Anticipato, come di consueto, dalla disponibilità, durante i mesi scorsi, di alcune tracce in anteprima, esce per la Warner Classics Airlines, un pregevole album che vede la collaborazione fra Alexandre Desplat, rinomato autore di colonne sonore fra le quali (per citarne solo due, ma la lista potrebbe allungarsi a dismisura) La forma dell’acqua e Grand Hotel Budapest, entrambe premio Oscar rispettivamente nel 2014 e nel 2018, ed Emmanuel Pahud, flautista di primissimo ordine, acclamato solista, già primo flauto dei Berliner Philharmoniker.

L’album è dedicato interamente a musiche di Desplat, brani originali da concerto o adattamenti di colonne sonore, in versione per flauto e orchestra, con l’Orchestre National de France, diretta dallo stesso autore.

La copertina dell’album
La copertina dell’album

Quello con il flauto è naturalmente per Desplat un rapporto privilegiato: il compositore francese infatti, dopo aver iniziato lo studio del pianoforte e della tromba, si è dedicato proprio al flauto come suo strumento principale.

L’ascolto dell’album non poteva che aprirsi con una serie di tre brani da La forma dell’acqua (The Shape of Water), con cui si entra subito nel raffinato modo strumentale di Desplat: attorniati ora da rarefatti accompagnamenti dell’orchestra, ora da interventi più appassionati e coinvolgenti, si intrecciano quasi visivamente i due elementi protagonisti, il flauto, che sostituisce l’originale fischio prodotto dal compositore stesso nella registrazione della colonna sonora, e il bandoneon.

Segue Pelléas et Mélisande, sottotitolato dall’autore “Sinfonia Concertante per Flauto e Orchestra”, ispirata all’omonimo poema di Maurice Mæterlinck, brano in tre movimenti commissionato dall’Orchestre National des Pays de la Loire nel 2013.

In un’intervista del 15 maggio 2013 rilasciata a Eric Denut, per l’UMP Classical, Desplat descrive il percorso compositivo che lo ha condotto alla creazione di questo lavoro, la necessaria evoluzione nel linguaggio musicale dovuta alla totale differenza insita nella destinazione della musica da concerto rispetto a quella da film. L’autore infatti parla di differenze di spazio sonoro, di dinamica, ma anche – comprensibilmente – di modalità di conduzione del discorso musicale, più libero rispetto al legame all’immagine, ma con un’evidente necessità di un ancoraggio concreto a un elemento extra musicale (in questo caso il poema di Maeterlinck) che dia una tessitura sotterranea alla forma, pur in un maggiore e differente spazio di libertà.

I tre movimenti quindi hanno dei precisi riferimenti a idee e luoghi narrativi del poema, che – lo ricordiamo – è stato un punto di riferimento dell’estetica simbolista, talmente importante da divenire il libretto dell’omonima opera, capolavoro di Claude Debussy, continuando a ispirare con la sua carica enigmatica tanti altri compositori fra cui ad esempio Arnold Schönberg.

La caccia di Goulaud è la protagonista del primo movimento, quasi con un punto di vista dall’alto, come dice Desplat, una caccia che punta alla “reificazione” della donna, alla sua riconduzione allo stato di “cosa”. Dall’idea di violenza e brutalità di Goulaud nel primo movimento alla luce del secondo, al senso ritmico del terzo, il discorso musicale si articola con grande finezza soprattutto per quanto concerne il tessuto timbrico, caratteristica tipica del compositore francese, nella grande tradizione fra l’altro del suo Paese, e dà ampio spazio al virtuosismo del flauto, strumento che all’epoca della composizione fu, secondo le parole dell’autore, una scelta quasi obbligata: il “suo” strumento, che gli avrebbe permesso di scrivere per un vero protagonista.

Seguono, quindi, alcuni arrangiamenti per flauto e orchestra di altri brani tratti dalle colonne sonore di Desplat: Lust, Caution, dal film di Ang Lee, Girl with a Pearl Earring, del 2003, di Peter Webber, Birth, del 2004, per la regia di Jonathan Glazer; prima del brano conclusivo, il tema di Grand Hotel Budapest, con i suoi espliciti riferimenti all’universo di Nino Rota, autore al quale Desplat dice di essere particolarmente legato, l’album ospita la title track, Airlines, brano per solo flauto, già eseguito in prima assoluta il 6 dicembre 2018 proprio da Emmanuel Pahud alla Maison de la Radio di Parigi. L’attenzione del compositore è questa volta interamente dedicata allo strumento, all’indagine delle sue peculiarità, delle tecniche di emissione, dimostrazione non solo di pieno possesso della scrittura per il flauto, ma anche della capacità di mettere comunque a frutto di un immaginario più o meno astratto (in questo caso l’idea stessa dell’aria) la sapienza compositiva.

Dotato di abilità tecnica, gusto per il timbro, capacità di coniugare esigenze espressive, musicali e concettuali, e anche di inserirsi in maniera feconda nel lungo tragitto della storia della musica, con questo nuovo esempio discografico Desplat si conferma – se ancora ce ne fosse bisogno – come uno dei compositori di punta del panorama contemporaneo, non solo per quanto concerne la musica da film.