Oggi ricorre il 50° anniversario della morte di Arturo Toscanini, il più grande direttore d’orchestra di tutti i tempi, colui che (come Liszt nell’800 per il pianoforte) fece del direttore d’orchestra la figura che tutti siamo abituati a conoscere e – in certi casi – purtroppo già in decadenza.

E’ importante che questo grande venga ricordato nel mondo intero, non solo per la sua musica che ancora oggi, grazie alle incisioni discografiche, continua a essere un modello di perfezione interpretativa e un arricchimento dello spirito per tutti coloro che hanno la fortuna e la sensibilità di accostarsi ad essa, ma anche per il grande modello di moralità e integrità che Toscanini ha rappresentato e che l’uomo ha manifestato nella serietà del lavoro e dell’approccio interpretativo, nelle scelte politiche, nella filantropia di tante sue iniziative.

Poco importa, infatti, che il carattere di Toscanini fosse così spesso rude o intransigente, di fronte ai grandissimi meriti della sua personalità e delle sue scelte: convinto repubblicano, non solo fu, ad esempio, l’unico a schierarsi apertamente contro tutti i regimi totalitari e a scegliere e additare la via dell’esilio come forma di protesta (ricordiamoci che lasciò l’Italia fascista e anche l’amato festival di Bayreuth per non avere nulla a che spartire con il regime nazista), ma per l’Italia in guerra e nei difficili momenti della prima ricostruzione morale prima ancora che strutturale e della critica scelta della forma di governo monarchica o repubblicana fu un vero e proprio faro, un modello di integrità al quale tendere e anche nel momento del bisogno una mano paterna pronta al contributo materiale oltre che umano. Un uomo quindi che ha ancora oggi molto da insegnare alle giovani generazioni e anche alle meno giovani che spesso dimenticano da dove siamo venuti e le priorità sulle quali occorrerebbe puntare per una vera rinascita non solo culturale ma integrale.

E che purtroppo la cultura generalmente vada in altra direzione ce lo dimostra la Rai: giorni fa un annuncio reclamizzava la “Giornata Toscanini” nel corso della quale i palinsesti si sarebbero occupati del direttore d’orchestra e i vertici dell’azienda assicuravano di inaugurare con questo evento una “eventizzazione della cultura”, ma come sempre troppo poco: programmi monografici brevi e in onda solo a notte fonda e solo piccoli cenni nelle trasmissioni diurne, pomeridiane e serali; è questa quindi l’eventizzazione della cultura? A me sembra che non ci sia niente di nuovo sotto il sole e purtroppo la strada da compiere sembra non solo molto lunga ma soprattutto molto in salita. Speriamo tuttavia che qualcuno, accostandosi anche al modello di Toscanini, si accorga quanto la cultura nel nostro Paese andrebbe potenziata, sponsorizzata e “eventizzata” realmente, perché solo attraverso la maturazione culturale, l’istruzione, la ricerca è possibile un vero rilancio con ricadute efficaci e durature su tutto il sistema e sulla produttività.

Su questo sito una pagina è dedicata ad Arturo Toscanini, con una recensione di una ristampa di sue incisioni del periodo d’oro con la NBC Symphony Orchestra.