Andrea Amici

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Sergio Fiorentino

Un grande pianista: Sergio Fiorentino

Sfogliando le pagine di un vecchio numero del Giornale della Musica, ho casualmente incrociato il nome di un pianista a me totalmente sconosciuto, Sergio Fiorentino. Nell’articolo si parlava di una sua grande abilità nel suonare sue trascrizioni e si sottolineava non solo la sua particolare abilità tecnica, ma anche la modestia che lo portava a guardare con semplicità quanto faceva. 

Su YouTube ho trovato un’intervista fatta più di musica che di parole, dove il pianista sciorina un fiume di note, senza l’aiuto di alcuna partitura, suonando frammenti più o meno lunghi del repertorio sinfonico, operistico, pianistico, con incursioni nel musical e nel mondo delle colonne sonore, tutto con una naturalezza al limite dell’incredibile. 

Testimone di un’arte a sé, quella della trascrizione, Fiorentino dimostra una padronanza dello strumento degna dei più grandi maestri della tastiera, ma soprattutto una confidenza assoluta e intima con la musica che lo portava fra l’altro a rifuggire l’esibizionismo tipico di un certo (pur apprezzato e apprezzabile) filone delle parafrasi da concerto di ascendenza lisztiana, per andare invece al cuore dei brani, restituendoli, pur nel passaggio da un mezzo a un’altro, il pianoforte, alla loro essenza e alla loro bellezza.

Myung-Whun Chung, il sacerdote e il santo

Compie sessantasette anni il direttore d’orchestra sud coreano Myung-Whun Chung, ormai uno dei più autorevoli protagonisti del podio a livello mondiale, che ha al suo attivo un’intensa attività non solo nel repertorio tradizionale ma anche nella musica contemporanea.

Terza Pagina su Wattpad
Trovi questo articolo anche in “Terza Pagina”, di Andrea Amici su Wattpad (fai clic sull’immagine)

Ho imparato ad apprezzare il rigore e la profondità di questo artista anni fa, grazie a una bella incisione della Sinfonia Turangalîla di Olivier Messiaen, capolavoro di grande complessità, nella scrittura musicale ma soprattutto anche nella profondità dei significati metalinguistici presenti. Un’incisione che si può considerare di riferimento per la qualità e anche per una “investitura” conferita dalla presenza del compositore stesso al processo di registrazione.

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Messiaen Chung Turangalila

Il direttore d’orchestra riesce a padroneggiare in maniera sicura gli sterminati e vertiginosi paesaggi di Messiaen, fra imponenti sculture di poderosi ottoni, canti di uccelli, profonde e lunghe frasi costellate di “personaggi ritmici” che si diramano come una melodia infinita, il canto che vuole racchiudere in sé l’amore che pervade l’intero universo.

Ci riesce senza eccedere negli effetti, con una concertazione efficace e una sicurezza che fra l’altro pervade dal gesto preciso e privo di orpelli ma chiaro nella sua intrinseca musicalità.

Myun-Whun Chung è direttore di grande professionalità, poco appariscente e spettacolare ma musicalmente ineccepibile, legato a una concezione anti divistica del proprio ruolo, fondata invece sulla scrupolosa preparazione della partitura prima da solo e poi con l’orchestra, con l’obiettivo di riuscire alla fine a far fluire la musica, quasi facendo scomparire la figura della guida (che però poi in realtà è sempre ben presente e salda), atteggiamento mutuato sicuramente anche dalla presenza nella sua carriera di Carlo Maria Giulini, del quale fu assistente, definito in un’intervista al Corriere di qualche anno fa “un asceta del podio”, “sacerdote” della musica.

Nella medesima intervista, ma anche altrove, proseguendo in questa metafora sacrale della musica, Chung si riferisce pure a Messiaen, definito, per purezza e umiltà, il santo, testimoniando così non solo una smisurata stima ma anche una profonda compenetrazione in un universo di pensiero e di spiritualità sicuramente fuori dal comune e quasi senza precedenti nella storia della musica.

Ed effettivamente quando si parla di Messiaen, Chung ne diviene a buon diritto uno dei più esperti interpreti che fra l’altro ha al suo attivo un gran numero di incisioni, per il marchio Deutsche Grammophon, di opere del grande compositore francese, fra le quali non si può non ricordare l’album contenente il Concert à quatre, dedicato nel 1994 da Messiaen proprio a Chung che ne ha curato la première.

Messiaen Concert a quatre Chung

Ancora Eclairs Sur L’Au-Dela, con l’Orchestre de l’Opera Bastille; con la medesima orchestra L’Ascension, abbinata alla Sinfonia n. 3 di Saint-Saëns, l’altra bellissima raccolta con Trois Petites Liturgies de la présence divine, Couleurs de la Cité Céleste e Hymne au Saint-Sacrement con l’Orchestre Philharmonique de Radio France; Des Canyons Aux Étoiles, altro imponente e difficilissimo affresco sinfonico, La Transfiguration de Notre-Seigneus Jésus-Christ, senza naturalmente dimenticare il Quatuor Pour La Fin Du Temps nel quale Chung è in veste di pianista.

Myun-Whun Chung Messiaen Album

Un’interessante e bella discografia, questa dedicata a Messiaen da Myun-Whun Chung, per accostarsi a un pilastro della musica del XX secolo e non solo, attraverso un’interpretazione profonda, accurata e autentica di un direttore, o “anti-direttore”, secondo la sua auto definizione, di grande pregio.

Al via le Domeniche in Musica e la Stagione del Pietro Vinci

Primo appuntamento ieri, domenica 20 gennaio 2020, per due stagioni concertistiche che si preannunciano ricche di importanti e significativi eventi per il pubblico siciliano: le Domeniche in Musica edizione 2020, presso la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania, dove si è esibito il basso Dario Russo, accompagnato al pianoforte da Giulia Russo, in un programma interamente dedicato al repertorio liederistico internazionale, e la Stagione Concertistica dell’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone(che quest’anno festeggia il ventennale dalla sua costituzione), con il primo recital del pianista Alberto Ferro all’Auditorium Steve Martland, con un omaggio a Chopin, fra poesia, vitalità, dramma e malinconia. 

Le due stagioni vedono il coordinamento artistico del M° Davide Sciacca, chitarrista, ricercatore e organizzatore musicale, e condividono alcuni eventi che verranno proposti sia a Catania che a Caltagirone. 

Locandina Stagione Concertistica 2020 - Istituto Musicale Pietro Vinci Caltagirone

Dopo i primi appuntamenti di ieri, si prosegue al Pietro Vinci di Caltagirone, sabato 22 febbraio con il tenore Riccardo Palazzo accompagnato dalla pianista Graziella Concas, con un programma dedicato alla musica russa di Čajkovskij e Rimskij-Korsakov, mentre il giorno successivo, 23 febbraio, alla Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania si esibiranno Andrea Maria Virzì e Federica Reale, flauto e pianoforte, con musiche del periodo romantico. 

Nel mese di marzo, sabato 21 e domenica 22, rispettivamente a Caltagirone e a Catania, sarà di scena il M° Carlo Ambrosio, nome di assoluto spicco ed eccellenza del panorama chitarristico internazionale.

Carlo Ambrosio
Carlo Ambrosio

Sabato 23 e domenica 24 maggio, sempre prima a Caltagirone e poi a Catania, il duo di chitarre Le Permute, formato da Davide Sciacca e Vittorio Verdi, presenterà il work in progress Loving The Beatles, con arrangiamenti di musiche del famosissimo e amato quartetto di Liverpool, espressamente realizzati per due chitarre da me stesso, Andrea Amici, e da Joe Schittino, Andrea Schiavo e Giuseppe Torrisi.

Le Permute
Le Permute (Vittorio Verdi & Davide Sciacca)

Dopo la pausa estiva, si riprende a ottobre con due appuntamenti, il 24 e il 25, che mi vedono coinvolto in prima persona con il mio progetto musicale del Lydian Ensemble, da me diretto, con un programma dal titolo “Orizzonti della musica contemporanea” con musiche mie e del Mº Joe Schittino.

Andrea Amici e il Lydian Ensemble

Chiudono le due rassegne i concerti del duo Emanuele AnzaloneMario Romeo (clarinetto e fisarmonica) il 21 novembre a Caltagirone e il 22 a Catania.

Duo Anzalone – Romeo

Le due stagioni concertistiche sono il frutto dell’intensa collaborazione e sinergia fra numerosi attori che a vario livello e ognuno con la propria specificità intervengono nella creazione di eventi di alto livello e fondamentali per la crescita culturale e sociale della Sicilia, con uno sguardo verso i più ampi orizzonti internazionali.

In particolare non si possono innanzitutto non citare le due importanti istituzioni organizzatrici e ospiti degli eventi, l’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone, con il suo delegato alla direzione, il M° Joe Schittino, compositore di fama internazionale, che si conferma lungimirante guida di questo importante polo didattico e culturale della città, sul quale l’amministrazione comunale del sindaco, l’avv. Gino Ioppolo, ha particolarmente investito, e la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo di Catania, che con il M° P. Salvatore Resca ormai da anni rappresenta un punto di riferimento fondamentale a Catania nella divulgazione della musica, non solo con le rassegne concertistiche ma anche con la bella realtà del Coro Imago Vocis, una creatura del M° Resca che lo ha fondato e da anni lo dirige, diventando fra l’altro anche fucina di nuovi talenti.

Fondamentale, naturalmente, la strategica e infaticabile direzione artistica del M° Davide Sciacca, chitarrista, nonché ricercatore al Royal Northern College of Music di Manchester e appassionato organizzatore, divulgatore ed “esportatore” della cultura e della specificità siciliana nel mondo.

Ancora, fra gli altri collaboratori delle rassegne, si annoverano il Centro Culturale e Teatrale Magma di Catania, diretto dal dott. Salvo Nicotra, un’istituzione presente nel territorio dal 1981 che ha al suo attivo un’intensa attività concertistica, di studio e ricerca e che nella sua ormai storica sala di Via Adua a Catania ha ospitato negli anni artisti internazionali, cicli di studi, masterclass, conferenze e spettacoli teatrali; il Consolato italiano di Liverpool, di cui lo stesso Davide Sciacca è responsabile degli eventi culturali, che ha intrapreso in particolare con l’Istituto Pietro Vinci di Caltagirone una stretta collaborazione a partire dallo Steve Martland Memorial, l’evento che è culminato nell’intitolazione dell’Auditorium del Vinci al compositore di Liverpool, evento al quale ha preso parte anche il Console dott. Marco Boldini; il fotografo Ivana Verdi, abile e discreta presenza che si aggira con i suoi obiettivi a caccia di memorabili immagini degli eventi, e infine il sottoscritto, Andrea Amici, compositore, direttore d’orchestra e docente, che partecipa – come già detto – quest’anno attivamente a due eventi concertistici oltre che con il suo portale Musica & Multimedia (sulle cui pagine state navigando) e la realizzazione delle presentazioni dei concerti, come già in passato, nell’edizione 2019 delle Domeniche in Musica.

Tutte le informazioni e gli aggiornamenti alla pagina Facebook dell’Istituto Musicale Pietro Vinci di Caltagirone, sul sito web del Coro Imago Vocis, oltre che qui su Musica & Multimedia, di cui ricordiamo sempre di seguire la pagina ufficiale Facebook.

Papa Francesco fra gli alunni romani del Liceo Albertelli

Papa Francesco, sin dall’inizio del suo pontificato, ha stupito tutti con le sue “sorprese”, il suo “scendere” a contatto con la gente, con gesti concreti e quotidiani: telefonate, visite inaspettate, interventi, la confessione in mezzo agli altri sacerdoti.

Il 20 dicembre è toccato agli alunni del liceo Pilo Albertelli di Roma essere raggiunti dalla presenza di Papa Francesco che li ha incontrati e con loro ha dialogato con grande naturalezza e spontaneità.

Sono stati numerosi gli argomenti affrontati nell’incontro durato una trentina di minuti in un cortile interno della scuola: il senso di solitudine (e la sua necessità, come ha chiarito il Papa, anche se in piccole quantità), la gratuità della donazione come unica strada dell’amore, la convivenza e la tolleranza, la coerenza con la propria fede e la testimonianza, la condanna del proselitismo, l’importanza di mantenere la capacità di sognare e la disponibilità a giocare, il dono di avere grandi maestri.

Al suono della campanella il Papa ha concluso il suo dialogo, non prima di aver risposto a un’ultima domanda sulla condanna della guerra e della violenza e di aver fatto gli auguri ai giovani, chiedendo loro una preghiera o almeno di inviargli «buone onde, così Dio mi aiuta».

Anche in questa occasione Francesco ha dato un’alta prova del suo saper essere vicino, “farsi prossimo” per usare un’espressione evangelica, un esempio concreto della Chiesa in uscita, capace di ascoltare, dialogare, rispondere prima di tutto con la coerenza; solo in questo modo è infatti possibile sintonizzarsi su lunghezze d’onda anche lontane, come possono essere quelle del mondo giovanile, che riesce così a riconoscere un interlocutore e, se non un modello, almeno un punto saldo nella sua autorevolezza per un confronto dialettico e costruttivo.

Il testo integrale dell’incontro (sito ufficiale del Vaticano)

TIMP 2019

Nell’ambito dell’edizione 2019 del TIMP (Technology in Musical Performance Symposium), una manifestazione del Royal Birmigham Conservatoire, il 3 dicembre 2019 Davide Sciacca ha eseguito “l’immagine più debole di un suono” di Andrea Amici, all’interno della sua conferenza intitolata “Contemporary Recital – Sicilian Landscape“.

“…l’immagine più debole di un suono…” è un brano per chitarra ed elettronica, ispirato alla poetica di Salvatore Quasimodo; maggiori informazioni alla pagina dedicata.

El Tango in CD

El Tango in CD

Disponibile per l’acquisto e per l’ascolto on line su tutte le piattaforme di streaming il primo album del duo Opus Ludere, formato da Domenico Testaì al flauto e da Davide Sciacca alla chitarra, dal titolo El Tango. La title-track è il brano omonimo che ho scritto per loro nel 2017/18, più volte eseguito in vari concerti.

Il CD, interamente dedicato al tango italiano da concerto, contiene oltre al mio brano, composizioni di Roberto Di Marino, Francesco Santucci e Joe Schittino; è corredato dalle mie note di copertina in italiano e da quelle del giornalista Roman-Henry Clarke in lingua inglese.

2010 l’anno del contatto

Mi è capitato oggi di rivedere qualche scena di 2010 l’anno del contatto, il bel film che prosegue la storia di 2001 Odissea nello Spazio.

Lo vidi la prima volta al cinema, quando uscì nel lontano 1984, o forse poco dopo, e subito me ne appassionai. Poi ne acquistai una versione a fumetti quindi lo videoregistrai quando fu trasmesso in tv in modo da poterlo rivedere tante altre volte, cosicché potrei seguirne e anticiparne tutte le scene e i dialoghi. Recentemente ho anche letto tutti i libri della serie.

Il film è stato molto criticato soprattutto per una sua presunta inferiorità al grande capolavoro di Kubrick, ma secondo me è un gran bell’esempio di cinematografia di fantascienza, con un bel ritmo narrativo e un’ottima fattura. È molto legato al suo tempo, con una trasposizione dell’intera vicenda sullo sfondo dell’acuirsi della crisi della Guerra Fredda in un ipotetico (e allora molto realistico futuro), ma valido nella sua realizzazione, nella concretezza narrativa e nel ritmo; praticamente opposto a 2001, come concezione e andamento, ma non per questo di minore pregio

Hal 9000

Nella foto sopra ho catturato il gesto del dott. Chandra che fa tap-tap sull’ “occhio” di HAL 9000.

2010 l’anno del contatto

In quest’ultima invece il dott. Floyd e la comandante dell’astronave sovietica si guardano sgomenti dopo l’improvvisa scomparsa del monolito.

El Tango

El Tango

Andrea Amici: “El Tango” a Palazzo Beneventano (Lentini, Siracusa, aprile 2019)

Quando nel settembre del 2017 il flautista Domenico Testaì e il chitarrista Davide Sciacca mi chiesero di scrivere per loro un tango, istintivamente accettai la proposta, senza avere in mente un’idea precisa di quale potesse essere il risvolto di una simile sfida.

Il loro interessante progetto che mi illustrarono durante il nostro incontro era quello di dedicare una serie di concerti e una album al “tango d’autore”, senza rivolgersi, però, al repertorio esistente, né tanto meno a Piazzolla o ai suoi epigoni, ma ad autori contemporanei, fra i quali anche il sottoscritto, che componessero per loro dei brani nuovi. Il progetto si è poi realmente concretizzato in un CD, edito dalla Da Vinci Publishing, nel quale è presente il mio brano che fra l’altro dà il titolo all’intero album.

Dovendo scrivere, quindi, espressamente qualcosa di “nuovo” – e per me anche di insolito – sono andato alla ricerca di uno stimolo extramusicale, che potesse in qualche modo farmi da battistrada per questo lavoro, trovandolo nella lirica “El Tango”, del poeta argentino Jorge Luis Borges.

Mi sono quindi immerso nelle sollecitazioni di questi versi ma anche nella visione del poeta di Buenos Aires, che amava il tango delle origini, quello che prende vita “en polvorientos callejones / de tierra o en perdidas poblaciones” (“in polverose strade sterrate o in sperdute contrade”), o nei vicoli oscuri dove i personaggi sono “la dura sombra de aquel que era una sombra oscura” (“la dura ombra di quella che era un’ombra oscura”), ma soprattutto in riferimento a un tempo che travolge e perde nel fango, di cui sola memoria vivente diviene, appunto, il tango (“esos muertos viven en el tango” – “quei morti vivono nel tango”).

El Tango”, quindi, come luogo della memoria (“En los acordes hay antiguas cosas” – “Negli accordi ci sono antiche cose”), che diventa nel brano memoria di strutture armoniche che vagano, a volte seguendo delle funzioni, a volte prive di esse, o di ritmi stilizzati, ma anche come “una diavoleria che sfida il tempo” (“Esa ráfaga, el tango, esa diablura, los atareados años desafía”), che “crea un buio passato irreale che in qualche modo è certo, un ricordo che non può esser distrutto lottando, in un cantone del suburbio” (“El tango crea un turbio / pasado irreal que de algún modo es cierto, / un recuerdo imposible de haber muerto /peleando, en una esquina del suburbio”), in percorsi ideali che intrecciano, nel mio “Tango”, frasi musicali, in dialogo tra i due strumenti, con un andamento spesso asimmetrico e spezzato, nel tentativo di rivivere una tradizione “lontana”, nel comune spazio del ricordo e della nostalgia, che non hanno differenze di latitudini o longitudini, comuni dimensioni umane di ogni tempo e di ogni luogo.

Wandrers Nachtlied

Johann Wolfgang von Goethe scrisse due brevi poesie dal titolo Wandrers Nachtlied, “Canto notturno del viandante”, una nel 1776 e un’altra nel 1780. La prima, “Der du von dem Himmel bist” (“Tu che sei dal cielo”) è il testo che ho scelto per un mio brano, presentato in prima esecuzione assoluta al Castello Ursino di Catania il 28 ottobre 2018, dal soprano Francesca Sapienza accompagnata al pianoforte da Annalisa Mangano.

Il “canto notturno” è un topos che permea in particolare la letteratura romantica nella sua dimensione europea. La notte è il momento in cui l’uomo si inabissa nel mistero e nell’oscurità può liberarsi del “giorno” per vivere in una dimensione più profonda, vicina all’Essere; immerso nel silenzio del paesaggio notturno, l’Io, il viandante di Goethe, nel suo continuo vagare, è alla ricerca della pace, stanco di andare alla deriva:

Der du von dem Himmel bist,
Alle Freud und Schmerzen stillest,
Den, der doppelt elend ist,
Doppelt mit Erquickung füllest;
Ach, ich bin des Treibens müde!
Was soll all die Qual und Lust?
Süßer Friede,
Komm, ach komm in meine Brust!

Tu che sei dal cielo,
calmi ogni pena, ogni dolore,
chi è doppiamente infelice
due volte lo riempi di ristoro:
Ah, sono stanco di andare alla deriva!
Cos’è tutto questo dolore e questo desiderio?
Dolce pace,
vieni, ah, vieni nel mio petto!

A parte gli evidenti riferimenti alla tematica di fondo della lirica di Goethe e alle sue inquietudini sulle quali viene modellato un tortuoso percorso musicale, un altro elemento riveste un ruolo fondamentale in questo brano: il dialogo, come contatto a vario modo e a vari livelli con una tradizione lontana, recuperata come nostalgia, pezzi di linguaggio e immagini che ritornano alla memoria.

Si concretizza in questo Wandrers Nachtlied un più o meno scoperto dialogo in primo luogo con una forma musicale, il lied per canto e pianoforte, e con l’autore che più di tutti lo incarna, Franz Schubert, che mise in musica entrambi i Wandrers Nachtlied in due brani, ai quali ci sono espliciti riferimenti nel mio pezzo, ma anche attraverso una scoperta citazione della Rapsodia per contralto di Brahms, anch’essa su testo di Goethe, in corrispondenza di un riferimento concettuale all’inquietudine della ricerca.

Diva – The very best of Anna Netrebko

Qualche sera fa, negli ultimi giorni di dicembre, Rai Due ha proposto in prima serata Principe azzurro cercasi (The Princess Diaries 2: Royal Engagement), grazioso film del 2004, particolarmente adatto a un pubblico familiare – buono per i più piccoli, gradevole per i più grandi – nel periodo delle vacanze natalizie.

Durante una festa all’aperto, all’ombra di un gazebo, la regina di Genovia, interpretata dall’intramontabile Julie Andrews, saluta una “nascente stella della lirica”, Anna Netrebko, dopo che quest’ultima si è esibita, accompagnata da un’arpa e un pianoforte digitale, nell’aria “Sempre libera” della Traviata.

Anna Netrebko in The Princess Diaries

Anna Netrebko in The Princess Diaries

In una commistione di realtà e finzione la Netrebko impersona quindi se stessa, cantando il brano che dà il titolo al suo secondo album uscito proprio nello stesso anno del film, in un momento in cui effettivamente la sua carriera si avvia al suo consolidamento: dopo essersi fatta ampiamente notare, sin dal 1994, nella sua patria, in Russia, grazie soprattutto al celebre direttore d’orchestra Valery Gergiev, inizia a farsi apprezzare per le sue doti negli Stati Uniti e quindi nel resto del mondo, cantando nei più importanti teatri, avviandosi a divenire la diva oggi conosciuta, grazie anche a una sapiente pianificazione di interpretazioni, incisioni e marketing.

Diva - The very best of Anna Netrebko - Deutsche Grammophon

È del 2018 questo “Diva – The very best of Anna Netrebko“, edito dalla Deutsche Grammophon, che riunisce estratti da altre incisioni del soprano russo, con brani che abbracciano un vasto repertorio, con autori quali Mozart, Bellini, Delibes, Offenbach, Grieg, Verdi, Puccini, Giordano, Boito e Rachmaninov, con una puntata sul Non ti scordar di me di Ernesto de Curtis e la musica del compositore ucraino Igor Krutoy.

Compilare un’antologia come questa non è ovviamente operazione semplice: condensare in poco più di un’ora momenti salienti dell’arte di una cantante d’opera (le cui doti fra l’altro andrebbero comunque misurate nell’arco complessivo dell’interpretazione di un personaggio nell’unicità di un melodramma) non è operazione semplice, tanto più se i brani, come in questo caso, provengono da più sorgenti diverse; la casa discografica, infatti, nel confezionare il prodotto deve tener conto del target di acquirenti o fruitori che vanno dal semplice melomane, non necessariamente smaliziato o avanzato nelle sue conoscenze del repertorio, in cerca comunque del bell’effetto o del brano già sentito e apprezzato, al più raffinato palato che cerca il gusto inedito, il tutto con un piede saldo naturalmente sulle esigenze dell’immagine e del mercato discografico.

Un compito difficile ma che, in questo caso, riesce ad avere un esito molto gradevole, grazie anche a un giusto ordine nella proposizione delle varie tracce, e, pure, riesce nel compito di tratteggiare un profilo che renda abbastanza giustizia alle doti vocali della Netrebko.

Cantante dalle indubbie, poderose qualità vocali, il soprano ha dalla sua una pregevole rotondità del timbro e una variegata sensibilità che le consente, grazie anche a una notevole padronanza tecnica, di affrontare un vasto arco temporale del repertorio lirico con esiti decisamente positivi.

Naturalmente, come si evince anche in questa antologia, la Netrebko si mette in particolare risalto con pagine comunemente indicate come “veriste“, per quanto questo termine sia fuori luogo e poco (o non diffusamente) appropriato, ma in questo contesto adatto per dare una collocazione temporale a quelle opere scritte tra gli ultimi scorci dell’Ottocento e i primi decenni del XX Secolo, nelle quali, sull’esempio dell’ultimo Verdi e sotto le influenze del wagnerismo e del sinfonismo francese e austrotedesco del periodo, la vocalità diviene più declamata e aperta: proprio in questi ruoli, dalle pucciniane Tosca e Cio-Cio-San a Maddalena dello Chénier di Giordano e Margherita nel Mefistofele di Boito, Anna Netrebko risulta sicuramente convincente, soprattutto timbricamente, ma anche per la capacità di governare l’intero arco espressivo del brano nella sua totalità senza cedimenti.

Anna Netrebko

Una voce di tal fatta, come quella della Netrebko, gioca primariamente sulla carta della potenza, seguendo una tipica prassi esecutiva, in questo repertorio, che pone al centro la forza espressiva talvolta a scapito dell’introspezione e di un maggiore spettro dinamico (si confronti ad esempio Un bel dì vedremo di questa incisione con quello di una Mirella Freni nelle incisioni con Karajan o Sinopoli); il risultato è comunque, in questi esempi, di alto pregio, ricco e intenso.

Altrettanto interessanti e positivi sono gli esiti su pagine di grande notorietà quali il Duetto dei fiori da Lakmé, l’opéra-lyrique di Delibes e la Barcarolle da Les contes d’Hoffman di Offenbach, tributi (gradevoli) alle esigenze compilative di cui sopra. Davvero belle e pregevoli poi le prove su Rachmaninov, dove si va dritti al cuore della cantante, la Canzone di Solveig dal Peer Gynt di Grieg, e, per me che conoscevo più l’aspetto “verista” nell’accezione di cui si parlava prima, sorprendenti le interpretazioni di Padre, Germani, addio! dal mozartiano Idomeneo e anche Casta diva dalla Norma di Bellini.

Dove personalmente mi convince poco è in “O mio babbino caro“, dove c’è quasi nulla della tenerezza del personaggio di Lauretta, e soprattutto nel Libiamo della Traviata, purtroppo scadente, come spesso si ascolta, e sbilanciata verso una confusionaria atmosfera poco consona, a mio avviso, all’apparente frivolezza dell’eroina verdiana.

Completano l’antologia Cantami di Igor Krutoy, musicista ucraino, classe 1954, attivo come compositore, performer e produttore, brano improntato a un facile melodismo, tutto all’insegna del “già sentito” e il celeberrimo Non ti scordar di me: com’è prassi di tutti i cantanti lirici popolari e graditi al grande pubblico, anche la Netrebko si concede delle incursioni nel repertorio meno colto, ma non per questo meno interessante e terreno sempre di sfide vocali da non sottovalutare.

Un album da ascoltare, gradevole nella sua confezione, per un ritratto abbastanza esaustivo di un’interessante diva del Ventunesimo Secolo operistico.

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