Otello

Una scena dell’Otello nell’allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, trasmesso da Rai 5

Chiusa definitivamente una stagione d’oro della lirica, una nuova generazione di talenti stenta a emergere e imporsi alla ribalta internazionale, mentre ormai appare palese il declino del teatro d’opera come istituzione artistica e culturale, almeno in Italia.
È quanto emerge dalla visione dell’Otello di Verdi, trasmesso in prima serata da Rai Cinque il 24 aprile, un allestimento del Teatro San Carlo di Napoli, uno spettacolo tutto sommato accettabile e nel complesso privo di grosse cadute di stile, ma ben lungi dal raggiungere risultati artistici significativi.
Il punto debole più evidente dell’intera produzione è il protagonista, l’Otello di Marco Berti, vocalmente instabile e non all’altezza della situazione dal punto di vista interpretativo, soprattutto nel primo atto. Estremamente piatto nell’interpretazione, Berti è ben lontano da quelle caratteristiche di potenza e di “tenebra” di cui è intriso il personaggio verdiano. Più convincenti invece Jago (Roberto Frontali) e Desdemona (Lianna Haroutounian) che comunque, assieme ai tanti comprimari, non ascendono a particolari vette drammatiche e interpretative.
Regia, scene e costumi si adeguano con moderazione alla moda attuale, senza però dare scandalo, ma immobile la prima e con le solite – a mio avviso – dubbie estrinsecazioni di significati più o meno nascosti attraverso la presenza sulla scena di simbologie, in questo caso pagliacci e mimi.

Decorosa la prova dell’orchestra del Teatro, diretta da Nicola Luisotti, che tiene bene l’intero arco drammaturgico, con tempi adeguati e un’interpretazione convincente, sebbene non priva di alcune sbavature.

Al termine gli applausi più meritati dovrebbero andare al genio di Giuseppe Verdi, che a settantaquattro anni, al massimo della sua forza creativa, continuava a sperimentare vie nuove con esiti di impareggiabile forza artistica, creando opere che ancora oggi hanno tanto da dire all’uomo contemporaneo.

Rimane il pregio, da parte della Rai, di dedicare un canale interamente alla divulgazione della cultura e dell’opera in particolare, su piattaforme gratuite come il digitale terrestre e il web, con attenzione – nella prima – a fasce orarie non proibitive come accadeva in genere sui canali “storici”; sarebbe auspicabile, dato il carattere artisticamente limitato delle produzioni attuali specialmente italiane, dare spazio anche ai grandi allestimenti che hanno fatto la storia dell’interpretazione, fortunatamente disponibili in video.

Per rivedere l’opera on demand su Rai Cinque:http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5d440908-6376-453a-b5de-87636eb73416.html