Andrea Amici

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Categoria: Riflessioni

San Benedetto e l’attualità europea

San Benedetto

San Benedetto da Norcia

L’11 luglio, oltre a fare giusta memoria di uno dei più grandi santi della cristianità, è lo spunto per due riflessioni fra di loro collegate.

La prima legata alla fondamentale coscienza delle radici cristiane del continente europeo nella sua dimensione umana, giacché geograficamente non avrebbe neanche una nozione di continente.

La seconda, ben più profonda che lega il passato al presente nella riflessione storica, ricorda a tutti che qualunque tentativo di unione politica fallisce miseramente, mentre un’unione basata su valori più profondi è l’unica che può funzionare.

Oggi assistiamo a un misero fallimento di qualunque “misura” volta a salvare un’Unione Europea basata solo sulla moneta unica e quindi sui vuoti disvalori dell’economia fine a se stessa.

La cristianità insegna invece che, al di là di qualunque momentaneo e contingente incidente di percorso da mettere sempre in conto quando si ha a che fare con la dimensione umana, il valore spirituale dell’uomo è quello fondamentale.

Non può esistere un’Europa senza Dio e ogni cieco tentativo di escludere i più alti valori della persona umana legati all’esperienza religiosa e a una visione spirituale non fa altro che condurre all’autodistruzione.

Sulla vita e il tempo di San Benedetto, ovviamente, c’è un’enorme quantità di materiali, ma ho trovato interessante nella sua semplicità questa pagina: http://www.ora-et-labora.net/iltempodisanBenedetto.html

Inoltre, navigando da questo sito verso tutti i vari collegamenti si giunge a letture molto interessanti, quali ad esempio questa: http://www.ora-et-labora.net/moulin.html intitolata L’idea benedettina dell’uomo e la sua attualità.

 

Quando il jazz era più freddo

Miles Ahead

La copertina dell’album Miles Ahead di Miles Davis e Gil Evans

Anni fa ho dedicato molto tempo al jazz e anche a riprodurre al pianoforte ciò che ascoltavo, esplorando ciò che questa musica aveva da dire, principalmente nel fraseggio e nell’armonia, ma ben presto fu un percorso che si esaurì, non vedendo personalmente sbocchi nell’evoluzione del linguaggio. Cos’era che mancava principalmente alla mia esperienza jazzistica ovvero a come personalmente vedo l’estetica del jazz? La risposta mi fu chiara col tempo: la possibilità di meditare sull’idea e la strutturazione del pensiero, che se pure possono avere uno spunto dall’improvvisazione, ma difficilmente possono in essa trovare la conclusione.

Personalmente ritengo che nella creazione confluisca quanto di più inconscio e profondo ci possa essere e vedo con occhio diffidente tutti coloro che esauriscono la composizione musicale in un semplice sviluppo del potenziale del materiale, tuttavia non riesco a concepire una musica che evada completamente dalla notazione e dalla riflessione (e spesso dalla lotta) che ciò comporta.

La composizione non può prescindere dalla strutturazione delle idee e dalla riflessione attraverso l’elaborazione e la scrittura che hanno come diretta conseguenza l’esatta presentazione attraverso un codice comune di un pensiero espresso attraverso un mezzo musicale, procedimento complesso che alla fine porta anche alla possibilità di riproduzione di quella complessità attraverso l’interpretazione, ultimo ma non meno fondamentale anello della catena.

Un momento della storia del jazz ha visto una fioritura di alcuni esempi di contatto fra un certo idioma e la strutturazione compositiva che ho prima cercato di riassumere ed è stato nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso, con la bellissima esperienza dei tre album che Miles Davis ha realizzato assieme a Gil Evans: Miles Ahead, Sketches of Spain e Porgy and Bess.

Era il periodo del cosiddetto Cool jazz, una nuova esperienza che si lasciava alle spalle tutte le esperienze “calde” degli stili precedenti verso un nuovo genere. Non è tanto l’idea del freddo o del caldo che interessa in questa discussione, bensì il fatto che il jazz diventi, nell’esperienza di Miles Davis e Gil Evans, come la cosiddetta musica classica, un pensiero strutturato dalla notazione, con dei connotati linguistici ben precisi, pur lasciando grande spazio agli interpreti anche con la presenza dell’improvvisazione, cosa comunque non aliena dalla musica classica contemporanea, come nelle eccezionali partiture di Lutoslawski.

Curiosando su YouTube è possibile trovare un estratto di una registrazione video in cui una compagine orchestrale, innovativa per il jazz dell’epoca, diretta da un informale Gil Evans, con Miles Davis al flicorno solista, propone due brani dall’album Miles Ahead. Una musica di più alto livello rispetto alle normali esecuzioni jazzistiche, dato proprio dalla struttura che incornicia l’inventiva.

E come la musica colta basata sulla scrittura, è possibile a distanza di anni ricreare, reinterpretare, far rivivere il pensiero. I brani disponibili su YouTube inseriti qui sotto sono nuove e pregevoli esecuzioni dell’album Miles Ahead; il jazz esce dalla sua effimera vita, seppure nei migliori esempi pregevole, per salire a un grado più elevato.

Dum Transisset Sabbatum…

Dum transisset Sabbatum,
Maria Magdalene et Maria Jacobi et Salome
emerunt aromata ut venientes ungerent Jesum.
Alleluia.
Et valde mane una sabbatorum veniunt ad monumentum orto iam sole ut venientes ungerent Jesum.
Alleluia.
Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto.
Alleluia.

 

La partitura del brano di John Taverner (c.1498-1545) in PDF

 

rispuose: «Io era nuovo in questo stato,
quando ci vidi venire un possente,
con segno di vittoria coronato.
Trasseci l’ombra del primo parente,
d’Abèl suo figlio e quella di Noè,
di Moïsè legista e ubidente;
Abraàm patrïarca e Davìd re,
Israèl con lo padre e co’ suoi nati
e con Rachele, per cui tanto fé,
e altri molti, e feceli beati.
E vo’ che sappi che, dinanzi ad essi,
spiriti umani non eran salvati».

(Dante Alighieri, Divina Commedia, IV 52-63)

 

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.
Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.
Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.
Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.
Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.
Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire. Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.
Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.
Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

Da un’antica «Omelia sul Sabato santo». (Pg 43, 439. 451. 462-463)

 

Un Prokofiev triste al Bellini di Catania

20110514-090020.jpgFra gli applausi inconsapevoli di una giovane generazione completamente ignara della grande cultura di cui è erede, ho vissuto un momento di enorme tristezza e pena per la decadenza in cui versa inevitabilmente un ideale di civiltà oggi in maniera inesorabile abbandonato.
Mi sono trovato al Teatro Massimo Bellini di Catania per assistere assieme ai miei alunni a Pierino e il Lupo di Prokofiev. Dopo aver discusso in classe nel giorno precedente sull’importanza sociale di una storica istituzione quale può essere il teatro d’opera, come lievito di civiltà e luogo d’eccellenza nel quale prendono vita i sogni di bellezza dell’uomo, e dopo aver la mattina stessa, pur essendo docente di lettere, fatto una speciale introduzione alla partitura per orchestra del brano del compositore russo (mostrandola e facendo vedere materialmente come è fatta e qual è il compito degli interpreti e del direttore d’orchestra), giunto nella magica atmosfera di un palco di secondo ordine nell’impareggiabile cornice del Massimo catanese, ho avuto la sorpresa di un pasticcio teatrale, fatto di pressappochismo, superficialità e soprattutto direi totalmente anti teatrale.
Prima sgradita sorpresa, la presentazione in forma di balletto dal sapore vagamente carnascialesco, con costumi da libro illustrato per bambini e un attore con ruolo di voce recitante dal tono grottesco.
Ma non era la peggiore: a far risuonare fra gli stucchi della sala e i diaframmi dei suoi occupanti altro non era se non una pessima base musicale preregistrata e montata alla meno peggio che partiva da un portatile della Apple diffondendosi attraverso uno scarsissimo impianto di amplificazione del resto bastante in un posto dove gli amplificatori dovrebbero servire soltanto per degli annunci.
Della splendida musica di Prokofiev non giungeva quindi che uno sbiadito e pallido fantasma, mentre delle intenzioni dell’autore di promuovere la conoscenza della musica sinfonica e degli strumenti dell’orchestra non restava assolutamente niente: l’intento didattico ormai totalmente defunto, quello musicale e artistico inesistente.
Eppure lo spettacolo ha avuto successo, perché l’ignoranza non è contrastata da alcuna forma di coscienza o conoscenza, chi è uscito fuori dal Teatro, poiché si trattava di un pubblico inesperto e inconsapevole, è tornato a casa pensando che anche l’arte sia alla fin fine come tutte le banalità che vengono propinate in televisione, pertanto qualcosa di effimero, superficiale e alla fine inutile.

Le discutibili nuove strategie della Apple

Ieri ho installato l’aggiornamento iOS 4.0.1 sul mio iPhone 3G attraverso l’apposita procedura “ufficiale”, cioè con iTunes, collegando lo smartphone al mio iMac; con mio enorme disappunto, al riavvio del dispositivo, la SIM Vodafone sembrava del tutto inesistente. Ho provato a ripristinare l’iPhone, sempre attraverso le vie canoniche, e, terminata la procedura, ho avuto la conferma che la mia SIM era stata evidentemente danneggiata irreparabilmente.

Mi sono quindi messo a cercare sui siti e sui forum più autorevoli per vedere un po’ se la mia stessa esperienza fosse stata “patita” da qualcun altro e ho trovato una marea di lamentele di varie anomalie sofferte dagli utenti con questi nuovi aggiornamenti. Naturalmente ho aggiunto anche la mia voce, non tanto per ricevere consigli, dato che non c’erano grandi alternative a quanto ho fatto in seguito, ma semplicemente perché ritengo necessario che le lamentele arrivino agli altri utenti e infine alla casa produttrice così che si renda conto del vicolo cieco che ha imboccato.

Personalmente, negli ultimi anni, ho scelto e consigliato i prodotti Apple perché assolutamente affidabili sul piano lavorativo: io utilizzo i computer prevalentemente nel mio lavoro scolastico (grafica, video e web design) e in privato per la composizione musicale, perché se si ha a che fare con la concretizzazione delle proprie idee – soprattutto in tempi spesso ristretti – non si può perdere tempo dietro computer che hanno continuamente problemi da risolvere. Con la Apple è sempre stato un ottimo sodalizio: delle macchine che consentono di lavorare al meglio, senza sprechi inutili di tempo. Ma da quando è entrato in scena l’iPhone le cose a Cupertino sono cambiate: l’attenzione si è spostata dalla qualità dei prodotti alla necessità di battere la concorrenza su un terreno ovviamente nuovo e senza dubbio impervio.

Non c’è dubbio che l’iPhone sia uno smartphone innovativo, con caratteristiche uniche, prima fra tutte l’interfaccia e l’usabilità tipica dei prodotti di Cupertino, ma la Apple è evidente che viaggi a tappe forzate, sacrificando la cura dei prodotti in nome della necessità di sfornarli il più compatibilmente possibile con gli imperativi della borsa e del mercato.
La strada imboccata è quindi la stessa della concorrenza storica, la Microsoft: intanto si butta sul mercato qualcosa di altisonante, ancorché bacato, perché il marchio ha un trend significativo, riservandosi le correzioni a un secondo momento. Ciò purtroppo significa ricerca assoluta del guadagno a scapito dell’utente finale, che in genere però non è stupido, e anzi non lo è proprio quel target di utenza professionale che ha sempre scelto Apple per la sua affidabilità.

Così se un tempo l’iPod ha avuto un effetto volano per quanto riguarda la diffusione in ambiente consumer dei computer con la mela, mi sembra che oggi l’iPhone potrebbe avere un effetto boomerang, allontanando l’utenza professionale dalla Apple, la quale, se così fosse, potrebbe investire sempre meno nel settore pro, con buona pace di Logic (non a caso fermo già da un bel po’ di tempo), Final Cut e Mac Pro. Una brutta strada che lascerebbe orfani tanti utenti che troverebbero le loro piattaforme e i loro passati investimenti ormai in uno stato di patetica obsolescenza.

Il nuovo motto della Apple nell’era dell’iPhone: We are not perfect

E che la strada sia questa, purtroppo, lo confermano tanti indizi, non ultima la fretta di uscire con una nuova miracolosa versione dell’iPhone (iPhone 4G) che a quanto pare non funziona proprio e uno Steve Jobs costretto a venire alla ribalta per scusarsi e inventarsi scuse, per evitare che il titolo in borsa si affossi inesorabilmente, mentre prima ogni sua uscita era per mostrare novità effettivamente significative, ma evidentemente maturate con il giusto tempo.

l’iPhone 4 e parzialmente anche il nuovo iOS sembrano un grosso flop frutto della spropositata fretta di arrivare primi, ma soprattutto sembra sempre più l’abbandono di un’immagine e di un target che erano stati il successo dell’azienda e dei suoi gloriosi computer.

Intanto, dovendo fare i conti con questa nuova realtà, consiglio a tutti, prima di aggiornare l’iPhone, di fare un backup con iTunes e poi spegnere il dispositivo ed estrarne la SIM; poi far partire lo smartphone in modalità DFU premendo e mantenendo premuti contemporaneamente il pulsante home e quello di accensione e ripristinare il sistema dall’aggiornamento scaricato dal sito della Apple e non tramite iTunes. A procedura completata l’iPhone sarà praticamente come nuovo, pertanto si può procedere all’unbrick e poi al ripristino del backup.

Una riflessione sulla prima esecuzione della mia Preghiera III per organo

Andrea Amici: Tre Preghiere per organo op.7 (Ed. CIC/Evensong)

A.Amici: Tre Preghiere per organo op.7

In questo momento, dall’altro lato del mondo, qualcuno ha la possibilità di ascoltare la mia musica come io non l’ho mai ascoltata: è quanto sta accadendo adesso con la prima esecuzione della mia Preghiera III per organo “Veni Creator Spiritus” in Virginia, negli Stati Uniti.

Ringrazio il collega e caro amico M° Leonardo Ciampa per la commissione dei tre brani, per questa prima esecuzione e per aver portato in tournée negli Stati Uniti le mie Tre Preghiere per organo.

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