Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, ha stupito tutti con le sue “sorprese”, il suo “scendere” a contatto con la gente, con gesti concreti e quotidiani: telefonate, visite inaspettate, interventi, la confessione in mezzo agli altri sacerdoti.

Il 20 dicembre è toccato agli alunni del liceo Pilo Albertelli di Roma essere raggiunti dalla presenza di Papa Francesco che li ha incontrati e con loro ha dialogato con grande naturalezza e spontaneità.

Sono stati numerosi gli argomenti affrontati nell’incontro durato una trentina di minuti in un cortile interno della scuola: il senso di solitudine (e la sua necessità, come ha chiarito il Papa, anche se in piccole quantità), la gratuità della donazione come unica strada dell’amore, la convivenza e la tolleranza, la coerenza con la propria fede e la testimonianza, la condanna del proselitismo, l’importanza di mantenere la capacità di sognare e la disponibilità a giocare, il dono di avere grandi maestri.

Al suono della campanella il Papa ha concluso il suo dialogo, non prima di aver risposto a un’ultima domanda sulla condanna della guerra e della violenza e di aver fatto gli auguri ai giovani, chiedendo loro una preghiera o almeno di inviargli «buone onde, così Dio mi aiuta».

Anche in questa occasione Francesco ha dato un’alta prova del suo saper essere vicino, “farsi prossimo” per usare un’espressione evangelica, un esempio concreto della Chiesa in uscita, capace di ascoltare, dialogare, rispondere prima di tutto con la coerenza; solo in questo modo è infatti possibile sintonizzarsi su lunghezze d’onda anche lontane, come possono essere quelle del mondo giovanile, che riesce così a riconoscere un interlocutore e, se non un modello, almeno un punto saldo nella sua autorevolezza per un confronto dialettico e costruttivo.

Il testo integrale dell’incontro (sito ufficiale del Vaticano)