Andrea Amici

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Tag: Orchestrazione

Spigolature musicali nel tempo di Pasqua

Nel corso delle prossime feste pasquali potrà forse capitare di ascoltare durante una funzione in chiesa un inno che fino a qualche tempo fa era protagonista della musica cattolica nel tempo di Pasqua, soprattutto prima che una triste moda cancellasse irrimediabilmente un certo tipo di repertorio a favore di uno “nuovo”, caratterizzato spesso da superficiali banalità non solo musicali ma in molti casi purtroppo anche testuali, piatto nel suo ritmo scandito da un grattare, spesso sempre uguale a se stesso, di mani destre su corde che sinistre dilettanti e inesperte irrigidiscono su posizioni armoniche povere e prive di consequenzialità.

L’inno “Cristo Risusciti”

Mi riferisco all’inno “Cristo risusciti“, per la verità non un grande brano, non sicuramente “bello”, ma certo consono all’occasione e comunque non banale. Si tratta di un adattamento di una melodia antica, risalente a una lauda del XII secolo, con un testo italiano scritto nel 1966 da G. Stefani, e proposto in genere in una armonizzazione a corale che crea un interessante effetto, dato dalla sovrapposizione di una melodia dal sapore modale e arcaico su una funzionalità armonica appunto da “corale”, per chi ha dimestichezza con le testure e le pratiche dell’armonia tradizionale.

La melodia utilizzata in questo brano pasquale la si può facilmente riconoscere in un quadro delle “Feste Romane“, il grandioso affresco musicale scritto da Ottorino Respighi nel 1928, terzo in ordine di composizione dei poemi sinfonici dedicati alla Città eterna. La stessa antica melodia diviene infatti una sorta di cantus firmus che percorre tutto il brano intitolato “Giubileo“, il secondo dei quattro pezzi per orchestra che celebrano la romanità in quattro distinti momenti della storia e dell’anno. In particolare Respighi, con la sua fenomenale abilità timbrica e tecnica, fa del tema della lauda il simbolo del canto dei pellegrini che stanchi si avvicinano pregando a Roma, dopo il lungo viaggio, circondandolo nella prima parte del brano di una splendida atmosfera sospesa, trasfigurandolo poco a poco in un momento di alto trionfo spirituale, simboleggiando la vista dei pellegrini della meta del loro viaggio.

Una pagina di “Giubileo” dalle Feste Romane di Respighi, con una citazione della lauda del XII secolo

Nei poemi sinfonici di Respighi non è raro trovare citazioni di altri materiali, prevalentemente afferenti alla tradizione musicale italiana antica, si pensi ad esempio alla bellissima melodia del Kyrie Clemens Rector nei Pini presso una catacomba, terzo dei Pini di Roma, senza contare le trascrizioni delle Antiche arie e danze o l’uso del canto gregoriano nel Concerto Gregoriano per violino e orchestra o semplicemente al riecheggiare continuo dell’antica tradizione pre-classica italiana nei temi e nell’uso creativo del modalismo.

La citazione del “Kyrie Clemens Rector” nel brano “Pini presso una catacomba” di Respighi

Nelle stesse Feste Romane, oltre alla citazione della lauda del XII secolo, ci sono tantissimi echi di materiali preesistenti o comunque riferimenti a movenze popolari, utilizzati con una tecnica stratiforme, nuova rispetto ai precedenti poemi sinfonici romani.

L’uso di questo tema nelle Feste indica chiaramente che la melodia della lauda era già nel 1928 particolarmente cara e apprezzata alla tradizione cattolica italiana, per entrare così emblematicamente in un poema sinfonico dal carattere tanto profondamente comunicativo, e continuò a esserlo, visto che nel 1966 ne venne fatto questo adattamento con testo italiano per adeguarlo alle esigenze post-conciliari.

Ecco quindi due collegamenti su YouTube per ascoltare i due brani:

Cristo Risusciti, in versione monodica:

 

 

Un adattamento polifonico:

 

 

E infine lo splendido affresco sinfonico di Respighi:

 

 

Per chi volesse ascoltare l’intero poema sinfonico, ecco una bella interpretazione della National Youth Orchestra of Great Britain diretta da Vasily Petrenko ai Proms 2009 di Londra

 

 

 

 

Il Lungo Viaggio, colonna sonora di Andrea Amici

Il Lungo Viaggio – Suite per orchestra

 

La locandina del cortometraggio

La Suite per orchestra “Il Lungo Viaggio” è stata composta da Andrea Amici per la colonna sonora dell’omonimo cortometraggio prodotto dal Liceo “G. Seguenza” di Messina in collaborazione con l’Università degli Studi della medesima città, nell’ambito del Progetto Cinema Officina Performativa 2010. Il lavoro è stato presentato in prima visione all’aula magna dell’Università di Messina l’11 giugno 2010.

Il corto, interpretato interamente da giovani liceali, con la regia di Giuliano Pagliaro, mette in scena le problematiche degli adolescenti che si affacciano verso il loro improbabile futuro, dove le possibilità di auto realizzazione sono scarse e i sogni sono destinati a infrangersi scontrandosi con la necessità di limitare le proprie ambizioni al poco che è possibile nel proprio contesto. L’unica soluzione per alcuni sembra quella di intraprendere  “il lungo viaggio” dell’emigrazione che si trasforma per il protagonista nel lungo viaggio interiore attraverso le dimensioni della memoria, dell’amicizia, della necessità di assumere in prima persona determinazioni positive nei confronti della propria realtà di appartenenza.

Nell’età dell’oro della musica da film non era raro che i compositori traessero una suite da concerto dalle grandi partiture sinfoniche che realizzavano spesso per più dell’intera durata della pellicola, per far sì che, come affermava Leonard Bernstein, almeno qualcosa di quella musica sopravvivesse al di fuori della sua destinazione e non finisse tutta fra le polveri degli archivi. Questa pratica è continuata spesso anche in tempi più recenti, basti pensare alle suite da concerto di John Williams o alle nuove versioni sinfoniche delle colonne sonore di Ennio Morricone, anche di quelle che nei film non erano destinate all’orchestra. Oggi, in maniera analoga, il compositore o i suoi assistenti selezionano brani che vengono destinati alla pubblicazione in disco, il tutto comunque a testimonianza del fatto che la musica da film nei suoi esempi migliori, anche se privata dell’immagine, “funziona” perfettamente come musica “assoluta”.

Del tutto diversa è la storia di questa Suite da “Il Lungo Viaggio”; essa infatti è l’antecedente della colonna sonora, in quanto la musica è stata scritta dal compositore prima del montaggio del film, solo leggendone la sceneggiatura, senza aver visto alcuna immagine. La Suite è quindi una sequenza di brani ispirati all’idea del cortometraggio, che poi il regista ha inserito come colonna sonora, probabilmente anche legando il montaggio di alcune scene alla musica stessa. “Il lungo viaggio” è formato da nove brani chiaramente suddivisi in due parti con un brano che nella seconda richiama l’inizio (“La spiaggia”). I primi cinque brevi movimenti sono tutti caratterizzati da elementi tematici frammentati e incerti.

Il primo brano (“La spiaggia“) è di atmosfera rarefatta e misteriosa, in quanto destinato a una scena irreale in cui i giovani si trovano riuniti su una spiaggia e immobili, come un coro di tragedia greca, recitano assieme dei versi. Una singola nota-pedale ripetuta affidata all’arpa e gli armonici dei violini mantengono immobile l’atmosfera generale mentre un soprano solista e altre sezioni dell’orchestra tratteggiano delle rapide pennellate senza direzione.

Un fotogramma ambientato nella Piazza del Duomo di Messina

Il secondo, il terzo e il quinto movimento, “La città e i giovani” e “Sera” (prima e seconda parte), abbandonano momentaneamente la scrittura sinfonica in favore dell’elettronica e del trio o quartetto jazz acustico o elettrico.

Fra le due versioni di “Sera” si trova il quarto brano, “Il Futuro“, l’unico non entrato nella colonna sonora del cortometraggio; gli elementi tematici già in questo movimento iniziano a essere più articolati, anche se privi di sviluppo.

Il sesto movimento, “Partenza“, segna l’inizio della seconda parte; appare un tema più lungo e articolato, che dominerà l’intera suite da questo momento in poi. In questa prima esposizione al pianoforte, con un discreto accompagnamento degli archi, il tema si caratterizza per la sua malinconia: è il momento della partenza del protagonista e del distacco verso l’ignoto.

La partenza; un’inquadratura del cortometraggio

Il settimo brano, “Il lungo viaggio“, rappresenta il cuore dell’intera suite; il tema già ascoltato nel precedente movimento, viene sviluppato nelle sue potenzialità drammatiche. Il breve viaggio per mare – il protagonista attraversa lo Stretto di Messina verso il proprio ignoto futuro accompagnato da un amico – si trasforma in una tensione interiore evocata dalla musica con un’orchestrazione tesa dal sapore tardoromantico.

La ripresa de “La Spiaggia” riporta all’atmosfera iniziale, ma immediatamente sul pedale dell’arpa e sui frammenti già ascoltati precedentemente si innesta un nuovo episodio caratterizzato da una maggiore distensione; le tensioni de “Il lungo viaggio” sono ormai alle spalle e le medesime caratteristiche dell’orchestra servono adesso a esprimere un drastico cambio.

Lo Stretto di Messina è il bellissimo sfondo del “lungo viaggio”

Si giunge quindi alla conclusione, nella quale, gli elementi “elettronici” si fondono con quelli sinfonici e il tema apparso in “Partenza” acquisisce una luce nuova, pur non abbandonando la sua sottile vena di malinconia. Questa esposizione del tema assume un carattere quasi da “melodia infinita” wagnerianamente intesa, volutamente caratterizzata da un senso di sospensione, di inconclusione: il lungo viaggio rimane aperto e sempre attuale…

 

Andrea Amici dirige l'Orchestra MusiDOC

Andrea Amici dirige l’Ensemble MusiDOC

Andrea Amici e l’Ensemble MusiDOC

Nel corso di un concerto tenutosi a Catania in Piazza Università il 10 maggio 2012 nell’ambito delle manifestazioni culturali denominate “Catania in Prima…Vera” promosse dall’amministrazione comunale, Andrea Amici ha diretto l’Ensemble MusiDOC, una formazione cameristica composta da quindici docenti delle scuole secondaria di primo grado a indirizzo musicale, in tre brani, due suoi arrangiamenti e uno completamente originale scritto per l’occasione.

I due arrangiamenti sono due estesi collage musicali, il primo su temi di George Gershwin, intitolato The Gershwin Years, e il secondo su temi del celebre musical My Fair Lady di Frederick Loewe.

Il brano composto per l’occasione da Andrea Amici e diretto in prima assoluta al concerto si intitola Perpetuum, piccola rapsodia per quindici esecutori; dedicato ai componenti dell’Ensemble MusiDOC, consiste in una meditazione sul tempo nelle sue varie accezioni: il tempo musicale e in generale le sue possibilità di combinazione, il tempo come memoria e infine il tempo come continuità quasi infinita che “in perpetuo” ingloba le altre dimensioni.

Vai alla pagina di approfondimento, con l’analisi e il video della prima esecuzione.

Andrea Amici dirige l'Ensemble MusiDOC

Andrea Amici e l'Ensemble MusiDOC

Nel corso di un concerto tenutosi a Catania in Piazza Università il 10 maggio 2012 nell’ambito delle manifestazioni culturali denominate “Catania in Prima…Vera” promosse dall’amministrazione comunale, Andrea Amici ha diretto l’Ensemble MusiDOC, una formazione cameristica composta da quindici docenti delle scuole secondaria di primo grado a indirizzo musicale, in tre brani, due suoi arrangiamenti e uno completamente originale scritto per l’occasione.

I due arrangiamenti sono due estesi collage musicali, il primo su temi di George Gershwin, intitolato The Gershwin Years, e il secondo su temi del celebre musical My Fair Lady di Frederick Loewe.

Il brano composto per l’occasione da Andrea Amici e diretto in prima assoluta al concerto si intitola Perpetuum, piccola rapsodia per quindici esecutori; dedicato ai componenti dell’Ensemble MusiDOC, consiste in una meditazione sul tempo nelle sue varie accezioni: il tempo musicale e in generale le sue possibilità di combinazione, il tempo come memoria e infine il tempo come continuità quasi infinita che “in perpetuo” ingloba le altre dimensioni.

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