Andrea Amici

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Space 1999 Symphonic Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Virtual Orchestration

Space 1999 Main Title – Music by Barry Grey
Symphonic Virtual Orchestration by Andrea Amici

13 Settembre 1999: un’esplosione termo­nucleare sul lato oscuro della Luna, causata da un accumulo di scorie atomiche e dalla sottovalutazione di alcuni segnali dell’imminente pericolo, spinge il satellite nello spazio fuori dall’orbita terrestre. Gli oltre trecento occupanti della Base Lunare Alpha iniziano cosi il loro vagare senza meta nello spazio profondo, di volta in volta attratti da altri corpi celesti, attraversando buchi neri e venendo a contatto con civiltà aliene, strani mondi e fenomeni sempre più inspiegabili.

Spazio 1999

Era un appuntamento particolarmente atteso quello con gli episodi di Spazio 1999, la serie televisiva di fantascienza ideata da Gerry e Sylvia Anderson negli ormai lontani anni Settanta. Fra stranezze e improbabilità scientifiche la serie riusciva comunque ad avere i suoi spunti di interesse: era avventurosa, con alcune belle trovate scenografiche, ma anche riflessiva, almeno nella sua prima stagione, quella che esprimeva al meglio le intenzioni dei suoi creatori. Alla base di Spazio 1999 vi è l’idea di un disastroso incidente dovuto a una sostanziale incuria ed eccessiva fiducia positivista in un progresso esponenziale e acritico, nella percezione della tecnologia come fonte di una vera e propria onnipotenza umana sprezzante della natura stessa. Un messaggio forte se si considera il periodo storico in cui la serie fu realizzata, e in realtà ancora di grande attualità, almeno nelle sue linee generali.

La colonna sonora

La colonna sonora della prima stagione fu realizzata da Barry Gray, che compose la sigla iniziale e le musiche per vari episodi, e da Vic Elms che partecipò con la parte di musica elettronica; nella versione italiana esistono anche dei contributi di Ennio Morricone. La seconda stagione fu invece affidata a Derek Wadsworth, probabilmente più adatto al nuovo format, meno riflessivo e più d’azione.

Il rescoring della sigla iniziale

Ho voluto riproporre la sigla iniziale della prima stagione, dandole una veste sinfonica unitaria, senza l’originale contrasto tra introduzione e intermezzi orchestrali da una parte ed esposizione del tema vero e proprio affidato a una strumentazione pop/rock. In questo modo ho voluto avvicinare questo brano alla sensibilità della cinematografia dei nostri giorni: potrebbe essere la sigla iniziale o conclusiva di un film-remake, basato sulle idee originali della serie.

L’orchestrazione virtuale e il video

Per l’orchestrazione virtuale, realizzata in Logic Pro X, ha utilizzato le librerie strumentali della Composer Cloud X della East West e Synchron-ized Special Edition Vol. 1 e 2 e Big Bang orchestra della Vienna Symphonic Library. Il video è realizzato con Final Cut Pro X e combina le immagini della sigla del primo episodio, “Separazione”, con lo screencast del progetto in Logic.

Buon compleanno Arvo Pärt

Il compositore Arvo Pärt, che oggi compie ottantacinque anni, è una delle voci più significative della musica contemporanea.
Nato a Paide, in Estonia, l’11 settembre 1935, si è imposto sulla scena internazionale quando, dopo gli esordi nel solco della dodecafonia e le prime significative prese di distanza da essa, intorno agli anni Settanta emerse da un lungo “silenzio” creativo con uno stile personale del tutto nuovo, che sarebbe stato la sua originale cifra espressiva, carica anche di sviluppi futuri.

Arvo Pärt
(Photo Priit Grepp – Arvo Pärt Centre)

Dopo due sinfonie e altre importanti opere quali “Credo“, “Collage über B-A-C-H”, “Solfeggio“, “Perpetuum mobile” (tutte comunque ancora saldamente in repertorio e presenti in discografia), Arvo Pärt si convinse di aver imboccato una strada senza sbocchi, un binario morto; ecco quindi farsi avanti la necessità di non scrivere più, immergendosi nella lettura della musica antica, in particolare il canto gregoriano contenuto in un Liber usualis trovato in una chiesetta di Tallin, alla ricerca della conduzione di una “linea primitiva”, essenziale, «portatrice di un’anima, come quella che esisteva nei canti di epoche lontane: una monodia assoluta, una nuda voce dalla quale tutto ha origine», secondo le parole del compositore stesso, raccolte da Enzo Restagno nel libro Arvo Pärt allo specchio (Il Saggiatore, 2004). In questa ricerca diviene fondamentale il contatto con i testi sacri, in particolare i Salmi biblici, letti, uno alla volta, prima di compiere una sorta di esercizio di scrittura di una singola linea, giungendo così a riempire pagine e pagine di monodie, liberamente, alla ricerca di quella sorgente primaria antecedente al tecnicismo della composizione.

Da questo percorso a ritroso, con la progressiva aggiunta di una seconda voce e via via di una densità sempre maggiore pur nel primato della linea principale, nasce lo stile tintinnabuli, spesso associato all’idea di un minimalismo sacro, da cui prenderà il volo la produzione matura di Arvo Pärt, che di lì a poco sarebbe diventato uno dei compositori contemporanei più amati ed eseguiti, capace, con una musica che nasce praticamente dal silenzio, apparentemente semplice, volutamente scarna, di parlare alla profondità dell’uomo, impegnandolo in un salto oltre il rumore della contemporaneità, alla scoperta di quel silenzio originario – che non è vuoto, ma mistica e concreta presenza – da cui prende voce prima un singolo suono, quindi, in maniera ordinata, il resto.

Descrivere brevemente le caratteristiche dello stile tintinnabuli è impresa alquanto ardua, perché nella sua apparente semplicità nasconde tutta una serie di profonde riflessioni tecniche sulle risonanze delle voci (tintinnabulum è, in latino, la campana e proprio alle sue capacità risonatorie si riferisce la definizione del compositore), sull’organizzazione di micro-modi basati sulle scale (prevalentemente minori, ma non solo), sulla rispondenza tra la metrica del testo (presente o solo immaginato) e la struttura ritmica, sulle possibilità combinatorie del contrappunto.

Riducendo però l’ansi l’analisi ai soli elementi costitutivi, la tecnica del compositore si può riassumere in una modalità di organizzazione dello spazio sonoro centrato su una monodia-perno, che ha al suo interno degli elementi costitutivi di strutture verticali che vengono realizzate per aggiunta, secondo criteri ben organizzati, di nuove voci poste a precise distanze intervallari e tratte principalmente da ridotte costruzioni triadiche.

Osservando l’inizio del Kyrie della Berliner Messe si può avere un primo esempio della complessità e insieme efficacia della scrittura di Arvo Pärt.

Berliner Messe - Schema

Lo schema qui sopra riproduce l’ossatura orizzontale e verticale delle prime misure del brano. La base è una semplice scala di sol minore naturale, suddivisa in segmenti che partono dal suono base (sol) o su di esso si concludono; il numero di gradi congiunti che compongono ogni segmento dipende dal numero di sillabe della parola musicata. Considerando che alla sillaba tonica vengono assegnate due altezze, alla parola Kyrie corrispondono quindi quattro note, alla parola eleison cinque. Anche il ritmo è trattato secondo uno schema fisso, legato alla parola: la sillaba tonica ha una durata di una semiminima più una minima puntata (4/4 in totale), le altre sillabe di una semiminima, tranne quella conclusiva che si prolunga di un ottavo. Si crea così una linea principale che nell’esempio è scritta in nero e, per praticità, in note tonde senza ritmo.

Da un punto di vista verticale, dopo la prima enunciazione monodica sulla parola Kyrie, il compositore prende la triade minore del primo grado della scala (sol-si bemolle-re) e ne utilizza le note in un contrappunto 1:1; dapprima aggiunge una sola linea (indicata in rosso), scegliendo dall’accordo di sol minore alternativamente la nota più prossima alla linea principale nel grave e nell’acuto: al re si contrappone il si bemolle inferiore (indicato nell’esempio con -1, perché è il suono immediatamente sotto il re nell’accordo di sol minore), al do il re superiore (+1 perché la nota dell’accordo di sol minore immediatamente sopra il do), al si bemolle il sol (di nuovo -1) e così via. Si crea così anche un’alternanza fra intervalli diversi, contenenti diversi gradi di tensione; non si parla di dissonanze e consonanze, termini inadeguati in questo contesto, ma appunto di tensioni, qualità, risonanze diverse, che riescono a creare la tipica atmosfera del compositore estone.

Proseguendo, nella frase successiva alla seconda linea se ne aggiunge una terza, anch’essa con lo stesso procedimento, utilizzando esclusivamente le note dell’accordo di sol minore. Stavolta la seconda linea ha un rapporto di +1 con la linea principale, mentre la terza -1: in sostanza le due voci aggiunte procedono fra di loro per moto contrario.

Ancora, nell’ultima frase presa in esame, il procedimento si arricchisce di una quarta linea (indicata in blu) che si muove stavolta parallelamente alla linea principale, alla distanza di sesta; le due linee aggiunte proseguono, con rapporto alternato +1 -1, la prima nei confronti della linea fondamentale, la seconda della quarta linea a essa parallela.

Come si vede, pur in questo primo esempio, l’apparente quasi disarmante “nudità” ed essenzialità della musica di Arvo Pärt nasconde una notevole complessità di scrittura, non fine a se stessa, ma strettamente ancorata alle radici di quel “silenzio” di cui si parlava precedentemente, una struttura che comunque l’orecchio riesce a percepire come solida organizzazione.

Arvo Pärt
(Photo Birgit Püve – Arvo Pärt Centre)

Naturalmente nel corso degli anni lo stile tintinnabuli, di cui ho presentato qualche aspetto fondamentale ma che in realtà ha una ben maggiore complessità e ricchezza, ha visto una continua evoluzione, nella direzione di un notevole arricchimento del materiale armonico utilizzato e della cromatizzazione delle varie linee, e anche della complessa disposizione formale delle varie costellazioni sonore all’interno del singolo brano.

Esempi della piena maturità espressiva di Arvo Pärt e – a mio avviso – della sua migliore produzione sono contenuti in tre più recenti album editi dalla ECM, etichetta alla quale il compositore estone deve anche in parte la sua eccezionale diffusione, grazie al duraturo sodalizio con il produttore discografico Manfred Eicher che della ECM è stato il fondatore.

Arvo Part - In Principio - Lamentate - Symphony n.4

Lamentate, del 2005, contiene un lavoro per pianoforte e orchestra (che dà il titolo all’album), in dieci parti, con lo strumento solista trattato come una persona, la prima persona di una narrazione, a confronto con i grandi temi della morte e della sofferenza, espressi in una forma che si rifà alle sculture di grandi dimensioni dell’artista britannico Anish Kapoor, cui il brano è dedicato, sculture che, a detta del compositore, infrangono i concetti di spazio e tempo. In questa incisione il pianoforte è affidato a Alexei Lubimov e Andrey Boreyko dirige la SWR Stuttgart Radio Symphony Orchestra. Apre l’album uno splendido esempio della musica vocale di Arvo Pärt, Da pacem, interpretato dall’Hilliard Ensemble.

In Principio accosta tre grandissimi capolavori che esprimono tutta la profondità del pensiero e dell’arte del compositore estone: il brano in cinque parti che dà il titolo all’intero album, per coro e orchestra, sul Prologo del Vangelo di Giovanni, La Sindone, per orchestra, commissionato da Enzo Restagno per il festival Settembre Musica di Torine nel 2006, vetta assoluta della scrittura di Arvo Pärt, e Cecilia Vergine Romana, sempre per coro e orchestra, scritta per il Giubileo del 2000, assieme ad altri brani che sono riproposizioni di pezzi scritti precedentemente per altri organici, caratteristica questa molto diffusa nell’esperienza creativa di Arvo Pärt che più volte ha continuato a ritornare sui suoi passi, rielaborando i propri lavori per nuove situazioni strumentali. In questo album spicca la figura del direttore d’orchestra Tōnu Kaljuste, prezioso interprete specialista del compositore estone, attorniato dalla perfezione esecutiva dei complessi dell’Estonian Philharmonic Chamber Choir, dell’Estonian National Symphony Orchestra e della Tallinn Chamber Orchestra.

Infine la Sinfonia n.4 “Los Angeles”, commissionata dalla Los Angeles Philharmonic, con un più o meno esplicito riferimento a una preghiera all’angelo custode presente in un antico canone della chiesa slava cui il compositore si stava dedicando al tempo della commissione del lavoro con la composizione del Kanon Pokajanen, brano che chiude fra l’altro l’album, diretto da Tõnu Kaljuste. La sinfonia segna il ritorno, dopo trentasette anni, a un lavoro per orchestra di più larghe dimensioni, in cui i procedimenti compositivi di Arvo Pärt si dipanano in più complesse strutture, in un percorso sonoro di grande bellezza e suggestione. La Sinfonia è diretta da Esa-Pekka Salonen, alla guida della Los Angeles Philharmonic; proprio Salonen fu il direttore della prima assoluta alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, performance storica, presente, oltre che in questo, anche in un album della Deutsche Grammophon.


Non sono tante le nuove composizioni di Arvo Pärt, che fra l’altro dedica, come accennavo prima, molto tempo anche alla revisione dei suoi lavori precedenti e alla loro trasformazione in nuove versioni per organici strumentali diversi. Fra le sue ultime creazioni spicca sicuramente Silhouette scritta nel 2010 come omaggio a Gustave Eiffel; è possibile vederne e ascoltarne la pregevole prima esecuzione assoluta con l’Orchestre de Paris diretta da Paavo Järvi, sul canale YouTube del direttore d’orchestra.

L’ultimo in ordine di composizione, al momento, è un brano per coro dal titolo And I heard a voice.

Per chi volesse invece in breve attraversare l’intero percorso musicale di questa singolare voce della musica contemporanea, si segnala la bella antologia della ECM dal titolo Musica Selecta.

Non resta che augurare quindi lunga vita a questo compositore che è riuscito ad affermare la propria musica caratterizzata da una profondità fuori dal comune, un artista capace di imporre il silenzio, la riflessione e la sua stessa religiosità in mezzo alla frenesia, al rumore e al consumismo del mondo contemporaneo, a rimanere se stesso nonostante l’enorme successo mondiale abbia reso i suoi lavori fra i più eseguiti e incisi al mondo.

Andrea Amici YouTube Channel

You don’t own me: Harley Queen ritrae Joker

Per i più giovani (e non solo) ieri sera, 9 settembre, appuntamento con la prima TV sul canale Mediaset Italia 1 di Suicide Squad, il film del 2016 scritto e diretto da David Ayer basato sulla squadra di pericolosi criminali dei fumetti DC Comics.

Personalmente non amo molto il genere, non ho visto il film e ieri sera mi sono invece dedicato al bellissimo Hidden Figures (Il diritto di contare), la storia della matematica afroamericana Katherine Johnson e delle sue amiche che, sullo sfondo della società razzista e sessista degli Stati Uniti degli anni Sessanta del Novecento, collaborò in maniera decisiva al successo del programma spaziale della NASA.

Ritornando all’universo dei CineComics, mi sono ricordato che ad Harley Queen e Joker abbiamo dedicato, mia figlia Elena e io, un “episodio” della nostra “Art Drawing & Music“, quasi quattro anni fa: sulle note del mio arrangiamento di “You don’t own me” di John Madara e David White, Harley/Elena disegna un ritratto di Joker…


La serie completa di Art Drawing & Music

Westworld Scoring Competition 2020

Si è chiusa fra le polemiche la bella iniziativa della Spitfire Audio che ha dato la possibilità di realizzare la colonna sonora per una scena d’azione tratta dal quinto episodio della terza stagione di Westworld, la serie TV della HBO, diretta da Jonathan Nolan.

La scelta della giuria è stata molto contestata dal pubblico della rete, su tutti i social network, ma al di là dell’esito è rimasta la bella opportunità di confrontarsi in maniera concreta – e con una deadline effettiva – con un esempio importante tratto dall’universo in crescita delle serie TV.

Per chi non la conoscesse, Westworld è una serie TV ambientata nelle sue prime due stagioni in una sorta di “parco a tema” del futuro, nel quale (come dice il sottotitolo) “tutto è concesso”: i ricchi visitatori, pagando prezzi altissimi, possono concedersi qualunque tipo di avventura, in uno scenario western ricostruito dalla tecnologia e popolato da androidi programmati per subire ma mai far del male agli esseri umani. Gli androidi vengono di volta in volta resettati e riprogrammati per “vivere” in questo parco, finché, come nei più famosi Blade Runner o in esperimenti genetici simili a quelli narrati dal premio nobel Ishiguro, queste “creature” pian piano prendono coscienza di sé, fino a ribellarsi al “destino” per cui sono stati creati.

La scena da musicare è tratta, come accennavo in apertura, dal quinto episodio della terza stagione e non si svolge nel parco a tema, ormai distrutto; è una “chase scene”, un inseguimento, e il mio intento è stato quello di seguire e arricchire le immagini con la musica ma anche caratterizzare il tutto con dei contrasti, tra l’interno dell’auto e l’esterno, tra la figura femminile e quella maschile, con dei più o meno brevi frammenti motivici e tematici ricorrenti.

Westworld Scoring Competition 2020 – Music by: Andrea Amici

Il brano è stato realizzato con Logic Pro X e Dorico Pro.

Virtual instrument Libraries:
EastWest Composer Cloud:
» Hollywood Strings
» Hollywood Brass
» Hollywood Orchestral Woodwinds
» Hollywood Percussions
» Hollywood Harp
» Symphonic Orchestra Gold
» Pop Brass
» Stormdrum
» Ghostwriter
Vienna Symphonic Library:
» Epic Orchestra 2.0
» Big Bang Orchestra
Logic Pro X Sounds (bass, drums, Alchemy Synths)
Spitfire Audio LABS:
» Piano Granular
» Amplified Cello Quartet
» Tundra Atmos

Hollywood Choir sing Gregorian chant

Hollywood Choirs sing Gregorian chant

Il 27 giugno nella terra di Amalfi, il luogo da dove ha origine la mia famiglia, si festeggia il patrocinio di S. Andrea Apostolo, una ricorrenza molto sentita, che ho imparato ad apprezzare sin da quando, da piccolo, mi ritrovavo d’estate in quello splendido angolo di mondo. Nella celebrazione in onore di S. Andrea, in cattedrale si canta il testo dell’antifona “Cum pervenisset beatus Andreas” in latino, ma su una melodia originale, del tutto diversa da quella del repertorio del canto gregoriano, che io ho voluto invece riprodurre nel suo autentico splendore, servendomi di uno strumento virtuale, il pluripremiato Hollywood Choirs della EastWest Soundsonline.

Nato come evoluzione del precedente Symphonic Choirs, che ho già utilizzato in altri miei brani, quali ad esempio lo Stabat Mater per coro e organo (➜ https://youtu.be/4WPd0tlzmwQ), Hollywood Choirs è uno strumento virtuale di altissimo pregio, ancorché alquanto complesso da dominare; la sua peculiarità è la tecnologia WordBuilder 2, che consente, con ancora maggiore precisione rispetto alla versione precedente, di far letteralmente cantare al coro i testi, con una grande accuratezza fonetica.

Questa elaborazione, come il mio Inno a Sant’Andrea per coro e organo di qualche anno fa, vuol essere un omaggio alla mia terra d’origine ma soprattutto al Santo di cui porto il nome.

Dyad - A Star Wars Medley

Dyad – A Star Wars Medley

Musica di John Williams
Arrangiamento e produzione con strumenti virtuali: Andrea Amici

Un medley su temi vecchi e nuovi tratti dalle colonne sonore di Star Wars, nato come uno studio sulla musica di John Williams.

I brani inclusi sono: “Parents” e “Farewell” da “The Rise of Skywalker”, “Rey’s Theme” da “The Force Awakens”, “Across the Stars” da “Attack of the Clones” e un frammento conclusivo dal tema principale dell’intera saga.

I pannelli, con vari adattamenti, sono accostati l’uno all’altro spesso attraverso dei ponti di raccordo “in stile”; poiché non di tutti i brani che ho scelto sono in possesso degli originali, ho trascritto alcuni pezzi della colonna sonora (quelli dell’ultimo film, “The Rise of Skywalker”), individuandone le parti principali e integrando ciò che dalla registrazione non è stato possibile ricavare cercando ovviamente di mantenere nella ri-orchestrazione le caratteristiche peculiari dell’inconfondibile scrittura del compositore.

Il video presenta lo screencast della partitura scritta in Dorico Pro 3, il software di notazione musicale della Steinberg, mentre la registrazione audio è realizzata in Logic Pro X con strumenti virtuali (principalmente appartenenti alla Composer Cloud della EastWest Sounds), a partire dall’esportazione MIDI dal software di notazione, integrata con parti “live”.

La grafica finale è realizzata da Elena Amici. Sul suo canale lo stesso medley è la colonna sonora del suo video “Two that are one: A Star Wars and Art Block Story” ➜ https://youtu.be/0i2Y8VFyMR0

MayThe4thBeWithYou2020

May the 4th be with you

Da un po’ di tempo mi sto dedicando alla realizzazione di un medley su temi tratti dalle colonne sonore di Star Wars; non è il primo che scrivo, perché ho già al mio attivo Ben’s Nightmare che più che un medley è in realtà un brano con una sua fisionomia più originale, basato su un trattamento libero e combinatorio di vari leitmotif di John Williams, nell’intento di dare vita a un mio personale pensiero sullo specchio interiore del nuovo protagonista maschile della saga fantascientifica, Kyle Ren, al secolo Ben Solo.

Il nuovo medley è invece uno studio sulle partiture di John Williams, delle quali ho preso alcune sezioni, affiancandole e creando dei ponti di raccordo “in stile”; poiché non di tutti i brani che ho scelto sono in possesso degli originali, ho trascritto alcuni pezzi della colonna sonora dell’ultimo film, The Rise of Skywalker, individuandone le parti principali e integrando ciò che dalla registrazione non è stato possibile ricavare cercando ovviamente di mantenere le caratteristiche peculiari dell’inconfondibile scrittura del compositore. Ne parlerò più approfonditamente quando il medley sarà pronto.

Uno dei brani che ho trascritto è Parents, che appare in un momento saliente del film, quando Rey, di fronte all’enorme potenza del rinato imperatore Palpatine, si vede ormai alla fine, ma soprattutto vede prossimo il definitivo tramonto della resistenza.

In occasione dello Star Wars Day di quest’anno ho proposto al pianoforte sui miei vari canali social alcuni spunti di questo brano.

Sergio Fiorentino

Un grande pianista: Sergio Fiorentino

Sfogliando le pagine di un vecchio numero del Giornale della Musica, ho casualmente incrociato il nome di un pianista a me totalmente sconosciuto, Sergio Fiorentino. Nell’articolo si parlava di una sua grande abilità nel suonare sue trascrizioni e si sottolineava non solo la sua particolare abilità tecnica, ma anche la modestia che lo portava a guardare con semplicità quanto faceva. 

Su YouTube ho trovato un’intervista fatta più di musica che di parole, dove il pianista sciorina un fiume di note, senza l’aiuto di alcuna partitura, suonando frammenti più o meno lunghi del repertorio sinfonico, operistico, pianistico, con incursioni nel musical e nel mondo delle colonne sonore, tutto con una naturalezza al limite dell’incredibile. 

Testimone di un’arte a sé, quella della trascrizione, Fiorentino dimostra una padronanza dello strumento degna dei più grandi maestri della tastiera, ma soprattutto una confidenza assoluta e intima con la musica che lo portava fra l’altro a rifuggire l’esibizionismo tipico di un certo (pur apprezzato e apprezzabile) filone delle parafrasi da concerto di ascendenza lisztiana, per andare invece al cuore dei brani, restituendoli, pur nel passaggio da un mezzo a un’altro, il pianoforte, alla loro essenza e alla loro bellezza.

Leonardo da Vinci, Annunciazione

Ave Maria supera i 10.000 ascolti

Complice sicuramente anche il titolo, sul mio canale YouTube (www.youtube.it/musicamultimedia) il video della mia “Ave Maria” ha superato ieri la quota dei 10.000 ascolti.

Fai clic per visualizzare il video

Fai clic per visualizzare il video

Il brano è stato scritto tra il 18 ed il 22 maggio del 1994 ed è stato più volte revisionato nel 1995 e nel 1997; è caratterizzato da un’architettura formale classica e da un uso espressivo dell’armonia cromatica, che non si allontana mai dalla tonalità, tranne nelle ultime battute dove gli incontri delle voci sono caratterizzati da un libero diatonismo: sicuramente la mia opera più tonale, nata quasi per caso al principio, improvvisando al pianoforte dei collegamenti armonici basati sull’alterazione di accordi costruiti sul secondo grado della scala; pian piano quelle strutture armoniche hanno suggerito un riferimento preciso alle atmosfere interiori della preghiera dell’Ave Maria, fino a raggiungere in breve il completamento finale.

La partitura dellAve Maria

La partitura dell’Ave Maria

Nel video si segue la partitura per coro accanto all”immagine dell’Annunziata di Antonello da Messina nel pregevole Restauro Virtuale di Nadia Scardeoni, utilizzato per gentile concessione della realizzatrice. Il legame fra la musica e quella raffigurazione, che tanti anni fa ho potuto ammirare al Museo di Messina in un periodo in cui l’opera fu lì esposta, è profondo: le mie note vogliono esprimere un turbamento che si traduce in un’accettazione finale, un sentimento che Antonello da Messina espone nel suo dipinto in maniera estremamente efficace.

La partitura, nell’edizione del Consortium Internationale Compositorum, è disponibile per l’acquisto via internet a partire da questo link.

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