Andrea Amici

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L’hai tu sognato

L’hai tu sognato”, per soprano e chitarra, è stato composto nel mese di agosto del 2021. Il testo è tratto dal volume commemorativo “Omaggio a Bellini nel primo centenario della nascita”, edito a cura del Circolo Bellini di Catania nel 1901, lo stesso che contiene anche “Omaggio a Bellini” di Nino Martoglio, utilizzato per l’omonimo brano per voce recitante e chitarra, con il quale “L’hai tu sognato” forma un ideale dittico.

I versi, dedicati alla memoria del Cigno catanese, sono un sonetto scritto da Lina Sanfilippo Castorina, caratterizzati da un’atmosfera onirica e sospesa, ricreata nel linguaggio musicale che procede per frammenti episodici, quasi immagini indefinite che si susseguono per analogie segrete.

L’hai tu sognato” è stato eseguito in prima assoluta dal soprano Gonca Dogan e dal chitarrista Davide Sciacca, dedicatari del brano, alla chiesa di S. Biagio – S. Agata alla Fornace di Catania, il 20 settembre 2021.

Gonca Dogan, Davide Sciacca e Andrea Amici, alla prima esecuzione assoluta di “L’hai tu sognato”

“L’hai tu sognato” – prima esecuzione assoluta

Il soprano Gonca Dogan e il chitarrista Davide Sciacca hanno presentato in prima assoluta “L’hai tu sognato“, di Andrea Amici, brano a loro dedicato, a Catania, nella chiesa di S. Biagio – S. Agata alla Fornace, il 20 settembre 2021.

Composto su versi di Lina Sanfilippo Castorina tratti da un volume commemorativo del primo centenario della nascita di Vincenzo Bellini del 1901, “L’hai tu sognato” è caratterizzato da un’atmosfera onirica e sospesa, con un linguaggio musicale che procede per frammenti episodici, quasi immagini indefinite, accostate per analogie segrete.

Il programma del concerto, organizzato dalla SCAM – Società Catanese Amici della Musica, si è mosso all’interno di un interessante accostamento tra i nomi di Schubert e Bellini, proponendo del primo il repertorio liederistico e del secondo quello delle arie da camera e operistiche, alla ricerca di denominatori comuni pur nella varietà stilistica e di linguaggio.

Alle fantasie operistiche su temi di Bellini sono stati dedicati gli interventi solistici di Davide Sciacca, repertorio sul quale il chitarrista conduce in questi anni una appassionata attività di ricerca e rivalutazione di pagine per lo più sconosciute al pubblico delle sole da concerto.

Sulla medesima lunghezza d’onda si è collocata anche l’esecuzione di “Bellini in the USA” di Andrea Amici, con il fantasioso accostamento tra la belliniana “Casta Diva” e la musica popolare statunitense di ascendenze italiane.

Amor che ne la mente mi ragiona

Florilegio dantesco in undici parti, per voce recitante, tenore, flauto, chitarra e pianoforte (2021 #Dante700)

Nel secondo canto del Purgatorio un’anima si fa incontro a Dante per abbracciarlo: è Casella, musico e cantore toscano; Dante si intrattiene con lui, quindi prega l’amico di cantargli qualcosa, come sollievo e consolazione per il lungo viaggio sostenuto. Casella intona “Amor che ne la mente mi ragiona”, la seconda delle tre canzoni commentate nel Convivio, citata anche nel De Vulgari Eloquentia e presente con altre rime di Dante in autorevoli codici.

Già un unico verso di Dante è capace di creare una singolare suggestione, mettendo in relazione, con una rara capacità di sintesi concettuale, l’amore, la donna e l’intelletto, un intreccio di sconfinata profondità nel pensiero del Sommo Poeta, fra allegorie, esperienze biografiche, letteralismi e polivalenze interpretative. Ho scelto quindi proprio questo verso come titolo di un mio percorso che associa per frammenti, come in un florilegio, in via del tutto analogica, vari testi del poeta, tutti in qualche modo focalizzati sui temi della donna e dell’amore, in una prospettiva che dalla dimensione terrena via via conduce verso quella dell’eternità.

L’intero percorso musicale si apre nel segno e nella dimensione della memoria, con il celebre incipit della Vita Nuova, (1.Introduzione – In quella parte del libro della mia memoria2.Incipit Vita Nova) una delle metafore dantesche più suggestive; la memoria è un elemento che poi sotterraneamente attraverserà tutta la composizione, soprattutto nel rapporto tra il testo e le varie scelte del linguaggio musicale.

Una “rubrica”, collocata all’interno del “libro della memoria”, con all’interno delle parole, segni che rimandano alla vita, al cosmo, incontenibili se non forse solo nella loro apparenza. Di queste parole si prova almeno a realizzare una summa; così è anche il foglio bianco, l’inizio di un brano musicale che parte dal silenzio, affiorando, per segni spesso incomprensibili, dalla memoria.

Da qui prende quindi vita la riflessione sull’amore, troppo spesso liquidato, in Dante, come sola allegoria, mentre è in realtà una dimensione che oltrepassa – inglobandola – la dimensione umana, con le sue luci e anche con le sue ombre, perché parte di un unicum che sarà possibile intravedere, ma non descrivere, solo alla fine dell’intero percorso.

L’amore è intimamente connesso all’inizio con la figura femminile, prima fra tutte Beatrice, elemento umano e allegorico contemporaneamente, dalla sua prima apparizione (3.Apparizione) e dal primo incontro con il poeta (4.Primo saluto – Qualcosa oltre), fino alla visione nel sonno che turba (5.Visione – El Tango), con un vero e proprio corto circuito lessicale tra il testo dantesco e la riproposizione della mia precedente composizione El Tango ispirata originariamente all’omonima poesia di Borges; è anticipazione del dissidio fra amore terreno e amore ultramondano che sarà tipico della successiva esperienza petrarchesca, un dissidio che precipita nello smarrimento della selva oscura (6.Nel mezzo del cammin di nostra vita). Di qui è un discendere (7.Discesa) verso la dimensione più oscura dell’amore, che si lega alla morte, come nel celebre episodio di Paolo e Francesca, dal Quinto Canto dell’Inferno (8.Amor, ch’al cor gentil).

Da un momento di meditazione e ripiegamento (9.Era venuta ne la mente mia) prende l’avvio un movimento di ascesa, di continua trasfigurazione, con uno dei testi poeticamente e teologicamente più alti di Dante (10.Vergine Madre), rivolti alla perfezione della figura femminile, perfezione dell’amore, della creaturalità nobilitata al massimo dall’incastonarsi nella volontà divina, per giungere alla celebre visione conclusiva di Dio (11.Finale – L’Amor che move il sole e l’altre stelle).

Di fronte all’ultima geniale sintesi poetica della Commedia, dove l’inesprimibile a parole diviene ancor più inesprimibile in musica, rimane possibile solo un appianarsi del conflitto, della tensione attraversata semanticamente nelle sezioni precedenti, nel recupero di un supremo ordine del linguaggio musicale.

Prima esecuzione: Villa Patti, Caltagirone (CT), 5 settembre 2021, nell’ambito del concerto “L’amoroso canto”, un progetto di Concetta Pepe e Nicolò Maccavino.

Voce recitante: Sonny Rizzo e Daniela Vicino; flauto: Stefano Cappello; chitarra: Davide Sciacca; tenore: Riccardo Palazzo; pianoforte: Sergio Tornatore.

La locandina della prima esecuzione
Omaggio a Bellini

Omaggio a Bellini in prima assoluta alla settima rassegna di poesia e musica siciliana

Sabato 31 luglio 2021 al Palmento Arena di Ragalna (CT), nell’ambito della Settima Rassegna di poesia e musica siciliana dedicata a Nino Martoglio nel 100º anniversario della sua scomparsa, viene eseguito in prima assoluta “Omaggio a Bellini” per voce recitante e chitarra, musica di Andrea Amici su testo di Nino Martoglio, un altro tassello della collaborazione con il chitarrista Davide Sciacca, che presenterà il brano assieme a Loredana Marino.

Settima Rassegna di poesia e musica siciliana

Tutte le info sul brano alla pagina Omaggio a Bellini nel centenario di Nino Martoglio

Ymir

Questo brano per coro e orchestra è un viaggio fra le nebbie e le brume dei miti del nord, in un “non luogo” dove abita solo il tempo e un gigante, Ymir, primo fra tutti gli esseri viventi, saggio ma anche malvagio, ricopre tutta la terra.
Da lui sono generati la razza dei giganti, un uomo, una donna e un figlio con sei teste, mentre una mucca, dalla quale Ymir aveva avuto il nutrimento, trae dal ghiaccio Búri (“il generante”), da quale nacque un figlio identico al padre, Borr (“il generato”), che a sua volta ebbe tre figli dalla moglie Bestla figlia del gigante Bölþorn: Odino, Vìli e Vé. I tre uccisero Ymir e nel suo sangue affogarono tutti i giganti che da lui erano discesi, tranne Bergelmir che riuscì a fuggire con sua moglie dando origine alle stirpi dei giganti di ghiaccio.
Dal corpo di Ymir Odino e i suoi fratelli crearono la terra degli uomini.

Ymir è anche il nome dell’ultimo strumento virtuale (un coro di voci bianche) della serie Big Bang Orchestra della Vienna Symphonic Library, serie ispirata nella nomenclatura dall’astronomia: Ymir è infatti uno dei satelliti del pianeta Saturno.
Nato quindi inizialmente come semplice test di questa pregevole libreria, il brano si è poi evoluto e ingrandito alla lettura della mitologia norrena che in vario modo ha ispirato l’atmosfera generale e i vari episodi.

Orchestrazione virtuale e produzione audio: Andrea Amici

Strumenti virtuali:
Vienna Symphonic Library #VSL
» Big Bang Orchestra:
Solaris & Neptune (Woodwinds), Zodiac (Strings and Brass), Jupiter (Horns), Kopernikus (Trumpets), Hercules & Izar (Low Brass), Fornax (Percussions), Ymir (Children’s Choir), Ganymede (Choir), Regulus (Strings), Andromeda, Black Eye and Capricorn (Full Orchestra).
» Synchron Strings Pro
» Synchronized Woodwinds
» Synchronized Special Edition

Software:
» Steinberg Cubase Pro 11 – Dorico Pro 3.5 (DAW – Notation)
» VSL Vienna Ensemble Pro (Sound Host)
» Final Cut Pro X (Video production)

Qualcosa oltre

Il 7 agosto 2020 è andato in scena al Castello Ursino di Catania “Storia di una capinera”, uno spettacolo ideato e interpretato dall’attrice Ornella Giusto, basato sulle letture di stralci dell’omonimo romanzo di Giovanni Verga.

Storia di una capinera
La locandina dello spettacolo

L’attrice si è avvalsa della presenza sul palco della ballerina Olga Stornello e del chitarrista Davide Sciacca che ha interpretato anche in prima esecuzione assoluta Qualcosa oltre, brano per chitarra solista scritto da Andrea Amici espressamente per questo spettacolo.

Un momento dello spettacolo
(Foto Gattopino Ph)

Il pezzo è ispirato alla lettura dell’introduzione del romanzo verghiano, all’immagine della capinera chiusa in gabbia, morta perché “soffriva qualche cosa oltre la fame e la sete”.

Qualcosa oltre

La Seconda Preghiera per organo alla Methuen Memorial Music Hall

L’8 luglio 2020 Leonardo Ciampa ha brillantemente eseguito la Preghiera per organo n. 2 “Sub tuum praesidium confugimus” in un concerto tematico dedicato alla musica per organo italiana alla Methuen Memorial Music Hall, nello stato del Massachusetts (USA).

Andrea Amici: Preghiera per organo n.2 - Leonardo Ciampa - Methuen Memorial Music Hall - Fai clic per aprire il video.
Clic sull’immagine o sul link per ascoltare il brano (link esterno su YouTube)

L’interpretazione di Leonardo Ciampa della mia “Preghiera n.2 – Sub tuum praesidium confugimus” (scritta per lui nel 2008) offerta in questo concerto è di assoluta perfezione e da considerarsi “di riferimento”. Leonardo è riuscito ad andare al cuore della spiritualità del mio brano, esprimendo, grazie anche allo splendore timbrico di questo strumento, ogni più piccola sfumatura, tra suono e silenzio. Grazie per questa incomparabile emozione e grazie allo staff della Methuen Memorial Music Hall per l’ottima ripresa audio e video.

Andrea Amici

And hearing the new, modern works by Amici, di Tullio, Yon, and Ciampa offers even more unexpected delights—it’s heartening to know that composers are still writing solid music for the organ, clearly a heritage that dates back centuries, as shown in this recital.

Max Derrickson (Arts Editor)

Westworld Scoring Competition 2020

Si è chiusa fra le polemiche la bella iniziativa della Spitfire Audio che ha dato la possibilità di realizzare la colonna sonora per una scena d’azione tratta dal quinto episodio della terza stagione di Westworld, la serie TV della HBO, diretta da Jonathan Nolan.

La scelta della giuria è stata molto contestata dal pubblico della rete, su tutti i social network, ma al di là dell’esito è rimasta la bella opportunità di confrontarsi in maniera concreta – e con una deadline effettiva – con un esempio importante tratto dall’universo in crescita delle serie TV.

Per chi non la conoscesse, Westworld è una serie TV ambientata nelle sue prime due stagioni in una sorta di “parco a tema” del futuro, nel quale (come dice il sottotitolo) “tutto è concesso”: i ricchi visitatori, pagando prezzi altissimi, possono concedersi qualunque tipo di avventura, in uno scenario western ricostruito dalla tecnologia e popolato da androidi programmati per subire ma mai far del male agli esseri umani. Gli androidi vengono di volta in volta resettati e riprogrammati per “vivere” in questo parco, finché, come nei più famosi Blade Runner o in esperimenti genetici simili a quelli narrati dal premio nobel Ishiguro, queste “creature” pian piano prendono coscienza di sé, fino a ribellarsi al “destino” per cui sono stati creati.

La scena da musicare è tratta, come accennavo in apertura, dal quinto episodio della terza stagione e non si svolge nel parco a tema, ormai distrutto; è una “chase scene”, un inseguimento, e il mio intento è stato quello di seguire e arricchire le immagini con la musica ma anche caratterizzare il tutto con dei contrasti, tra l’interno dell’auto e l’esterno, tra la figura femminile e quella maschile, con dei più o meno brevi frammenti motivici e tematici ricorrenti.

Westworld Scoring Competition 2020 – Music by: Andrea Amici

Il brano è stato realizzato con Logic Pro X e Dorico Pro.

Virtual instrument Libraries:
EastWest Composer Cloud:
» Hollywood Strings
» Hollywood Brass
» Hollywood Orchestral Woodwinds
» Hollywood Percussions
» Hollywood Harp
» Symphonic Orchestra Gold
» Pop Brass
» Stormdrum
» Ghostwriter
Vienna Symphonic Library:
» Epic Orchestra 2.0
» Big Bang Orchestra
Logic Pro X Sounds (bass, drums, Alchemy Synths)
Spitfire Audio LABS:
» Piano Granular
» Amplified Cello Quartet
» Tundra Atmos

El Tango

El Tango

Andrea Amici: “El Tango” a Palazzo Beneventano (Lentini, Siracusa, aprile 2019)

Quando nel settembre del 2017 il flautista Domenico Testaì e il chitarrista Davide Sciacca mi chiesero di scrivere per loro un tango, istintivamente accettai la proposta, senza avere in mente un’idea precisa di quale potesse essere il risvolto di una simile sfida.

Il loro interessante progetto che mi illustrarono durante il nostro incontro era quello di dedicare una serie di concerti e una album al “tango d’autore”, senza rivolgersi, però, al repertorio esistente, né tanto meno a Piazzolla o ai suoi epigoni, ma ad autori contemporanei, fra i quali anche il sottoscritto, che componessero per loro dei brani nuovi. Il progetto si è poi realmente concretizzato in un CD, edito dalla Da Vinci Publishing, nel quale è presente il mio brano che fra l’altro dà il titolo all’intero album.

Dovendo scrivere, quindi, espressamente qualcosa di “nuovo” – e per me anche di insolito – sono andato alla ricerca di uno stimolo extramusicale, che potesse in qualche modo farmi da battistrada per questo lavoro, trovandolo nella lirica “El Tango”, del poeta argentino Jorge Luis Borges.

Mi sono quindi immerso nelle sollecitazioni di questi versi ma anche nella visione del poeta di Buenos Aires, che amava il tango delle origini, quello che prende vita “en polvorientos callejones / de tierra o en perdidas poblaciones” (“in polverose strade sterrate o in sperdute contrade”), o nei vicoli oscuri dove i personaggi sono “la dura sombra de aquel que era una sombra oscura” (“la dura ombra di quella che era un’ombra oscura”), ma soprattutto in riferimento a un tempo che travolge e perde nel fango, di cui sola memoria vivente diviene, appunto, il tango (“esos muertos viven en el tango” – “quei morti vivono nel tango”).

El Tango”, quindi, come luogo della memoria (“En los acordes hay antiguas cosas” – “Negli accordi ci sono antiche cose”), che diventa nel brano memoria di strutture armoniche che vagano, a volte seguendo delle funzioni, a volte prive di esse, o di ritmi stilizzati, ma anche come “una diavoleria che sfida il tempo” (“Esa ráfaga, el tango, esa diablura, los atareados años desafía”), che “crea un buio passato irreale che in qualche modo è certo, un ricordo che non può esser distrutto lottando, in un cantone del suburbio” (“El tango crea un turbio / pasado irreal que de algún modo es cierto, / un recuerdo imposible de haber muerto /peleando, en una esquina del suburbio”), in percorsi ideali che intrecciano, nel mio “Tango”, frasi musicali, in dialogo tra i due strumenti, con un andamento spesso asimmetrico e spezzato, nel tentativo di rivivere una tradizione “lontana”, nel comune spazio del ricordo e della nostalgia, che non hanno differenze di latitudini o longitudini, comuni dimensioni umane di ogni tempo e di ogni luogo.

… l’immagine più debole di un suono…

l’immagine più debole di un suono” è il verso posto al centro della poesia “La terra impareggiabile” di Salvatore Quasimodo ed è un piccolo capolavoro di analogia, sinestesia, capacità evocativa e purezza di suono.

La suggestione di queste parole, unita al senso profondo sotteso all’intera lirica, al comune legame con la Sicilia nella sua valenza non reale ma mitica, e più in generale una meditazione sul senso di lontananza e di nostalgia sono la fonte di ispirazione di questo brano scritto nel 2017 per chitarra ed elettronica con la presenza, dal vivo ad libitum, anche del violino, presentato in prima esecuzione assoluta al Castello Ursino di Catania il 9 luglio dello stesso anno, con Davide Sciacca alla chitarra, Marianatalia Ruscica al violino e l’autore alla parte elettronica.

L’idea esecutiva alla base di questo brano riprende la prassi della musica per strumento e nastro magnetico, dove quest’ultimo è sostituito da un file audio creato al computer manipolando varie componenti sonore, che scorre mentre il solista, in archi temporali ben definiti, suona una parte dal vivo; in vari momenti la musica suonata in questo caso dalla chitarra e dal violino passa attraverso il computer e viene processata con effetti particolari, anche se non in maniera invasiva.

Il materiale armonico e melodico di base è lo stesso del Quintetto per archi e chitarra ” …o sono forse quelle che ogni giorno sfuggono…”, brano scritto in memoria del compositore siciliano Francesco Pennisi, e anch’esso legato nel titolo (essendone uno dei primi versi) e nella sostanza ideale a “La terra impareggiabile” di Salvatore Quasimodo.

Tutto ciò che viene ripreso dal Quintetto, fuso con elementi nuovi, viene astratto come immagine singola e trasportato in una dimensione più statica dove la qualità più importante non è il dinamismo del discorso ma l’essere in sé dell’idea che può essere in un certo senso osservata da diverse prospettive, da varie angolazioni non logiche, ma analogiche, come intuizioni e illuminazioni, prive di un movimento, come se fossero coesistenti.

Il tempo, ovviamente, in musica non si può sopprimere, ma lo si può in qualche modo ingannare, facendo leva su possibili proprietà rifrattive del suono, e in questo l’elettronica diviene uno strumento duttile e insostituibile, sia per l’elaborazione di suoni reali o afferenti alla realtà, sia per la creazione di elementi o paesaggi inediti.

È il tempo, in definitiva, assieme allo spazio dilatato della dimensione sonora, a definire la cifra espressiva di questo brano; il tempo come parametro irrecuperabile, come nostalgia, ricordo, lontananza da un ideale irraggiungibile che, solo, può dare un definito momento di requie, un approdo: «Non sono in pace con me, ma non aspetto perdono da nessuno», ripete, per frammenti, la voce di Salvatore Quasimodo (tratta da un documento audiovisivo nel quale il poeta legge la sua “Lettera alla madre“) immersa in sempre diverse ambientazioni sonore.

Attraverso frammenti di suoni, strumenti preregistrati quali un pianoforte, un clarinetto, l’arpa e il violino, rumori di folla, meccanici, voci umane, suoni sintetici in lenta trasformazione come un caleidoscopio sonoro, si muove lo strumento protagonista, la chitarra suonata dal vivo, i cui suoni vengono spesso catturati e riflessi dall’elettronica, e che funge da catalizzatore non solo dell’attenzione ma di tutto il materiale tematico e armonico che, come prima accennato, ha strettissimi legami e affinità con il Quintetto per archi e chitarra: di quest’ultimo prende molti elementi, ad eccezione della diretta citazione della “Siciliana” di Francesco Pennisi.

La parabola del brano si conclude con un progressivo affievolirsi del volume sonoro, dopo l’ultima accensione, un debole pulsare del tempo che si estingue nel silenzio:

[…] Forse
il tonfo nella mente non fa udire
le mie parole d’amore o la paura
dell’eco arbitraria che sfoca
l’immagine più debole d’un suono
affettuoso: o toccano l’invisibile
ironia, la sua natura di scure
o la mia vita già accerchiata, amore. […]

(Da S. Quasimodo, La Terra impareggiabile)


Il 3 dicembre 2019 …l’immagine più debole di un suono… è stato eseguito da Davide Sciacca al Royal Birmingham Conservatoire, nell’ambito del TIMP (Technology In Musical Performance) 2019.

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