Andrea Amici

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Tag: musica corale

Inno a Sant'Andrea

Inno a Sant’Andrea

Sin da piccolo ho imparato a conoscere e venerare, attraverso i miei contatti con la Chiesa , la terra e il mare di Amalfi, Sant’Andrea e a Lui dedico questo mio nuovo brano, a Lui che ho sentito sempre vicino e al quale mi affido, affinché interceda presso Dio e conservi il mio futuro e quello di tutti i miei cari, nella speranza che anche la mia musica diventi una rete e trascini chi coglie verso l’Alto.
(Andrea Amici, 30 novembre 2008)

La copertina delledizione CIC dell'Inno a Sant'Andrea

La copertina dell’edizione a stampa dell’Inno a Sant’Andrea (fai clic sull’immagine per acquistare)

 

L’Inno a Sant’Andrea nasce da una conversazione con Don Angelo Mansi, sacerdote della Diocesi di Amalfi – Cava dei Tirreni, che, in seguito all’ascolto delle mie Preghiere per organo, mi aveva proposto di realizzare qualcosa da eseguire in concerto per la chiusura delle manifestazioni in occasione dell’ottavo centenario dell’arrivo delle reliquie di Sant’Andrea da Patrasso ad Amalfi.

Ho subito accolto la proposta e ho optato per la realizzazione di un brano per coro e organo, solenne e comunicativo, utilizzabile sia in concerto che durante una solenne liturgia.

Putroppo i vari impegni lavorativi e la commissione giunta molto in ritardo rispetto alla data prevista non mi hanno permesso di completare il brano in tempo per l’allestimento di una prima esecuzione nei termini delle manifestazioni ufficiali, tuttavia è stato possibile presentare in forma digitale il brano che è stato accolto con grande favore da vari membri della Curia diocesana.

Per il testo ho scelto le parole della preghiera presente sul retro delle immagini commemorative del Centenario, scritte da Don Andrea Colavolpe, una preghiera molto densa che medita sulla redenzione che passa attraverso la Croce e celebra la figura di Sant’Andrea come l’esempio di colui che non esita a fronteggiare il supremo sacrificio della vita nella condivisione della morte più dolorosa, simile a quella di Nostro Signore, e nello stesso tempo diviene anche esempio estremo dell’accettazione salvifica della croce quotidiana.

Proprio in un momento in cui la storia umana sembra essere immersa nella più tetra contraddizione fra sviluppo positivo e oscura crisi di valori e di orizzonti in vari campi, la figura di Sant’Andrea è portatrice di un messaggio di coraggio e speranza, capace, seguendo l’esempio di Cristo, di capovolgere la vacuità quotidiana verso una nuova luce.

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Andrea Amici: Inno a Sant’Andrea per coro e organo op.10

Il giorno 30 novembre 2008 esce sul sito Musica & Multimedia e sul relativo canale YouTube (http://it.youtube.com/musicamultimedia) l’Inno a Sant’Andrea per coro e organo, composto da Andrea Amici sul testo liturgico di Don Andrea Colavolpe, dedicato alla Chiesa d’Amalfi e al suo Protettore, nell’ottavo centenario della traslazione delle venerate reliquie del corpo dell’Apostolo Andrea da Costantinopoli in Amalfi (1208-2008).

«Questo brano è nato da una conversazione con Don Angelo Mansi, che mi ha invitato a scrivere qualcosa in onore del Santo di cui porto il nome, in occasione della conclusione dell’ottavo centenario dell’arrivo ad Amalfi delle reliquie di Sant’Andrea che, conservate, perse e ritrovate nella Cripta del Duomo della splendida cittadina che si specchia – stupenda – nel Golfo di Salerno, sono tutt’oggi conservate e venerate.

Sin da piccolo ho imparato a conoscere e venerare, attraverso i miei contatti con la Chiesa e la terra (e il mare) di Amalfi, Sant’Andrea e a lui dedico questo mio nuovo brano, a lui che ho sentito sempre vicino e al quale mi affido, affinché interceda presso Dio e conservi il mio futuro e quello di tutti i miei cari, nella speranza che anche la mia musica diventi una rete e trascini chi coglie verso l’Alto

Andrea Amici, 30 novembre 2008

Le riprese del video sono state effettuate da Andrea Amici nella Cripta del Duomo di Amalfi, dove sono custodite le reliquie di Sant’Andrea.

Uno speciale sul brano, con l’ascolto, un’introduzione dettagliata e una galleria fotografica dedicata ad Amalfi, all’indirizzo: http://www.musicamultimedia.net/musica/amici-inno-sant-andrea/index.php

© 2008 Andrea Amici [SIAE]

È possibile richiedere una copia della partitura e l’mp3 del brano scrivendo all’autore; se gradite la musica di Andrea Amici e questo sito, fate una donazione:




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Regina Coeli

La Chiesa di Montalto di Messina

La Chiesa di Montalto di Messina

Regina Coeli” è stato composto nel mese di aprile del 1997, per un ciclo di concerti in occasione delle festività pasquali che l’autore ha effettuato con la “Corale delle Vittorie“, un complesso vocale di Messina che per poco più di un anno Andrea Amici ha diretto e accompagnato come organista, svolgendo anche l’attività di consulente per la programmazione artistica.

L’organico originale prevedeva un soprano solista, il coro finale e l’accompagnamento dell’organo e così è stato eseguito per la prima volta in concerto nel Santuario della Madonna di Montalto di Messina (nella foto a sinistra in alto) il 4 maggio 1997, dal soprano Elda Nicotina e dalla Corale delle Vittorie, diretti dall’autore.

Il brano fu poi replicato in tutto il ciclo di concerti, ottenendo ovunque vasti consensi. A distanza di dieci anni viene riproposto in una versione per coro di voci bianche, coro misto e orchestra, un organico più ampio che sopprime la voce solista e all’organo sostituisce la più variegata tavolozza timbrica orchestrale, ricreando in realtà il brano che acquisisce così un nuovo significato musicale.

Andrea Amici (a destra) con la Corale delle Vittorie di Messina

Andrea Amici (a destra) con la Corale delle Vittorie di Messina

L’idea originaria era quella di creare il senso di una lode che si esprime nella fissità circolare di un linguaggio diatonico totalmente defunzionalizzato, specialmente nell’introduzione e nella prima sezione in cui interviene la voce solista.

Le prime misure della parte del soprano nella versione originale

Le prime misure della parte del soprano nella versione originale

Tutta la linea del canto è fatta di piccole frasi che si ripetono generalmente a due a due su un accompagnamento che propone uno schema ritmico caratteristico che permane, seppur con piccole mutazioni, fisso per lunghi periodi. Si crea così un certo senso di staticità, interrotto solo nella parte centrale dove gli stessi procedimenti melodici sono innestati in una progressione ascendente che sfuma in una brevissima ripresa del materiale precedente che porta a una coda nella quale l’alleluia finale si ripete con ieratica fissità per terminare su un radioso accordo di la maggiore.

Una pagina della partitura per orchestra

Una pagina della partitura per orchestra

Nella realizzazione della nuova versione per cori e orchestra l’autore ha in realtà rimaneggiato il materiale originale mantenendo l’idea di base ma ampliando il discorso musicale con l’inserzione di elementi nuovi che rendono diverso il brano sotto molti punti di vista: non si tratta infatti di una semplice orchestrazione, ma di una vera e propria riscrittura su basi concettuali diverse.

Acquista la partitura della versione per soprano, coro e organo su Lulu.com

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L’idea di fissità rimane presente solo al livello profondo della linea melodica fondamentale: le semifrasi originariamente cantate dal soprano tutte eguali a due a due si arricchiscono di elementi polifonici che distraggono dalla fissità dello schema melodico, così come già nell’introduzione strumentale lo spezzettamento delle parti melodiche fra timbri diversi e l’arricchimento delle parti di accompagnamento configurano una netta differenza rispetto alla passata versione.

Nella sezione centrale il senso di direzionalità presente nella prima versione dato dalla progressione armonica e melodica viene totalmente contraddetto dai piccoli cluster diatonici degli archi che vanno stratificandosi sempre più verticalmente dalle zone più gravi verso quelle più acute, eliminando la direzionalità e trasferendo il crescendo a un livello timbrico.

Ave Maria per coro

Ave Maria è un brano per coro misto a quattro voci a cappella, scritto fra il 18 e il 22 maggio del 1994, dedicato alla Santa Vergine Maria.

L’idea originaria nasce da un semplice esercizio armonico a quattro parti sull’alterazione cromatica degli accordi costruiti sul secondo grado della scala; poco per volta il cromatismo espressivo che ne risultava ha in breve tempo guidato la creatività verso un brano di ispirazione religiosa, destinato al coro senza strumenti sul testo latino della preghiera dell’Ave Maria.

Il pezzo è stato più volte revisionato nel 1995 e, definitivamente, nel 1997. L’architettura formale è di impianto rigorosamente classico e anche l’armonia si riferisce al modello tardo-romantico: un brano che quindi volutamente instaura un rapporto speciale con la storia del linguaggio musicale, nella convinzione dell’esigenza di un dialogo creativo con il passato.

Il cromatismo, che è alla base dell’invenzione musicale, è legato alla necessità di un particolare clima espressivo: è più intenso, infatti, nella prima parte, dove la preghiera riporta le parole dell’Arcangelo a Maria e il suo evidente tumulto interiore prima della sua piena accettazione della volontà divina; nel quadro di Antonello da Messina l’atto della Madonna che porta avanti la mano destra e con la sinistra compie l’umanissimo gesto istintivo di richiudersi il manto espone perfettamente lo stato d’animo di fronte alla visione angelica. La musica vuole esprimere nel suo movimento cromatico iniziale proprio questo istante che nella pittura è fissato in un attimo eterno e che nel tempo musicale ruota attorno alla fissità di un percorso armonico che propone e contraddice in sequenza continua dei rapporti intervallari che non si direzionano apparentemente verso nessuna meta.

Nelle successive sezioni, fra le varie riprese della prima esposizione, si passa via via verso più distese atmosfere, fino alla malinconia della parte conclusiva della preghiera (nunc et in hora mortis nostrae), prima dell’Amen finale che, partendo dalla ripresa dell’atmosfera iniziale, avanza liberando sempre di più l’armonia verso un diatonismo libero e una solarità in un senso di pienezza e compimento.

L’immagine dell’Annunziata di Antonello da Messina utilizzata in questa pagina e nel video è opera del Restauro Virtuale di Nadia Scardeoni e utilizzata per gentile concessione dell’autrice. Maggiori informazioni su:

http://www.bta.it/txt/a0/05/bta00546.html

La mia fanciulla

“La mia fanciulla” è un brano corale del 1997 originariamente scritto per la partecipazione al concorso corale “Cantar Saba” che viene regolarmente indetto per la produzione di brani su testi del poeta triestino. Il pezzo mette in musica dei versi tipici della poetica di Saba, tra narrazione prosaica, riferimenti autobiografici e una certa enigmaticità mascherata di un voluto colore ingenuo, e vuole coglierne l’ironia e la sensuale apparente spontaneità con un gioco intellettuale delle parti: di qui l’indicazione “madrigale giocoso” apposta come sottotitolo per porre in evidenza il livello di “colta conversazione”, come poteva essere inteso il madrigale da camera nel tardo Rinascimento, unito a un’ironica indagine subliminale svolta sulla sottile psicologia che reca la tipica impronta freudiana di inizio Novecento.

L’organico vocale impiega cinque voci, due sezioni di soprani e una per ciascun altro registro; tutto il brano è caratterizzato da una continua contrapposizione di blocchi, con un’individualizzazione prevalente della sezione dei bassi, che spesso da soli completano il senso logico dei versi, e un utilizzo omoritmico del coro o di parti di esso.

La forma, come si conviene a un madrigale, è libera, nel tentativo di ricreare musicalmente il declamato del testo poetico. La coesione del tessuto musicale avviene al livello più profondo di armonia e ritmo: la costruzione accordale, basata sulla presenza di alcune precise strutture intervallari stratificate, crea in senso orizzontale dei movimenti ritmici oscillanti fra alternanze di microcellule che si dispiegano ripetendo gli stessi intervalli con differenze spesso minime di semitono.

Importante, nella concezione generale del brano, è la volontà di ricreare anche il madrigalismo, non come artificio retorico ma come “modus operandi” e in special modo in riferimento al trattamento delle parti e all’andamento corale così come appare nella scuola del tardo Rinascimento, quando la polifonia vocale profana ha ormai preso le distanze dal contrappunto di ascendenza sacra per incamminarsi verso un orientamento a frasi che maturerà verso la nascente produzione strumentale.

Il madrigale è di per sé un’operazione culturale di fusione tra un testo poetico e uno musicale, sulla base di una premessa retorica, stilistica o solamente di un’affinità poetica; in questo caso il rapporto con il testo è di natura esclusivamente culturale e teorica. La poetica apparentemente conservatrice di Saba è in realtà estremamente complessa per quanto concerne l’aspetto ideale, così densa delle profonde scissioni dell’io a livello interiore nonché sociale e la problematicità del linguaggio diviene emblema di una crisi, come quella di fine-inizio secolo, che mette in relazione profonda il disagio personale e la temperie culturale con la situazione politica all’orlo della tragedia.

In questa poesia Saba ripropone il conflitto nell’ironia e il linguaggio si assimila ricercando nella prosaicità sintattica la collocazione di un lessico ricco di riferimenti a una visione freudiana dell’inconscia sfera ancestrale della psiche umana: l’arboscello, le poma, il mangiare un frutto proibito, rimandano a una riduttiva lettura della Genesi, con un ironico gioco che sottende un nevrotico malessere della volontà.

La problematicità del linguaggio apparentemente “conservatore” di Saba viene direttamente trasfusa nella musica: l’uso di formule lessicali tradizionali in senso orizzontale si trova verticalmente assorbito in taglienti (ironiche) strutture accordali di natura essenzialmente diatonica ma spesso acidamente sovrapposte o giustapposte in rapida successione, mentre il ritmo spesso tende a contraddire la metrica, in nome di una ricercata aderenza stilistica ma anche psicologica con il testo poetico.

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