Andrea Amici

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Tag: lied

Christa Ludwig in memoriam

Christa Ludwig in memoriam

Christa Ludwig, una delle voci migliori del XX secolo, si è spenta sabato 24 aprile all’età di 93 anni a Klosterneuburg, in Austria, sua residenza da diverso tempo. 

A suo agio nell’opera come nel repertorio liederistico, la cantante tedesca, nata a Berlino il 16 marzo 1928, si è imposta come interprete di riferimento di un gran numero di autori lungo l’arco della storia della musica, da Mozart a Richard Strauss, da Beethoven a Verdi e Wagner, da Monteverdi a Berg, lavorando nei più prestigiosi teatri del mondo e per le etichette discografiche più prestigiose, sotto la direzione dei migliori direttori d’orchestra. 

Prezioso anche il suo apporto nell’interpretazione del lieder in lingua tedesca e in particolare Mahler.

La magnifica incisione del 1988 della Seconda Sinfonia “Resurrezione” del grande compositore boemo, diretta in maniera assolutamente geniale da Leonard Bernstein, custodisce, al quarto movimento, questa splendida interpretazione di “Urlicht”, su testo tratto da “Des knaben wunderhorn”, affrontata in maniera eccelsa dalla Ludwig in una sorta di tempo sospeso creato dal direttore d’orchestra. 

Wandrers Nachtlied

Johann Wolfgang von Goethe scrisse due brevi poesie dal titolo Wandrers Nachtlied, “Canto notturno del viandante”, una nel 1776 e un’altra nel 1780. La prima, “Der du von dem Himmel bist” (“Tu che sei dal cielo”) è il testo che ho scelto per un mio brano, presentato in prima esecuzione assoluta al Castello Ursino di Catania il 28 ottobre 2018, dal soprano Francesca Sapienza accompagnata al pianoforte da Annalisa Mangano.

Il “canto notturno” è un topos che permea in particolare la letteratura romantica nella sua dimensione europea. La notte è il momento in cui l’uomo si inabissa nel mistero e nell’oscurità può liberarsi del “giorno” per vivere in una dimensione più profonda, vicina all’Essere; immerso nel silenzio del paesaggio notturno, l’Io, il viandante di Goethe, nel suo continuo vagare, è alla ricerca della pace, stanco di andare alla deriva:

Der du von dem Himmel bist,
Alle Freud und Schmerzen stillest,
Den, der doppelt elend ist,
Doppelt mit Erquickung füllest;
Ach, ich bin des Treibens müde!
Was soll all die Qual und Lust?
Süßer Friede,
Komm, ach komm in meine Brust!

Tu che sei dal cielo,
calmi ogni pena, ogni dolore,
chi è doppiamente infelice
due volte lo riempi di ristoro:
Ah, sono stanco di andare alla deriva!
Cos’è tutto questo dolore e questo desiderio?
Dolce pace,
vieni, ah, vieni nel mio petto!

A parte gli evidenti riferimenti alla tematica di fondo della lirica di Goethe e alle sue inquietudini sulle quali viene modellato un tortuoso percorso musicale, un altro elemento riveste un ruolo fondamentale in questo brano: il dialogo, come contatto a vario modo e a vari livelli con una tradizione lontana, recuperata come nostalgia, pezzi di linguaggio e immagini che ritornano alla memoria.

Si concretizza in questo Wandrers Nachtlied un più o meno scoperto dialogo in primo luogo con una forma musicale, il lied per canto e pianoforte, e con l’autore che più di tutti lo incarna, Franz Schubert, che mise in musica entrambi i Wandrers Nachtlied in due brani, ai quali ci sono espliciti riferimenti nel mio pezzo, ma anche attraverso una scoperta citazione della Rapsodia per contralto di Brahms, anch’essa su testo di Goethe, in corrispondenza di un riferimento concettuale all’inquietudine della ricerca.

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