come lo conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzare.

Che Final Cut avesse bisogno di un po’ di elasticità in più in alcune cose era evidente, così come era evidente che certe semplici feature di iMovie era un peccato non poterle avere (con il debito potenziamento) nell’applicazione pro, ma da qui a eliminare con un colpo di spugna tutto quanto raggiunto negli anni di sviluppo, sembra veramente un’eresia informatica.
Leggendo attentamente però la rapida recensione fatta da Biscardi, ci si accorge purtroppo che è proprio così: a quanto pare Apple ha abbandonato letteralmente le caratteristiche avanzate di Final Cut per privilegiarne altre, mutuate dal mondo consumer o prosumer, come piace oggi definire quella categoria di utenti, fra i quali si ascriverebbe anche il sottoscritto, che utilizzano in maniera più avanzata il computer e il Mac in particolare per creare prodotti dall’aspetto professionale, ma senza essere dei professionisti del settore.
Un grave errore, a mio modesto avviso. Utilizzo Final Cut Studio per i miei lavori video all’Istituto Pestalozzi e con le sue eccezionali caratteristiche di montaggio con le multiclip, con la flessibilità dell’organizzazione dei materiali e delle sequenze, la possibilità di riutilizzare porzioni video in maniera molto plastica, la capacità di portare su più computer il lavoro semplicemente riconnettendo i media mancanti, ho portato a termine vari progetti; con l’integrazione e il work flow avanzato con Motion, SoundTrack Pro e DVD Studio Pro ho anche fatto qualcosa di più complesso e a quanto leggo (non ho avuto modo ancora di provare la nuova versione) bisogna pateticamente dire addio a tutto quanto si è abituati a fare: ci saranno tante novità ma la tradizione, per così dire, è stata spazzata via, non integrata nel nuovo prodotto.
Un grave errore, dicevo. Suite come Final Cut Studio invogliano il prosumer come me ad andare ben oltre l’iMac o il MacBook Pro, per tentare, con i sacrifici del non essere professionisti del settore, ma solo buoni “dilettanti” nell’accezione più nobile del termine, il salto verso un Mac Pro e una piattaforma Apple che dica addio ai compromessi; abbandonare quindi questo settore professionale, oltre al danno nel settore di riferimento, porta inevitabilmente alla disaffezione anche di chi chiede al Mac quel qualcosa in più, di chi anche se non ha esigenze da studio tuttavia vuole padroneggiare le attrezzature con le potenzialità migliori, che aiutino a far venire fuori tutta la creatività.
Un’ultima considerazione. Se questo è toccato a Final Cut Studio, cosa succederà a Logic Studio che dà ancora di più l’impressione di essere un oggetto smarrito? È, secondo me, il software più versatile, ancorché per certi aspetti purtroppo primitivo, per comporre musica e adesso stento a credere che lo si voglia far progredire per quanto concerne gli aspetti ancora spigolosi e arcaici.
A questo punto, se la piattaforma Mac Os sarà ancora valida, sicuramente sarà il caso di orientarsi verso la Adobe per l’editing video o Pro Tools 9 per l’audio, software rampanti che mi sembra credano nel futuro del mercato professionale.

Le discutibili nuove strategie della Apple

Ieri ho installato l’aggiornamento iOS 4.0.1 sul mio iPhone 3G attraverso l’apposita procedura “ufficiale”, cioè con iTunes, collegando lo smartphone al mio iMac; con mio enorme disappunto, al riavvio del dispositivo, la SIM Vodafone sembrava del tutto inesistente. Ho provato a ripristinare l’iPhone, sempre attraverso le vie canoniche, e, terminata la procedura, ho avuto la conferma che la mia SIM era stata evidentemente danneggiata irreparabilmente.

Mi sono quindi messo a cercare sui siti e sui forum più autorevoli per vedere un po’ se la mia stessa esperienza fosse stata “patita” da qualcun altro e ho trovato una marea di lamentele di varie anomalie sofferte dagli utenti con questi nuovi aggiornamenti. Naturalmente ho aggiunto anche la mia voce, non tanto per ricevere consigli, dato che non c’erano grandi alternative a quanto ho fatto in seguito, ma semplicemente perché ritengo necessario che le lamentele arrivino agli altri utenti e infine alla casa produttrice così che si renda conto del vicolo cieco che ha imboccato.

Personalmente, negli ultimi anni, ho scelto e consigliato i prodotti Apple perché assolutamente affidabili sul piano lavorativo: io utilizzo i computer prevalentemente nel mio lavoro scolastico (grafica, video e web design) e in privato per la composizione musicale, perché se si ha a che fare con la concretizzazione delle proprie idee – soprattutto in tempi spesso ristretti – non si può perdere tempo dietro computer che hanno continuamente problemi da risolvere. Con la Apple è sempre stato un ottimo sodalizio: delle macchine che consentono di lavorare al meglio, senza sprechi inutili di tempo. Ma da quando è entrato in scena l’iPhone le cose a Cupertino sono cambiate: l’attenzione si è spostata dalla qualità dei prodotti alla necessità di battere la concorrenza su un terreno ovviamente nuovo e senza dubbio impervio.

Non c’è dubbio che l’iPhone sia uno smartphone innovativo, con caratteristiche uniche, prima fra tutte l’interfaccia e l’usabilità tipica dei prodotti di Cupertino, ma la Apple è evidente che viaggi a tappe forzate, sacrificando la cura dei prodotti in nome della necessità di sfornarli il più compatibilmente possibile con gli imperativi della borsa e del mercato.
La strada imboccata è quindi la stessa della concorrenza storica, la Microsoft: intanto si butta sul mercato qualcosa di altisonante, ancorché bacato, perché il marchio ha un trend significativo, riservandosi le correzioni a un secondo momento. Ciò purtroppo significa ricerca assoluta del guadagno a scapito dell’utente finale, che in genere però non è stupido, e anzi non lo è proprio quel target di utenza professionale che ha sempre scelto Apple per la sua affidabilità.

Così se un tempo l’iPod ha avuto un effetto volano per quanto riguarda la diffusione in ambiente consumer dei computer con la mela, mi sembra che oggi l’iPhone potrebbe avere un effetto boomerang, allontanando l’utenza professionale dalla Apple, la quale, se così fosse, potrebbe investire sempre meno nel settore pro, con buona pace di Logic (non a caso fermo già da un bel po’ di tempo), Final Cut e Mac Pro. Una brutta strada che lascerebbe orfani tanti utenti che troverebbero le loro piattaforme e i loro passati investimenti ormai in uno stato di patetica obsolescenza.

Il nuovo motto della Apple nell’era dell’iPhone: We are not perfect

E che la strada sia questa, purtroppo, lo confermano tanti indizi, non ultima la fretta di uscire con una nuova miracolosa versione dell’iPhone (iPhone 4G) che a quanto pare non funziona proprio e uno Steve Jobs costretto a venire alla ribalta per scusarsi e inventarsi scuse, per evitare che il titolo in borsa si affossi inesorabilmente, mentre prima ogni sua uscita era per mostrare novità effettivamente significative, ma evidentemente maturate con il giusto tempo.

l’iPhone 4 e parzialmente anche il nuovo iOS sembrano un grosso flop frutto della spropositata fretta di arrivare primi, ma soprattutto sembra sempre più l’abbandono di un’immagine e di un target che erano stati il successo dell’azienda e dei suoi gloriosi computer.

Intanto, dovendo fare i conti con questa nuova realtà, consiglio a tutti, prima di aggiornare l’iPhone, di fare un backup con iTunes e poi spegnere il dispositivo ed estrarne la SIM; poi far partire lo smartphone in modalità DFU premendo e mantenendo premuti contemporaneamente il pulsante home e quello di accensione e ripristinare il sistema dall’aggiornamento scaricato dal sito della Apple e non tramite iTunes. A procedura completata l’iPhone sarà praticamente come nuovo, pertanto si può procedere all’unbrick e poi al ripristino del backup.

Le cartelle della Home

Ho ripristinato un’installazione di Mac OS X Leopard da una Time Machine e tutto è ritornato bello e funzionante: veramente una feature utile e ben fatta!

Poiché non avevo incluso nel backup le cartelle Filmati e Downloads della mia Home, in quanto le utilizzo per passaggi e lavori temporanei, naturalmente al ripristino mi sono trovato senza le suddette cartelle; Downloads si è ricreata da sola, non appena Safari ha effettuato un download da internet, l’altra, anche creando una nuova cartella con nome “Filmati” non era più come prima, ovvero l’icona non era quella di sistema, pertanto era evidente che non sarebbe stata riconosciuta come la cartella di default per i video.

Dopo aver googlato per qualche istante, ho trovato una soluzione molto semplice e veloce: ho creato una cartella Movies nella mia home che è stata subito riconosciuta con l’icona dei filmati, poi ho dato un comando da terminale:
touch $HOME/Movies/.localized
e tutto è tornato a posto! Spero che questa mia esperienza possa essere utile anche ad altre persone che si trovino eventualmente in questa situazione.

Gestire due monitor su OSX

Da molto tempo ormai mi sono abituato a lavorare con più monitor; sin dai giorni dei vecchi pc windows montavo più schede video all’interno del case proprio per poter utilizzare più schermi e distribuire il lavoro più agevolmente. Da quando ho acquistato prima il PowerBook G4 e poi l’iMac Intel ho potuto apprezzare quanto sia completa ed efficace, nonché semplice in pieno stile Apple, la gestione degli schermi secondari.

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Logic Studio

La Apple rilascia una nuova versione del suo software per creazione musicale Logic, che giunge così all’ottava release testimoniando un profondo sforzo di investimento in termini di idee e funzionalità.

Prima di tutto il concetto di Studio: anche Logic abbandona la formula di applicazione stand-alone per accostarsi al trend delle grandi applicazioni pro come Final Cut Studio. Poi, novità più profonda, la rinnovata interfaccia, secondo un criterio che, a mio giudizio, ha già reso più appetibile applicazioni di per sé validissime come SoundTrack Pro, cioè la finestra unica, all’interno della quale il lavoro si diversifica a seconda del momento e del punto del work-flow. Guardando gli screenshots si nota (come sempre) la marcia in più di casa Apple: l’impressione è di avere a che fare proprio con ciò che si desiderava; Logic ci aveva abituato a strumenti utilissimi, a una versatilità che rendeva il lavoro estremamente gradevole e produttivo, anche se, personalmente, non ne gradivo a pieno l’estetica; ciò che si intravvede oggi è un’ulteriore avanzamento verso l’idea di un’interfaccia sempre più trasparente all’utilizzo che permette la concentrazione sul lavoro e la creatività, senza perdersi nei meandri di confusionari tecnicismi.

Ancora di più si dimostra efficace nella sua minimalistica concezione l’elegante interfaccia della nuova applicazione orientata al live, che mostra delle intuizioni, anche dal punto di vista della personalizzazione, veramente degne di nota. Proprio quest’applicazione è un interessante valore aggiunto a un software che già di per sé ha tutte le caratteristiche per affermarsi come un leader nel settore.

In attesa quindi di una vera e propria prova su strada, dalle premesse si nota che anche Logic si adegua alla nuova tendenza di Apple di rendere il sistema sempre più intuitivo, lineare e potente ma sempre più essenziale al lavoro quotidiano, sia esso professionale che amatoriale. A questo punto non rimane che attendere fiduciosi il debutto di Leopard, che dovrebbe incarnare questa filosofia a livello di sistema operativo.

Un’ultima nota è doverosa e riguarda il prezzo di Logic Studio, e conseguentemente del fratellino “minore” Logic Express. Poter acquistare un software professionale a un prezzo che si aggira intorno ai 500 euro è una conquista notevole che, speriamo, segni l’inizio di una controtendenza, a dimostrazione che il software, con la sua naturale tendenza all’effimero e al continuo aggiornamento non possa oggettivamente gravare sul professionista in maniera così incidente.

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