All’alba del 28 dicembre del 1908, esattamente cento anni fa, un terribile terremoto distrusse completamente Messina, un’immane catastrofe della quale la città porta tutt’oggi i segni e paga le conseguenze della perdita della propria memoria storica e della propria identità sociale culturale.

L’Arcidiocesi di Messina ha commemorato il centenario del terremoto anche con uno straorinario evento musicale, un concerto del Maestro Jean Guillou al monumentale organo Tamburini del Duomo, il 27 dicembre alle ore 21.

Per la sensazionale occasione – alla quale il pubblico messinese è intervenuto numeroso tributando all’insigne musicista un caloroso successo, pur dimostrando sicuramente una certa impreparazione dovuta alla carenza di una reale consuetudine con il repertorio organistico – la Basilica Cattedrale è stata munita di un grande schermo sul quale è stato possibile ammirare e seguire con maggiore attenzione e partecipazione la performance del maestro francese, grandissimo interprete e compositore nonché organista titolare dei grandi organi della Basilica di S. Eustache a Parigi.

Il settantottenne musicista ha presentato un impegnativo programma, una silloge della letteratura organistica, rivissuta genialmente alla luce di una creatività mai fine a se stessa ma densa di un profondo significato e concretizzata attraverso una complessa e finissima ricerca timbrica che ha messo in luce tutte le enormi potenzialità dell’organo messinese, che, personalmente, non avevo mai avuto l’occasione di ascoltare con tanta ricchezza di sfumature come durante questo concerto.

Il programma ha avuto inizio con la trascrizione dello stesso Guillou della Sinfonia dalla Cantata BWV 29 di Johann Sebastian Bach e il Concerto n.1 in sol min. di George F. Haendel; nel corso di questi due primi brani è già emerso in tutta la sua intensità il vigore dell’intenzione musicale dell’organista francese, con un fraseggio assolutamente perfetto dal punto di vista stilistico, una sobria ma efficace capacità di rendere timbricamente queste musiche su uno strumento moderno e ovviamente molto diverso dalle intenzioni barocche, una genialità nel modo di rivivere creativamente queste pagine del tutto fuori dal comune.

E’ stata poi la volta del Guillou compositore, oltre che interprete, con la presentazione di due delle sue Sagas, la n.4 e la n.6, nelle quali è emersa la dimensione visionaria di una musica fuori dagli schemi, moderna, originale e sempre caratterizzata da un linguaggio sperimentale ricco di potenza evocativa e di drammaticità; racconti veri e propri, come si evince dal titolo, ma resi non come una prosa descrittiva di un’idea ma al contrario proprio attraverso la visione di un’idea che si estrinseca eloquentemente attraverso i suoni, rimanendo misteriosa e quasi avvolta in una dimensione onirica.

Subito dopo, un punto di riferimento del repertorio dell’organo romantico francese, la Pièce Heroique di Cesar Franck, una pagina veramente significativa nel corpus del musicista belga che più di tutti ha saputo creare un’identità musicale e strumentale attraverso il contatto con l’arte organaria di Cavaillé-Coll. Qui Guillou ha veramente creato un’atmosfera unica, un vero miracolo sonoro reso vivo dalla bellezza dell’organo del Duomo di Messina, uno strumento forse troppo spesso a torto criticato e che invece, nelle giuste mani, merita a pieno titolo l’appelativo di “orgue symphonique“; più volte, ascoltando ciò che Guillou è riuscito a creare dal punto di vista timbrico, ho pensato a quanto sarebbe stato felice di partecipare a questo concerto il costruttore di quest’organo! Non c’è stato infatti momento, per tutta la durata dei brani, in cui il Maestro francese non abbia curato appieno tutte le qualità timbriche dello strumento, evidenziando e mettendo in risalto con i cambi di registri sui vari manuali il senso musicale profondo della pagina.

Un altro momento di vera magia è stata l’interpretazione della Fantasia e Fuga su B.A.C.H. di Liszt, durante la quale sembrava di avere a che fare con un vero e proprio illusionista che ha concretizzato immagini sonore capaci di ricreare in tutta la sua genialità la musica di Liszt.

Infine Guillou ha presentato due improvvisazioni fra loro unite, ispirate all’evento commemorato nella serata: Quell’alba di morte e All’alba del domani, due momenti in cui, come nelle Sagas, due idee concettuali si sono trasfigurate in visioni sonore, ancora una volta dense ed eloquenti. In un primo momento un’immagine sonora ha trasmesso il senso di freddezza dell’alba invernale sulla quale si è innestato un senso di sgomento e di tragedia, espresso però senza enfasi esteriore ma con una drammaticità densa di significato: non un vacuo effetto pittorico ma veramente il senso profondo di una sconvolgente tragedia umana. Poco alla volta dal senso di morte l’improvvisazione ha portato verso una maggiore radiosità, un’alba di una rinascita che, come ha sottolineato l’organizzatore della serata musicale, Mons. Letterio Gulletta (al quale va il plauso per la capacità di dar vita a questi eventi così importanti), non è stata solo quella storica della ricostruzione, ma deve essere quella della continua edificazione di una dimensione sociale più umana.

Rispetto al Guillou delle Sagas, in queste due improvvisazioni ho avuto la sensazione di un linguaggio sempre fedele ai propri presupposti, ma sicuramente ancora più maturo e avanzato, ancora più ricco e più vicino a esigenze espressive di maggiore profondità.

Al termine, invitato dall’Arcivescovo Mons. Calogero La Piana a dire qualcosa al pubblico entusiasta, il Maestro Guillou ha ringraziato, sottolineando il proprio entusiasmo nel trovarsi nel bellissimo Duomo di Messina a contatto con l’organo che lui stesso ha definito il più grande d’Europa e infine non si è sottratto al contatto con il pubblico che gli si è fatto intorno per complimentarsi e farsi autografare il programma a ricordo di un evento veramente sensazionale, unico e irripetibile.

C’è da augurarsi che eventi di un tal valore musicale e culturale si ripetano e non siano quindi isolati alle grandi occasioni e anche che un così grande strumento divenga il centro di un rinnovato interesse per la musica organistica e la Diocesi curi sempre di più la musica in generale anche affidando a figure di sempre più alto profilo musicale e professionale l’organo e la cappella corale, per divenire un esempio in una nazione come quella italiana che purtroppo nel campo della musica in generale e di quella sacra in particolare dimostra carenze e arretratezza, anche nell’affidare le responsabilià della realizzazione musicale a dilettanti spesso privi di adeguata preparazione.