Andrea Amici

musicamultimedia.net

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Google Assistant

Lo sviluppo di sistemi che consentano l’interazione naturale tramite la voce con i dispositivi elettronici è un mondo in continuo sviluppo che già inizia a far vedere i suoi primi frutti.

Oltre a essere un modo più naturale e affascinante di affiancarsi alla tecnologia, la voce permette di superare notevoli limiti fisici e di evitare anche problematiche di salute legate alla ripetitività dei gesti.

Per qualche giorno ho provato con grande curiosità Google Assistant in inglese, in attesa dello sbarco della versione italiana sul mio Huawei P8, che, visto il corretto funzionamento della versione in lingua originale, è evidentemente pronto per la nuova versione localizzata nella nostra lingua.

Google Assistant

Le prime impressioni sono realmente ottime. Intanto il sistema riesce perfettamente a comprendermi, anche se la mia pronunciation non è certamente delle migliori. Finora nessun problema rilevato e tutte le mie richieste sono state regolarmente decifrate.

La pertinenza delle risposte è stata anch’essa notevole: ci si rivolge all’assistente in maniera ovviamente elementare, ma naturale, potendo praticamente garantire un’esperienza di utilizzo molto fluida e soprattutto gradevole.

Simpaticissimo fra l’altro quando ieri pomeriggio ho detto di avere sonno e l’assistente si è offerto di aiutarmi a contare le pecore, con tanto di verso dell’animale.

Passando a cose più serie, ho apprezzato il controllo superiore sullo smartphone e l’interazione completa con i servizi proprietari di Google e anche con applicazioni di terze parti, per esempio Spotify.

Che dire in conclusione? Si sa già che la versione italiana sarà più limitata, ma il problema maggiore è che già dopo un giorno di utilizzo mi sono abituato a usarlo e farne a meno è una grossa privazione nell’interazione col dispositivo.

Il fatto però che l’Assistant esista in italiano e che sia collegato anche alla vendita del nuovo smartphone Pixel e agli apparecchi per la domotica di Google lascia ben sperare in un continuo miglioramento di questo nuovo e interessante strumento.

La Gboard arriva sugli iPad e gli iPhone italiani

Mi capita molto spesso, quando utilizzo l’iPad, una volta aperta la tastiera, soprattutto se nella modalità verticale, di provare istintivamente a utilizzare il trascinamento sui tasti, il cosiddetto swype, per inserire il testo, come faccio abitualmente con il mio smartphone Android, ovviamente senza successo, visto che non è una modalità prevista da iOS.

Per chi eventualmente non lo sapesse, sui dispositivi Google è possibile inserire infatti il testo senza premere i singoli tasti, ma effettuando un trascinamento da una lettera all’altra per comporre la parola. È una modalità molto comoda che consente di scrivere effettuando dei fluidi movimenti con una mano sola, naturalmente non immune da errori, soprattutto quando ci si fa prendere la mano dalla velocità e quindi l’accuratezza del movimento diminuisce, ma che, con un pochino di abitudine, può diventare veramente gradevole.

Personalmente mi sono abituato talmente bene al sistema da riuscire anche a scrivere senza guardare la tastiera, con un semplice movimento dell’indice della mano destra, ottenendo un alto livello di accuratezza.

La mancanza di questa possibilità sull’iPad era ovviamente per me una limitazione, senza contare anche che i suggerimenti della tastiera iOS non sono dei migliori e distraggono a mio avviso l’utente.

Dopo l’ultimo aggiornamento dell’app Google, anche sugli iPad italiani arriva finalmente la Gboard, la tastiera Android che, fra le altre caratteristiche, presenta ovviamente anche la scrittura a trascinamento.

La Gboard all'opera per la scrittura di questo articolo

La Gboard all’opera per la scrittura di questo articolo

Un’altra interessante caratteristica è la possibilità di accedere direttamente dalla tastiera alle ricerche Google e inserirne quindi i risultati. Le applicazioni sono innumerevoli, dalla semplice consultazione fino alla condivisione di informazioni, link e quant’altro. Se invece si vuole aprire il risultato di una ricerca, si può utilizzare il piccolo tasto in basso a destra su ogni risultato per aprirlo nell’app Google.

Ricerche in Gboard

La funzione di ricerca (in alto) e i risultati

Unico grosso difetto è invece la mancanza della dettatura, che su Android si rivela estremamente potente e funzionale, forse più di quella del sistema iOS.

Per avere la Gboard sull’iPad occorre quindi: scaricare e installare l’ultima versione dell’app Google, poi dalle impostazioni generali dell’iPad, seguendo il percorso “generali – tastiera – tastiere” si aggiunge la tastiera Google, consentendo l’accesso completo, per poter fruire di tutte le funzionalità. Una volta installata, dall’icona del mondo, in basso a sinistra nella tastiera, si può scegliere la Gboard come sistema di input.

Ovviamente in qualunque momento è sempre possibile, sempre dal piccolo globo in basso a sinistra, cambiare e ritornare alla tastiera di iOS oppure utilizzarne altre già installate, mentre, sempre dallo stesso pulsantino si accede alla varie impostazioni e personalizzazioni.

twitter andrea amici

I profili di Twitter si aggiornano e i social network si assimilano fra loro

I profili su Twitter si aggiornano e i social network continuano a somigliarsi sempre di più fra loro. In principio erano Facebook e Twitter, due piattaforme diverse, come caratteristiche e forse anche target di utenza; poi venne Google+, che, facendo tesoro dei punti di forza dell’uno e dell’altro, propose il suo social con un’interfaccia più innovativa, racchiudendo condivisioni, tag e quant’altro, ma soprattutto integrazione con i tanti servizi già offerti da Google, non ottenendo però un così grande successo.

A loro volta, Facebook e Twitter non rimangono con le mani in mano, anzi cercano sempre di più di recuperare e mantenere la propria posizione di predominio; ecco quindi apparire su Facebook gli hashtag, le etichette tipiche di Twitter, contrassegnate dal caratteristico cancelletto(#), capaci di raggruppare i post pubblici istantaneamente per argomento. E adesso anche Twitter strizza l’occhio a Facebook (e a Google+), con la possibilità per l’utente di migrare alla nuova interfaccia grafica del profilo personale, con tanto di immagine di copertina e un look and feel simile agli altri social network.

A questo punto appare sempre più chiaro che è solo questione di una replica di funzioni fra le tre maggiori piattaforme, senza in realtà particolari peculiarità, se non appunto alcune minime differenze forse ignote e indistinguibili alla maggior parte degli utilizzatori, e l’utente corre per essere presente sempre di più sulla rete e in contatto virtuale forse con le medesime persone che ritrova – con la replica dei medesimi contenuti – su tutti i social network. Paradossi dell’incomunicabilità moderna…

 

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