{"id":489,"date":"2000-03-26T08:50:15","date_gmt":"2000-03-26T06:50:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.musicamultimedia.net\/andrea-amici\/?p=489"},"modified":"2023-07-10T12:28:32","modified_gmt":"2023-07-10T11:28:32","slug":"pierre-boulez-non-solo-direttore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/pierre-boulez-non-solo-direttore\/","title":{"rendered":"Pierre Boulez: non solo direttore"},"content":{"rendered":"<div id=\"boulez\" style=\"margin-bottom: 20px;\" align=\"center\"><\/div>\n<h1>Pierre Boulez: non solo direttore<\/h1>\n<h2>dall&#8217;esperienza del concerto al lavoro del compositore<\/h2>\n<p>Il principale evento della stagione musicale messinese \u00e8 stato probabilmente il sensazionale concerto diretto da Pierre Boulez tenutosi al Teatro Vittorio Emanuele, durante il quale il maestro francese ha dato un&#8217;altra prova delle sue doti di originalit\u00e0 e genialit\u00e0 interpretativa; il programma era costituito da due opere di <strong>Igor Stravinsky<\/strong> (nella foto a sinistra), tra cui la formidabile <i>Le Sacre du Printemps<\/i>, momento capitale della storia della musica del nostro secolo, cui Pierre Boulez ha dedicato i suoi sforzi di acuto saggista. Quest&#8217;ennesimo successo nel campo della direzione d&#8217;orchestra, mette sicuramente in ombra per\u00f2, agli occhi del grande pubblico, il fatto che Pierre Boulez non \u00e8 solo un geniale interprete, ma soprattutto un compositore e che come tale ha segnato la storia della musica del nostro secolo, diventandone uno dei massimi protagonisti; il maestro francese \u00e8, infatti, sull&#8217;onda del successo compositivo sin dal lontano 1945, anno in cui Yvette Grimaud esegu\u00ec il ciclo delle <i>Douze Notations<\/i> per pianoforte: \u00e8 la prima ed incondizionata adesione di Boulez ventenne alla tecnica del serialismo dodecafonico, eredit\u00e0 di <strong>Anton von Webern<\/strong> (foto a destra), il compositore allievo di Schoenberg insieme con Alban Berg, che diventer\u00e0 dagli anni cinquanta in poi il modello, il punto di riferimento dei giovani compositori.<\/p>\n<p>Le <i>Notations<\/i> sono un piccolo ciclo di dodici pezzi per pianoforte, tutti di dodici misure ciascuno, che alternano momenti contemplativi e momenti di bravura pianistica; il numero dodici diventa quindi l&#8217;elemento unificatore, la cellula germinale di ogni livello della composizione, della sua macrostruttura come della sua microstruttura. Con questa composizione il maestro francese s&#8217;incammina lungo un percorso che lo porter\u00e0 alla realizzazione di un modello compositivo che si basa sulla autogenerazione della scrittura musicale a partire da materiali di base minimi. Il punto di approdo di questo cammino \u00e8 rappresentato principalmente dalle <i>Structures<\/i> per due pianoforti, opera in cui, partendo da un materiale di base tratto da un lavoro di <strong>Messiaen<\/strong> (foto a sinistra), la tecnica seriale guida le evoluzioni non solo delle altezze dei suoni ma anche delle durate e delle intensit\u00e0, nonch\u00e9 dell&#8217;intera struttura musicale. Quest&#8217;opera rappresenta allo stesso tempo il culmine di un procedimento compositivo ed un vero e proprio vicolo cieco: il compositore trova il suo limite nella possibilit\u00e0 di realizzare esclusivamente un progetto musicale, che detta ogni aspetto della composizione, eliminando completamente qualunque apporto imprevedibile della fantasia.<\/p>\n<p>Dopo cinque anni di meditazione condotta prevalentemente sulla figura poetica di Mallarm\u00e9 e sulle innovative teorizzazioni dell&#8217;<i>opera aperta<\/i>, discusse con noti studiosi come Umberto Eco e musicisti come Pousseur e <strong>Berio<\/strong> (nella foto a destra), Boulez trova finalmente la sua strada che lo porta ad una nuova fase compositiva nettamente differente dalla precedente; mentre infatti prima del 1952 il maestro francese era nettamente convinto dell&#8217;impossibilit\u00e0 di comporre a prescindere dalle strutture basate sulla serie dodecafonica, con l&#8217;opera <i>Le Marteau sans ma\u00eetre<\/i> per contralto e sei strumenti il pensiero compositivo comincia ad affiancare alla lucidit\u00e0 della scrittura flessibilit\u00e0 ritmiche e finezze timbriche sia di natura esotica sia di natura tipicamente francese. Il passo successivo della creativit\u00e0 di Boulez consiste nell&#8217;apertura all&#8217;indeterminatezza del contributo creativo dell&#8217;interprete; nascono cos\u00ec opere come la <i>Terza Sonata per Pianoforte, Pli selon Pli<\/i> e soprattutto <i>&#8230;Explosante-fix\u00e9&#8230;<\/i><br \/>\nin cui il compositore crea dei percorsi musicali che l&#8217;esecutore dispone, relativamente, a suo piacimento trasponendo cos\u00ec in campo musicale la tendenza tipica di molte forme d&#8217;arte moderna che si basano sul montaggio di materiali diversi. In realt\u00e0 il maestro francese compie un percorso veramente particolare lungo tutto l&#8217;arco della sua carriera.<\/p>\n<p>Da una mentalit\u00e0 essenzialmente costruttivista di natura tipicamente pessimista nei confronti della libert\u00e0 della fantasia, si passa ad un universo sonoro in cui il fattore umanistico sembra prendere il sopravvento. Come pu\u00f2 dunque spiegarsi un cambiamento cos\u00ec radicale? Le radici di questo ripensamento sono da ritrovarsi proprio nelle teorizzazioni dell&#8217;<i>opera aperta<\/i>; l&#8217;attivit\u00e0 del direttore d&#8217;orchestra e pi\u00f9 genericamente dell&#8217;interprete \u00e8, infatti, un approccio &#8220;aperto&#8221; alla scrittura del passato: la figura dell&#8217;interprete, infatti, facendo da tramite tra il compositore ed il pubblico, apporta novit\u00e0 allo stesso pensiero contenuto nell&#8217;opera, sempre in ogni caso nel rispetto del suo dato grafico; Boulez, evidentemente convinto di ci\u00f2, porta la propria lucidit\u00e0 costruttivista all&#8217;interpretazione delle grandi opere di repertorio ed allo stesso tempo la riconsiderazione generale della musica precedente alla rivoluzione seriale degli anni Cinquanta mitiga le sue posizioni estremistiche che lo avevano portato a negare qualunque forma di composizione musicale che non fosse ispirata alla serie; con la possibilit\u00e0 di approfondire i capolavori della letteratura musicale del passato Boulez ha cos\u00ec la possibilit\u00e0 di ispirare in un certo senso il proprio lavoro di scrittura all&#8217;umanesimo del passato.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 quindi una linea che dal presente del compositore si estende alla lettura del passato ed un&#8217;altra che dal passato accende nuovi momenti nel presente del compositore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa pagina ripropone un articolo apparso sul giornale <strong><em>Il Peloritano Nuovo<\/em><\/strong> di Messina, scritto il 19 marzo 1997 in occasione di un importante concerto diretto da Pierre Boulez al Teatro Vittorio Emanuele della citt\u00e0 dello Stretto, durante il quale il musicista francese aveva messo in grande luce le proprie doti di rigoroso quanto originale interprete della letteratura musicale sinfonica occidentale. Le recensioni furono naturalmente tutte entusiastiche ed esaustive dello stile direttoriale, ma mi sembr\u00f2 che quel concerto avesse messo parzialmente in ombra agli occhi degli ascoltatori meno attenti il fatto che Pierre Boulez sia prima di tutto un compositore ancorch\u00e9 un brillante direttore d&#8217;orchestra. Il mio articolo, pertanto, ha cercato &#8211; condensandosi in poco spazio &#8211; di fare luce sulla grande importanza del Pierre Boulez compositore, proponendosi anche di analizzare la sua parabola creativa mettendola in relazione con la strepitosa ascesa che ha fatto del musicista francese uno dei pi\u00f9 grandi astri del podio.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3856,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"inline_featured_image":false,"slim_seo":{"title":"Pierre Boulez: non solo direttore - Andrea Amici","description":"Questa pagina ripropone un articolo apparso sul giornale Il Peloritano Nuovo di Messina, scritto il 19 marzo 1997 in occasione di un importante concerto diretto"},"footnotes":"","_jetpack_memberships_contains_paid_content":false},"categories":[147],"tags":[405,66,560],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-content\/uploads\/2000\/03\/image.jpeg","jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/489"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=489"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/489\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3857,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/489\/revisions\/3857"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3856"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=489"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=489"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.musicamultimedia.net\/amici\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=489"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}