Andrea Amici

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My Favorite Morricone

My Favorite Morricone

Come un interprete prende in mano attraverso il suo strumento un brano musicale e con esso instaura un profondo intreccio tra la cultura e la sensibilità dell’autore e il proprio mondo interiore, così anche il compositore fa sue musiche altrui e le ricrea, utilizzando frammenti, rivestendo e travestendo, confrontandosi con un ideale diverso dal proprio, dando vita a qualcosa di nuovo che può variamente essere vicino o discostarsi dagli originali.

Andrea Amici

Nel programma di sala del mio concerto tematico del 29 settembre 2016 al Castello Ursino di Catania, intitolato “Scritture e Riscritture Sonore“, avevo sottolineato l’importanza che per me riveste la rivisitazione di musiche altrui, come modo di confrontarsi in maniera attiva con pensieri e procedimenti anche diametralmente opposti ai propri, un modo, dal punto di vista del compositore, di far propri i brani musicali di repertorio attraverso l’estensione di un procedimento affine a quello dell’interpretazione per gli strumentisti. È un affascinante viaggio all’interno dell’immaginazione altrui, un dialogo che si instaura con pagine, idee e strutture preesistenti, nella pratica dell’arrangiamento, del collage, dell’orchestrazione o adattamento per organici strumentali differenti.

La musica di Ennio Morricone, presente nell’immaginario collettivo per le sue splendide colonne sonore di enorme suggestione e capacità comunicativa, nasconde al suo interno una notevole complessità di struttura, pensiero e costruzione. Confrontarsi con essa naturalmente è estremamente interessante: si impone il massimo rispetto per le ricercate soluzioni dell’autore e anche per le aspettative del pubblico che ormai ne ha radicato l’inconfondibile “marchio”, ma al tempo stesso le possibilità di individuare sottili legami e sotterranee rispondenze tra i vari brani permette un’ampia possibilità di scelte per sottolineare con la tecnica del collage, o con soluzioni timbriche diverse, aspetti molto interessanti della produzione morriconiana.

Alle colonne sonore di Morricone ho dedicato tre medley, intitolati My Favorite Morricone (I – II – III). Del primo esistono più versioni che differiscono per l’organico strumentale di destinazione, mentre del terzo non è ancora disponibile una registrazione.

My Favorite Morricone I

Scritto nel 2013 per l’Orchestra MusiDOC, comprende in sequenza: Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano), Se telefonando, Visita al Cinema, Love theme (Nuovo Cinema Paradiso), Love Circle (Metti una sera a cena), The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)

My Favorite Morricone I
Dal concerto dell’Orchestra MusiDOC al Castello Ursino di Catania, 6 giugno 2013
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016
(Lydian Ensemble)
My Favorite Morricone I
Dal concerto “Notturno al Castello Ursino“, Catania 23 settembre 2017
(Lydian Ensemble)

My Favorite Morricone II

Scritto nel 2016 in occasione del concerto “Scritture e riscritture sonore” per il Lydian Ensemble, presenta: The Strength of the Righteous (The Untouchables) – C’era una volta il WestRicordare (Una pura formalità) – C’era una volta in AmericaThe Ecstasy of Gold

My Favorite Morricone II
Dal concerto “Scritture e Riscritture Sonore“, Catania 29 dicembre 2016

My Favorite Morricone III

Scritto nel 2019 comprende: Il Clan dei Siciliani, Death Theme (The Untouchables), Giù la testa, On Earth as it is on Heaven (The Mission).

Airlines

Anticipato, come di consueto, dalla disponibilità, durante i mesi scorsi, di alcune tracce in anteprima, esce per la Warner Classics Airlines, un pregevole album che vede la collaborazione fra Alexandre Desplat, rinomato autore di colonne sonore fra le quali (per citarne solo due, ma la lista potrebbe allungarsi a dismisura) La forma dell’acqua e Grand Hotel Budapest, entrambe premio Oscar rispettivamente nel 2014 e nel 2018, ed Emmanuel Pahud, flautista di primissimo ordine, acclamato solista, già primo flauto dei Berliner Philharmoniker.

L’album è dedicato interamente a musiche di Desplat, brani originali da concerto o adattamenti di colonne sonore, in versione per flauto e orchestra, con l’Orchestre National de France, diretta dallo stesso autore.

La copertina dell’album
La copertina dell’album

Quello con il flauto è naturalmente per Desplat un rapporto privilegiato: il compositore francese infatti, dopo aver iniziato lo studio del pianoforte e della tromba, si è dedicato proprio al flauto come suo strumento principale.

L’ascolto dell’album non poteva che aprirsi con una serie di tre brani da La forma dell’acqua (The Shape of Water), con cui si entra subito nel raffinato modo strumentale di Desplat: attorniati ora da rarefatti accompagnamenti dell’orchestra, ora da interventi più appassionati e coinvolgenti, si intrecciano quasi visivamente i due elementi protagonisti, il flauto, che sostituisce l’originale fischio prodotto dal compositore stesso nella registrazione della colonna sonora, e il bandoneon.

Segue Pelléas et Mélisande, sottotitolato dall’autore “Sinfonia Concertante per Flauto e Orchestra”, ispirata all’omonimo poema di Maurice Mæterlinck, brano in tre movimenti commissionato dall’Orchestre National des Pays de la Loire nel 2013.

In un’intervista del 15 maggio 2013 rilasciata a Eric Denut, per l’UMP Classical, Desplat descrive il percorso compositivo che lo ha condotto alla creazione di questo lavoro, la necessaria evoluzione nel linguaggio musicale dovuta alla totale differenza insita nella destinazione della musica da concerto rispetto a quella da film. L’autore infatti parla di differenze di spazio sonoro, di dinamica, ma anche – comprensibilmente – di modalità di conduzione del discorso musicale, più libero rispetto al legame all’immagine, ma con un’evidente necessità di un ancoraggio concreto a un elemento extra musicale (in questo caso il poema di Maeterlinck) che dia una tessitura sotterranea alla forma, pur in un maggiore e differente spazio di libertà.

I tre movimenti quindi hanno dei precisi riferimenti a idee e luoghi narrativi del poema, che – lo ricordiamo – è stato un punto di riferimento dell’estetica simbolista, talmente importante da divenire il libretto dell’omonima opera, capolavoro di Claude Debussy, continuando a ispirare con la sua carica enigmatica tanti altri compositori fra cui ad esempio Arnold Schönberg.

La caccia di Goulaud è la protagonista del primo movimento, quasi con un punto di vista dall’alto, come dice Desplat, una caccia che punta alla “reificazione” della donna, alla sua riconduzione allo stato di “cosa”. Dall’idea di violenza e brutalità di Goulaud nel primo movimento alla luce del secondo, al senso ritmico del terzo, il discorso musicale si articola con grande finezza soprattutto per quanto concerne il tessuto timbrico, caratteristica tipica del compositore francese, nella grande tradizione fra l’altro del suo Paese, e dà ampio spazio al virtuosismo del flauto, strumento che all’epoca della composizione fu, secondo le parole dell’autore, una scelta quasi obbligata: il “suo” strumento, che gli avrebbe permesso di scrivere per un vero protagonista.

Seguono, quindi, alcuni arrangiamenti per flauto e orchestra di altri brani tratti dalle colonne sonore di Desplat: Lust, Caution, dal film di Ang Lee, Girl with a Pearl Earring, del 2003, di Peter Webber, Birth, del 2004, per la regia di Jonathan Glazer; prima del brano conclusivo, il tema di Grand Hotel Budapest, con i suoi espliciti riferimenti all’universo di Nino Rota, autore al quale Desplat dice di essere particolarmente legato, l’album ospita la title track, Airlines, brano per solo flauto, già eseguito in prima assoluta il 6 dicembre 2018 proprio da Emmanuel Pahud alla Maison de la Radio di Parigi. L’attenzione del compositore è questa volta interamente dedicata allo strumento, all’indagine delle sue peculiarità, delle tecniche di emissione, dimostrazione non solo di pieno possesso della scrittura per il flauto, ma anche della capacità di mettere comunque a frutto di un immaginario più o meno astratto (in questo caso l’idea stessa dell’aria) la sapienza compositiva.

Dotato di abilità tecnica, gusto per il timbro, capacità di coniugare esigenze espressive, musicali e concettuali, e anche di inserirsi in maniera feconda nel lungo tragitto della storia della musica, con questo nuovo esempio discografico Desplat si conferma – se ancora ce ne fosse bisogno – come uno dei compositori di punta del panorama contemporaneo, non solo per quanto concerne la musica da film.

Westworld Scoring Competition 2020

Si è chiusa fra le polemiche la bella iniziativa della Spitfire Audio che ha dato la possibilità di realizzare la colonna sonora per una scena d’azione tratta dal quinto episodio della terza stagione di Westworld, la serie TV della HBO, diretta da Jonathan Nolan.

La scelta della giuria è stata molto contestata dal pubblico della rete, su tutti i social network, ma al di là dell’esito è rimasta la bella opportunità di confrontarsi in maniera concreta – e con una deadline effettiva – con un esempio importante tratto dall’universo in crescita delle serie TV.

Per chi non la conoscesse, Westworld è una serie TV ambientata nelle sue prime due stagioni in una sorta di “parco a tema” del futuro, nel quale (come dice il sottotitolo) “tutto è concesso”: i ricchi visitatori, pagando prezzi altissimi, possono concedersi qualunque tipo di avventura, in uno scenario western ricostruito dalla tecnologia e popolato da androidi programmati per subire ma mai far del male agli esseri umani. Gli androidi vengono di volta in volta resettati e riprogrammati per “vivere” in questo parco, finché, come nei più famosi Blade Runner o in esperimenti genetici simili a quelli narrati dal premio nobel Ishiguro, queste “creature” pian piano prendono coscienza di sé, fino a ribellarsi al “destino” per cui sono stati creati.

La scena da musicare è tratta, come accennavo in apertura, dal quinto episodio della terza stagione e non si svolge nel parco a tema, ormai distrutto; è una “chase scene”, un inseguimento, e il mio intento è stato quello di seguire e arricchire le immagini con la musica ma anche caratterizzare il tutto con dei contrasti, tra l’interno dell’auto e l’esterno, tra la figura femminile e quella maschile, con dei più o meno brevi frammenti motivici e tematici ricorrenti.

Westworld Scoring Competition 2020 – Music by: Andrea Amici

Il brano è stato realizzato con Logic Pro X e Dorico Pro.

Virtual instrument Libraries:
EastWest Composer Cloud:
» Hollywood Strings
» Hollywood Brass
» Hollywood Orchestral Woodwinds
» Hollywood Percussions
» Hollywood Harp
» Symphonic Orchestra Gold
» Pop Brass
» Stormdrum
» Ghostwriter
Vienna Symphonic Library:
» Epic Orchestra 2.0
» Big Bang Orchestra
Logic Pro X Sounds (bass, drums, Alchemy Synths)
Spitfire Audio LABS:
» Piano Granular
» Amplified Cello Quartet
» Tundra Atmos

Dyad - A Star Wars Medley

Dyad – A Star Wars Medley

Musica di John Williams
Arrangiamento e produzione con strumenti virtuali: Andrea Amici

Un medley su temi vecchi e nuovi tratti dalle colonne sonore di Star Wars, nato come uno studio sulla musica di John Williams.

I brani inclusi sono: “Parents” e “Farewell” da “The Rise of Skywalker”, “Rey’s Theme” da “The Force Awakens”, “Across the Stars” da “Attack of the Clones” e un frammento conclusivo dal tema principale dell’intera saga.

I pannelli, con vari adattamenti, sono accostati l’uno all’altro spesso attraverso dei ponti di raccordo “in stile”; poiché non di tutti i brani che ho scelto sono in possesso degli originali, ho trascritto alcuni pezzi della colonna sonora (quelli dell’ultimo film, “The Rise of Skywalker”), individuandone le parti principali e integrando ciò che dalla registrazione non è stato possibile ricavare cercando ovviamente di mantenere nella ri-orchestrazione le caratteristiche peculiari dell’inconfondibile scrittura del compositore.

Il video presenta lo screencast della partitura scritta in Dorico Pro 3, il software di notazione musicale della Steinberg, mentre la registrazione audio è realizzata in Logic Pro X con strumenti virtuali (principalmente appartenenti alla Composer Cloud della EastWest Sounds), a partire dall’esportazione MIDI dal software di notazione, integrata con parti “live”.

La grafica finale è realizzata da Elena Amici. Sul suo canale lo stesso medley è la colonna sonora del suo video “Two that are one: A Star Wars and Art Block Story” ➜ https://youtu.be/0i2Y8VFyMR0

MayThe4thBeWithYou2020

May the 4th be with you

Da un po’ di tempo mi sto dedicando alla realizzazione di un medley su temi tratti dalle colonne sonore di Star Wars; non è il primo che scrivo, perché ho già al mio attivo Ben’s Nightmare che più che un medley è in realtà un brano con una sua fisionomia più originale, basato su un trattamento libero e combinatorio di vari leitmotif di John Williams, nell’intento di dare vita a un mio personale pensiero sullo specchio interiore del nuovo protagonista maschile della saga fantascientifica, Kyle Ren, al secolo Ben Solo.

Il nuovo medley è invece uno studio sulle partiture di John Williams, delle quali ho preso alcune sezioni, affiancandole e creando dei ponti di raccordo “in stile”; poiché non di tutti i brani che ho scelto sono in possesso degli originali, ho trascritto alcuni pezzi della colonna sonora dell’ultimo film, The Rise of Skywalker, individuandone le parti principali e integrando ciò che dalla registrazione non è stato possibile ricavare cercando ovviamente di mantenere le caratteristiche peculiari dell’inconfondibile scrittura del compositore. Ne parlerò più approfonditamente quando il medley sarà pronto.

Uno dei brani che ho trascritto è Parents, che appare in un momento saliente del film, quando Rey, di fronte all’enorme potenza del rinato imperatore Palpatine, si vede ormai alla fine, ma soprattutto vede prossimo il definitivo tramonto della resistenza.

In occasione dello Star Wars Day di quest’anno ho proposto al pianoforte sui miei vari canali social alcuni spunti di questo brano.

Alexander Desplat vince l’Oscar con The Shape of Water

Una grande sfida agli Oscar 2018 nella sezione colonne sonore con, fra gli altri, tre grandi nomi a contendersi la prestigiosa statuetta: John Williams con Star Wars – The Last Jedi, Hans Zimmer con Dunkyrk e Alexander Desplat con The Shape of Water. A spuntarla è stato proprio quest’ultimo, che si aggiudica così il premio per l’introversa e densa partitura per il film di Guillermo Del Toro.

Alexander Desplat, premio Oscar 2018

Desplat, che ha dedicato il prestigioso riconoscimento in primis alla madre novantenne e allo stesso regista con il quale ha affermato di aver lavorato in perfetta sintonia, non è nuovo all’Oscar, avendone già vinto uno con Grand Hotel Budapest ed essendo stato anche in passato doppiamente nominato nel medesimo anno, caso appartenuto solo a John Williams.

La partitura, di grande finezza, ruota attorno ai poli fondamentali rappresentati dai temi dei due personaggi principali cui la musica dona quella “voce” che nessuno dei due ha fisicamente sulla scena. Da un lato il tema della donna delle pulizie caratterizzato dal fischio dello stesso Desplat, dall’altro quello della creatura anfibia tratteggiato dalla presenza del bandoneòn sudamericano, il tutto immerso in una qualità orchestrale e timbrica che lo stesso autore ha definito “organica” e con un andamento affine al movimento dell’acqua che è lo sfondo e il motivo conduttore di tutto il film.

L’ascolto è particolarmente avvincente e coinvolgente, e la musica è capace di imprimersi stabilmente nella memoria, pur non essendo ovvia; pagine di grande bellezza si susseguono veicolando emozioni profonde, soprattutto nei momenti di maggiore malinconia, dove Desplat con equilibrio riesce a evocare le atmosfere del più intimo Bernard Herrmann; il tutto in generale senza mai cedere alle mode armoniche e timbriche del momento, mantenendo sempre una tipica originalità che fa del compositore francese una via alternativa a tanta musica da film che ormai sembra sempre più indugiare sui luoghi comuni di strade sempre uguali.

Muore a 48 anni Jóhann Jóhannsson

Mentre in Italia imperversa la febbre dell’ultima serata del Festival di Sanremo e i social network, almeno dalle nostre parti, si saturano di immagini e pensieri canori e televisivi, proprio da Facebook, Twitter e Instagram ho appreso con grande sorpresa, verificando con scrupolo le fonti per non incappare nelle ormai più che frequenti fake news, che nella notte del 9 febbraio a Berlino, a soli 48 anni, è morto il compositore islandese Jóhann Jóhannsson, una delle voci più intense e interessanti della nuova via della musica colta che incrocia classica, avanguardia ed elettronica, affacciandosi, con molta originalità, anche alla musica da film, dove Jóhannsson fra l’altro ha vinto il Golden Globe per la colonna sonora de La teoria del tutto, distinguendosi poi anche per l’azzeccatissima ricerca sonora delle musiche per Arrival, film escluso dalla competizione per gli Oscar in quanto contiene, come brano iniziale e conclusivo, “On the Nature of Daylight” di Max Richter, altra voce autorevole di questa nuova tendenza che fa dell’apparente semplicità il suo punto di partenza.
Ho ascoltato spesso il suo Orphée, l’ultimo estremamente ricercato e interessante album uscito nel 2016 per Deutsche Grammophon, una riflessione musicale sul tema del cambiamento, vissuto dal compositore in prima persona nel trasferimento a Berlino assieme alla sua famiglia, sul denominatore comune dell’arte e della bellezza, un lavoro discografico denso di profonda spiritualità.

Una musica, quella di Jóhannsson, che gravita attorno alla concentrazione e al silenzio, fondendo nella strumentazione vecchio e nuovo, orchestra e strumenti classici con mai fini a se stesse elaborazioni elettroniche, sulla base di un ritorno alle funzioni elementari dell’armonia modale e tonale, sulla quale si sviluppano elementi melodici in lenta evoluzione.
Ci auguriamo, unendoci ai sentimenti di gratitudine, stima e amicizia espressi nel tweet della prestigiosa casa discografica tedesca Deutsche Grammophon, che la sua musica continui a sopravvivere ai fragori del caos della quotidianità e a toccare il cuore e la mente degli esseri umani di oggi e domani.

Composer's cameos

Quando il compositore diviene attore

Qualche sera fa la Rai ha riproposto un grande classico del cinema italiano d’autore, Ieri oggi domani, uno degli indiscussi capolavori di Vittorio De Sica, che in tre episodi “d’autore” offre, con un’alternanza di atmosfere contrastanti, altrettanti quadri dell’Italia del dopoguerra, affidati alla qualità incomparabile della coppia Mastroianni-Loren ma anche a tutto un contorno che, nelle mani del grande regista, crea un risultato di assoluta eccezione, premiato, fra l’altro, con l’Oscar come miglior film straniero.
La colonna sonora del film è firmata da Armando Trovajoli, uno dei grandi nomi della musica italiana e internazionale della seconda metà del Novecento.

Armando Trovajoli

Armando Trovajoli

Nel secondo episodio del film, Anna, la bella e ricca signora milanese (interpretata da Sofia Loren) che finge un’evasione dall’aridità del suo quotidiano attraverso un tentativo di intraprendere una relazione amorosa con un uomo di più modesta condizione sociale (Marcello Mastroianni), dopo un incidente stradale, che ne rivela agli occhi dell’amante la vera natura, viene aiutata da un suo “pari”, Giorgio Ferrario, altra espressione dell’alta ed efficiente borghesia milanese, che si trova casualmente a passare con la sua macchina di lusso sportiva e mette a disposizione della donna non solo la propria perizia tecnica ma anche la propria “valutazione” sul caso, offrendosi infine di riaccompagnarla a casa. Ad interpretare questo personaggio è proprio il compositore Armando Trovajoli, che si dimostra perfettamente all’altezza della situazione e a proprio agio nelle vesti di attore.

Il mondo del cinema non è affatto nuovo a questo tipo di espedienti, che impreziosiscono di particolari da intenditori prodotti già di per sé interessanti; registi, attori e personaggi famosi fanno la loro comparsa all’interno di pellicole alle quali in qualche maniera sono legati, fino a giungere al caso di Alfred Hitchcock il cui cameo è praticamente un appuntamento fisso di ogni suo film.

Più volte anche il compositore diviene attore: eccone alcuni esempi.

Bernard Herrmann interpreta se stesso nella magnifica sequenza del grande concerto d’occasione alla Royal Albert Hall, come direttore d’orchestra della splendida Storm Clouds Cantata di Arthur Benjamin ne L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock, con uno strepitoso risultato drammatico; le inquadrature del regista mettono in grande rilievo non solo la perfetta corrispondenza delle trame musicali con l’incombente senso di pericolo e di angoscia vissuto dalla protagonista, ma anche valorizzano la figura del direttore d’orchestra che con grandissima professionalità porta avanti con grande perizia tecnica la compagine sinfonico-corale.

Bernard Herrmann

Bernard Herrmann direttore d’orchestra ne L’uomo che sapeva troppo di Hitchcock

Un altro grande successo dei primi anni Cinquanta, Come sposare un milionario, interpretato dalle tre stelle del momento Betty Grable, Marilyn Monroe e Lauren Bacall, inizia con una sequenza musicale che ha come protagonista la 20th Century Fox Orchestra diretta da Alfred Newman, la pluripremiata icona dell’età dell’oro della musica da film, compositore anche dell’efficace colonna sonora della commedia. La sequenza, che non ha alcun legame con la trama del film, ha lo scopo di enfatizzare il nuovo standard del Cinemascope con formato widescreen e suono stereofonico.

Alfred Newman - How to marry a millionaire

Alfred Newman dirige l’orchestra nella sequenza iniziale di Come sposare un milionario

Nel recente Tomorrowland – Il mondo di domani è Michael Giacchino che appare nelle vesti di un operatore dell’attrazione “Small World“. Il compositore, fra l’altro, è presente più volte nascosto fra i personaggi e le comparse di film: è uno stormtrooper in Star Wars Il Risveglio della Forza ed è anche la voce di un reporter in Ratatouille.

Michael Giacchino in Tomorrowland

Michael Giacchino in Tomorrowland

Ma un caso realmente eccentrico è la presenza di Howard Shore nelle vesti del direttore dell’orchestra del teatro newyorchese da cui scappa King Kong, nell’omonimo film del 2005. Un vero e proprio paradosso, dal momento che la partitura di Howard Shore fu respinta dalla produzione del film e rimpiazzata dalla nuova scritta da James Newton-Howard, nonostante la partitura fosse pressoché completa. La scena era stata evidentemente già girata prima che la decisione sulla colonna sonora fosse presa e per ovvie ragioni non poteva essere più sostituita, così la presenza di Shore aleggia su questa non del tutto chiara vicenda del rifiuto della partitura.

Howard Shore direttore d'orchestra in King Kong del 2005

Howard Shore direttore d’orchestra in King Kong del 2005

E sono veramente tantissimi i compositori che spuntano qua e là fra i fotogrammi dei loro film: Jerry Goldsmith in Gremlins del 1984, James Horner di passaggio fra l’equipaggio dell’Enterprise in Star Trek II – L’ira di Khan, David Newman che impersona un poliziotto intento a puntare la sua pistola in The Runestone e il grande Miklós Rózsa nel ruolo di direttore d’orchestra in Vita privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder.

James Horner in Star Trek II

James Horner in Star Trek II

Vi viene in mente qualche altro esempio? Segnalatemelo nei commenti o attraverso la pagina Facebook di Musica & Multimedia…

Andrea Amici

3 agosto 2017

Music ‘n’ Movies – Itinerari di Musica da Film

Music ‘n’ Movies è un viaggio attraverso alcune fra le più belle pagine composte per il cinema, disposte in ampi collage musicali: da Morricone a John Williams, due fra i più grandi compositori di tutti i tempi, a Miklós Rózsa e Bernard Herrmann, autori dell’età dell’oro delle colonne sonore di Hollywood, inscindibilmente legati al genio di Alfred Hitchcock, facendo tappa fra le note di un famosissimo musical di Richard Rodgers.

Come omaggio alla scuola che ospita il concerto viene proposta anche una selezione dalla colonna sonora composta da Andrea Amici per il cortometraggio “Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra”, realizzato e prodotto dalla Pestalozzi in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania, e presentato a EXPO 2015.

logo-lydian

Lydian Ensemble: Rosa Alba Nicolosi (violino I.), Marianatalia Ruscica (violino II.), Rosaria Milici (viola), Stefania Puccia (violoncello), Patrizia Privitera (contrabbasso), Annalisa Mangano (pianoforte), Domenico Testaì (flauto), Davide Sciacca (chitarra)

Andrea Amici: arrangiamenti e direzione

Auditorium Viale Nitta, Istituto Omnicomprensivo Pestalozzi, Lunedì 29 maggio 2017 – ore 18,00

Realizzato dall’Istituto Omnicomprensivo Pestalozzi in collaborazione con il Centro Culturale e Teatrale “Magma” (Catania)

Programma

  1. The Sound of Music – Fantasia sul musical di Richard Rodgers
    Intro (Overture) – The Sound of Music – Do-Re-Mi – My Favorite Things – Something Good – Sixteen going on seventeen – Climb ev’ry mountain
  2. My Favorite Morricone I – Medley su temi di Ennio Morricone Playing Love (La leggenda del pianista sull’oceano) – Se telefonandoVisita al Cinema – Love Theme (Nuovo Cinema Paradiso) – Love Circle (Metti una sera a cena) – The Legend of the Pianist (La leggenda del pianista sull’oceano)
  3. Andrea Amici: “Miniature” dalla colonna sonora del cortometraggio “Alle pendici dell’Etna il paradosso si integra
    Karol e Mario – II. Smartphone Music – III. Il fiore di carta – IV. Una cucina e vecchi ricordi – V. Un ristorante o un terrazzo – VI. La festa fra i tetti – VII. Coda
  4. Alfred Hitchcock Presents – A musical tribute to Alfred Hitchcock and “his” composers
    Alfred Hitchcock Presents / The Alfred Hitchcock Hour (C. Gounod: Marche funèbre d’une marionette), B. Herrmann: North by Northwest – Prelude, B. Herrmann: Vertigo – Scene d’amour, B. Herrmann: Psycho, M. Rózsa: Spellbound
  5. My Favorite Morricone II – Medley su temi di Ennio Morricone
    The Strenght of the Righteous (The Untouchables) – C’era una volta il WestRicordare (Una pura formalità) – C’era una volta in AmericaThe Ecstasy of Gold
  6. A John Williams Suite
    Theme from “Sabrina” – “Raiders March” from “Indiana Jones” – “Imperial March” from “Star Wars” – “Hedwig’s Theme” from “Harry Potter” – Theme from Schindler’s List – “Flying Theme” from “E.T.”

 

locandina-concerto-29-maggio-2017

I musicisti

Rosa Alba Nicolosi – violino. Inizia gli studi di violino presso la scuola media “G. Leopardi” di Catania, quale alunna dei corsi sperimentali di strumento musicale e nel 2000 consegue brillantemente il Diploma di violino presso l’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania. In seguito partecipa a numerosi corsi e seminari di perfezionamento musicale tenuti da illustri maestri (S. Pagliani, G. Münch, S. Girshenko, G. Franzetti, P. Berman, C. Mondini, M. Serino). Ha collaborato con varie orchestre ed enti. All’attività concertistica affianca l’approfondimento della didattica musicale e strumentale; ha conseguito il Diploma di Didattica della Musica con il massimo dei voti, quello di Insegnante di Educazione Audiopercettiva, il Diploma Accademico di secondo livello in Discipline musicali e il Diploma Accademico di secondo livello abilitante in strumento musicale.  Attualmente cura il perfezionamento strumentale con il M° Aldo Traverso. Dal 2007 insegna violino presso le scuole medie ad indirizzo musicale; è docente di ruolo presso l’Istituto Omnicomprensivo “Pestalozzi” di Catania.

Marianatalia Ruscica – violino. Dopo aver conseguito brillantemente il diploma in violino presso l’ISSM “V. Bellini” di Catania, ottiene a pieni voti la laurea specialistica ad indirizzo didattico per la formazione dei docenti nella classe di concorso di violino presso il medesimo Istituto e l’abilitazione all’insegnamento strumentale. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali ed internazionali di esecuzione musicale, si esibisce regolarmente in formazioni cameristiche e in orchestra in Italia e all’estero. Dal 2014, come violinista del “Ten Strings Duo” in collaborazione con il chitarrista Davide Sciacca, effettua tournée nel Regno Unito, dove si è esibita nel 2016 in presenza di sua Maestà la Regina Elisabetta II e altri membri della Famiglia Reale presso la “Parish and Chratie Church” di Chratie. Attualmente è docente di strumento musicale presso l’Istituto Comprensivo Statale “Verga” di Viagrande (CT).

Rosaria Milici – viola. Palermitana, dopo aver conseguito il diploma di Violino nel 1993 al Conservatorio “V. Bellini “della città natale, si è perfezionata sotto la guida dei maestri Monch, Prencipe, Matacena. Ha intrapreso una intensa attività concertistica collaborando con le principali associazioni musicali siciliane (Ass. musicale Amici della musica; Orchestra da camera Gli Armonici, Ass. musicale Etnea, i nuovi cameristi, Ass. siracusana amici della Musica, orchestra da camera Stesichoros, Ente luglio trapanese, EA orchestra Sinfonica siciliana,EAR Teatro V. Bellini di Catania, Ente Teatro lirico P. da Palestrina di Cagliari, esibendosi anche in qualità di violista. Ha inciso per la Amadeus, Classica, Stradivarius. Dal 1997 riveste il ruolo di docente di violino nella scuola media ad indirizzo musicale. 

Stefania Puccia – violoncello. Nata a Catania nel 1990, ha intrapreso all’età di otto anni lo studio del violoncello diplomandosi nel 2012 con il massimo dei voti. Si è perfezionata con i maestri Rocco Filippini, Giovanni Gnocchi, Umberto Clerici. Svolge attività concertistica in diverse formazioni orchestrali e da camera.

 Patrizia Privitera – contrabbasso. Nata a Catania, si è diplomata in contrabbasso presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della stessa città sotto la guida del  M° E. Tosto, ha proseguito gli studi con il M° S. Nicotra. Ha suonato con varie compagini orchestrali e in varie stagioni lirico-sinfoniche, spesso come primo strumento. Si è esibita con solisti e direttori di fama internazionale. Ha seguito vari corsi di perfezionamento e seminari tra quelli con il M° Sergej Girschenko e il M° F. Petracchi. Ha inciso per la Classico di Copenaghen composizioni di rara esecuzione di V. Bellini e di G. Geremia cantate da Katia Ricciarelli e Salvatore Fisichella. È attualmente docente di ruolo presso la scuola secondaria di primo grado.

 Annalisa Mangano – pianoforte. Nata a Catania, si è diplomata nel 1994 a pieni voti presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” della sua città sotto la guida del M° Cristina Zago. Alla sua formazione hanno contribuito insigni docenti. È vincitrice di oltre 30 concorsi nazionali ed internazionali. Ha effettuato tournée all’estero e inciso per la BMG. Nel 2008 ha conseguito la laurea di II livello in Discipline Musicali presso l’Istituto di Alta Formazione Artistica “V. Bellini” di Catania con 110/110 e lode. È stata maestro collaboratore per varie produzioni operistiche e svolge attività concertistica da solista e in varie formazioni cameristiche. È docente di pianoforte presso l’Istituto Onnicomprensivo ad indirizzo musicale “Pestalozzi” di Catania.

Domenico Testaì – flauto. Inizia i suoi studi nella scuola ad indirizzo musicale, si è diplomato brillantemente nel 2002, nel 2009 si abilita all’insegnamento nella classe di concorso AG77 e successivamente si specializza in discipline musicali nel ramo esecutivo-compositivo. Allievo del M° Salvatore Vella, ha partecipato a varie Masterclass, da effettivo, con diversi docenti. Svolge attività concertistica nella musica da camera, da solista, con orchestre e ha partecipato a registrazioni di CD e DVD. Vincitore di numerosi concorsi, ha collaborato con vari enti e teatri. È docente di flauto presso l’I.C. Vittorino da Feltre dove dirige l’orchestra della scuola e cura gli arrangiamenti.

 Davide Sciacca – chitarra. È docente di Chitarra e Intavolature presso l’Istituto Musicale V. Bellini di Caltanissetta e l’Istituto Onnicomprensivo “Musco” di Catania. Ha ottenuto successi di pubblico e critica durante svariati tour nel Regno Unito nei quali si è esibito presso la BBC Radio, Sale prestigiose, Teatri, Chiese e, nell’agosto 2016, ha avuto l’onore, assieme alla violinista Marianatalia Ruscica, di suonare in presenza di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, il Principe di Galles Carlo e gli altri membri della Famiglia Reale Britannica.

Ennio Morricone Oscar per la miglior colonna sonora

Finalmente Ennio Morricone conquista il suo primo Oscar per la miglior colonna sonora, con la partitura scritta per il film di Quentin Tarantino “The Hateful Eight“, dopo cinque nomination e una statuetta alla carriera del 2007.

Un riconoscimento meritatissimo, non solo per lo spessore del compositore, ma anche per l’eccellente lavoro in questione, una colonna sonora di fortissimo impatto emotivo, oscura nelle tinte timbriche e nelle atmosfere, dall’eccellente orchestrazione, con nessuna concessione alle “mode” del momento, anzi con punte di sperimentalismo in perfetto stile “morriconiano”.

Il compositore, visibilmente commosso, ha ritirato la prestigiosa statuetta dalle mani di Quincy Jones, quindi ha tenuto il suo breve discorso di ringraziamento in italiano, tradotto dal figlio che lo ha accompagnato, salutando anche il grande “stimato” collega John Williams (vicino al quale era seduto in sala), e ha dedicato il suo premio alla moglie che lo ha seguito in tutti questi anni.

Ennio Morricone e John Williams alla cerimonia degli Oscar

Nei video che seguono, la registrazione di due brani di grande respiro sinfonico per la colonna sonora del film di Tarantino (che appare in qualche inquadratura visibilmente soddisfatto di aver “fatto centro” riuscendo a coinvolgere il Maestro), che dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, l’impareggiabile qualità e complessità della scrittura orchestrale di Ennio Morricone.

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