Navigando in rete con il mio iPad, forse il prodotto più significativo dopo l’iPod della capacità della Apple di creare prodotti assolutamente innovativi, di quelli che riescono a cambiare le abitudini e le tendenze di quella grossa fetta di popolazione che della tecnologia fa un uso intensivo nella vita di tutti i giorni, mi sono imbattuto in un’interessante lettura, un articolo di Walter Biscardi, apparso online su Creative Cow Magazine (http://magazine.creativecow.net/article/final-cut-pro-x-whats-missing-for-some-pros) che elenca tutto ciò che manca al nuovo Final Cut Pro X per essere realmente un’applicazione pro.
L’autore, come tanti altri professionisti del settore all’epoca delle prime presentazioni, avevano visto nella nuova versione del software un primo “iMovie Pro“, un programma quindi sicuramente più potente di iMovie, che rappresenta attualmente la migliore piattaforma per l’editing video entry-level, ma non certo il degno erede di Final Cut Studio così come lo conosciamo e abbiamo imparato ad apprezzare.

Che Final Cut avesse bisogno di un po’ di elasticità in più in alcune cose era evidente, così come era evidente che certe semplici feature di iMovie era un peccato non poterle avere (con il debito potenziamento) nell’applicazione pro, ma da qui a eliminare con un colpo di spugna tutto quanto raggiunto negli anni di sviluppo, sembra veramente un’eresia informatica.
Leggendo attentamente però la rapida recensione fatta da Biscardi, ci si accorge purtroppo che è proprio così: a quanto pare Apple ha abbandonato letteralmente le caratteristiche avanzate di Final Cut per privilegiarne altre, mutuate dal mondo consumer o prosumer, come piace oggi definire quella categoria di utenti, fra i quali si ascriverebbe anche il sottoscritto, che utilizzano in maniera più avanzata il computer e il Mac in particolare per creare prodotti dall’aspetto professionale, ma senza essere dei professionisti del settore.
Un grave errore, a mio modesto avviso. Utilizzo Final Cut Studio per i miei lavori video all’Istituto Pestalozzi e con le sue eccezionali caratteristiche di montaggio con le multiclip, con la flessibilità dell’organizzazione dei materiali e delle sequenze, la possibilità di riutilizzare porzioni video in maniera molto plastica, la capacità di portare su più computer il lavoro semplicemente riconnettendo i media mancanti, ho portato a termine vari progetti; con l’integrazione e il work flow avanzato con Motion, SoundTrack Pro e DVD Studio Pro ho anche fatto qualcosa di più complesso e a quanto leggo (non ho avuto modo ancora di provare la nuova versione) bisogna pateticamente dire addio a tutto quanto si è abituati a fare: ci saranno tante novità ma la tradizione, per così dire, è stata spazzata via, non integrata nel nuovo prodotto.
Un grave errore, dicevo. Suite come Final Cut Studio invogliano il prosumer come me ad andare ben oltre l’iMac o il MacBook Pro, per tentare, con i sacrifici del non essere professionisti del settore, ma solo buoni “dilettanti” nell’accezione più nobile del termine, il salto verso un Mac Pro e una piattaforma Apple che dica addio ai compromessi; abbandonare quindi questo settore professionale, oltre al danno nel settore di riferimento, porta inevitabilmente alla disaffezione anche di chi chiede al Mac quel qualcosa in più, di chi anche se non ha esigenze da studio tuttavia vuole padroneggiare le attrezzature con le potenzialità migliori, che aiutino a far venire fuori tutta la creatività.
Un’ultima considerazione. Se questo è toccato a Final Cut Studio, cosa succederà a Logic Studio che dà ancora di più l’impressione di essere un oggetto smarrito? È, secondo me, il software più versatile, ancorché per certi aspetti purtroppo primitivo, per comporre musica e adesso stento a credere che lo si voglia far progredire per quanto concerne gli aspetti ancora spigolosi e arcaici.
A questo punto, se la piattaforma Mac Os sarà ancora valida, sicuramente sarà il caso di orientarsi verso la Adobe per l’editing video o Pro Tools 9 per l’audio, software rampanti che mi sembra credano nel futuro del mercato professionale.