Andrea Amici

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Napoli, secondo estratto

Per il secondo anno consecutivo ho partecipato al concorso di composizione “Musica e cultura a Piazza dei Martiri“, una lodevole iniziativa promossa dalla Chiesa Luterana di Napoli, e per il secondo anno consecutivo il mio brano è giunto in finale, venendo così eseguito in concerto.

Napoli, Piazza dei Martiri

Napoli, Piazza dei Martiri

Lo scorso anno, per la IX Edizione del concorso, il mio Salmo 116 per coro e pianoforte ha conseguito il primo premio, mentre quest’anno ho presentato, seguendo le linee guida espresse nel bando, un brano più impegnativo, la Cantata Luterana “Sola nel mondo eterna“, che non ha vinto il premio, riscuotendo tuttavia un buon consenso da parte della giuria tecnica, il cui presidente, il Mº Patrizio Marrone direttore del Conservatorio di Napoli, ha tenuto a precisarmi, assieme ad altri, che il mio pezzo avrebbe meritato il primo premio e che comunque, nei voti della giuria, si era classificato secondo.

Nessuna speranza, invece, per quanto riguarda l’attribuzione del premio della giuria formata dagli spettatori, visto che purtroppo il brano ha avuto un’esecuzione molto imprecisa con tanti errori che ovviamente ne hanno completamente pregiudicato la fruizione corretta da parte del pubblico.

Ecco, quindi, che arriviamo al centro della questione. Non è tanto, infatti, il non aver ottenuto il premio e il relativo compenso in denaro, che comunque non sarebbe stato trascurabile e secondario, quanto l’effettiva scarsa qualità dell’esecuzione.

Il Coro Luterano di Napoli durante la prima esecuzione della Cantata Luterana

Il Coro Luterano di Napoli durante la prima esecuzione della Cantata Luterana

Di chi la colpa? Del compositore che presenta una scrittura ardua e senza tregua per gli esecutori che arrivano sfiniti alla fine della quasi mezz’ora di musica? Sicuramente, e lo ammettiamo subito, senza inutili discussioni: dalla prima di questo mio brano s’impara che comunque occorre un occhio di riguardo per esecutori e pubblico, anche se, però, a mio giudizio di musica più ostica di quella del sottoscritto ce n’è in abbondanza.

Ma è solo questo, o c’è dell’altro? Naturalmente si, a mio avviso, e risiede fondamentalmente in due fondamentali presupposti negativi: primo, la disaffezione della cultura musicale italiana verso la musica contemporanea e, secondo, la carenza della preparazione.

Ormai è evidente che la superficialità e la fretta, in Italia, la facciano da padrone e ciò è più evidente se si parla di musica contemporanea, che implica una lettura più approfondita proprio perché basata su materiali inauditi (nel senso etimologico del termine); ma anche la mancanza di una preparazione di base adeguata, tipica di un’impostazione didattica che mostra ormai tutti i suoi patetici limiti.

Ciò riguarda primariamente i cori e non certo solo quello che ha eseguito il mio brano: chi canta non ha la base di una preparazione come quella del nord o dell’est dell’Europa; si canta per imitazione, anche se si sa leggere la musica, non si ha l’abitudine, proprio per mancanza di impostazione scolastica, ad ascoltare nella propria mente ciò che si vede; proprio per questo tutto ciò che non esiste già nell’esperienza trova difficoltà a estrinsecarsi.

Chi invece ha dato grandi prove sono stati il soprano solista, Silvia Del Grosso, che non ha mancato praticamente una nota, dando anche una lettura convincente di parti sicuramente non melodiche nel senso tradizionale del termine e anche il direttore, Edoardo Bochicchio, che gestualmente ha dimostrato di aver preparato nella sua mente l’interpretazione, purtroppo non seguito dal coro e spesso anche dal quartetto.

Tirando le somme, non è minimamente una polemica contro specifiche persone, che sicuramente si saranno trovate in pochissimo tempo a dover realizzare qualcosa di più ampio delle proprie effettive possibilità, quanto di un’occasione mancata, quella cioè di avere la possibilità come compositore di ascoltare una propria creazione, cosa che vale molto di più di ottenere poi alla fine un riconoscimento.

Mi fa piacere, pertanto, che l’organizzazione del premio sia ritornata, per la prossima edizione, all’impostazione precedente, abbandonando la grande forma che purtroppo non trova poi una possibilità di concretizzazione nell’esecuzione pubblica.

Due autorevoli opinioni su due miei brani

Lorganista americano Jon Gillock

L'organista americano Jon Gillock

Jon Gillock, uno dei più autorevoli organisti al mondo, specialista del repertorio francese “spirituale” e in particolare della musica di Olivier Messiaen, che per lui ebbe parole di grande apprezzamento, così si è espresso a proposito delle mie Tre Preghiere per organo,  che ha ascoltato recentemente sul sito del Consortium Internationale Compositorum (www.compositorum.com):

“Andrea, I just listened to your Three Prayers for organ. I liked all of them immediately. Perhaps I had a preference for 1 & 3, but that’s probably because I’m more familiar with their chants.

You write in a style I wish I could improvise in! Your harmonic language, while unique, is very evocative and impressionistic. The phrases always seemed logical building to a certain point. Also, the change of colors was extremely effective.

You should find a way to promote them because I think a lot of organists would like them.”

Il pianista Richard Grayson

Il pianista Richard Grayson

Richard Grayson, docente all’Occidental College Los Angeles, CA, alla Music Faculty, Crossroads School Santa Monica, CA  e alla New Roads School Santa Monica, CA, nonché eccellente pianista e improvvisatore, così si è espresso sul mio Salmo 116 per coro e pianoforte:

“I listened to your setting of Psalm 116, and it was very beautiful. A very beautiful piece, fine vocal writing, nice use of harmony and counterpoint, with a sensitive piano accompaniment. You are a musical and sophisticated composer. I will listen to more.”


Un ringraziamento particolare a questi due autorevoli musicisti per le loro parole di apprezzamento e incoraggiamento!


Arvo Pärt: Sinfonia n.4 "Los Angeles"

Il 10 gennaio 2009 Esa-Pekka Salonen ha diretto alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles la prima esecuzione assoluta della Sinfonia n.4 “Los Angeles” di Arvo Pärt, lavoro commissionato dalla Los Angeles Philharmonic Association della quale  il direttore finlandese è direttore musicale e dal “Canberra International Music Festival/Ars Musica Australis”. 

Arvo Pärt ed Esa-Pekka Salonen al termine della prima esecuzione della Sinfonia n.4 "Los Angeles"

Arvo Pärt ed Esa-Pekka Salonen al termine della prima esecuzione della Sinfonia n.4 "Los Angeles"

La Sinfonia ha una durata di poco più di mezz’ora ed è scritta per un’orchestra di archi, timpani, percussioni (due esecutori) e arpa.

Dai primi lavori, via via passando attraverso la reazione ai fronti precostituiti dell’arte di stato dell’Unione Sovietica e dell’avanguardia seriale, proseguendo per la scelta di un essenzialismo basato sull’originale procedimento compositivo dei tintinnabula che lo ha apparentato al minimalismo ma in quella particolare sfaccettatura tipica di altri compositori di area cristiana come ad esempio Gorecki , il lungo percorso del compositore estone approda adesso a un “ultimo stile”, ultimo ovviamente nel senso latino del termine, non inteso certo come conclusivo, caratterizzato da una matura bellezza e soprattutto dalla riscoperta di percorsi narrativi che si allontanano dalla ripetitività del tintinnabulum per avventurarsi in discorsi musicali che scavano sempre di più nell’interiorità attraversando atmosfere emotivamente diverse, il tutto attraverso un colore orchestrale che diviene sempre più austero dal punto di vista timbrico e che concede poco all’effetto esteriore, ma è tutto introiettato verso una sorta di visione interiore talvolta ferma ed estatica, talvolta contraddittoria e lacerata.

E proprio quest’ultima caratteristica è spesso presente nell’arco del percorso musicale della Sinfonia con echi mahleriani sia per quanto riguarda la frammentazione della polifonia sia per gli improvvisi passi di marcia funebre, spesso presenti e riconducibili all’idea del  dolore umano originato dall’ingiustizia, uno dei motivi conduttori di quest’opera, come lo stesso autore ha estrinsecato nelle note alla prima esecuzione, ribadendo che, con la dedica al dissidente politico Mikhail Khodorkovsky imprigionato in Siberia, questo brano è dedicato a tutti coloro che in Russia sono tutt’oggi detenuti per le loro idee senza diritti, augurandosi anche che la Sinfonia stessa possa diventare una sorta di “piccione viaggiatore” che un giorno possa raggiungere anche la Siberia. 

La casa editrice Universal Edition di Vienna mette a disposizione di tutti gratuitamente la partitura completa della Sinfonia da leggere e da stampare, attraverso la piattaforma Issuu.com; la riproduciamo qui di seguito grazie alla possibilità di incorporarne il lettore; è possibile sfogliare le pagine e anche accedere a comode visualizzazioni a schermo intero.

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Per chi volesse ascoltare il brano, su YouTube ho trovato la registrazione della prima esecuzione europea, diretta da Cem Mansur alla guida dell’Orchestra Filarmonica di Helsinki:


Tre appuntamenti con Claudio Abbado su Rai Uno

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Roberto Benigni e Claudio Abbado

Rai Uno ha dedicato tre appuntamenti televisivi a Claudio Abbado, un’intervista esclusiva per Speciale TG1 in seconda serata, la fiaba musicale Pierino e il Lupo la vigilia di Natale in prima serata complice la presenza di Benigni in veste di eccentrico narratore, e infine il 30 dicembre il maestoso Te Deum di Hector Berlioz, prosecuzione del medesimo concerto iniziato con la musica di Prokofiev, che ha visto la partecipazione oltre che dell’orchestra Mozart anche dei ragazzi di scuola.
Claudio Abbado è indubbiamente una delle personalità più importanti del panorama musicale internazionale e in questi ultimi anni ha raggiunto e continua a raggiungere le vette più alte dell’interpretazione, unendo alle indiscusse qualità di direttore d’orchestra anche doti di organizzatore e divulgatore musicale, soprattutto fra le giovani generazioni che lo seguono con l’entusiamo e l’affetto che il Maestro sa suscitare.
Ciò che salta subito all’occhio è infatti la capacità di Abbado di coinvolgere i musicisti che sembrano, sotto la sua guida, pronti a dare il massimo e a suonare con il più grande coinvolgimento umano ed emotivo.
Con questo suo potentissimo magnetismo, basato come ha ammesso lo stesso Abbado sulla carica umana e non su un atteggiamento dittatoriale, il direttore d’orchestra italiano guida l’esperienza musicale verso panorami sempre nuovi: è il caso di Pierino e il Lupo, brano apparentemente semplice nel suo orientamento didattico, ma riletto con un’incomparabile capacità di mettere in evidenza particolari nuovi con sensibilità e acutezza.
Ancora più evidente lo spessore interpretativo di Abbado con il Te Deum di Berlioz, complicato affresco sinfonico-corale di visionaria genialità; quanto si è visto e ascoltato è stata anche la testimonianza di un’ulteriore crescita artistica che Abbado ha vissuto in questi ultimi anni, raggiungendo degli esiti veramente fuori dal comune che lo collocano accanto ai più grandi testimoni della storia dell’interpretazione.
Del Te Deum di Berlioz esiste un’incisione per la Deutsche Grammophone di Abbado che confrontata con il concerto trasmesso in televisione dimostra proprio il progresso e l’arricchimento del mondo musicale del Maestro: da una cura per il suono, la determinazione per la disincrostazione di cattive prassi esecutive e l’attenzione analitica per ina riproposizione culturalmente e storicamente ineccepibile, Abbado approfondisce il valore umano dell’opera d’arte, restituendo letture di incomparabile valore, coniugando tutte le proprie conquiste passate con la ricchezza dell’esperienza presente.
Le ragioni di tale ulteriore crescita sono molteplici e da ritrovare intanto nell’onesta e operosa laboriosità nella lettura e nella consuetudine con i grandi capolavori senza presunzioni, ma con la dichiarata volontà di progredire sempre più nella conoscenza, poi nella crescita umana e spirituale, sempre maggiore, e spesso spinta anche da congiunture di vita che mettono a contatto con quel misto di grandezza (soprattutto di ingegno) e di fragilità propria dell’esistenza umana, che si concretizza per esempio nello scontro inatteso con il mistero della malattia.
Infine la presenza di quella dimensione magica che tanto bene ha espresso Benigni nell’introduzione a Pierino e il Lupo relativamente all’atto della direzione d’orchestra e che si può estendere alla Musica e all’arte in generale, una dimensione che magari non era presente o non in penezza nelle interpretazioni di Abbado di 25/30 anni fa ma che ora a diritto ne fa uno dei maestri indiscussi dell’interpretazione musicale.

Concerto di Capodanno alla Fenice

Georges Prêtre dirige il concerto di Capodanno 2009 alla Fenice di Venezia

Come ogni anno, il primo gennaio è dedicato anche alla musica. La tradizione viennese di un concerto “patriottico” trapiantata in Italia alla Fenice di Venezia mi è parsa da subito quanto meno patetica, non tanto per l’idea in sé, quanto per l’evidente carenza di originalità nel copiare in tutto e per tutto Vienna: saloni, ballerini, addirittura gli auguri in coro da parte di tutta l’orchestra guidata dal direttore.

Personalmente avrei gradito un maggior senso di originalità sin dall’inizio, proprio per mascherare almeno in parte l’inevitabile senso di operazione autarchica insito nell’evento di capodanno.

Rimane tuttavia il concerto, la musica, che quest’anno, grazie soprattutto all’esperienza e alla bravura di Prêtre, è stata di alta qualità.

Il programma prevedeva naturalmente brani di grande popolarità, ma sensibilmente riletti con finezza e originalità. Le qualità musicali di Prêtre sono indiscusse e ovviamente non stiamo qui a elencarle, tuttavia non si può tacere la sua capacità da illusionista nei confronti dell’orchestra, che segue il direttore nelle più intime sfumature alla ricerca di qualità nascoste, di riposte analogie, proposte senza inutili sovrastrutture, ma con lampante evidenza e ricchezza di particolari.

Orchestra, coro e direttore si sono presentati in pubblico con una decorazione viola appuntata al petto, un vero e proprio segno di lutto per protesta nei confronti dei tagli del governo italiano nei confronti della cultura in generale e della musica in particolare.

Ci auguriamo che il 2009 porti, assieme alle note di Prêtre e della Fenice, la definitiva cognizione che la crisi, che ha radici ben più profonde dei “semplici” aspetti economici, si supera anche investendo sulla cultura che è il motore della crescita umana e morale di una nazione.

Jean Guillou a Messina per il centenario del terremoto

All’alba del 28 dicembre del 1908, esattamente cento anni fa, un terribile terremoto distrusse completamente Messina, un’immane catastrofe della quale la città porta tutt’oggi i segni e paga le conseguenze della perdita della propria memoria storica e della propria identità sociale culturale.

L’Arcidiocesi di Messina ha commemorato il centenario del terremoto anche con uno straorinario evento musicale, un concerto del Maestro Jean Guillou al monumentale organo Tamburini del Duomo, il 27 dicembre alle ore 21.

Per la sensazionale occasione – alla quale il pubblico messinese è intervenuto numeroso tributando all’insigne musicista un caloroso successo, pur dimostrando sicuramente una certa impreparazione dovuta alla carenza di una reale consuetudine con il repertorio organistico – la Basilica Cattedrale è stata munita di un grande schermo sul quale è stato possibile ammirare e seguire con maggiore attenzione e partecipazione la performance del maestro francese, grandissimo interprete e compositore nonché organista titolare dei grandi organi della Basilica di S. Eustache a Parigi.

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Adobe Photoshop Express

Ho provato questo pomeriggio la beta di Adobe Photoshop Express un RIA (rich internet application) che fa presagire un mare di succulente novità sul versante delle applicazioni online da parte di Adobe.

Il punto di partenza è https://www.photoshop.com/express/landing.html e già ciò che appare invita l’utente a provare questa nuova “avventura” online: grafica e animazioni sono un piccolo capolavoro di essenzialità ed efficacia.

In realtà si tratta dell’ennesimo servizio di upload di fotografie e condivisione online, ma quello di Adobe ha una marcia in più: Photoshop Express, infatti, integra anche l’editing diretto delle immagini e non ci si poteva aspettare altrimenti dai creatori delle migliori applicazioni di design.

L’altro punto di forza, inoltre, è il fatto che tutto funzioni sul motore del Flash Player, in un’unica finestra d’applicazione, con morbidezza, velocità e fluidità: l’efficienza mi è sembrata una caratteristica fondamentale, nello standard cui Adobe ci ha adesso abituati, soprattutto con la nuova Creative Suite 3 che realmente segna una pietra miliare nell’evoluzione dei software Adobe.

Il servizio offre gratuitamente 2GB di storage, consentendo quindi di creare una discreta libreria di immagini online, con la possibilità, appunto, di farne un fotoritocco di base, con semplicità ed efficacia.

Logic Studio

La Apple rilascia una nuova versione del suo software per creazione musicale Logic, che giunge così all’ottava release testimoniando un profondo sforzo di investimento in termini di idee e funzionalità.

Prima di tutto il concetto di Studio: anche Logic abbandona la formula di applicazione stand-alone per accostarsi al trend delle grandi applicazioni pro come Final Cut Studio. Poi, novità più profonda, la rinnovata interfaccia, secondo un criterio che, a mio giudizio, ha già reso più appetibile applicazioni di per sé validissime come SoundTrack Pro, cioè la finestra unica, all’interno della quale il lavoro si diversifica a seconda del momento e del punto del work-flow. Guardando gli screenshots si nota (come sempre) la marcia in più di casa Apple: l’impressione è di avere a che fare proprio con ciò che si desiderava; Logic ci aveva abituato a strumenti utilissimi, a una versatilità che rendeva il lavoro estremamente gradevole e produttivo, anche se, personalmente, non ne gradivo a pieno l’estetica; ciò che si intravvede oggi è un’ulteriore avanzamento verso l’idea di un’interfaccia sempre più trasparente all’utilizzo che permette la concentrazione sul lavoro e la creatività, senza perdersi nei meandri di confusionari tecnicismi.

Ancora di più si dimostra efficace nella sua minimalistica concezione l’elegante interfaccia della nuova applicazione orientata al live, che mostra delle intuizioni, anche dal punto di vista della personalizzazione, veramente degne di nota. Proprio quest’applicazione è un interessante valore aggiunto a un software che già di per sé ha tutte le caratteristiche per affermarsi come un leader nel settore.

In attesa quindi di una vera e propria prova su strada, dalle premesse si nota che anche Logic si adegua alla nuova tendenza di Apple di rendere il sistema sempre più intuitivo, lineare e potente ma sempre più essenziale al lavoro quotidiano, sia esso professionale che amatoriale. A questo punto non rimane che attendere fiduciosi il debutto di Leopard, che dovrebbe incarnare questa filosofia a livello di sistema operativo.

Un’ultima nota è doverosa e riguarda il prezzo di Logic Studio, e conseguentemente del fratellino “minore” Logic Express. Poter acquistare un software professionale a un prezzo che si aggira intorno ai 500 euro è una conquista notevole che, speriamo, segni l’inizio di una controtendenza, a dimostrazione che il software, con la sua naturale tendenza all’effimero e al continuo aggiornamento non possa oggettivamente gravare sul professionista in maniera così incidente.

Invito all'Opera – De Agostini

In edicola la terza uscita di Invito all’Opera, una collana dedicata alla lirica in dvd, con una eccezionale riproposizione di un Rigoletto verdiano datato 1977, con un cast d’eccellenza guidato dalla strepitosa bacchetta del maestro James Levine. Anche la prima e la seconda uscita avevano visto come protagoniste sempre produzioni del Metropolitan: una Bohème di grande rilievo con Pavarotti e la Cossotto e un’altrettanto famosa Carmen con Agnes Baltsa, tutte dirette sempre da James Levine. Conoscevo già il dvd della Carmen, in quanto già parte dell’ottima collezione marcata Del Prado, conclusasi di recente dopo oltre sessanta uscite, mentre ho acquistato Boheme e Rigoletto che si sono confermate come interpretazioni, a mio avviso, tra le più interessanti in commercio.

Come tutte le produzioni testimoniate dai dvd del Metropolitan (Turandot, Flauto Magico, Ballo in Maschera…) anche queste adesso offerte al grande pubblico dalla De Agostini sono a mio giudizio delle pietre miliari di un modo di fare teatro che per tanti punti di vista dovrebbe essere preso a modello. Il MET di questi spettacoli è il baluardo della messa in scena di stampo tradizionale, nell’accezione più nobile del termine, uno spettacolo in cui le scene, la regia, l’interpretazione cercano il più possibile di attenersi alle indicazioni teatrali degli autori.

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Bernstein LIVE!

Ho avuto la possibilità di ascoltare alcuni cd da questa eccellente e nuova collezione della New York Philharmonic, Bernstein Live! (clic qui per informazioni), dieci compact disc contenenti materiale mai prima d’ora pubblicato, per un totale di oltre tredici ore di musica. Si tratta di registrazioni prevalentemente tratte dagli archivi delle trasmissioni radio, quindi rigorosamente live, comunque di buona qualità tecnica, di un periodo veramente intenso del grande direttore d’orchestra e compositore americano.

In particolare, scorrendo l’elenco dei brani, si nota l’enorme vastità del reportorio di Bernstein che allora (ci riferiamo ad una ventina d’anni all’interno del terzo quarto del XX secolo) era evidentemente attento – anche di più rispetto all’ultimo (ed eccezionale) scorcio della sua carriera direttoriale – alla musica contemporanea: risaltano infatti fra l’altro una bellissima interpretazione dei Sei pezzi per orchestra di Webern, compositore pressoché inesistente nella discografia ufficiale del Bernstein fra Wiener Philharmoniker, Israel Philharmonic e tutte le altre orchestre che lo accompagnarono nell’utlimo periodo della sua brillante carriera, brani di compositori moderni americani come William Russo, Charles Ives, Samuel Barber e Aaron Copland, passando poi per Britten, Igor Markevich, Prokofiev, Rachmaninov…

Una raccolta quindi che accanto ad alcuni classici quali il Concerto per violoncello di Schumann con una strepitosa Jacqueline Du Pre o il Terzo Concerto per pianoforte di Beethoven con Wilhelm Kempff, e a pagine di Mozart, Bach e Bruckner, affianca territori meno esplorati che ci rivelano sempre di più la genialità interpretativa di Leonard Bernstein, uno dei più grandi geni non solo della direzione d’orchestra, ma anche un compositore particolare che qui troviamo accanto agli esponenti di quel Novecento musicale che (Webern a parte, comunque qui rivissuto con grande pathos nelle sue deformazioni espressioniste) Bernstein stesso considerava come la strada maestra da percorrere per i compositori di musica nuova.

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