Andrea Amici

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Lo "Stabat Mater" di Andrea Amici riceve una menzione speciale

Stabat-MaterIl brano “Stabat Mater per coro e organo” ha ricevuto al V Concorso di Composizione “Premio Iconavetere”, organizzato dall’Associazione Musicale “Iconavetere” della Basilica di Foggia in collaborazione con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, la menzione speciale per particolari pregi compositivi per il genere contemporaneo. Il brano, scritto tra novembre e dicembre 2009, mette in musica alcuni frammenti della sequenza latina dello “Stabat Mater“, evidenziandone gli elementi di tragica e dolorosa rassegnazione.
Nella sezione “Musica e scritti” è disponibile una pagina dedicata al brano.

Evgraf Semenovich Sorokin, 1873

Lo “Stabat Mater” di Andrea Amici riceve una menzione speciale

Stabat-MaterIl brano “Stabat Mater per coro e organo” ha ricevuto al V Concorso di Composizione “Premio Iconavetere”, organizzato dall’Associazione Musicale “Iconavetere” della Basilica di Foggia in collaborazione con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, la menzione speciale per particolari pregi compositivi per il genere contemporaneo. Il brano, scritto tra novembre e dicembre 2009, mette in musica alcuni frammenti della sequenza latina dello “Stabat Mater“, evidenziandone gli elementi di tragica e dolorosa rassegnazione.

Stabat Mater titolo copertina

Stabat Mater per coro e organo

 

Il brano è stato composto nei mesi di novembre e dicembre del 2009 ed è scritto per coro misto con accompagnamento di organo. È stato presentato al V Concorso di Composizione “Premio Iconavetere”, organizzato dall’Associazione Musicale “Iconavetere” della Basilica di Foggia in collaborazione con il Pontificio Istituto di Musica Sacra, dove ha ricevuto la menzione speciale per particolari pregi compositivi per il genere contemporaneo.

[audio:http://www.musicamultimedia.net/composizioni/Andrea%20Amici%20-%20Stabat%20Mater%20per%20coro%20e%20organo%20%28seconda%20versione%29.mp3|titles=Stabat Mater per coro e organo|artists=Andrea Amici]

La registrazione è stata effettuata da Andrea Amici su Apple Computer con EWQL Symphonic Choirs Play Edition

Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.
Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.
O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti !
Quae moerébat et dolébat,
pia mater, cum vidébat
nati poenas íncliti.
Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.
Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.
AMEN

La scrittura corale è caratterizzata in vari punti da un “cromatismo espressivo” e, nel corso dei sei minuti circa di durata, l’autore ha cercato di alternare atmosfere di profonda tensione drammatica con momenti di minore vigore e improntati a un senso di dolorosa rassegnazione.

La parte organistica è scritta per essere eseguita comodamente su uno strumento dotato di due manuali (indicati in partitura come Grand’organo e Positivo) e pedaliera, anche se naturalmente può essere eseguita su strumenti più piccoli o più grandi; le indicazioni per la registrazione servono a dare una guida per la scelta timbrica da parte dell’organista e dei conseguenti piani sonori, anche se naturalmente sono da considerarsi dei punti di partenza, prestandosi la scrittura a particolari effetti sonori su strumenti dotati di un maggior numero di registri.

L’idea di mettere in musica il testo dello “Stabat Mater” è sempre stato per l’autore un progetto lungamente preso in considerazione; per l’occasione della partecipazione al “Premio Iconavetere” sono stati messi in musica alcuni versetti della sequenza, in particolare quelli che interpretano il dolore della Vergine di fronte a un momento di totale sconforto e a un’immane tragedia quale può essere per una madre la morte di un figlio: il dolore di Maria diviene il simbolo del dolore in generale e tutto il brano si configura come una meditazione sul tema della sofferenza umana di fronte all’apparente irrazionalità di una situazione drammatica.

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Leonardo da Vinci, Annunciazione

Ave Maria supera i 10.000 ascolti

Complice sicuramente anche il titolo, sul mio canale YouTube (www.youtube.it/musicamultimedia) il video della mia “Ave Maria” ha superato ieri la quota dei 10.000 ascolti.

Fai clic per visualizzare il video

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Il brano è stato scritto tra il 18 ed il 22 maggio del 1994 ed è stato più volte revisionato nel 1995 e nel 1997; è caratterizzato da un’architettura formale classica e da un uso espressivo dell’armonia cromatica, che non si allontana mai dalla tonalità, tranne nelle ultime battute dove gli incontri delle voci sono caratterizzati da un libero diatonismo: sicuramente la mia opera più tonale, nata quasi per caso al principio, improvvisando al pianoforte dei collegamenti armonici basati sull’alterazione di accordi costruiti sul secondo grado della scala; pian piano quelle strutture armoniche hanno suggerito un riferimento preciso alle atmosfere interiori della preghiera dell’Ave Maria, fino a raggiungere in breve il completamento finale.

La partitura dellAve Maria

La partitura dell’Ave Maria

Nel video si segue la partitura per coro accanto all”immagine dell’Annunziata di Antonello da Messina nel pregevole Restauro Virtuale di Nadia Scardeoni, utilizzato per gentile concessione della realizzatrice. Il legame fra la musica e quella raffigurazione, che tanti anni fa ho potuto ammirare al Museo di Messina in un periodo in cui l’opera fu lì esposta, è profondo: le mie note vogliono esprimere un turbamento che si traduce in un’accettazione finale, un sentimento che Antonello da Messina espone nel suo dipinto in maniera estremamente efficace.

La partitura, nell’edizione del Consortium Internationale Compositorum, è disponibile per l’acquisto via internet a partire da questo link.

Andrea Amici: Inno a SantAndrea

L’Inno a S.Andrea su un volume commemorativo

La copertina del libro contenente l'Inno a Sant'Andrea

La copertina del libro contenente l’Inno a Sant’Andrea

Il 28 novembre 2009 alla Basilica del Crocifisso ad Amalfi (SA) verrà presentato il volume commemorativo delle celebrazioni per l’VIII centenario della presenza delle reliquie di S. Andrea ad nell’antica repubblica marinara. Il libro, dal titolo “Per ricordare un Dono“, a cura di Mons. Andrea Colavolpe, pubblica al suo interno la partitura dell’Inno a Sant’Andrea di Andrea Amici, composto a novembre dell’anno scorso proprio per la ricorrenza.
Maggiori dettagli sul brano alla pagina dedicata all’interno della sezione “Musica e scritti“.
La partitura è disponibile per l’acquisto nell’edizione del Consortium Internationale Compositorum.
L’ascolto del brano è disponibile anche sul canale YouTube di Musica & Multimedia.

L'Inno a S.Andrea su un volume commemorativo

La copertina del libro contenente l'Inno a Sant'Andrea

La copertina del libro contenente l'Inno a Sant'Andrea

Il 28 novembre 2009 alla Basilica del Crocifisso ad Amalfi (SA) verrà presentato il volume commemorativo delle celebrazioni per l’VIII centenario della presenza delle reliquie di S. Andrea ad nell’antica repubblica marinara. Il libro, dal titolo “Per ricordare un Dono“, a cura di Mons. Andrea Colavolpe, pubblica al suo interno la partitura dell’Inno a Sant’Andrea di Andrea Amici, composto a novembre dell’anno scorso proprio per la ricorrenza.
Maggiori dettagli sul brano alla pagina dedicata all’interno della sezione “Musica e scritti“.
La partitura è disponibile per l’acquisto nell’edizione del Consortium Internationale Compositorum.
L’ascolto del brano è disponibile anche sul canale YouTube di Musica & Multimedia.

Salmo 116 incipit

Salmo 116 per coro e pianoforte


Andrea Amici riceve il primo premio al Concorso di Composizione su testi sacri - Comunità Evangelica Luterana di Napoli, 27 aprile 2009

Andrea Amici riceve il primo premio al Concorso di Composizione su testi sacri – Comunità Evangelica Luterana di Napoli, 27 aprile 2009

Il Salmo 116 per coro e pianoforte di Andrea Amici è stato composto nel 2008 per la partecipazione alla IX Edizione del Concorso di Composizione “Musica e Cultura a Piazza dei Martiri” indetto dalla Comunità Evangelica Luterana di Napoli.

Il brano è stato eseguito nel corso del concerto delle composizioni finaliste del concorso il 27 aprile del 2009 nella sede ecclesiastica luterana di Via Carlo Poerio, nei pressi di Piazza dei Martiri, a Napoli, ed è stato premiato con il primo premio con voto unanime della giuria tecnica formata da Patrizio Marrone, direttore del Conservatorio di Napoli, dai compositori Carlo Galante e Gaetano Panariello, da Daniele Spini, attualmente direttore artistico per la musica e la danza del Teatro di Udine e da Eduardo Bochicchio, che ha diretto la prima esecuzione con il Coro Luterano di Napoli.

La registrazione dal vivo della prima esecuzione assoluta del Salmo 116 per coro e pianoforte, nel corso del concerto delle composizioni finaliste della IX Edizione del Concorso di Composizione “Musica e Cultura a Piazza dei Martiri” con l’assegnazione del primo premio ad Andrea Amici – Napoli, 27 aprile 2009

Animazione reaizzata da Andrea Amici

Parole e musica: la composizione del Salmo 116

Il brano è una lettura musicale di una parte dello splendido testo del Salmo 116, una voce di speranza nella redenzione e nella beatitudine finale.

Il testo italiano, suggerito nel bando del concorso, è quello tratto dalla Bibbia luterana, una traduzione molto vicina al testo latino della Vulgata antica.

Nel corso della composizione vengono attraversate atmosfere diverse, sollecitate dal testo che viene musicalmente approfondito nei suoi valori semantici e letterari ma soprattutto spirituali, in un linguaggio che riporta in vita stilemi corali e madrigalismi del passato con una vocalità che si modella sul parlato, stratificazioni armoniche che collegano insieme tonalità e modalità, libere aggregazioni sonore e testure vocali sempre varie che si intrecciano con il discorso pianistico che si presenta non come semplice accompagnamento ma come parte integrante della ricerca di una sintesi tra note e parole.

tre preghiere

Tre Preghiere per organo op.7


La copertina delledizione CIC delle Tre Preghiere per organo

La copertina dell’edizione CIC delle Tre Preghiere per organo

Le Tre Preghiere per organo op.7 sono un ciclo di composizioni con carattere di poema sinfonico per organo, scritte su invito dell’organista americano M° Leonardo Ciampa, che ha eseguito i primi due brani in Austria nel mese di luglio del 2008 e l’intero ciclo negli Stati Uniti nel luglio 2009.

Ogni Preghiera è una meditazione musicale su un testo sacro latino, riportato in partitura, ed espresso nel suo intimo significato attraverso le note; non si tratta né di una musica a programma né di una “romanza senza parole” nell’accezione romantica: la musica tende infatti a “meditare” e approfondire stati d’animo propri della preghiera, cercando di interpretare ciò che prova lo spirito nell’atto di recitare un testo sacro fermandosi, ripetendo, meditando, ritornando indietro a rivivere momenti spiritualmente profondi e intimi.

Di volta in volta poi il testo viene anche rivissuto all’interno della musica attraverso dei segni che rendono ancora più esplicito il contatto tra le note e le parole; poiché in partitura alcune note e figurazioni musicali sono collegate esplicitamente con delle parole, come se si trattasse di una parte di canto, diventano dei simboli del testo univocamente percepibili; le Preghiere divengono così un esempio di musica allegorica in cui si crea un codice semantico sistematico di riferimento simbolico che innerva tutto il percorso poetico e musicale.

Preghiera per organo “De Profundis” op.7 n.1

La Preghiera “De Profundis” è stata la prima ad essere composta; il breve testo di riferimento è il seguente:

Domine Deus, de profundis ad Te clamavi et exaudisti me

L’intenzione dell’autore è stata quella di creare un percorso musicale che aderisca idealmente in maniera totale al testo, pertanto è stata realizzata una macro-struttura, facilmente intuibile anche a un ascolto “non preparato”, che interpreta una situazione iniziale di turbamento interiore, caratterizzata da un’invocazione continua che progressivamente porta dalla profondità oscura alla luce, senza che questa alla fine rappresenti un trionfalismo: non una soluzione definitiva, piuttosto un’accettazione della provvidenzialità degli avvenimenti umani.

L’incipit della Preghiera De Profundis con le prime indicazioni delle figure allegoriche

La prima frase della Preghiera (esempio a destra) espone due cellule motiviche iniziali, tra di loro profondamente collegate, che sono la base costitutiva allegorica dell’intero brano: ritornano continuamente in varie sezioni e la prima appare anche nel finale e al termine dell’intero ciclo. Le due cellule si ricollegano alle parole Domine Deus, espresse attraverso una linea melodica superiore che si uniforma alle movenze del canto gregoriano; tutta la linea melodica della prima frase, se si eliminano le ripetizioni spezzate e parziali delle cellule motiviche essenziali, ha l’aspetto di un cantus greoriano, pur non essendo realmente tratta dal repertorio tradizionale. Le frasi musicali hanno così un correlativo nel testo latino e quando si ripresentano nel tessuto musicale variamente trasformate e spesso non subito riconoscibili rivestono un preciso significato: chi prega interiormente esprime più volte nella sua mente degli stati d’animo mutevoli ma sempre pieni di significati, ritornando anche indietro sulle stesse parole o facendo risuonare dentro di sé singole espressioni della preghiera, in un costante accrescersi e allentarsi della tensione emotiva.

La Preghiera esprime così all’organo, lo strumento “sacro” per eccellenza, l’animo umano nell’atto di una preghiera ben precisa, l’invocazione in un momento di profondo turbamento, e lo fa attraverso l’uso di un sistema allegorico, inserito in una trama musicale quasi narrativa, almeno nel suo aspetto esteriore.

Preghiera II per organo “Sub tuum praesidium confugimus” op.7 n.2

Seconda in ordine di composizione, pur essendo idealmente collegata alla prima, questa Preghiera si sviluppa in maniera diversa, toccando nell’arco di circa sette minuti, varie atmosfere e sviluppando un nuovo discorso musicale, aderente al testo ma questa volta in maniera allusiva, senza precise relazioni come nel caso delle allegorie presenti nell’altro brano; la correlazione viene affidata all’ascoltatore e all’interprete. Il testo di riferimento è la preghiera latina alla Vergine Maria:

Sub tuum praesídium confúgimus, sancta Dei Génetrix;
nostras deprecatiónes ne despícias in necessitátibus;
sed a perículis cunctis líbera nos semper, Virgo gloriósa et benedícta.

Nel corso del brano, effettivamente, è possibile rintracciare allusioni chiare alle varie sezioni del testo, come l’iniziale invocazione realizzata all’organo con una testura a corale, o le parti più mosse che evidentemente si riferiscono alla prima invocazione nostras deprecationes ne despicias e ai pericoli da cui si chiede la liberazione. Si inseriscono però tutta una serie di motivi, sezioni, periodi musicali che sospendono il discorso, sviluppandosi su ripetitive cellule ritmiche che sembrano interrompere il flusso più narrativo, ritornando all’atmosfera più meditativa.

Il brano, dopo varie riprese degli elementi più significativi combinati, sovrapposti o alternati in modo diverso, si conclude rischiarando sempre più l’atmosfera fino a chiudersi su un accordo perfetto maggiore, particolarmente risuonante data la sua disposizione, che rappresenta il trionfo della Vergine Maria: un accordo di la maggiore conclude il brano ricollegandosi idealmente al poderoso accordo di la maggiore che conclude Regina Coeli per doppio coro e orchestra.

L'organo settecentesco della Stiftkirche di Dürnstein (foto: Elena Amici)

L’organo settecentesco della Stiftkirche di Dürnstein (Foto: Elena Amici)

Rispetto alla “De Profundis” laPreghiera “Sub tuum praesidium confugimus” presenta una scrittura più vicina all’organo barocco, con estensioni più limitate soprattutto al pedale: il brano infatti è stato scritto esplicitamente per essere eseguito all’organo della Chiesa del Monastero di Dürnstein (nella foto a destra), uno strumento d’epoca perfettamente conservato, un bell’esempio dell’arte organaria barocca austriaca; così, tutta la sezione dalla misura 56 alla 66 con le sue figurazioni contrappuntistiche e la cellula motivica in sedicesimi vuol essere un fugace omaggio all’arte musicale del Seicento.

Preghiera III per organo “Veni Creator Spiritus” op.7 n.3

Lincipit della Terza Preghiera

L’incipit della Terza Preghiera

La Preghiera III “Veni Creator Spiritus” è fra le tre quella che presenta una maggiore elaborazione dei materiali allegorici, proprio per simboleggiare la presenza dello Spirito Creatore che muove dall’interno e dal profondo tutto.

La prima sezione estrinseca la prima fondamentale allegoria, un corale che sarà alla base di quasi tutto lo sviluppo del brano, attraverso sovrapposizioni, canoni, variazioni che lo porteranno a ripresentarsi in maniera anche irriconoscibile all’ascoltatore, ma rimanendo sempre presente.

La citazione del gregoriano Veni Creator Spiritus nella Preghiera III per organo

La citazione del gregoriano Veni Creator Spiritus nella Preghiera III per organo

Al centro del brano, unico esempio nell’intero ciclo delle Tre Preghiere, interviene la celebre melodia del Veni Creator Spiritus tratta dal repertorio del canto gregoriano, dapprima in un’atmosfera sfumata e contenuta immersa in armonie diatoniche e libere, poi sovrapposta a un’ulteriore variazione del corale iniziale; da questo momento la melodia gregoriana e la figura fondamentale della Terza Preghiera si intersecano fino a giungere al radioso momento finale che conclude l’intero ciclo con una citazione della cellula motivica iniziale della Preghiera De Profundis.

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Inno a Sant'Andrea

Inno a Sant’Andrea

Sin da piccolo ho imparato a conoscere e venerare, attraverso i miei contatti con la Chiesa , la terra e il mare di Amalfi, Sant’Andrea e a Lui dedico questo mio nuovo brano, a Lui che ho sentito sempre vicino e al quale mi affido, affinché interceda presso Dio e conservi il mio futuro e quello di tutti i miei cari, nella speranza che anche la mia musica diventi una rete e trascini chi coglie verso l’Alto.
(Andrea Amici, 30 novembre 2008)

La copertina delledizione CIC dell'Inno a Sant'Andrea

La copertina dell’edizione a stampa dell’Inno a Sant’Andrea (fai clic sull’immagine per acquistare)

 

L’Inno a Sant’Andrea nasce da una conversazione con Don Angelo Mansi, sacerdote della Diocesi di Amalfi – Cava dei Tirreni, che, in seguito all’ascolto delle mie Preghiere per organo, mi aveva proposto di realizzare qualcosa da eseguire in concerto per la chiusura delle manifestazioni in occasione dell’ottavo centenario dell’arrivo delle reliquie di Sant’Andrea da Patrasso ad Amalfi.

Ho subito accolto la proposta e ho optato per la realizzazione di un brano per coro e organo, solenne e comunicativo, utilizzabile sia in concerto che durante una solenne liturgia.

Putroppo i vari impegni lavorativi e la commissione giunta molto in ritardo rispetto alla data prevista non mi hanno permesso di completare il brano in tempo per l’allestimento di una prima esecuzione nei termini delle manifestazioni ufficiali, tuttavia è stato possibile presentare in forma digitale il brano che è stato accolto con grande favore da vari membri della Curia diocesana.

Per il testo ho scelto le parole della preghiera presente sul retro delle immagini commemorative del Centenario, scritte da Don Andrea Colavolpe, una preghiera molto densa che medita sulla redenzione che passa attraverso la Croce e celebra la figura di Sant’Andrea come l’esempio di colui che non esita a fronteggiare il supremo sacrificio della vita nella condivisione della morte più dolorosa, simile a quella di Nostro Signore, e nello stesso tempo diviene anche esempio estremo dell’accettazione salvifica della croce quotidiana.

Proprio in un momento in cui la storia umana sembra essere immersa nella più tetra contraddizione fra sviluppo positivo e oscura crisi di valori e di orizzonti in vari campi, la figura di Sant’Andrea è portatrice di un messaggio di coraggio e speranza, capace, seguendo l’esempio di Cristo, di capovolgere la vacuità quotidiana verso una nuova luce.

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Trittico Gregoriano Incipit

Trittico Gregoriano per organo

Andrea Amici - Trittico Gregoriano

Dignum Memoriae

Nel 1997 Amalfi ha commemorato il cinquantesimo anniversario della morte del musicologo e organista amalfitano Antonio Tirabassi, con un ciclo di manifestazioni culturali comprendenti una breve commemorazione introduttiva e una serie di concerti d’organo.

Andrea Amici, durante il concerto ad Amalfi

Andrea Amici, durante il concerto ad Amalfi

Invitato a tenere due concerti presso la Chiesa dell’Addolorata, dove il giovane Tirabassi fu organista titolare, Andrea Amici ha composto ed eseguito in prima assoluta il “Trittico Gregoriano” per organo, dedicato alla memoria del maestro amalfitano. Il Trittico Gregoriano è diviso in tre pannelli, caratterizzati da atmosfere diver- se, basati ognuno su un tema tratto dal repertorio del canto gregoriano, che viene immerso in un tessuto armonico mutevole, ricco di riferimenti alla musica del Novecento come anche di modalità antiche.

L’intento del compositore è stato proprio, infatti, quello di far rivivere il grande patrimonio della musica della Chiesa antica attraverso atmosfere moderne, veicolate dallo strumento sacro e liturgico per eccellenza, l’organo. Il Trittico Gregoriano è, inoltre, una manifestazione di interesse profondo per la conoscenza e la divulgazione di repertori antichi, passione questa che accomuna il compositore al dedicatario della composizione.

Il Trittico

Il primo brano del Trittico utilizza la melodia della sequenza pasquale Victimae Paschali Laudes, generalmente attribuito a Notker Balbulus, un monaco dell’abbazia di San Gallo. Lo spirito della Meditazione su “Victimae Paschali Laudes” è nettamente vicino a quello degli antichi polifonisti del Rinascimento: la melodia gregoriana, scomposta nelle sue cellule costitutive, diventa materiale di base per la costruzione dell’edificio sonoro. In particolare viene utilizzata solo la prima strofa della sequenza che pervade ininterrottamente, trattata in maniera sempre diversa, l’intero brano.

Acquista l'edizione a stampa del Trittico Gregoriano

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Il secondo brano del Trittico, Elegia su “In Conspectu Angelorum”, presenta un’atmosfera e una scrittura nettamente diverse rispetto al primo brano. La struttura è speculare, del tipo a- b-c-b-a. Nelle sezioni “a” viene proposta la melodia gregoriana; nelle sezioni “b”, invece, ogni nota della melodia viene isolata dal suo contesto ritmico e di altezza fissa e viene proposta in diversi punti dello spazio sonoro. La sezione centrale del brano, posta anche “geograficamente” al centro dell’intero Trittico Gregoriano, è una sezione indicata dall’autore come “canto dell’Angelo”, una parentesi lirica che non ha alcun riferimento tematico con i temi gregoriani del Trittico. La particolarità del brano, oltre che nella sua struttura e nei suoi procedimenti, risiede anche nel ritmo libero, basato sulla libera addizione delle unità ritmiche; un procedimento basato sul concetto metrico di tempo primo, in cui si ha solo un elemento ritmico di base (dato nella scrittura dalla croma) mentre gli altri vengono ottenuti per addizione dell’elemento di base, vicino alla struttura ritmica del canto gregoriano.

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Il terzo pannello del Trittico Gregoriano è la Toccata su “Dies Irae”, basata su una delle più celebri melodie del repertorio del canto gregoriano, utilizzata in numerosissimi brani lungo tutto l’arco della storia della musica. Lo stile del terzo brano del Trittico è quello tipico della toccata organistica, in cui un tema di base fa da spunto per varie sezioni contrastanti più o meno virtuosistiche, cucite insieme da un generale spirito rapsodico piuttosto che da particolari relazioni interne; la coerenza di base è data dall’iterazione dei frammenti della melodia gregoriana. Le atmosfere sono diverse: si passa, infatti, dall’aggressività iniziale, in cui al frammento iniziale del Dies Irae affida- to al pedale si contrappone un elemento ritmico caratterizzato da una tagliente armonia dissonante, a densi canoni basati su agglomerati armonici di accordi per quarte, per approdare ad una sezione centrale del tutto diversa come atmosfera, basata sulla deformazione esatonale della melodia principale. Il Trittico Gregoriano si chiude solennemente in una trasfigurazione della funereità del Dies Irae in un accordo conclusivo di mi maggiore, con un fa diesis estraneo aggiunto, che conferisce al finale un tocco di solarità intravisto ma negato lungo tutto l’arco del Trittico.

Approfondimenti

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