Andrea Amici

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Tag: TV

Space 1999 Symphonic Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Music by Barry Grey
Symphonic Virtual Orchestration by Andrea Amici

13 Settembre 1999: un’esplosione termo­nucleare sul lato oscuro della Luna, causata da un accumulo di scorie atomiche e dalla sottovalutazione di alcuni segnali dell’imminente pericolo, spinge il satellite nello spazio fuori dall’orbita terrestre. Gli oltre trecento occupanti della Base Lunare Alpha iniziano cosi il loro vagare senza meta nello spazio profondo, di volta in volta attratti da altri corpi celesti, attraversando buchi neri e venendo a contatto con civiltà aliene, strani mondi e fenomeni sempre più inspiegabili.

Spazio 1999

Era un appuntamento particolarmente atteso quello con gli episodi di Spazio 1999, la serie televisiva di fantascienza ideata da Gerry e Sylvia Anderson negli ormai lontani anni Settanta. Fra stranezze e improbabilità scientifiche la serie riusciva comunque ad avere i suoi spunti di interesse: era avventurosa, con alcune belle trovate scenografiche, ma anche riflessiva, almeno nella sua prima stagione, quella che esprimeva al meglio le intenzioni dei suoi creatori. Alla base di Spazio 1999 vi è l’idea di un disastroso incidente dovuto a una sostanziale incuria ed eccessiva fiducia positivista in un progresso esponenziale e acritico, nella percezione della tecnologia come fonte di una vera e propria onnipotenza umana sprezzante della natura stessa. Un messaggio forte se si considera il periodo storico in cui la serie fu realizzata, e in realtà ancora di grande attualità, almeno nelle sue linee generali.

La colonna sonora

La colonna sonora della prima stagione fu realizzata da Barry Gray, che compose la sigla iniziale e le musiche per vari episodi, e da Vic Elms che partecipò con la parte di musica elettronica; nella versione italiana esistono anche dei contributi di Ennio Morricone. La seconda stagione fu invece affidata a Derek Wadsworth, probabilmente più adatto al nuovo format, meno riflessivo e più d’azione.

Il rescoring della sigla iniziale

Ho voluto riproporre la sigla iniziale della prima stagione, dandole una veste sinfonica unitaria, senza l’originale contrasto tra introduzione e intermezzi orchestrali da una parte ed esposizione del tema vero e proprio affidato a una strumentazione pop/rock. In questo modo ho voluto avvicinare questo brano alla sensibilità della cinematografia dei nostri giorni: potrebbe essere la sigla iniziale o conclusiva di un film-remake, basato sulle idee originali della serie.

L’orchestrazione virtuale e il video

Per l’orchestrazione virtuale, realizzata in Logic Pro X, ha utilizzato le librerie strumentali della Composer Cloud X della East West e Synchron-ized Special Edition Vol. 1 e 2 e Big Bang orchestra della Vienna Symphonic Library. Il video è realizzato con Final Cut Pro X e combina le immagini della sigla del primo episodio, “Separazione”, con lo screencast del progetto in Logic.

Andrea Amici YouTube Channel

You don’t own me: Harley Queen ritrae Joker

Per i più giovani (e non solo) ieri sera, 9 settembre, appuntamento con la prima TV sul canale Mediaset Italia 1 di Suicide Squad, il film del 2016 scritto e diretto da David Ayer basato sulla squadra di pericolosi criminali dei fumetti DC Comics.

Personalmente non amo molto il genere, non ho visto il film e ieri sera mi sono invece dedicato al bellissimo Hidden Figures (Il diritto di contare), la storia della matematica afroamericana Katherine Johnson e delle sue amiche che, sullo sfondo della società razzista e sessista degli Stati Uniti degli anni Sessanta del Novecento, collaborò in maniera decisiva al successo del programma spaziale della NASA.

Ritornando all’universo dei CineComics, mi sono ricordato che ad Harley Queen e Joker abbiamo dedicato, mia figlia Elena e io, un “episodio” della nostra “Art Drawing & Music“, quasi quattro anni fa: sulle note del mio arrangiamento di “You don’t own me” di John Madara e David White, Harley/Elena disegna un ritratto di Joker…


La serie completa di Art Drawing & Music

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L’Otello del San Carlo in TV

Otello

Una scena dell’Otello nell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, trasmesso da Rai 5

Chiusa definitivamente una stagione d’oro della lirica, una nuova generazione di talenti stenta a emergere e imporsi alla ribalta internazionale, mentre ormai appare palese il declino del teatro d’opera come istituzione artistica e culturale, almeno in Italia.
È quanto emerge dalla visione dell’Otello di Verdi, trasmesso in prima serata da Rai Cinque il 24 aprile, un allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, uno spettacolo tutto sommato accettabile e nel complesso privo di grosse cadute di stile, ma ben lungi dal raggiungere risultati artistici significativi.
Il punto debole più evidente dell’intera produzione è il protagonista, l’Otello di Marco Berti, vocalmente instabile e non all’altezza della situazione dal punto di vista interpretativo, soprattutto nel primo atto. Estremamente piatto nell’interpretazione, Berti è ben lontano da quelle caratteristiche di potenza e di “tenebra” di cui è intriso il personaggio verdiano. Più convincenti invece Jago (Roberto Frontali) e Desdemona (Lianna Haroutounian) che comunque, assieme ai tanti comprimari, non ascendono a particolari vette drammatiche e interpretative.
Regia, scene e costumi si adeguano con moderazione alla moda attuale, senza però dare scandalo, ma immobile la prima e con le solite – a mio avviso – dubbie estrinsecazioni di significati più o meno nascosti attraverso la presenza sulla scena di simbologie, in questo caso pagliacci e mimi.

Decorosa la prova dell’orchestra del Teatro, diretta da Nicola Luisotti, che tiene bene l’intero arco drammaturgico, con tempi adeguati e un’interpretazione convincente, sebbene non priva di alcune sbavature.

Al termine gli applausi più meritati dovrebbero andare al genio di Giuseppe Verdi, che a settantaquattro anni, al massimo della sua forza creativa, continuava a sperimentare vie nuove con esiti di impareggiabile forza artistica, creando opere che ancora oggi hanno tanto da dire all’uomo contemporaneo.

Rimane il pregio, da parte della Rai, di dedicare un canale interamente alla divulgazione della cultura e dell’opera in particolare, su piattaforme gratuite come il digitale terrestre e il web, con attenzione – nella prima – a fasce orarie non proibitive come accadeva in genere sui canali “storici”; sarebbe auspicabile, dato il carattere artisticamente limitato delle produzioni attuali specialmente italiane, dare spazio anche ai grandi allestimenti che hanno fatto la storia dell’interpretazione, fortunatamente disponibili in video.

Per rivedere l’opera on demand su Rai Cinque:http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5d440908-6376-453a-b5de-87636eb73416.html

 

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